Salto nel buio February 8th, 2010
La citazione del LunedìSe ci giochi va bene, ma non ci devi parlare.




Se ci giochi va bene, ma non ci devi parlare.
Com’e’ l’amore? Beh un gioco facile da iniziare difficile da finire. Questo e’ il motto di questo piccolo film. Singles. Anche se il film di per se non e’ uno di quelli che rivoluzionano il cinema ci si possono trovare differenti spunti e uno spaccato di come erano i trentenni nel 1992 cioe’ (o mio dio) oramai quasi venti anni fa.
Le storie d’amore che nascono muoiono e rinascono per incomprensioni e maledette segreterie telefoniche rotte. Insomma nulla di nuovo sotto il sole.
Come non apprezzare le piccole comparsate di Paul Giamatti e Tim Burton.
E cosa ci fanno in piccoli camei personaggi del calibro di Eddie Vedder (Pearl Jam), Layne Staley, Michael Starr (Alice in Chains), Ben Shepherd (Soundgarden)?
Come era l’amore al tempo del Grunge?
Beatrix: Quando ti rivedrò di nuovo?
Bill: È il titolo della mia canzone preferita degli anni ‘70…
Avatar non e’ un brutto film. E ci mancherebbe altro… con tutto quello che e’ costato. Anche se devo dire che la cosa non e’ scontata.
La scelta del 3D e’ pero’ dovuta per godere a pieno dell’esperienza che Cameron ha voluto disegnare.
Il film e’ visivamente spettacolare. Belle le immagini fino al punto che piu’ di una volta non si sa bene dove guardare. Le ambientazioni e i colori regalano uno spettacolo che potrebbe valere, da solo, il pre
zzo del biglietto.
Anche perche’ per il resto, diciamocelo, nulla di nuovo sotto il sole.
La storia e’ imbarazzantemente banale. Ma, nonostante la banalita’ e le quasi tre ore di proiezione, in nessun momento si avverte la pesantezza e il trascorrere del tempo.
Possiamo dedurne quindi una scelta del montaggio e dei tempi della storia molto piu’ che azzeccata.
Detto questo, e sorvolando sulle quintalate di cose che io, pur non essendo esperto del genere fantasy, ho trovato scopiazzate da altri film, vorrei fermarmi su un concetto a monte.
Ho sempre considerato le proiezioni cinematografiche suddivisibili in due grandi insiemi: il Cinema e le operazioni commerciali.
Quello che ho portato come base fondante delle pellicole presenti nel gruppo Cinema e’ sicuramente, fra le tante, la voglia di raccontare una storia o di emozionare in contrapposizione alla necessita’ di fare cassa.
Invece Cameron e’ andato ben oltre questa visione. E’ vero che come tanti altri lui e’ stato il fautore di un’operazione commerciale globale, ma il film, molto piu’ che in passato, e’ solo un tassello dell’uni
verso di Avatar che presenta la continuazione del proprio mondo su internet e nei giochi.
La scelta del 3D quindi e’ si stata fatta per aggiungere fascino alle gia’ grandi spettacolarita’ delle immagini presentate, ma anche per veicolare meglio il concetto di un film “imperdibile”, e che coprisse a
nche un po’ le magagne di una storia molto banale.
Per adesso infatti, ad eccezione di “Coraline e la porta magica”, film tratto da un libro di “Neil Gaiman” autore noto per essere tutto tranne che banale, nessuno dei film presentati in 3D ha brillato per orig
inalita’.
E’ l’effetto “nuova tecnologia”. Quando i fratelli Lumiere proposero la loro invenzione fecero vedere al pubblico una scena di un treno che arrivava. La gente scappo’ dalla sala impaurita.
Ci volle un po’ prima di arrivare a storie con un significato ben piu’ profondo di un treno che arrivava.
Ora noi ci troviamo nella stessa situazione in cui c’e’ la nuova tecnologia e le storie sono tutte abbastanza banali. Perche’ tanto c’e’ il 3D che porta la gente al cinema. Le storie verranno dopo.
E Avatar, per quanto sara’ ricordato come il primo vero film in 3D della storia del cinema, non fa eccezione.
Vedetelo, in 3D fin quando ci sara’, perche’ visivamente e’ molto bello. Ma non aspettatevi cose che non vi siano gia’ state raccontate in altri film.
- Dieci Inverni, di Valerio Meli
La vita non e’ un film e a volte me ne rammarico. Silvestro incontra Camilla la prima volta su un vaporetto a Venezia. E subito capisce che non e’ un incontro come tanti altri.
La storia non e’ nulla di originale. I due protagonisti si incontrano e si scontrano per dieci lunghi anni senza mai trovarsi veramente.
Ma la forza di questo film, oltre l’ottima interpretazione di Riondino
e della sempre bellissima Isabella Ragonese e’ in realta’ la difficolta’ dei rapporti fra uomini e donne.
Tutti cerchiamo una persona che, su tutte, ci ascolti e ci capisca.
Camilla e Silvestro sono una cosa rara che, nonostante la timidezza di
lei e l’orgoglio di lui, riesce a proseguire negli anni.
Un’amicizia? Che si fa un film del genere sull’amicizia? No Silvestro e’ sempre stato sicuro del suo sentimento. E l’amore e’ una cosa pericolosa. Difficile da gestire.
Le persone quando non vengono comprese si sentono ferite, e quando sono ferite diventano cattive.
Silvestro distruggera’ una grande amicizia per l’amore di Camilla.
Ha veramente senso? ne vale veramente la pena? Tirare un cazzotto in faccia al tuo amico piu’ vicino proprio nel momento in cui cerca di riportarti sulla retta via?
O forse e’ stato proprio l’amico a tradirti per primo quando ha iniziato la sua storia d’amore con la persona sbagliata?
Si puo’ considerare ancora l’amicizia dopo un tradimento del genere?
Forse potremmo essere tutti molto piu’ felici se fossimo veramente aperti e sinceri con chiunque.
Ma e’ possibile?
Per fortuna questa non e’ la realta’ dove tutto e’ maledettamente complicato ma e’ un film. E volendo nei film tutto e’ piu’ semplice. I personaggi minori magicamente scompaiono facendo sparire anche l’imbarazzo della distruzione di un’amicizia. Scompare l’imbarazzo e scompare l’orgoglio, la ripicca, l’ostinazione…
I vaporetti sono un posto maledettamente pericoloso per incontrare gente…

“Renato uccise dei poliziotti, e io sono stato poliziotto. Figuriamoci se non sarò rispettoso delle vittime – afferma Placido – Il film non sarà un’assoluzione, ma una confessione. Delitto e castigo. Vallanzasca ha ammesso di aver sbagliato. Ha scritto ai familiari delle vittime. E, anche quando sparava, non ha mai raggiunto la spietatezza che avrebbe dimostrato anni dopo la mafia. E nessun terrorista si è fatto, come lui, 35 anni di galera. Sarà un gangster-movie, non un film psicologico o assolutorio. La Milano degli anni ‘70 ispirò un filone su malavita e polizia, ingiustamente considerato di serie B, che ha ispirato il Tarantino de Le iene e di Pulp Fiction. Io lo recupererò… Chissà, forse alla fine comparirà anche lui, il Vallanzasca innocuo di oggi, quasi a chiedere perdono; un po’ come Jack La Motta, alla fine del film di Scorsese, Toro scatenato”
Ecco… con il suo inseparabile stile Placido da un colpo al cerchio e l’altra alla botte. Placido ha fatto un solo film decente Romanzo Criminale. Gli altri sono stati veramente inguardabili. Personalmente ho lanciato a Venezia i cori “Vergogna vergogna” (di cui sto meditando di depositare il marchio) in quel del Palalido a Venezia.
Ora forse tornando ad uno stile piu’ vicino a Romanzo Criminale si potra’ avere un film nuovamente degno di questo nome. Ma Placido proprio non mi piace… e di piu’ mi infastidisce che una storia avvincente come quella del “Bel Rene’” sia data in mano ad un regista minore. Ma, come sempre, sono pronto a ricredermi. E spero che Placido possa rendere giustizia ad una storia importante come quella di Vallanzasca. Ma ci credo poco.
Fra parentesi Placido poteva risparmiarsi i velati accostamenti a Scorsese e Tarantino… ecco…
Ma che cosa vuole? Non me frega niente a me del futuro! Vattene via!
Finisce l’anno ed eccoci a vedere cosa e’ andato bene e cosa e’ andato male.
* Miglior Film – Capitalism a Love story – Michael Moore
A venezia quest’anno si e’ vissuta la rivoluzione. Fra Videocracy, South of the Borders e il nuovo film di Michael Moore si respirava aria di rivolta proletaria.
Michael Moore prende di petto la crisi economica mondiale e disegna lo sfacelo della popolazione americana che dal mattino con la sera si e’ trovata a vivere in camper o case occupate.
Il risultato e’ un documentario forte, intenso che lascia lo spettatore scosso dalle vicende che il capitalismo piu’ becero ha creato.
Vedere uno statunitense dire che il socialismo e’ molto meglio del capitalismo non ha prezzo. Per tutto il resto, c’è Venezia.
* Miglior Regia – Lebanon – Ben Hickernell
Quando ho visto Lebanon ho pensato che sarebbe stato molto bello vedere una sua vittoria, vedere consegnare il Leone D’Oro a Hickernell. Proprio perche’ questo film e’ stato veramente coraggioso, creato con pochi soldi e tanta passione per il cinema e con un arte cinematografica veramente sbalorditiva.
La scelta importante della fotografia, certe soluzione visive che hanno coinvolto tutti gli spettatori in modo completo hanno veramento fatto la differenza su una storia molto intensa.
Vedere premiare Ben Hickernell come miglior film a Venezia e’ stata una vittoria per tutti quelli che fanno Cinema contro tutto e tutti cercando di creare arte e cercando di raccontare storie per emozionare.
* Miglior Attore protagonista – Non consegnato
Saro’ cattivo. Ma il paragone con Mickey Rourke l’anno scorso mi spinge a non consegnare il premio come migliore attore. Ci sono state delle ottime prove quest’anno ma nessuno si e’ minimamente avvicinato alla prova di The Wrestler.
* Miglior Attrice protagonista – Kseniya Rappoport – La doppia ora
L’avevamo gia’ vista in La sconosciuta e gia’ ero stato colpito dalla sua bravura. Con la doppia ora, un noir molto interessante e deciso, vince la coppa volpi come migliore attrice e se la merita tutta.
* Miglior momento cinematografico – Hugo Chavez a Venezia
Viene non viene. Forse viene. No forse non viene. Bisognerebbe blindare il Lido per Chavez. A perche’ non era gia’ blindato e occupato da forze di polizia? Mi pareva. Pare che venga ma non faccia la passerella sul tappeto rosso.
Invece Chavez viene e fa la passarella salutando i compagni del PdCI che lo aspettavano per osannarlo. Entra in Sala grande con 20 minuti di ritardo (cosa inaccettabile per qualsiasi altra persona, ho sentito fischiare Brad Pit per 5 minuti) e la platea (ok ok me compreso) [va bene va bene con me molto molto compreso e urlante] comincia ad applaudirlo e osannarlo. Parte anche il coro “Chavez, Chavez, Chavez”.
Lui scende le scale non curante della gente intorno a lui e saluta e bacia tre ragazze che anche dal mio posto, molto lontano, potevano essere definite come molto molto belle. Poi si gira lo cerca, non lo trova e poi eccolo apparire. Hugo Chavez si ferma per salutare e baciare Gianni Mina’.
Poi si gira saluta il pubblico e fa un piccolo discorso finendo urlando “Viva Oliver!” (Oliver Stone regista del documentario su di lui “South of the Borders” N.d.B).
* Peggior momento cinematografico – Natale a Beverly Hills film di interesse culturale.
Ora non ho mai sparato a zero sui vari Cinepanettoni per essenzialmente due motivi. Il primo e’ che i cinepanettoni creano un volano di soldi che possono portare alla produzione e alla distribuzione di altro cinema italiano. Il secondo e’ puramente calcistico: il produttore Aurelio De Laurentiis e’ anche il presidente del Napoli, squadra di cui io sono tifosissimo, e se gli va bene il film magari a gennaio ci compra un esterno sinistro e magari un difensore che ne abbiamo tanto bisogno.
Ma questa cosa e’ molto grave. Che natale a Beverly Hills sia riconosciuto come film di interesse culturale e che possa accedere cosi a certi sgravi fiscali e altri benefici, beh, e’ degno di una rivolta popolare.
Quei benefici sono stati creati per preservare certe nicchie culturali che sono messe a repentaglio dai grandi multisala dove il cinema non e’ molto differente da un paio di scarpe o un abito nuovo in un centro commerciale.
Quei benefici dovevano aiutare i piccoli cinema cittadini, magai pure d’essai, a rimanere in vita e poter fare il loro lavoro ovvero distribuire cultura.
Ora se un film come Natale a Beverly Hills sfonda questa barriera quello che si rischia e’ che sia solo il capofila di tanti altri film e quelle piccole nicchie culturali vengano annientate. Come i piccoli cinema cittadini.
Mi sento di ringraziare sentitamente il Ministro Urbani per quella legge “a punti” che uccidera’ il Cinema Italiano.
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Nota finale
Un anno cinematograficamente parlando sotto tono. A parte qualche picco dai quei grandi registi che tutti conosciamo la media dei film in sala e’ scesa molto.
Da una parte Cannes ha presentato una line up distruttiva con grandissimi registi: Tarantino, Ken Loach, Almodovar, Lars Von Trier. Ma nessuno di questi ha fatto il film della vita.
Venezia di risposta presenta una media dei film piu’ bassa rispetto all’anno scorso ma trova e incorona una piccola perla come Lebanon.
Il cinema italiano, nonostante i sessanta milioni di euro a Baaria, risulta non pervenuto.