Cinema Blog

…there’s a new movie sheriff in town…

Otto e mezzo – Numero 2 January 9th, 2006

Integralismi cinematografici

Come si fa a parlare di un non-film? come si fa a descrivere un non-genere? Secondo me è questo che Federico Fellini ha pensato sfregandosi le mani dalla contentezza mentre progettava questo film.

Federico pensa, scrive e dirige questo film uscito nelle sale nel 1963 e, da allora, è entrato nella storia della cinematografia mondiale. é diventato un punto fermo. Un esempio che molto registi, anche i più famosi, non hanno mai avuto il coraggio di imitare.

Guido Anselmi (Marcello Mastroianni) è un regista alle prese con la sua ultima creatura, il suo film più atteso e controverso. è oggettivamente, nonostante certe “provocatorie” rivelazioni di Fellini stesso, un alter ego del regista. E lo si capisce quasi da subito.

Il film inizia con un sogno dove Guido sogna di volare e dove un signore, che si scoprirà essere poi il critico cinematografico, lo riporterà a terra facendolo precipitare. È comunque un film pieno di riferimenti, doppi sensi e ammiccamenti a quella che era il modo di pensare di Fellini, che da buon artista quale era, geniale e sorprendente, si divertiva a giocare con critici e criticini.

Tutto il film è strutturato a intrecci. Grandissimi intrecci. C’è la realtà a volte estremamente dura dalla quale Guido vuole fuggire: lo dimostra il fatto che il protagonista, come lo stesso Fellini nella Realtà (quella vera con la R maiuscola), è dipinto come un vero e proprio inguaribile bugiardo. Un buon bugiardo direbbe che lui amava raccontare storie. Fellini, che era un ottimo bugiardo, diceva che faceva Cinema.
Poi c’è la fantasia del protagonista, che vuole sfociare nel suo film. La sua fantasia cerca di sostituirsi alla grigia e, a volte, insopportabile realtà. Combatte con la realtà e la supera fin a quando la realtà vera sparisce per lasciare il posto a ciò che è il vero e proprio desiderio del protagonista.
E infine ci sono i ricordi. Fellini inizia qua un percorso che lo porterà fino ad Amarcord. I suoi ricordi di bambino di quando andava, di nascosto da tutti, a vedere la Saraghina che per pochi soldi si scopriva le spalle e ballava la rumba. Il suo primo approccio alla sessualità completamente proibita e peccaminosa.
Questi tre filoni quindi, la realtà, l’immaginazione e il sogno e i ricordi si intrecciano in una trama fittissima. Molte volte non si è più in grado di capire quale delle tre emozioni sta vivendo il protagonista. Ed è questa forse uno dei punti di maggiore forza del film.
Il protagonista rimane in balia della situazione. E’ bloccato completamente nel suo lavoro da ben cinque mesi una crisi molto più profonda di quanto lui stesso voglia farci credere, ed è lui stesso che in un momento di lucidità ce lo dice:
“Una crisi di ispiration? E se non fosse per niente passeggera signorino bello? Se fosse il crollo finale di un bugiardaccio senza più estro ne talento?”

Ecco in questa frase Guido ha paura di crederci. Tutti i personaggi vogliono da lui risposte, ma lui, per non doversi porre domande, scappa. L’unica voce amica non è la moglie ne l’amante ma la migliore amica della moglie che ha il coraggio di dire le cose che pensa di lui, cosa che tutti gli altri non si permettono di fare. Ed è quindi l’unica persona che cerca disperatamente per avere risposte su se stesso. Cosa che naturalmente non avviene.

La cosa che salta di più all’occhio è che ogni parte del film che lui pensa, immagina o racconta viene in qualche modo commentata e distrutta da un critico cinematografico. Il critico sommerge di parole e opinioni inutili Guido che ne ha chiesto la presenza evidentemente per punirsi in qualche modo. Infatti in un impeto di fantasia immaginerà, proprio quando sta visionando per l’ennesima volta i provini per il suo film, di mandare l’intellettuale all’impiccagione.
Come è facile pensare Fellini ha voluto giocare con la figura di questo critico. Se abbastanza spesso amato dalla critica e dal pubblico Fellini, come ogni persona con un minimo di lucidità mentale, non ha mai apprezzato e ha sempre criticato tutta la schiera di intellettualoidi che giocavano a fare gli analisti con i suoi film. Ecco in questo film forse voleva mostrare (e lo ha fatto praticamente) come ogni interpretazione che il critico da fosse in realtà l’esatto opposto di quello che lui voleva comunicare, che risulta estremamente chiaro e semplice allo spettatore.

Tornando alla scena dei provini si può dire che Fellini ne abbia voluto fare uno dei cardini di questo film. Per la prima volta la sua immaginazione diventa realtà. I provini del cast sono la forma più reale della sua immaginazione che nasce e cresce dalla sua percezione della realtà. E si capisce per la prima volta il perchè di un regista nella più profonda delle confusioni. Il Cinema, e quindi la sua fantasia, ricopre la realtà. E il risultato è estremamente doloroso per lui e per la moglie Luisa. Da là vuole scappare e rifugiarsi di nuovo in quella fantasia che non può, e questo punto non deve, diventare realtà.
Luisa, la moglie di per la prima di Guido, per la prima volta vede la realtà con gli occhi di suo marito. E decide di lasciarlo.

Quindi Guido è in questa situazione di stallo dalla quale non riesce ad uscire. Fino a quando decide che il film non si deve fare. Una scelta coraggiosa che lui stesso non si aspettava ma che probabilmente segna la maturazione del personaggio.
E mentre il critico lo innonda di inutili parole Guido rivede tutti i suoi personaggi, “le sue dolcissime creature”, tutte finalmente vestite di bianco, un bianco candido e puro.
Inizia così la passerella finale del film. Tutti i suoi personaggi si stringono finalmente intorno a Guido in un enorme abbraccio, un abbraccio che cerca e brama più di ogni altra cosa. Capisce in quel momento che lui non può fare a meno dei suoi personaggi, delle sue storie ne tantomeno delle sue bugie.

Ancora una volta Fellini decide di tirare fuori il suo genio e lo fa nel modo più sorprendente possibile. Io me lo vedo Federico Fellini che, raggiunta questa parte del copione comincia a ridacchiare pensando allo scherzetto che ha orchestrato ai suoi amici critici. Infatti fino ad un attimo prima questo film si poneva comunque come pane per i loro denti. Ne avrebbero scritto libri interi analizzando e controanalizzando la complessità dell’essere Felliniano (lui stesso affermò “Avevo sempre sognato, da grande, di fare l’aggettivo.”).
E lui invece decide di spiazzarli completamente facendo finire il film con un monologo dello stesso Guido e nella passerella finale che sono, a mio parere, una spiegazione chiara e lampante di tutto il film.

Per farvene rendere maggiormente conto vi lascio con la trascrizione del monologo finale del protagonista Guido Anselmi/Federico Fellini

Ma che cos’è questo lampo di felicità che mi da forza, vita?
Vi domando scusa dolcissime creature non avevo capito, non sapevo. Com’è giusto accettarvi, amarvi.
E come è semplice, Luisa.
Mi sento come liberato tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero.
Ah come vorrei sapermi spiegare. Ma non so dire.
Ecco tutto ritorna come era prima, tutto è di nuovo confuso. Ma questa confusione sono io. Io come sono non come vorrei essere. E non mi fa più paura dire la verità quella che non ho ancora trovato. Solo così mi sento vivo e posso guardare i tuoi occhi fedeli senza vergogna.
E’ un festa la vita viviamola insieme.
Non so dirti altro Luisa ne a te ne agli altri.
Accettami così se puoi. E’ l’unico modo per tentare di trovarci.

Share and Enjoy:
  • blinkbits
  • BlinkList
  • blogmarks
  • co.mments
  • connotea
  • del.icio.us
  • De.lirio.us
  • digg
  • Fark
  • feedmelinks
  • Furl
  • LinkaGoGo
  • Ma.gnolia
  • NewsVine
  • Netvouz
  • RawSugar
  • Reddit
  • scuttle
  • Shadows
  • Simpy
  • Smarking
  • Spurl
  • TailRank
  • Wists
  • YahooMyWeb

7 Responses to “Otto e mezzo – Numero 2”

  1. Silvia says:

    ciao teo!!!
    finalmente
    ciao teo!!!
    finalmente decido di scriverti. in realt

  2. Teo says:

    Concordo…
    il personaggio
    Concordo…

    il personaggio di Claudia… è quello che ho indagato di meno (è per questo che non l’ho messo). Non me la sentivo di parlare di un personaggio che comunque è importante… ma forse il più oscuro…

    Lui sembra quasi imbarazzato dalla bellezza di Claudia. Continua a pensare a come inserirla nel film ma ogni personaggio e ogni situazione sembra quasi inadeguata alla sua bellezza…

    Una bellezza che porta alla salvezza? Non so non ho capito sinceramente. Lui stesso la definisce la sua salvezza… bella giovane e antica. Personaggio chiave forse. Un personaggio di attesa.

    Ma se dai film si capisse tutto subito, non li considereremmo dei capolavori…

  3. Stella says:

    Uff mi sa che dovrò
    Uff mi sa che dovrò recuperare in fretta perchè questo film me lo sono persa più e più volte…
    La recensione, comunque, è molto intrigante, quasi non ti riconosco…(vorrebbe essere un complimento, insomma…)

    Silvietta, io il tuo pezzo l’avevo gi

  4. Silvia says:

    stellina è possibile…lo
    stellina è possibile…lo sai quanto sono pedante con le cose che mi piacciono!!!
    sicuramente ti ho fatto una testa che non finisce più…ma poi mi dimentico,quindi è impossibile darmi la colpa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    un bacio a tutti i bloggisti
    (ps si dice così?)

  5. Matteo Vitolo’s Blog : Blog Archive : 5 Regole per un buon film says:

    [...] Regia. Un buon film non può prescindere da una regia impeccabile. Forse è banale e vago ma se un film risulta con una fotografia sciatta o un montaggio approssimativo il film, anche con la storia più bella e accattivante, perde qualsiasi mordente e rischia di far annoiare lo spettatore. La regia è una vero e proprio linguaggio. Se non si sa comunicare nel modo adatto con la propria arte come si pretende di far passare il proprio messaggio. Si possono infrangere regole, crearne di nuove. Abbandonare stili e distruggere scuole di pensiero. Ma bisogna conoscere perfettamente i maestri del cinema e i loro insegnamenti altrimenti si entrerebbe nella presunzione e nell’inutile snobbismo intellettuale. [...]

  6. Matteo Vitolo’s Blog : Blog Archive : I 40 finali più finali says:

    [...] otto e mezzo – butch cassidy – c’era una volta in america – Easy Rider – Fight [...]

  7. Matteo Vitolo’s Blog : Blog Archive : Otto e mezzo says:

    [...] per chi volesse leggere del più bel film di Fellini [...]

Leave a Reply


Yandex Mail.ru Google LiveJournal myOpenId Flickr claimId Blogger Wordpress OpenID Yahoo Technorati Vidoop Verisign AOL