Cinema Blog

…there’s a new movie sheriff in town…

Archive for February, 2006

Scarface – Numero 9 February 27th, 2006

Integralismi cinematografici

Siamo nel 1983 e De Palma decide di rispondere al padrino di Coppola.

Fin dall’inizio De Palma decide di farci capire che tipo di film vuole farci vedere… “Non ci saranno ammazzamenti all’acqua di rose” questo non � il padrino.
Ed eccolo l�, fin da subito De Palma ci sbatte in faccia la violenza. Uccidere un uomo con una motosega amputando un braccio e una gamba.
Certo forse � l’apice della violenza nel film. Ma comunque per le tre ore di durata del film De Palma ci appiccica alla poltrona.

Insomma la violenza c’� ma lungi dall’essere gratuita. � un film che parla di narcotrafficanti. Non c’� violenza gratuita c’� violenza reale.
Anche se � lo stesso De Palma a dirci che voleva in qualche modo scioccare. Chi si era abituato alla violenza de “Il Padrino” dove tutto � all’acqua di rose dove i personaggi sono dei buoni che sbagliano qui si trover� fuori luogo.
Infatti gi� lo stesso Al Pacino ci regala una risposta.
Michael Corleone, interpretato dall stesso Pacino per tutta la trilogia de “Il Padrino”, era pacato tranquillo e spietato, fa di tutto per trasformare la sua famiglia da malavita a qualcosa di perfettamente legale; insomma � un buono che sbaglia, un puro che sceglie la strada sbagliata per arrivare ad una meta giusta.
Tony Montana invece � eccessivo, nella povert� come nella ricchezza. Altrettanto spietato ma violento e eccessivo.
� lo stereotipo del cattivo che pensa a se stesso e ha come suo scopo principale la sua ricchezza.

Insomma, Al Pacino riesce a disegnare in modo magistrale due facce della stessa medaglia cos� differenti ma in modo cos� perfetto.

Tony Montana scappa da Cuba alla ricerca di denaro e fortuna. Entra nel mondo dei narcotrafficanti e si fa strada diventando un boss temuto e odiato.
Ha tutto quello che vuole, tutto. E vede tutto come degli oggetti da comprare.
Anche l’affetto della madre e della sorella.
Anche l’amore di Elvira che corteggia solo perch� rappresenta il non plus ultra “dell’oggetto donna”, la porsche delle concubine.
Ma � il mondo in cui vive che � cos�. Infatti fino a quando Toni non si afferma come malavitoso, fino a quando non uccide il suo capo Elvira non prender� in considerazione le sue proposte. Ma quando Lopez morir� Elvira sar� finalmente pronta a sposare Toni.

Insomma un mondo malato, pi� drogato e autolesionista della droga che vendono. Elvira viene ripresa come bella, estramamente sensuale ma infelice.
Con il bisogno cronico di sniffare cocania, un cocktail in una mano e una sigaretta nell’altra.
Toni invece appena raggiunto il successo comincer� a essere fobico. Acquista il meglio della tecnologia sulla sicurezza ma non riesce lo stesso a dormire in pace.

In pi� c’� il rapporto con la sorella. Un rapporto morboso e molto strano per cui Toni si sente in diritto e in dovere di difendere fino all’estremo sua sorella e il suo onore. Fino, in un raptus di follia e alterazione da cocaina, ad uccidere il suo compagno, il suo miglior amico, quello che lui definiva suo “fratello”, perch� lo trova in casa di sua sorella.

Il film nel suo complesso � veramente il remake del primo Scarface, quello diretto e prodotto da Howard Hawks. Anche l� l’ottica era quella di scuotere le menti e le emozioni degli spettatori con della violenza che non era concepibile e ammessa ai tempi.
E De Palma per me ha voluto fare la stessa cosa. Ha voluto sorprendere e in qualche modo inorridire con tutta questa violenza il suo pubblico. E ci � riuscito in modo esemplare.

La scena finale di questo film � entrata nella storia del cinema proprio per la sua drammaticit� e per la sua crudezza. Toni Montana, rimasto solo, giace con la testa immersa in montagne di cocaina quando arrivano i alcuni suoi nemici per ucciderlo. Quella che segue � una delle sparatorie pi� violente e estreme della storia del cinema. Toni Montana � gi� morto. Toni Montana � morto quando ha ammazzato il suo amico di una vita e suo “fratello” Manny e sua sorella. Combatte solo perch� una tigre non smette mai di combattere.

La citazione di questa settimana � di uno splendido Al Pacino che nei panni di Toni Montana urla il suo odio e il suo schifo per tutto ci� che lo circonda:

“Siete solo una manica di coglioni! Sapete perch�? Perch� non avete il fegato per stare dove vorreste stare. Voi avete bisogno di gente come me, vi serve la gente come me, cos� potete puntare il vostro dito del cazzo e dire: “Quello � un uomo cattivo.” Beh? E dopo come vi sentite, buoni? Voi non siete buoni. Sapete solo nascondervi, solo dire bugie. Io non ho questo problema. Io dico solo la verit�, anche quando dico le bugie.”

Qualcuno volo sul nido del cuculo – Mo’s Two Cent n 6 February 25th, 2006

Mo's Two Cents

Cari lettori, bentornati all�appuntamento con i Mo�s Two Cents. Dopo una settimana di pausa, ritorno tra voi ed inauguro la nuova versione del sito con un film che parla di matti, un genere che ho sempre apprezzato. Trattasi di �Qualcuno vol� sul nido del cuculo�, di Milos Forman, anno 1975, un film che quasi tutti conosceranno, almeno per sentito dire. Il regista, nativo della repubblica ceca, non � tra i pi� produttivi, lo possiamo ricordare per Amadeus, Hair e Larry Flint. Il cast � di tutto rispetto, con uno straordinario Jack Nicholson a guidare le fila, seguito da Danny de Vito (Martini) e molti altri, tra i quali cito Scatman Crothers (il custode notturno) che di certo ricorderete nella parte del nero di Shining e Christopher Lloyd (Taber) che ben conoscerete nella versione con capelli bianchi e spettinati di Ritorno al Futuro.
Espletate le informazioni tecniche, passiamo a parlare del film. Vi � mai capitato di porvi domande del tipo: �Ma sono io che non sono normale o sono tutti gli altri e io sono l�unico che ce la fa?� A me, confesso, capita abbastanza di frequente, e non � facile trovare una risposta, che passa inevitabilmente per la definizione di �normale�. Se vi � capitato di scontrarvi con questo amletico quesito, questo � il film che fa per voi, in caso contrario, il film � bello lo stesso, quindi guardatelo comunque, non si sa mai che vi venga qualche dubbio.
Come avrete intuito, la vicenda � ambientata in un manicomio, dove il protagonista R.P. McMurphy (Nicholson) viene trasferito da un penitenziario. Nel dialogo iniziale di Mac con il direttore del manicomio Forman ci pone subito uno dei quesiti che fanno da filo conduttore al film: McMurphy � pazzo, fa finta di essere pazzo o, come sostiene lui, � una persona normale? Mac � un facinoroso, un violento, uno che non disdegna la compagnia di una ragazza troppo giovane e che ama farsi giustizia da solo, un antieroe fatto e finito. McMurphy viene quindi ricoverato in manicomio, per �vagliare� la sua pazzia, cio� per capire se sia realmente malato di mente o se abbia finto per essere allontanato dalla prigione.
Il nostro (anti)eroe viene quindi gettato in una specie di bolgia dantesca dipinta di bianco e popolata di matti, passandoli in rassegna vediamo l�insicuro, l�iracondo, il timido e via dicendo. Gli altri abitanti dell�ospedale sembrano decisamente matti, a giudicare loro sembra di andare abbastanza sul sicuro, mentre il giudizio su McMurphy viene lasciato in sospeso, spetta a noi farci un�idea. Il nuovo arrivato si inserisce senza difficolt� nel gruppo dei �picchiatelli�, prendendoli sotto la sua ala protettrice e scuotendoli dal torpore in cui vengono mantenuti dall�infermiera Ratched. L�impatto di McMurphy � travolgente, coinvolge tutti con una specie di sua personale terapia, e col passare del tempo ci rendiamo conto che forse anche i pi� matti tra i matti non sono altro che persone normali con dei difetti, pi� o meno pronunciati. Questa riflessioni sono accompagnate da momenti di grande umorismo, ma sempre con una grande amarezza di fondo, e in questo Forman � eccellente nel bilanciare le emozioni.
Pi� volte veniamo trascinati in uno slancio di riscatto, e i picchiateli sembrano essere a un passo dalla libert�, ma manca sempre qualcosa, manca l�ultimo passo (memorabile la scena del pullmino con Mac al volante e l�uscita in barca). C�� qualcosa che n� noi n� McMurphy riusciamo a capire, finch� non ci troviamo di fronte all�evidenza: la prigione del manicomio in realt� � per molti una scelta, non una costrizione. Anche questo pu� essere argomento di molte riflessioni: vi � mai capitato di lamentarvi di qualcosa che in realt� non vi � stato imposto, ma ve lo siete scelti voi? In questo caso credo che non possiate dire di no, altrimenti negate l�evidenza (non preoccupatevi, nel film troverete anche i matti che mentono a s� stessi perch� si vergognano ad ammettere i loro problemi, ce n�� per tutti) .
Questo senso di angoscia, la volont� di fuggire mai portata fino in fondo tormentano tutta la seconda parte del film. McMurphy avrebbe la possibilit� di scappare, e sembra volerlo fare, ma d�altro canto non sembra voler abbandonare i suoi compagni di avventure, ai quali � ormai profondamente legato. Insomma: Mac vuole scappare perch� in fondo non � come loro, o rester� in manicomio perch� ormai � come gli altri? Ancora una volta il dubbio la fa da padrone, e il confine tra il matto e il non matto � sempre pi� sottile.
Se sperate di trovare risposte nel finale, ovviamente non le troverete, altrimenti il film non mi sarebbe piaciuto. L�epilogo sintetizza alla perfezione quel senso di ambivalenza che pervade tutto il film. Il divertimento e l�ironia lasciano posto all�amarezza e alla drammaticit�. La favola dei matti non sembra avere un lieto fine, ma qualcuno in fondo trova il suo riscatto, e quindi in un certo senso un po� di lieto fine c��. C�� qualcuno che trova la forza di cercare la libert� e qualcun altro che cade combattendo. Non sapremo mai chi erano i matti e chi erano quelli normali, ma forse non � davvero importante saperlo.
Chiudo questa recensione, che sembra pi� un delirio che un�analisi critica, con un canonico babba bia, e aspetto i vostri commenti (dai che adesso c�� anche la raccolta punti, e si vince un Vitolani in scala 1:12, che tirando la cordicella cita un sacco di film a memoria!!)

Johnny Depp February 23rd, 2006

Ce n'è per tutti

Non sono uno di quelli che dicono che tutti i bellocci del Cinema non sono in grado di recitare. Ricordiamoci i vari Gassman oppure Mastroianni. Sarebbe ipocrita pensarlo.

Ma non � che la cosa vale anche al contrario. Chi � bello non � detto che sia bravo.

Solo che c’� gente che continua a non capire molto la differenza fra Bello e Bravo: tutte e due iniziano per B e finiscono per O ma il concetto � differente!

Eh s� perch� Jhonny Depp sar� Bello, e non lo metto in dubbio, ma oggettivamente come attore � una scarpa.

“E poi jhonny Depp si reinventa in ogni film, riesce fare ogni volta un personaggio diverso”

Vero.

ma sempre con la stessa faccia e la stessa intonazione di voce…

Almeno a Clint Eastwood avevano detto che aveva due espressioni una con cappello e l’altra senza… ecco Jhonny Depp recita senza cappello.

E per il fatto che fa sempre personaggi diversi? o beh avr� un buon agente…

che differenza c’� fra donnie brasco e Edward mani di forbice a parte che in uno vive di luce riflessa di Al Pacino e nell’altro ogni tanto muove le mani? Nessuna! utilizza in entrambi la stessa faccia e la stessa intonazione di voce.

E in chocolat? mi direte voi… non rispondo e vi ricordo che fa la parte di uno zingaro bello e impossibile che seduce la protagonista… stessa faccia stessa intonazione di voce.

e in C’era una volta in Messico? per favore.

e in Sleepy Hollow? Ho dormito. (no non � una battuta)

Per punizione scrivere cento volte alla lavagna “Bello non � sinonimo di Bravo”

Fight Club – Numero 8 February 20th, 2006

Integralismi cinematografici

�Sono la libert� repressa di Jack�
Questa forse � l’unica frase che non viene detta all’interno di tutto il film ma che viene letteralmente urlata per tutti i 139 minuti di film.

Jack(Norton) non riesce a dormire. Soffre di insonnia e quando uno soffre di insonnia non � mai totalmente addormentato. Ne totalmente sveglio.

� lui che ci racconta tutta la storia ci racconta da dove tutto � nato e come ha conosciuto Tyler Durden(Pitt).
Jack � il figlio perfetto dei giorni nostri. Completamente inquadrato. Lavoro casa. Figlio del consumismo. Mr Ikea che compra un tavolino a forma di Ying e Yang per sentirsi pi� completo. Completamente inscatolato nel sistema. La peggiore delle tirannie vestita a festa da libert�.

Un giorno torna a casa da uno dei suoi innumerevoli viaggi e qualcosa cambia. Incontra Tyler Durden e stringono uno strano rapporto.
�A volte era lui che parlava per me�. L’intero film � pieno zeppo di stranezze e piccole incongruenze che ci svelano in realt� quale sar� il vero finale.
E in un piccolo istante, come in un lapsus freudiano, quando Jack inconsciamente comincia a capire la verit�, fra se e se mormora:
�Sono il cuore spezzato di Tyler�. Parlando ovviamente di se.

Insomma Tyler � quello che Jack vorrebbe essere. � quello che jack vorrebbe pensare. � come Jack vorrebbe apparire. Regala in ogni momento piccole perle di saggezza metropolitana.
La cosa pi� divertente � come Fincher gioca con l’interno e l’esterno. Tyler fa quel noioso lavoro di montare i rulli nella sala di proiezione di un cinema. Per� fra un rullo e l’altro inserisce uno o due frame di un film porno. Ed eccolo li che durante un film per famiglie si vede �un gran bel cazzo�.
Fa parte del personaggio, � da Tyler, verrebbe da pensare. La genialit� sta nel fatto durante tutto il film che noi, spettatori nel mondo reale, stiamo guardando ci appaiono immagini velocissime di Tyler e di anotomie umane.
Fincher gioca con noi. Gioca con la realt� e la finzione. E questo devo dire che mi diverte molto.

Jack in fondo cerca in Tyler la figura paterna e la guida spirituale che non ha mai avuto nella sua vita. Jack migliora la sua vita. Ne trova un capo e una coda. Trova finalmente quella libert� che i media ci ostentano in modo quasi osceno ma che in realt� non c’�.
O almeno crede. Perch� in realt� Jack passa da una tirannia dei media alla tirannia di Tyler che gli dice cosa fare e cosa dire.

Personaggio fantastico � a mio parere quello di Marla(Helena Bonham Carter). Ruba i vestiti nella lavanderia per rivenderli nel negozio di usato che c’� di fronte. Si innamora del lato sensibile di Jack e si lascia travolgere dal sesso di Tyler. Jack, che nella sua vita prefabbricata dall’Ikea non aveva la concezione di una presenza femminile, si innamora di lei e, giustifacandosi con un �mi hai conosciuto in un momento un po’ strano della mia vita� le prende dolcemente la mano e si gusta il finale della storia.

Si, perch� come al solito, il finale di questo film l’ho molto apprezzato. � un vero e proprio finale. Il progetto anarchico Mayhem riesce a raggiungere i suoi obiettivi e tutti i palazzi degli istituti di credito crollano. �Se si cancella la traccia dei debiti. Siamo tutti uguali�. Oh beh da utopista di sinistra quale sono questa cosa non la posso non apprezzare.
E poi loro due che si prendeno per mano e guardano la distruzione della societ� e del mondo per come era conosciuta fino a quel momento. Beh ha un che di molto romantico.

Un film comunque piacevole. Il montaggio veloce e molto alla video clip. Molti storgono il naso ad una frase del genere ma a me non spiace il montaggio alla video clip. Veloce moderno intenso. Trasmette emozioni? S�. E allora siamo apposto.
La fotografia ha un che di eccezionale. I colori intensi il sangue cos� vivo e reale.
Per il resto il film regala troppo spesso perle di saggezza a buon mercato. Per quanto abbia apprezzato come in tutto il film non sia sempre chiaro e lampante chi dei due stia parlendo, se Jack o Tyler, devo dire che certi dialoghi sono un po’ sopravvalutati. Al limite della comicit�.

Certo Edward Norton ci regala un’interpretazione che lo piazza l� fra i grandi del cinema mondiale appena un gradino sotto dei vari Al Pacino De Niro e Dustin Hoffman.. inoltre � giovane e ha tempo di farsi vedere e raggiungerli con tutta calma.

Invece sorpresa per Brad Pitt che fino a questo film ho considerato un belloccio alla Ken di Barbie con poche pochissime capacit� recitative. Fa perfettamente il pazzo. Geniale quando lui va a prendere Marla e senza dire una parola la porta fuori di casa tutto ballando al ritmo di una musica inesistente.

Certo il film nel complesso � particolarmente sopravvalutato anche se qualcosa di buono ha.
Come la visione di Tyler dopo il suo avvento:

Nel mondo che vedo, uno si muove con gli alci tra le umide foreste dei canyon intorno alle rovine del Rockefeller Center. Indosser� abiti di pelle che gli dureranno per tutta la vita. Si arrampicher� per le liane che avvolgono la Sears Tower. E quando guarder� giu vedr� minuscole figure che pestano granoturco e posano striscie di carne di cervo sulla carreggiata vuota di qualche superstrada abbandonata.

La mia vita a Garden State – Numero 7 February 13th, 2006

Integralismi cinematografici

Zach Braff � un attore di fiction all�americana. � diventato famoso recitando la parte di un giovane dottore un po� stralunato e imbranato. In Scrubs, cos� si chiama la fiction dove recita, la comicit� ne fa da padrona. E lui � molto bravo.

Quindi quando ho visto per la prima volta questo film sono rimasto veramente sorpreso. Infatti poteva essere molto facile entrare nuovamente nel personaggio che lo ha reso famoso e portare il film intero nella banalit�. Invece il film � completamente diverso e inaspettatamente drammatico.

Iniziamo con il dire che questo film � stato scritto diretto e interpretato dallo stesso Zach Braff che risulta uno sceneggiatore particolarmente maturo e un regista avanzato, nonostante questo sia il primo film.

Ma torniamo al Film. Andrew(Braff) � un attore di Hollywood, ha fatto fortuna ma ora si arrabatta a fare provini e qualche show in televisione. Quello che colpisce di questo personaggio � la sua atarassia. Sembra non importargli di niente. Addirittura quando succede il dramma, muore la madre, lui sembra tornare a casa non spinto dal dolore ma perch� quasi portato di peso da una forza superiore.
Non vive le sue emozioni e non vive la sua vita.
Poi incontra Sam (la bellissima Natalie Portman) e qualcosa cambia. Lui viene rapito dal suo modo di fare entusiasta della vita. � il suo completo opposto vive tantissime emozioni e in modo molto accentuato. Tant�� che quando Andrew, appena conosciuto, le dice che era stato al funerale di sua madre lei piange come se fosse stato un suo amico di sempre.
Una persona normale si sarebbe innamorato di Sam immediatamente: bella, piena di vita e molto coinvolgente. Ma Andrew non vive le sue emozioni e anche se capisce che deve rimanere con lei, anche se non ne capisce il motivo, non riesce a intuire che piano piano le sue emozioni stanno crescendo dentro di lui.

La scena chiave del film � quella dell�abisso di Albert. Dopo una psichedelica caccia al tesoro Andrew, Sam e Mark arrivano alla loro meta. Una barca nel fondo di una cava in cui vivono una coppia con una bambina. La cosa pi� strana � la normalit� della coppia sia nell�habitat in cui � immersa sia all�interno della storia. Loro per arrivare a quel punto sono passati per i posti pi� strani incontrando le persone pi� strane. Ed � forse proprio tutta quella normalit� che rende il tutto ancora pi� strano.
Ed � lo stesso Albert a spiegarci tutti noi abbiamo il nostro abisso vicino a noi. E lui ha il coraggio di andarlo ad esplorarlo. Non lo conosce perch� dicono essere senza fondo. Ma ogni sera al calare della notte lui lo esplora.
Queste parole cambiano la vita a Andrew che capisce che � arrivato il momento di esplorare il suo abisso.

Andrew: ehi Albert tanti auguri per il suo abisso infinito
Albert: grazie, ehi anche a te

E non � un caso che il tanto agoniato bacio avvienga appena dopo questa frase.

Andrew decide di cambiare la sua vita.. di cominciare a vivere la sua vita. O almeno crede. Infatti fa la decisione sbagliata. Decide di tornare a Los Angeles a ricominciare la sua vita senza vivere il suo rapporto con Sam.
Per fortuna all�ultimo momento capir� e torner� indietro.

Il film finisce cos� un po� alla �The Graduate�. Si ricongiungono e si baciano. Ma fra le emozioni d�amore fa capolino la paura. �E ora cosa facciamo?� continua a ripetere Andrew come un mantra per allontanare la paura.

Film bello e intenso. Come regista Braff non � male e riempie l�intero film estremamente drammatico di piccole perle di mini comicit�. C�� gi� chi lo chiama il nuovo Woody Allen. Secondo me solo perch� anche lui � ebreo. Comunque futuro ci sar�.

Non tornerai vero? non ti rendi conto di quando questo sia importante, Andrew succede raramente nella vita. Possiamo risolvere tutti i problemi insieme. Io voglio aiutarti. Capisci? Abbiamo bisogno l�uno dell�altra. Lo sai che non dico bugie da due giorni?

Sul serio?

No

Porcile – Mo’s Two Cents n 5 February 11th, 2006

Mo's Two Cents

Cari lettori, l�appuntamento di questa settimana � dedicato al film che ho dovuto accantonare la settimana scorsa: Porcile di P.P.Pasolini. Tanto per cambiare la scelta cade su un regista poco conosciuto sul quale non si � detto molto, e quindi potrebbe sembrare una scelta banale. Umorismo a parte Porcile �, secondo me, uno dei film meno acclamati della produzione di Pasolini e se ne sente parlare veramente poco, correggetemi se sbaglio.
Partendo dal presupposto che molti di voi avranno visto Sal� o il Vangelo Secondo Matteo, ma in pochi avranno visto Porcile, vi do qualche notizia sul film. Le riprese avvengono in due momenti: il Novembre del 1968 e il Febbraio del 1969, prima sull�Etna e poi in una villa veronese. Cambiano anche il cast e gli addetti alla fotografia.
Questo vi fa capire che in Porcile vediamo due film in uno, completamente disgiunti, fatta eccezione per l�apparizione di Ninetto Davoli, il contadino Maracchione, nel finale di entrambe le storie. Per quanto riguarda il cast abbiamo Pierre Clementi e Franco Citti nel primo episodio, e l�incredibile trio Alberto Lionello, Ugo Tognazzi e Marco Ferreri nel secondo.
Parliamo di primo e secondo episodio facendo riferimento a quando sono stati girati, ma in realt� i due episodi sono intrecciati tra loro: il primo � ambientato sulle pendici di un vulcano (l�Etna) in un epoca che definirei di fine-medioevo (ma i lettori che sanno la storia ci daranno indicazioni pi� precise, magari dai costumi) e ci mostra un uomo selvaggio, che inizialmente uccide serpenti e si nutre di erba, per poi degenerare nel cannibalismo, riunendo attorno a s� una piccola trib� di individui barbari e primitivi. Questo episodio � assolutamente privo di dialoghi, sono le immagini a parlare, descrivendo uomini che vivono come bestie selvagge, privi di ogni valore e senza alcun rispetto per la vita umana. Il secondo episodio � ambientato nella campagna attorno a Colonia, e ci descrive le vicissitudini della ricca famiglia borghese dell�industriale Signor Klotz (Lionello). Si parte con l�ambiguo rapporto tra il rampollo della famiglia Julian e la sua ragazza Ida. Julian � un giovane apatico e svogliato, che sembra interessarsi soltanto ad una sua misteriosa passione, alla quale allude di continuo. Ida, al contrario, incarna lo spirito dei giovani sessantottini, ed � piena di voglia di manifestare e di cambiare il mondo (e Pasolini, come suo solito, ironizza aspramente sui giovani rivoluzionari borghesi). Ida vorrebbe anche amare Julian, ma si scontra con la sua misteriosa passione, della quale non riesce a capire quasi nulla.
Confrontando le due sorie vediamo che all�assenza di dialogo del primo episodio si contrappone il continuo, sterile dialogo della famiglia borghese. Nel secondo episodio l�azione � praticamente assente, tutto � incentrato attorno al dialogo. L�immobilit� di questi personaggi � sottolineata dalla catalessi in cui cade Julian, all�apice della sua incapacit� di agire, e dalla paralisi alle gambe del Signor Klotz. I dialoghi alternano citazioni e modi di esprimersi elevati a ridicole esclamazioni infantili, diventando spesso ridicoli, quasi grotteschi, che richiamano alla mente certe caratteristiche del surrealismo e di Bu�uel, che in quegli anni si preparava a chiudere la sua produzione con i suoi ultimi tre film. La firma di Pasolini � comunque ben presente in tutto il film, e la regia �, secondo me, eccezionale.
Il primo episodio prosegue in una successione di atti di violenza, cannibalismo, stupri, e chi pi� ne ha pi� ne metta, finch� gli abitanti del villaggio, allarmati, non decidono di organizzare una spedizione per catturare il manipolo di selvaggi. Nella villa dei borghesi, invece, Julian � ormai ridotto ad un vegetale, e assistiamo ad un bellissimo scambio di battute tra Ida e la signora Klotz, con quest�ultima che si ostina a dare una descrizione decisamente distorta del proprio figlio, che � in realt� molto pi� simile a come lo descrive la ragazza.
L�attenzione si sposta poi sul signor Klotz, e sul suo rivale in affari: il Signor Herdhitze. In pochi minuti Pasolini cala due assi: dapprima vediamo entrare in scena il signor Hans Guenther (il grande Ferreri), investigatore ingaggiato da Klotz per spiare il misterioso Herdhitze. Dalla relazione di Guenther scopriamo che Herditze � in realta il signor Hirt, compagno di studi di Klotz, che si � macchiato di crimini efferati durante la seconda guerra mondiale. Quando siamo ormai convinti che un dialogo non possa diventare pi� bizzarro di cos�, ecco entrare in scena Herdihitze in persona (l�inarrivabile Tognazzi) e tra i due ex-amici inizia un faccia a faccia a base di frecciatine. Klotz punzecchia il rivale mostrando di sapere cosa sia successo con i �commissari bolscevichi ebrei�, e Herdhitze risponde a tono facendo leva sulla perversione nascosta di Julian. Questo batti e ribatti � veramente eccezionale e non credo di essere in grado di descriverlo degnamente, quindi guardatevi il film e vi assicuro che non ve ne pentirete.
La vicenda dei cannibali si chiude con la loro cattura e con una dura condanna a morte, il �capo cannibale� rifiuta di pentirsi anche di fronte al crocefisso e ci lascia pronunciando l�unica battuta di questo episodio. Il secondo episodio non pu� che chiudersi continuando il contrappunto che ha accompagnato tutto il film: i due rivali in affari diventano soci, mettendo a tacere le reciproche vergogne. La perversione di Julian ci viene infine svelata (dopo aver visto il film due volte direi che si capiva gi� da un bel po�, ma la prima volta avevo faticato a capire), ma, dopo tanto parlare, anche questa viene messa sotto silenzio.
Mi fermo qui, e attendo i vostri commenti. Se non avete visto il film ve lo consiglio vivamente: Pasolini, Tognazzi e Ferreri (che vedremo prima o poi su questi schermi) insieme non vi capitano tutti i giorni.

Ho ucciso mio padre, mangiato carne umana e sto tremando di gioia

Toro Scatenato – Numero 6 February 6th, 2006

Integralismi cinematografici

Il primo approdo di un integralismo cinematografico fuori dagli italici confini avviene con quello che secondo me � il pi� talentuoso dei �movie brats�, i ragazzacci del cinema: Martin Scorsese.
Fino alla met� degli anni settanta Hollywood creava film �con lo stampino�: sempre le stesse storie che venivano girate da registi che venivano definiti degli �operai specializzati� dell�industria del Cinema.
Insomma erano gli studios che decidevano quale film, con quale storia e a chi farlo fare.
Poi sono arrivati i movie brats: Scorsese, De Palma, Spielberg, Lucas e Coppola. Stessa cultura e stessa formazione cinematografica.
Erano i rivoluzionari del cinema, avevano per un breve periodo, creato un filone di puro sperimentalismo caratterizzato da una sfrontata e frontale contestazione ai grandi Studios.
Poi, passata la spinta rivoluzionaria, loro riuscirono nell�arduo compito di unire i soldi degli Studios con la loro voglia di sperimentalismo e i risultati di critica e di pubblico.

Martin Scorsese � un figlio dei quartieri di New York. E questo traspare in tutti i suoi film. Da piccolo viveva in uno di questi quartieri a stretto contatto con miseria e terrorizzante violenza. Lui stesso ci racconta che un bambino di otto anni di fronte all�orrore scappa per� �io non potevo correre perch� avevo l�asma. Allora non fuggivo ma guardavo. � in quel periodo che ho imparato a vedere�.
Voleva diventare prete e intraprese la strada del seminario. Le sue amicizie poco raccomandabili lo fecero espellere dal eminario. Quella di Scorsese � una storia veramente da film: seminario, amicizie poco raccomandabili, droga e fallimenti coniugali. Quello che mi sorprende � che in tutto questo marasma che � stata la sua vita ecco spuntare dei film che sbocciano come fiori, di una genialit� e di un bellezza estetica fuori dal comune.

Toro Scatenato � un film che Scorsese non voleva fare. Invischiato nei problemi e con un altro divorzio passava di tutto per la mente di Scorsese fuorch� fare un film. Ma De Niro si sa, � un tipo coriaceo.
� infatti merito del buon Bob che Martin Scorsese si convinse.
La storia aveva stregato De Niro che era uscito da successi come Taxi Driver dell stesso Scorsese e il secondo capitolo della trilogia de �Il Padrino� di Coppola. La storia ci racconta l�abnegazione di De Niro come attore: passa giorni interi con Jake La Motta e sua moglie per capire a fondo i personaggi e si allena per un anno intero con il toro del Bronx. Lo stesso La Motta dopo un anno dir� che De Niro, dopo pi� di mille round di allenamento effettuati, sarebbe stato pronto per il pugilato professionistico.
Senza contare che la leggenda di questo film e di De Niro attore si � formata quando le riprese sono state fermate per quattro mesi per dar modo a Bob di ingrassare trenta chili per interpretare un Jake La Motta in declino.

Ma torniamo al film. La prima cosa che colpisce � sicuramente la scelta, ai tempi rischiosissima per i botteghini, del bianco e nero. La leggenda ci racconta come questa scelta sia stata una questione di guantoni: infatti qualcuno fece notare a Scorsese come ai tempi i guantoni non fossero rossi e che ci volevano guanti neri, lui piuttosto di girare senza guanti rossi opt� per il bianco e nero.
Da sottolineare � come questa scelta comportasse tutto un diverso modo di girare. Infatti non avendo tutta la gamma dei colori nel bianco e nero le luci e quindi la fotografia diventano ancora pi� essenziali e fondamentali di quanto lo siano normalmente.

Insomma Toro Scatenato, Raging Bull titolo originale, � la storia di questo pugile, Jake La Motta (De Niro): racconta la sua parabola, la sua ascesa al titolo dei pesi medi e il suo declino.

Jake La Motta � un personaggio un po� irritante, fastidioso a tratti. Ha un comportamento odioso. Violento anche in casa e prepotente oltre che maschilista e irrimediabilmente sospettoso. Lo stesso La Motta, quando � andato a vedere il film nelle sale un po� depresso chiese alla ex moglie Vickie �Ero veramente cos� e pare che lei abbia risposto �Tu eri peggio�.
Ma la magia di questo film � che Scorsese e De Niro riescono in qualche modo a fare affezionare lo spettatore a questo strano personaggio. Si tifa per lui in ogni match. Sia questo sul ring o nella vita.

I match sono in realt� la parte che esprime il vero genio di Scorsese. Tutti gli incontri sono fra loro diversi e unici.
Lo stesso Scorsese ci racconta: �Per le sequenze dei combattimenti io e Michael Chapman, l�operatore, trovavamo ogni giorni enormi difficolt� per sistemare fisicamente le macchine in modo da ottenere le inquadrature che volevamo�. Nonostante questo il risultato � esaltante.
Ad esempio il primo match che vediamo con Sugar Rey Robinson, suo rivale indiscusso, � molto chiaro, limpido. Il Ring � spazioso e bello largo: tutto portava a come viveva in quel momento il match Jake La Motta. Essendo un match in cui lui ha dominato, in cui lui aveva il completo controllo l�immagine � semplice.
Cosa che non avviene nel secondo match con Robinson. Qui le immagini sono molto confuse. Tutto sembra molto sfocato. Il Ring sembra inserito in un girone infernale con il fumo che lo circonda. Infatti anche qui rivediamo tramite le immagini lo stato psico-fisico del pugile. Lui credeva di aver battuto Rey dopo averlo steso due volte. Perder� ai punti.
Jake La Motta intanto aveva vinto con tutti, era diventato campione anche grazie agli aiuti della malavita del suo quartiere. Jake � pronto per prendersi il titolo che gli spetta. La tensione che viene dipinta nella scena della stanza d�albergo prima del match � pazzesca. � presente nell�aria si pu� quasi toccare. De Niro riesce con questa interpretazione a farci vedere l�enormit� del suo talento.
E in quasi in un botta e risposta Scorsese risponde con un piano sequenza perfetto nella scena dopo. Dagli spogliatoi dove Jake si sta scaldando si esce e seguiamo il pugile e il suo staff per i corridoi fino all�area e al ring in un crescendo di emozioni tensione e adrenalina fenomenale. Vincer� il titolo e coroner� il suo sogno.
A concludere il ciclo dei suoi incontri c�� il match valevole per il titolo sempre con Sugar Rey. Perder� e anche qui tutta la scena � in empatia con il pugile. I due opponenti combattono alla pari per quasi tutto il match. Fino a quando il match cambia e Sugar Rey ha la meglio. Montaggio geniale della scena con immagini ravvicinate e veloci con colpi secchi e di un realismo e crudezza impressionante. Ma la differenza di questa scena la fa il montaggio sonoro che intervalla momenti di pi� completo silenzio a momenti in cui le urla del pubblico e il rumore sordo dei pugni sono altissimi. Come gi� detto vince Robinson ma Jake si avviciner� e gli urler� in faccia la sua vittoria:� Non sono andato gi� Rey, non mi hai fatto andare gi� Rey�.

Da quel momento la vita di Jake cambia. Compra un locale e diventa un cabarettista, un uomo di spettacolo. Cosa che non mi stupisce molto in quanto anche il pugilato per lui era spettacolo. E lo si capisce quando lui si ricicler� in questa nuova forma di spettacolo. Anche se meno di successo. Infatti arriveranno i guai. I debiti e la galera. Il divorzio con sua moglie Vickie.

Personaggio fondamentale e perfettamente interpretato da Joe Pesci � il fratello di Jake La Motta. Un�interpretazione fantastica e mi spingerei a dire quasi pari a quella di De Niro che, non so per quale motivo, non gli � valsa l�oscar per miglior attore non protagonista.

Importante � da sottolineare come il montaggio di questo film, come di tutti i film di Scorsese, siano probabilmente quel valore aggiunto che rendono qualsiasi opera di questo regista arte. Tutto merito di Thelma Schoonmaker che, a mio parere, � forse una delle migliori montatrici che ci siano al mondo. Ha vinto due oscar per il miglior montaggio di Toro Scatenato e di The Aviator, entrambi di Scorsese.

Film al limite della perfezione ancora una volta Scorsese ci dimostra cosa voglia dire fare un film e fare il Regista (s� con la R maiuscola). Peccato che queste lezioni di Cinema (s� s�, con la C maiuscola) non vengano comprese dall�accademia degli Oscar che si ostina ancora a non dargli quello che � suo di diritto: l�oscar come miglior regista.

Vi lascio, anche questa settimana con un piccolo monologo tratto da Toro Scatenato:

Me li ricordo ancora gli applausi me li sento ancora nelle orecchie. E me li porter� dietro per tutta la vita. Ricordo una sera, mi tolsi l�accappatoio e casc� il mondo: avevo scordato i pantaloncini.

Mi ricordo tutti i K.O., tutti i ganci tutti i jeb, � il sistema peggiore per fare una bella cura dimagrante.
La mia non � stata una vita squallida. Anch�io ho avuto� e mi farebbe piacere sentirmi applaudire quando recito come fate con � quando recita Shakespeare. �Un cavallo un cavallo il mio regno per un cavallo� Io sono sei mesi che non ne becco uno!

Ma io non sono Oliver, anche se mi farebbe piacere. E poi lo vorrei vedere sul quadrato recitare
se con Sugar si misurasse
chiss� quante ne pigliasse.
Per cui datemi una rima
Jack il toro si scatena
Perch� oltre il pugilato
Sono attore raffinato!

QUESTO � SPETTACOLO (that�s Enterteinment)

Il settimo sigillo – Il quarto Mo’s Two Cents February 4th, 2006

Mo's Two Cents

Cari lettori, benvenuti ad una puntata un po� travagliata dei Mo�s Two Cents. Per non annoiarvi avevo deciso di cambiare ragista, ma un problema tecnico mi ha impedito di recensire il film che avevo scelto (lo tengo in caldo per la settimana prossima).
Il film di oggi � quindi �Il settimo sigillo� di Bergman, del 1957, scelto, visionato e recensito senza pensarci troppo, vediamo cosa ne esce fuori. Su Bergman vi posso dire poco, dato che � un autore che non ho conosco in modo approfondito. La cosa che pi� mi preme sottolineare � che Bergman appartiene alla categoria degli �autori�, cio� di quei registi che curano la propria opera in prima persona sotto tutti gli aspetti.
Parlando del film, anche chi non l�ha visto ne avr� sicuramente sentito parlare, probabilmente riassunto in �c�� un tipo che gioca a scacchi con la morte�. In effetti il film si apre proprio cos�: un cavaliere stanco con insegne da crociato giace su una spiaggia, assieme al suo scudiero, e la morte si avvicina a lui per annunciargli che la sua ora � giunta. Il cavaliere ha al suo fianco una scacchiera e sorprende la morte sfidandola, mettendo in palio la propria vita. Le intenzioni di Antonius Block (il crociato interpretato da Max von Sydow) sono di temporeggiare, ritardando il momento della sua morte, in modo da poter risolvere alcune questioni, trovare risposte ad alcune domande che nella sua vita da combattente ha troppo spesso trascurato.
L�inizio del film � decisamente particolare, cos� come la struttura della pellicola, che sembra organizzata come un�opera teatrale. I personaggi sono pochi e sappiamo poco di loro, il poco che si sa lo apprendiamo dalle loro parole. I luoghi in cui si svolge la vicenda sono ridotti al minimo: la spiaggia, il villaggio, la foresta e il castello e gli stacchi da un luogo all�altro sono netti, come in un cambio di scenografia teatrale. Anche la regia segue questa tendenza: lunghi piani sequenza e pochi, anzi pochissimi, movimenti di macchina. Le inquadrature sono spesso �pittoriche� con i personaggi fermi sulla scena, disposti con estrema cura come in un quadro, l�azione � minima, tutto � incentrato sui dialoghi.
Dopo il cavaliere e lo scudiero, viene introdotto il personaggio dell�attore-saltimbanco, accompagnato dalla moglie. Jof � un personaggio chiave del racconto: � un attore, un prestigiatore, un giocoliere, un visionario, ma di lui parleremo tra poco. Quando la vicenda si sposta nel villaggio il quadro dei personaggi si completa. Ai quattro che abbiamo gi� nominato si aggiungono una ragazza, concupita in modo un po� brusco dallo scudiero Jons, il fabbro del paese e sua moglie, che lo tradisce con un attore.
La compagnia particolarmente eterogenea si muove sullo sfondo di un villaggio popolato da beceri villani e soldati, dediti alla caccia alle streghe e agli untori, e terrorizzati da un giorno del giudizio che sembra sempre pi� vicino, annunciato dalla peste.
In questa ambientazione pre-apocalittica Bergman affronta i grandi temi della fede e della religione, mostrando due personaggi opposti tra loro. Antonius Block, il cavaliere, � riflessivo, distaccato da ci� che accade attorno a lui (notate come non entri quasi mai in contatto fisico con nessuno). Antonius cerca risposte dentro di s�, provando rabbiosamente a convincersi dell�esistenza di un Dio che non si manifesta, ma senza trovare una fede sicura. Antonius affronta i suoi dubbi senza paura, sfidando la morte e riuscendo a tratti a tenerle testa, spingendosi anche a cercare il diavolo, dato che non riesce a trovare un Dio. Dall�altra parte troviamo lo scudiero Jons, uomo disilluso e concreto. Jons non sembra interessato alla fede e non ha alcun interesse nella vita oltre la morte, sembra pi� interessato a combattere il male terreno, infatti lo troviamo spesso coinvolto in scontri fisici. I due rappresentano due modi diversi di distinguersi dalla fede cieca e fanatica che troviamo invece sullo sfondo del villaggio, tra la giustizia sommaria dei roghi e le disperate flagellazioni di chi cerca di esorcizzare la peste.
Definito il quadro dei personaggi (sono sette, sar� un caso?) si parte per un viaggio che porter� al castello di Antonius, passando per una foresta maledetta, che viene presentata come luogo orribile e popolato da mostri. Nella foresta si svolge una scena molto particolare, che ho gradito molto: il fabbro incontra l�attore che gli ha rubato la moglie e i due si affrontano in un duello verbale, ancora una volta molto teatrale, al quale assistono Jof e Jons. Nel dialogo tra i due, con la moglie del fabbro che �rimbalza� dall�uno all�altro, si concentrano le banalit� della vita di coppia, puntualmente anticipate dal cinico scudiero, che siede dietro ai due contendenti e commenta l�azione dall�esterno, come uno spettatore. Il duello di eloquenza sembra volgere, ovviamente, a favore dell�attore, che sembra poter sopraffare il fabbro sempliciotto, per giunta accecato dalla rabbia, ma ora Jons si trasforma da spettatore in suggeritore, aiutando il fabbro ad avere la meglio, grazie a frasi non sue. La scena si chiude con il finto suicidio dell�attore, che inganna soltanto il fabbro.
Nella foresta vediamo anche la conclusione della partita a scacchi (che non vi racconter�) e l�attore decide di abbandonare il gruppo, destando la perplessit� della moglie che non crede alle sue visioni.
Il film si conclude con l�arrivo al castello, dove Antonius ritrova la moglie e il gruppo affronta la morte per la resa dei conti (e con la moglie e la morte si torna di nuovo a sette personaggi). Ancora una volta il cavaliere e lo scudiero si contrappongono in atteggiamenti opposti, il primo prega, avendo forse trovato la fede, e l�altro affronta il nemico a testa alta, senza mai vacillare nella sua sicurezza.
Concludendo, spendo ancora due parole sul personaggio dell�attore, che nel finale commenta gli avvenimenti dall�esterno, e per la prima volta si vede la figura di un narratore. I fatti, fino ad ora, non erano mai stati commentati o raccontati da nessuno. Aggiungiamo che l�attore � anche colui che vede ci� che gli altri non possono vedere, e per questo viene deriso ed emarginato, e tiriamo le somme: credo che ci sia una forte proiezione del regista in questo personaggio, considerando che Bergman era un personaggio abbastanza emarginato dalla societ�, spesso ossessionato dalla spiritualit� e dalla religione.

Oggi niente citazione finale, perch� non saprei proprio quale scegliere, babba bia a tutti!!