Porcile – Mo’s Two Cents n 5 February 11th, 2006
Mo's Two CentsCari lettori, l�appuntamento di questa settimana � dedicato al film che ho dovuto accantonare la settimana scorsa: Porcile di P.P.Pasolini. Tanto per cambiare la scelta cade su un regista poco conosciuto sul quale non si � detto molto, e quindi potrebbe sembrare una scelta banale. Umorismo a parte Porcile �, secondo me, uno dei film meno acclamati della produzione di Pasolini e se ne sente parlare veramente poco, correggetemi se sbaglio.
Partendo dal presupposto che molti di voi avranno visto Sal� o il Vangelo Secondo Matteo, ma in pochi avranno visto Porcile, vi do qualche notizia sul film. Le riprese avvengono in due momenti: il Novembre del 1968 e il Febbraio del 1969, prima sull�Etna e poi in una villa veronese. Cambiano anche il cast e gli addetti alla fotografia.
Questo vi fa capire che in Porcile vediamo due film in uno, completamente disgiunti, fatta eccezione per l�apparizione di Ninetto Davoli, il contadino Maracchione, nel finale di entrambe le storie. Per quanto riguarda il cast abbiamo Pierre Clementi e Franco Citti nel primo episodio, e l�incredibile trio Alberto Lionello, Ugo Tognazzi e Marco Ferreri nel secondo.
Parliamo di primo e secondo episodio facendo riferimento a quando sono stati girati, ma in realt� i due episodi sono intrecciati tra loro: il primo � ambientato sulle pendici di un vulcano (l�Etna) in un epoca che definirei di fine-medioevo (ma i lettori che sanno la storia ci daranno indicazioni pi� precise, magari dai costumi) e ci mostra un uomo selvaggio, che inizialmente uccide serpenti e si nutre di erba, per poi degenerare nel cannibalismo, riunendo attorno a s� una piccola trib� di individui barbari e primitivi. Questo episodio � assolutamente privo di dialoghi, sono le immagini a parlare, descrivendo uomini che vivono come bestie selvagge, privi di ogni valore e senza alcun rispetto per la vita umana. Il secondo episodio � ambientato nella campagna attorno a Colonia, e ci descrive le vicissitudini della ricca famiglia borghese dell�industriale Signor Klotz (Lionello). Si parte con l�ambiguo rapporto tra il rampollo della famiglia Julian e la sua ragazza Ida. Julian � un giovane apatico e svogliato, che sembra interessarsi soltanto ad una sua misteriosa passione, alla quale allude di continuo. Ida, al contrario, incarna lo spirito dei giovani sessantottini, ed � piena di voglia di manifestare e di cambiare il mondo (e Pasolini, come suo solito, ironizza aspramente sui giovani rivoluzionari borghesi). Ida vorrebbe anche amare Julian, ma si scontra con la sua misteriosa passione, della quale non riesce a capire quasi nulla.
Confrontando le due sorie vediamo che all�assenza di dialogo del primo episodio si contrappone il continuo, sterile dialogo della famiglia borghese. Nel secondo episodio l�azione � praticamente assente, tutto � incentrato attorno al dialogo. L�immobilit� di questi personaggi � sottolineata dalla catalessi in cui cade Julian, all�apice della sua incapacit� di agire, e dalla paralisi alle gambe del Signor Klotz. I dialoghi alternano citazioni e modi di esprimersi elevati a ridicole esclamazioni infantili, diventando spesso ridicoli, quasi grotteschi, che richiamano alla mente certe caratteristiche del surrealismo e di Bu�uel, che in quegli anni si preparava a chiudere la sua produzione con i suoi ultimi tre film. La firma di Pasolini � comunque ben presente in tutto il film, e la regia �, secondo me, eccezionale.
Il primo episodio prosegue in una successione di atti di violenza, cannibalismo, stupri, e chi pi� ne ha pi� ne metta, finch� gli abitanti del villaggio, allarmati, non decidono di organizzare una spedizione per catturare il manipolo di selvaggi. Nella villa dei borghesi, invece, Julian � ormai ridotto ad un vegetale, e assistiamo ad un bellissimo scambio di battute tra Ida e la signora Klotz, con quest�ultima che si ostina a dare una descrizione decisamente distorta del proprio figlio, che � in realt� molto pi� simile a come lo descrive la ragazza.
L�attenzione si sposta poi sul signor Klotz, e sul suo rivale in affari: il Signor Herdhitze. In pochi minuti Pasolini cala due assi: dapprima vediamo entrare in scena il signor Hans Guenther (il grande Ferreri), investigatore ingaggiato da Klotz per spiare il misterioso Herdhitze. Dalla relazione di Guenther scopriamo che Herditze � in realta il signor Hirt, compagno di studi di Klotz, che si � macchiato di crimini efferati durante la seconda guerra mondiale. Quando siamo ormai convinti che un dialogo non possa diventare pi� bizzarro di cos�, ecco entrare in scena Herdihitze in persona (l�inarrivabile Tognazzi) e tra i due ex-amici inizia un faccia a faccia a base di frecciatine. Klotz punzecchia il rivale mostrando di sapere cosa sia successo con i �commissari bolscevichi ebrei�, e Herdhitze risponde a tono facendo leva sulla perversione nascosta di Julian. Questo batti e ribatti � veramente eccezionale e non credo di essere in grado di descriverlo degnamente, quindi guardatevi il film e vi assicuro che non ve ne pentirete.
La vicenda dei cannibali si chiude con la loro cattura e con una dura condanna a morte, il �capo cannibale� rifiuta di pentirsi anche di fronte al crocefisso e ci lascia pronunciando l�unica battuta di questo episodio. Il secondo episodio non pu� che chiudersi continuando il contrappunto che ha accompagnato tutto il film: i due rivali in affari diventano soci, mettendo a tacere le reciproche vergogne. La perversione di Julian ci viene infine svelata (dopo aver visto il film due volte direi che si capiva gi� da un bel po�, ma la prima volta avevo faticato a capire), ma, dopo tanto parlare, anche questa viene messa sotto silenzio.
Mi fermo qui, e attendo i vostri commenti. Se non avete visto il film ve lo consiglio vivamente: Pasolini, Tognazzi e Ferreri (che vedremo prima o poi su questi schermi) insieme non vi capitano tutti i giorni.
Ho ucciso mio padre, mangiato carne umana e sto tremando di gioia







Pasolini per me è sempre
Pasolini per me è sempre stato un mezzo mistero. Come facesse ad essere artista in così tanti campi e esserlo in maniera superlativa.
È storia che lui abbia iniziato dalla poesia e dalla prosa per rimanerne insoddisfatto. Per lui non erano abbastanza complete… approda al cinema e TAC, si sente finalmente artisticamente completo.
Totò, che era Totò, vagò alla ricerca di un regista che valorizzasse le sue
doti di attore… La figlia di Totò ci racconta che lui morì con il rammarico di aver trovato quel regista sul finire della sua vita. Per fotuna finirono Uccellacci e Uccellini…
Tornando a Pasolini… Ha sempre voluto scuotere l’opinione pubblica, molto perbenista e borghesotta, lasciandola a volte senza parole.
La sua morte forse è l’estremo di questa sua visione? molti ne parlano…
Ciao Teo, ho preso il sito
Ciao Teo, ho preso il sito dai preferiti di Jimmy… vedo che ci metti molto impegno e volont
Uhm…. ma sinceramente non
Uhm…. ma sinceramente non mi sembra di trattare solo la trama…
Toro scatenato mi sembrava fatto bene…
mi piace parlare più dei personaggi che della trama… se guardi C’eravamo tanto amati o Otto e mezzo mi sembra addirittura di essere un po’ troppo personale…
non so… a me non sembra…
ho letto più o meno tutto,
ho letto più o meno tutto, fermandomi molto sul settimo sigillo… cmq oh… se credi che sbaglio fai finta che io non ti abbia detto niente…
Ci mancherebbe altro…
Ci mancherebbe altro… tutte le critiche sono ben accette… il concetto è visto che è una cosa che non solo mi risulta nuova ma addirittura opposta a quella che credo sia la realt