Cinema Blog

…there’s a new movie sheriff in town…

Qualcuno mi ha rubato AnnieH All – Ovvero come imparai a vedere il documentario Woody April 26th, 2013

Pensieri Cinefili, Varie Cinematografiche


Sono un grande fan di Woody Allen. Non credo di averlo mai nascosto a nessuno. E un documentario è a tutti gli effetti sempre quell’atto di apologia di Woody Allen che non riesco mai ad evitare…

Il documentario di Robert B. Weide in particolare non racconta nulla di quello che non sapevamo tutti già. Anzi su alcune cose ci sono grossolane imprecisioni e tagli imbarazzanti. A volte la critica cinematografica di alcune sui opere (inaccettabile lo stroncamento a prescindere di Stardust Memories) risulta lacunosa e molto imprecisa.

Ma… ma con le interviste forse riesce a raccontarci qualcosa di più.
Ho sempre pensato che il Woody Allen migliore sia stato quello di Manhattan e Annie Hall. Quello delle prime, passatemi il termine, commedie romantiche in cui scandagliava la sua anima e quelle delle sue compagne.
Il miglior Woody Allen è stato quello che coincide con la storia d’amore con Diane Keaton ancora una volta a sottolineare come non si è isole ma ognuno di noi costruisce una parte di se con i pezzi che ha intorno.

E perché. Perché Woody che sei sempre stato un mio mito, perché ti sei messo con quella cozza amorfa di tua moglie ora? Perché un uomo che ha amato Mia Farrow, Diane Keaton e Louise Lasser, donne belle intelligenti e divertenti, si mette con una persona che non ha nemmeno visto tutti i suoi film. (E che giustamente nel film non viene nemmeno intervistata).
La risposta è semplice. Woody voleva qualcosa di semplice e lo ha ottenuto cosí.

In tutto vediamo in questo documentario la sua profonda crescita dettata anche dagli amori cinematografici. Come il suo cinema sia stato prima figlio dello slapstick di Buster Keaton per poi crescere e evolvere in un cinema vicino a Bergman e Fellini.

Ma su tutte c’e’ un immagine di un backstage con Diane Keaton (per quel che mi riguarda la sua musa più prolifica) che recita la sua parte imitando la madre di Woody Allen. La cosa non è esilarante. Eppure Woody ride. Ride in modo completamente goffo e inspiegabile. E la gente intorno a loro ride ma per la situazione, perché Woody ride a crepapelle di una cosa che non fa tanto ridere. Uno dei più grandi comici viventi ride di una cosa che non fa ridere.
O forse ridono per l’imbarazzo dell’essere testimoni di una piccola magia, di un piccolo momento privato che solo Diane Keaton e Woody Allen avranno appreso appieno. Erano testimoni di una magia che non si poteva spiegare.

Sono due giorni che cerco il DVD di Annie Hall (sciagurata la traduzione italiana di Io e Annie) ma non riesco a trovarlo.
Qualcuno deve avermi rubato Annie Hall.

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PS: ho scritto di Woody Allen in passato. Essenzialmente di Annie Hall e di Anything Else. Fateci un giro.

Lettera aperta a Mariangela Melato. January 14th, 2013

Integralismi cinematografici, Varie Cinematografiche

Ciao Mariangela,

Ci sono quei film che ti ricapitano sempre nei momenti sbagliati.
Mia cara Mariangela Melato. Dovevi proprio morire in questa settimana e farmi rivedere “travolti da un insolito destino in un azzurro mare d’agosto”?

Un film bello nonostante sia della Wertmuller e che ti lascia incollato alla poltrona e sognante per tutta la sua durata.
Ma ancora, dopo tanti anni, mi rimane quella domanda come un piccolo tarlo nel cervello.
Perchè Mariangela hai preso quel dannatissimo elicottero?

Ma arriviamoci per gradi. Tu, Mariangela, che Dio ti abbia in gloria (ma so anche che Dio ha buon gusto… perciò secondo me adesso siete lí e ride a quel tuo inspiegabilmente simpatico accento milanese) mi rientravi in quella strettissima cerchia di Donne incredibilmente belle e che mi hanno fatto ridere tantissimo.

È in realtà una qualità veramente rara. Sono poche le donne che riescono a mettere da parte la loro bellezza e diventare buffe, divertenti e sagaci.
In realtà non so il perchè. Ma quel “Gennavino” mi faceva ridere…

Per anni ho basato la lettura di questo film sul concetto di amore del potere. Il tuo personaggio amava profondamente La Malfa e lo trovava sexy (La Malfa? Sexy? Poi me la spieghi un giorno eh…) e combatteva contro il concetto del comunismo come soluzione.

Faceva la signora e si divertiva, in fondo, ad esercitare il suo potere sul povero Gennarino (o come dicevi tu “Gennavino” con quella R moscia spettacolosa) che era l’esemplificazione del sotto proletariato politicamente attivo ma che deve sottostare al capitalismo per poter esistere.
Una fantastica allegoria di quegli anni strani in cui il PCI era al suo massimo splendore culturale e il capitalismo avanzava grazie al boom. E di come, cambiando le regole in gioco, cambiando l’habitat in cui i due personaggi interagiscono e le dinamiche del potere, la bella signora borghese si innamorava perdutamente del sottoproletario comunista che diventava, in un turbinio di cambi di leve di potere, il suo padrone.
Quel “Bacia la mano al padrone” era uno schiaffo che ti riportava alla realtà e te la faceva accettare.

E in questa lettura è chiaro il perchè di quella scelta. Il tuo personaggio, Mariangela, amava profondamente il potere e ne era, in qualche modo, schiava. Il potere non era più il capitalismo sull’isola con Gennarino ma era Gennarino stesso. E tu lo amavi.
Tornati sulla terra ferma, nella civiltà e alle regole solite torni ad amare tuo marito. Lineare. Semplice.

No.

Non può essere solo questo. Quell’elicottero è una metafora ben più profonda.
Il terrore. La paura di scegliere qualcosa di totalizzate. La paura della felicità. La paura di amare qualcosa al di fuori della sfera del controllo.
La scelta di qualcosa di sicuro e rassicurante anche se meno completo.
La scelta di non rischiare tutto per la bella utopia dell’amore vero che forse non esiste.

Scusa Mariangela. Ancora una volta, come molte volte ho fatto, ho confuso realtà e finzione.

Non farli ridere troppo e non farli innamorare troppo di te la sopra.

Tuo
Teo

2011 Teo’s Awards December 29th, 2011

Varie Cinematografiche

In perfetta tradizione con gli altri anni un po’ malato mi metto a tirare le fila dell’anno cinematografico. Ma bando alle ciance e diamo subito i premi.

* Miglior Film – Alexander Sokurov – Faust

Per quanto non mi abbia fatto impazzire il Faust di Sokurov è uno di quei film che hanno segnato l’anno. Se la combatte con The Tree of Life di Malick e non è un caso che uno abbia vinto Venezia e l’altro Cannes. I grandi film sono sempre più rari.

* Miglior Regia – Terence Malick – The Tree Of Life

Che Malick non faccia film rivoluzionari e innovativi non lo abbiamo scoperto con questo film. Ma la cura dei dettagli, la fotografia, la forza delle immagini hanno un che di unico. Ogni immagine ha una forza immediata molto molto rara nel cinema moderno.

* Miglior Attore protagonista – Habemus Papam – Nanni Moretti

Ok ok lo sappiamo tutti che io ho un debole per Nanni. Ma che ci devo fare… fa sempre lo stesso personaggio (se stesso) e mi piace da impazzire. Posto che non potevo metterlo come miglior Regia o miglior Film una citazione gliela volevo dare. Non me ne abbia Fassbender per il suo fantastico Shame.

* Miglior Attrice protagonista – Jennifer Chastain – Wilde Salome’

Scelta da Al Pacino per interpretare la sua Salomè. Bella. Occhi azzurri e capelli rossi. Serve altro? A sì è anche una grande attrice. Lavorare con Al Pacino, dicono in quel di Hollywood, non è cosa semplice. In tutto il documentario-film che ha ideato si sentono solo parole di elogio da parte del grande Al per Jennifer. Io non me la sento di contraddirlo

* Miglior momento cinematografico – Le dimissioni del ministro Bondi

Il peggior ministro dei beni culturali degli ultimi 150 anni. Credo che fare peggio fosse veramente difficile. E’ vero c’è la crisi, bisogna fare tagli e sacrifici ma certe scelte puramente politiche sono deleterie. Su tutte la produzione di Barbarossa e il psicodramma di Cannes. Chi verrà dovrà impegnarsi per fare peggio.

* Peggior momento cinematografico – Malick in concorso a Cannes.

Malick aveva promesso il suo film, che a detta di tutti doveva essere epocale, a Venezia. Eppure non lo finisce in tempo e non viene mandato in concorso, nemmeno fra i film “Sorpresa”. Passano sei mesi e il film viene presentato a Cannes distruggendo qualsiasi avversario e vincendo a mani basse.
Non so cosa sia peggio Malick che non aspetta un anno per il prossimo Venezia o la perdita di potere e di appeal della Mostra del Lido.

 

This Must Be The Place – Paolo Sorrentino October 21st, 2011

...al Cinema, Varie Cinematografiche

Piu’ e’ alta l’aspettativa piu’ e’ alta la delusione.

Io sono un grandissimo fan di Paolo Sorrentino. Ho amato tutti e quattro gli altri suoi film. E, sinceramente, non saprei quale scegliere come migliore. La forza delle sue immagine, in un cinema italiano molto debole e che non ha il coraggio di osare, aveva acceso un lumicino di speranza in ogni amante di Cinema.

Aggiungiamoci che alla notizia dell’attore protagonista, un sempre immenso Sean Penn, avevo veramente esultato. Sorrentino poteva veramente lanciarsi nel grande cinema mondiale. E, volendo, rivoluzionarlo.

This must be the place, purtroppo, e’ un film debole. Ma che sia chiaro da subito. Sorrentino c’e’ e si vede. Carrelli e movimenti di macchina, come sempre, spettacolari. Una fotografia, dell’ottimo Bigazzi, perfetta.

Purtroppo la storia e’ debole. Cade in diversi punti portando elementi inutili all’economia della storia e non aprendo altri che rimangono troppo criptici. La stessa maturazione del personaggio principale avviene in modo immediato e conclude la storia con troppa fretta. Sean Penn mi sembra un pochino troppo sopra le righe, estremizzando in modo irreale il personaggio principale.

Il film e’ Sorrentino per tutto il film. Non ha svenduto un briciolo del suo modo di girare e, anzi, calca la mano su lunghi carrelli e movimenti di camera inaspettati. Fin troppo forse quasi a coprire i problemi della storia con immagini di grande respiro e largo movimento. Risultando a volte  stucchevole.

Portavo spesso e volentieri Sorrentino come esempio di regista che aveva deciso di seguire il suo ideale di cinema senza sbagliare mai un film. Quattro film, quattro capolavori, con storie forti espresse con un cinema che non ha paura di osare un po’.

Purtroppo This must be the place, che non e’ un film pessimo sia chiaro, non e’ al livello degli altri quattro film di Sorrentino. Sorrentino ha gia’ dimostrato di non essere un cantante da hit estiva che imbrocca una canzone e poi va nel dimenticatoio. E’ veramente il futuro del nostro cinema. Per questo la delusione per questo film e’ cosi grande.

Chi vincera’ Venezia 68? September 10th, 2011

Venezia 2011

Una gran bella edizione della Mostra. Ci sono stati ottimi film e poche volte si e’ usciti dalla sala infastiditi.

La scelta delle pellicole ha portato registi del calibro di Polanski, Abel Ferrara, Sokurov, Todd Solondz, Sion Sono, il buon Johnny To, Cronenberg, La Satrapi, Friedkin. Tutti nomi di prima fascia.
E nessun italiano. La figura becera che anche quest’anno il Cinema Italiano si porta a casa e’ un pochino risollevata da colui che porta un’opera prima. Pacinotti, che regista non e’, ha disegnato i suoi fumetti sulle facce dei protagonisticreando un film che tutto sembra fuorche’ un prodotto del Cinema nostrano di questa buia epoca culturale.
La domanda che un po’ ci poniamo e’ perche’ Sorrentino, come anche Moretti, hanno deciso di portare le loro opere a Cannes piuttosto che a Venezia. A Cannes dove quest’anno la palma era stata assegnata a Terence Malick ancor prima di iniziare il concorso.
Avrebbero fatto una gran bella figura entrambi.
La risposta e’ che a Venezia siamo abituati a portare film mediocri, piccoli. Quindi c’e’ poca considerazione per chi il Cinema lo fa veramente.
A, cara Comencini, non ti avrei difeso lo stesso, ma la frase “anche Fellini fu fischiato alla Mostra” te la potevi proprio risparmiare.

Nel mio taccuino personale porto a casa un Todd Solondz un po’ piu’ accessibile a tutti, un ottimo Abel Ferrara che racconta una fine del mondo dove vince l’umanita’ e una Satrapi che ha ancora voluto raccontarci la sua vita e la sua famiglia.
Purtroppo nessuno di questi portera’ a casa un alcun che.
Friedkin ha portato un film che sembra stato scritto da Tarantino in persona. Non vedevo un’opera cosi pulp dai tempi di “Le Iene”. Il suo Killer Joe avrebbe potuto benissimo vivere nell’ambiente di Kill Bill.

Sicuramente Polanski e Sokurov saranno i probabili vincitori. Ma entrambi hanno una grande pecca. Carnage e’ tratto da un’opera teatrale e come tale si comporta mentre Faust e’, inspiegabilmente a mio avviso nel 2011, girato in 4:3.
Io, pur amettendo l’indubbio valore di entrambe le opere, non li premierei con il leone d’oro. E qui potrebbero entrare degli inaspettati come George Clooney, o, e me ne stupirei ma in questa droga dei 150 anni tutto e’ possibile, Crialese.
Mentre quasi sicuro il premio a Fassbender (e non Fassbinder come ho letto su qualche quotidiano) come miglior attore protagonista in Shame, l’attrice protagonista di A Simple Life di Ann Hui, Deannie Yip, potrebbe battere Kiera Knightly.

E’ un peccato che, in tanti ottimi film, quest’anno non ci sia stato spazio per un capolavoro.

Pugni Chiusi di Fiorella Infascelli September 5th, 2011

Venezia 2011

“Io sento la mancanza di Berlinguer”. Inizia cosi il Documentario “Pugni Chiusi” e io in un attimo capisco quali erano quei pugni chiusi.
E in un attimo mi si apre il cuore. Pronto a far entrare un’altra storia di battaglia.
La Vinyls manda in cassaintegrazione i suoi 120 operai senza una valida motivazione. Producevano PVC, si quello delle bottiglie, quello dei ciucci per i bambini, quello delle sedie, e con una strumentazione all’avanguardia.
Ma privare un uomo del suo lavoro, della sua possibilita’ di arrichire la societa’ e’ umiliarlo.
E per protesta alcuni di questi operai iniziano una battaglia incarcerandosi sull’isola dell’asinara. E questo inaspettatamente crea un movimento di opinione in tutta la Sardegna che si mobilita mandando viveri, coperte, medicinali.
Tutta la Sardegna capisce che quella battaglia non e’solo per loro ma per un’isola intera e per chiunque sia cassaintegrato, sfruttato o maltrattato sul lavoro.
Quello che si legge sulla faccia di questi pochi operai e’ la loro grande dignita’ e la forza di voler combattere una battaglia che durera’ un anno e quattro mesi. Una battaglia anche per tutti i loro colleghi che non la stanno combattendo.
Ed e’ lo stesso Pietro, forse il piu’ rappresentativo del gruppo, che dipinge con i suoi discorsi la drammaticita’ della situazione italiana.
Una destra che fa di tutto per non proteggere il lavoro ma solo gli interessi dei piu’ potenti, una sinistra che dovrebbe farlo, che lo fece in passato ma che ora latita.
Sento la mancanza, anche io e’ vero, di un uomo come Berlinguer che andava a Termini Imerese e diceva agli operai che il PCI li avrebbe sostenuti anche nell’occopazione della fabbrica.
E poi l’ottimo Pietro, che io a questo punto candiderei alle primarie, parla di CEO che raccontano balle immense per togliere i diritti che la classe operaia aveva acquisito con dure battaglie sindacali.
Non fa nomi Pietro, ma e’ tutto cosi chiaro che verrebbe voglia di votarlo.
Fiorella Infascelli ci racconta in questo documentario una storia di lotta, di persone che si sono battute e che per il momento non hanno ancora vinto.
Ma la loro tenacia e la loro forza deve essere di esempio per tutti.
Uscendo dalla sala sento un signore, un fottutissimo pass industry guarda il caso, che esclama appena dietro di me un laconico “comunisti”. Non ho resistito ad un malinconico “magari fossimo tutti come loro, non avremmo tanti problemi”.

per maggiori info
L'isola dei cassintegrati - L'unico reality reale, purtroppo

Poulet aux prunes di Marjane Satrapi e Vincent Parannaud September 4th, 2011

Venezia 2011

Con Persepolis avevamo tutti riso di gusto. Chi non aveva gia’ letto il fumetto corse ad acquistarne una copia.
Ora Marjane Satrapi sempre in coppia con Vincent Parannaud racconta la vita, la fortuna, l’amore e la morte di Nasser Ali Khan.
E questa volta la Satrapi non ci racconta piu’ la sua storia con un’animazione. Beh non solo. Gli attori sono si in carne ed ossa ma sono immersi in un ambientemolto vicino ai fumetti della stessa Satrapi.
I colori, la scenografia, le immagini riportano tutte ad un mondo che e’ vicino a quello di Jeunet.
Nasser Ali e’ fortunato in quanto nella sua seppure beve vita scopre cosa vuol dire il vero amore, innamorarsi fino al midollo e perdere la donna della sua vita.
Per farla breve. Un giorno Nasser Ali, sconvolto dal non poter piu’ gioire del suonare, decidera’ di morire e di aspettare la morte.
Questo lo riportera’ a vivere tutta la sua vita, tutte le sue gioie e i suoi dolori, i suoi amori e i suoi errori.
Fino a quando incontrera’ l’angelo della Morte, Azrael, che si scoprira’ essere una persona di piacevole compagnia, sorridente e che ama Vecchioni.
Peccato per il lavoro che non aiuta la socialita’ verrebbe da dire.

La coppia Satrapi Parannaud, giocando con colori e animazioni, con esagerazioni tipiche del linguaggio fumettistico, riesce a raccontare questa storia di amore perduto, per sempre, correndo dritto al cuore e senza mai cadere nello stucchevole.
Racconta esattamente ogni minuto della vita di Nasser Ali e con la sua fine, che coincide con il finale, si raggiunge alte vette di narrazione.
Emoziona, raccontando la vita tramite l’arte. Come faceva lo stesso Nasser Ali.

Un ete brulant di Philippe Garrel September 3rd, 2011

Venezia 2011

E’ facile stroncare un film. Soprattutto a Venezia. Se si e’ troppo pretestuosi, ci si sopravvaluta il PalaBiennale, dove va il popolo degli accrediti verdi, quelli che non lavorano nel cinema ma lo mangiano tutti i giorni, colazione pranzo e cena, ti fischia.
E il giudizio e’ inesorabile. Lo e’ stato per Il Grande sogno di Placido, lo e’ stato per Io sono l’amore di Guadagnino. E oggi lo e’ stato per Un’estate bollente di Philippe Garrel.
Partiamo dal fatto che gia’ il film parte svantaggiato. Assumere come attrice principale un ex italiana, la cui frase d’esordio nel mondo del cinema e’ stata “che me stai a scippa er culo?”, che non ha mai saputo recitare… beh e’ partire con un passo falso.
Monica Bellucci dimostra tutti gli anni che ha e cerca di interpretare un personaggio molto piu’ giovane, di certo non esaltando le sue pochissime capacita’ recitative.
Ah si… dulcis in fundo il tanto sbandierato nudo integrale dura si e no venti secondi e non e’ nemmeno integrale.
Detto questo Garrel cerca di rifarsi alla Novelle Vague che tanto fece la fortuna del cinema francese ma creando solo vuoti e lunghissimi silenzi imbarazzanti fra i personaggi.
Scene piombate nel nulla sulla politica e sui grandi ideali (se non sei rivoluzionario allora sei reazionario), mentre uno dei due protagonisti vende in un mercato un giornale chiamato insurrezione. Immagini e scene che lasciano solo un grande lento imbarazzo.
Senza parlare del naso enorme di Louis Garrel.
I fischi del Pala Biennale, che non sono condizionati dai lacche’ dei produttori o dalla presenza in sala della delegazione del film, non mentono mai. E che un film del genere sia in concorso a Venezia… e’ proprio una vergogna.

Le idi di Marzo di George Clooney September 1st, 2011

Venezia 2011

Non e’ Sergio Leone George Clooney. Ma la sua regia e’ pulita e bella, con una fotografia molto definita e senza eccessi e con un montaggio raffinato.
E poi ha una sorta di distacco dal lavoro di regista che lo porta a non dover inventarsi un film tutti gli anni per rimanere sulla bocca delle gente.
Questo gli da la possibilita’ di poter scegliere con calma e oculatezza le storie da portare avanti.
Confessioni di una mente pericolosa aveva colpito gli scettici mentre con Good Night, Good Luck aveva dimostrato a tutti di saperci fare.

Quindi con tutta calma si sceglie un’altra storia. In un periodo in cui la crisi economica mina le basi del capitalismo mondiale, in cui non ci sono piu’ gli ideali, in cui la credibilita’ della classe politica e’ inesistente Clooney ci racconta il dietro le quinte di una campagna elettorale per le primarie dei democratici.
I colpi bassi, i trucchetti, le spifferate alla stampa. Tutto quello che c’e’ (e che in fondo si vede anche un bel po’) dietro alla finta facciata della bella politica.

E su tutto di come un puro, uno che credeva che la politica potesse cambiare il mondo e che Morris (George Clooney himself), il candidato alla presidenza potesse veramente sparigliare le carte in tavola, venga disilluso e che si trasformi nel peggior cinico arrivista possibile.

“Io amo l’onesti, perché nell’onesti c’è quella purezza che, se je capita l’occasione, diventano tarmente mascalzoni che t’ammolleno le fregature pejo de li mascalzoni diciamo normali. ”
Questa citazione, detta da Romolo Catenacci (un indimenticabile Aldo Fabrizi) racconta perfettamente la vita e la storia di Stephen, il giovane addetto stampa del candidato che passa da tradito a traditore, da ricattato a ricattatore perdendo in un attimo tutta la sua purezza.

Napoli in Champions May 16th, 2011

Varie su di me
Io c’ero quando Maradona arrivo’ a Napoli e davanti ad uno stadio gremito si mise a palleggiare e lancio’ quel pallone sulla luna.
Io c’ero quando comincio’, domenica dopo domenica, ad illuminare gli occhi di tutti noi tifosi del Napoli.
Io c’ero al primo scudetto che, io bimbo, difendevo come un piccolo tesoro.
Io c’ero quando Maradona si scaldava al ritmo di “Live is Life” prima della partita col Bayern.
Io c’ero quando Diego segno’ quel gol impossibile su punizione da dentro l’area alla Juve… e Tacconi che ancora un po’ si spaccava la testa su quel palo.
Io c’ero quando Ciro Ferrara segno’ quel gol che voleva dire Coppa Uefa. E le sue lacrime di gioia erano le mie lacrime di gioia.
Io c’ero al secondo scudetto e quel Napoli era imbattibile nella mia testa di bimbo.
Io c’ero anche quella notte in cui Maradona, re di Napoli, veniva difeso da un’intera citta’ che fermava le forze dell’ordine.
Io c’ero quando Maradona se ne ando’ e inizio’ il declino.
Io c’ero negli anni di altalena fra A e B che mi facevano tanto male.
Io c’ero quando c’erano Corbelli e Naldi, strani capitani di ventura che pensarono solo ai loro interessi.
Io c’ero nel 2004. Quel fallimento che ci porto’ in C1 e che non ci fu per altre squadre.
Io c’ero quando Aurelio De Laurentiis compro’ un pezzo di carta. Ed era solo un pezzo di carta.
Io c’ero nei due anni in C1 e c’ero anche quando il Pampa Sosa segnava per noi.
Io c’ero quel pomeriggio in cui ci abbracciammo con i nostri fratelli genoani per andare insieme in A e iniziare, insieme, finalmente, una nuova avventura.
Io c’ero quando tornammo in Uefa, anche se per poco. Ed Edy Reja rimarra’ sempre nel mio cuore per quella cavalcata di cinque anni, dalla C1 all’Europa. Un signore del calcio.
Io c’ero quando Hamsik, Lavezzi, Cannavaro smisero di essere delle belle promesse e diventarono delle fantastiche realta’.
Io c’ero quell’anno che arrivo’ Quagliarella. E fummo tutti innamorati di lui fino a quando ci lascio’ per una vecchia signora.
Io c’ero quando arrivo’ Mazzarri. E il Napoli acquisi’ una grande anima di combattente.
Io c’ero il 15 Maggio 2011 quando dopo un pareggio con l’Inter in una brutta partita potemmo festeggiare la Champions dopo 21 anni.
Io c’ero 21 anni fa.
Io c’ero ieri. E come 21 anni fa gridavo Forza Napoli.