Cinema Blog

…there’s a new movie sheriff in town…

Archive for March, 2006

Il Caimano - numero 12 March 29th, 2006

Integralismi cinematografici

Primo Integralismo Cinematografico in tempo reale. Eh s� perch� questa settimana ho deciso di lanciarmi in quello che � un po’ l’evento cinematografico primaverile.
Moretti si o Moretti no? Un film che fa bene alla sinistra o un possibile effetto Michael Moore?

Ma partiamo con calma.
Nanni Moretti inizia un nuovo film. Si dice che non sar� pi� lui l’attore protagonista, si dice che sar� un film su Berlusconi. Ma tutto, tutto anche parte del cast, � coperto dal pi� completo silenzio.

Furbo � stato l’ottimo Fabio Fazio che ha chiesto al regista: �Nanni, hai visto? hanno messo le elezioni 22 giorni dopo l’uscita del tuo film�.

Ed � cos�, tutti che hanno iniziato con recensioni preventive, come lo stesso Moretti le ha definite, con interviste da entrambi gli schieramenti di �dichiarazioni di veduta�.

Per favore, smettetela di pensare che il Caimano � un film su Berlusconi. Penso sia da idioti credere che Moretti, di cui ho una stima cinematografica pressoch� enorme, possa basare un suo intero film solo su un discutibile e, diciamo, poco pulito avversario politico.
Berlusconi � in realt� solamente un pretesto, il motore che fa muovere tutte le altre storie che popolano il copione.

In tutti i personaggi c’� un po’ dell’autore ed � per questo che � giusto per me dire che � essenzialmente un film Moretti.
Pensateci Moretti regista che sente il bisogno fisico e fisiologico di fare un film su Berlusconi �perch� la gente deve sapere�, perch� non � normale che in uno stato civile non si possa parlare di certe cose che rimangono a tutti gli effetti dei Tab�.
E non � un caso che il film che vuole essere prodotto all’interno della storia abbia lo stesso nome del film che stiamo guardando.
Jasmine Trinca inoltre dimostra di essere cresciuta, di non essere pi� la ragazza adolescente di �La stanza del figlio� o �La meglio giovent�. Giovane donna interpreta una versione di Moretti giovane, testarda e determinata, come era lo stesso Moretti agli esordi, ma non priva di sporadiche ma profonde insicurezze.

E poi c’� il personaggio di Silvio Orlando un produttore che si pone come duale, o meglio ancora versione invecchiata, del personaggio di Jasmine Trinca. Stanco e affaticato dalla vita e dalla fatica di essere un produttore in difficolt� finanziaria si imbarca in un progetto pi� per disperazione che perch� ci crede. E questo cambier� bene o male le sue sorti.
Moretti ci racconta tutto il suo dramma e in tutte le angolazioni del caso: economiche, professionali, personali e familiari.
Racconta un personaggio indagando perfettamente il suo intimo, il suo essere padre di famiglia prima di tutto. Le scene con la moglie e con i figli sono piccole perle di quotidianit� familiare che non stonano ma aggiungono profondit� e completezza al personaggio.
Senza parlare della storia di amore con sua moglie. Si lasciano e lui ne vive al pieno il dramma non riuscendo a superarne il distacco. �Che cazzo ti ho fatto eh?� le urler� preso dallo sconforto nel momento pi� basso della sua disperazione.
Ironia della sorte dopo l’atto finale del loro matrimonio le cose torneranno come prima e Moretti ci racconta il loro amore in un modo molto bello ed inusuale: loro due in due macchine diverse (la sua un pochino pi� rovinata e �malconcia�) che continuano a superarsi, salutarsi e cercarsi.

Di nuovo Moretti qualcuno potrebbe dire. Di nuovo il Moretti sottile arguto e pungente di �Palombella Rossa� unito al Moretti divertente, ironico e dissacrante di Aprile.
Non son mica tanto d’accordo. �La stanza del figlio�, e spezzer� ora una lancia a suo favore, era anche quello Moretti. Le scene di famiglia e di calore familiare che prima di Aprile non erano nemmeno contemplate nelle sue opere ora ne sono una parte dominante. � un Moretti cresciuto e maturo forse.
Ed � lui stesso a suggerirci la chiave di lettura dell’intero film.
Silvio Orlando, Jasmine Trinca e Moretti sono in una macchine e mentre Nanni guida canta a squarciagola una canzone, situazione esattamente identica ad una scena di �La stanza del figlio�, e lo fa come per prendere in giro i suoi detrattori e a dirgli: �vedete anche quello era Moretti�.
Detto questo arriva il suo piccolo manifesto sul film che ha girato: �Non l’ho letta la sceneggiatura ma so gi� di cosa parla. Parla di quello che si vuol sentire dire il popolo della sinistra: Berlusconi si fa il lifting e gli riesce male, Berlusconi si fa il trapianto e gli riesce male. Chi voleva informarsi lo ha gi� fatto�.
Ed � proprio cos�. Moretti non informa. Moretti racconta una storia che non c’entra niente con Berlusconi e la sua ascesa al potere. Non ne ha la minima intenzione.
Che sia chiaro, non � che manca un giudizio sul cavaliere e sulla sua storia. Anzi…

Come al suo solito Moretti ama autocitarsi e quindi vediamo anche una bellissima scena, in un momento in cui, magicamente, tutto va bene e si sistema senza la minima fatica, che chi sta lavorando al set balla a tempo di musica, proprio come si faceva alla fine di �Aprile� e proprio come si fa nella pi� grande opera mai realizzata da Nanni Moretti, il musical su un pasticcere trotzkista nell’Italia degli anni cinquanta. E, come ho sempre detto, non � un’autocitazione violenta, inutilmente auto celebrativa, ma ha un che di familiare, tipicamente morettiano e soprattutto mai fastidioso.

Ed � esattamente cos�. Per quanto Moretti si sia ispirato per temi e storia alle vicende che hanno contornato il documentario di Enrico Deaglio �quando c’era Silvio� (che anche cita mi sembra nei vari discorsi del personaggio di Orlando) non ha nessuna intenzione di essere storiografico, di spiegare da dove arrivino tutti quei soldi.
Moretti racconta la storia dei suoi personaggi e poco bada a Berlusconi. Le uniche immagini del Cavaliere sono quelle dell’infausta scenetta del Kapo a Strasburgo con Schulz. E sono propedeutiche ad una presa di posizione del protagonista.

I due protagonisti, Silvio Orlando e Jasmine Trinca, sono stati, a mio parere ineccepibili.
Jasmine Trinca, cresciuta, maturata, diventata donna e attrice seria e consapevole � diventata un punto fermo per Nanni Moretti. Basti dire che l’unica altra donna a fare due film con questo regista � stata Laura Morante: per lei per� ci sono voluti venti anni per rincontrare Nanni.
Ma gi� con “la stanza del figlio” Moretti era particolarmente entusiasta di questa piccola perla che aveva trovato.
Silvio Orlando, beh, probabilmente ha trovato in Moretti quello che � il suo regista preferito, colui che riesce a indirizzarlo meglio rendendo la sua ottima capacit� recitativa magistrale.

Non sto a svelare, per questione di rispetto, il finale del film. Ma penso che questo sia uno dei finali pi� inattesi, e quindi si spiega il perch� si tutto il silenzio che ha circondato il film, e emotivamente violenti che lo stesso Moretti abbia mai fatto.

Ricordandovi che a fine maggio c’� Cannes dove Moretti � amato come pochi e Berlusconi odiato come meno ancora, vi lascio con una piccola citazione, questa volta a memoria:

E� inutile fare un film sulla storia di Berlusconi perch� tutti sanno
gi� tutto e poi lui ha gi� vinto: ci ha cambiato la testa 30 anni fa�.

American Graffiti - Numero 11 March 20th, 2006

Integralismi cinematografici

Dov’eri nel 1962? George Lucas riassume nel sottotitolo tutto ci� che rappresenta questo film.
American Graffiti � infatti una summa perfetta di tutto ci� che era l’atmosfera che si respirava in quegli anni in cui non c’era ancora il Vietnam, Kennedy era ancora vivo e c’era solo tanta vita da vivere davanti a se.

Il film poteva diventare solo una pellicola generazionale per un pubblico pressoch� adolescenziale. In realt� Lucas si spinge in una tematica un pochino pi� corposa. Quattro amici che si trovano davanti una notte che cambier� in modo radicale la loro vita. Una notte che in qualche modo si pone come separatore fra la vita da adolescente e quella da Adulto.

Questa storia ebbe in realt� molto pi� successo di quanto gli stessi Lucas e Coppola che fecero anche da produttore, potessero mai sperare.
American Graffiti, oltre a consacrare Lucas come regista di livello superiore, lanci� nel mondo del Cinema attori che rimangono, nel bene e nel male, sulla cresta dell’onda anche oggi: infatti Ron �Ricky Cunningham� Howard e Harrison �Han Solo� Ford iniziano da qui quella che sar� una carriera lunga e longeva nel mondo del cinema.
Ottima la prestazione di Cindy Williams che ricorderemo in futuro per essere stata la Shirley della fortunata serie televisiva spin-off di Happy Days �Shirley e Laverne�.

Quattro amici si trovano quindi davanti alla notte che li porter� a crescere e prendere nuove strade.
Le singole storie di per se non sono niente di trascendentale. Raccontano quattro avventure che potrebbero bene o male essere capitate a qualsiasi ragazzo.
C’� il bravo ragazzo innamorato Steve Bolander (Howard) e quello invece che non riesce ad accettare il ruolo di quello che ha gi� una vita prestabilita, studio lavoro famiglia e chiesa, John Milner (Dreyfuss). Entrambi vogliono scappare da quella citt� che li ingabbia e che sentono troppo stretta per loro. Ma mettere le ali e volare � molto pi� difficile di quanto sembri.
Poi c’� John (Lemat) che invece ha accettato il suo ruolo di �bullo�, buono, generoso, con il pacchetto di sigarette nel risvolto della maglietta e il pettine da far passare nei capelli impomatati.
Ed infine lo sfortunato e impacciato Terry (Charlie Martin Smith) che prova i suoi timidi e goffi approcci con l’altro sesso.
� anche qui il modo di raccontarle che fa la differenza. Ognuno di noi viene catturato dalla normalit� dei personaggi e si identifica nei loro comportamenti da adolescenti.
Inoltre ho trovato particolarmente azzeccato il personaggio di Lupo Solitario: vera e propria icona della generazione tutti i personaggi si riferiscono a lui come un vero e proprio eroe, un mito da seguire e imitare.
Lui in cambio per tutto il film cura e protegge i protagonisti quasi fossero dei fratelli minori. Per tutto il film la sua trasmissione fa da sottofondo alle immagini. Tutte le canzoni tutti i commenti che fa sembrano consigli che elargisce a chi � in difficolt� in quel momento.

Insomma nel totale un film piacevole anche se lontanissimo dal Lucas di Star Wars e dell’intera saga dove predomina da un lato l’effetto speciale e dall’altra la politica.
Questo � un film legato molto ai personaggi e all’atmosfera che l’ambietazione riesce a regalare.
Infatti dopo il successo di questo film ci fu un grande ritorno alle atmosfere degli anni ‘50 che port� alla edizione di uno degli show televisivi pi� visti e seguiti: Happy Days!

"a dunque ho qui una dedica di un amico di lupo solitario. Lui vuole che dedichi il prossimo disco ad una ragazza bionda su una thunderbird, una thunderbird bianca. Il mio amico si chiama Curt e vuole parlare con te, pupa. Dice che o vi incontrate a Burger City o tu gli telefoni a Diamond 3132. Curt � un mio caro amico. Quindi � meglio se lo chiami se no Lupo solitario ti viene a prendere e ti porta via eh!"

Duel - Numero 10 March 13th, 2006

Integralismi cinematografici

Ventiquattro anni e tanta voglia di raccontare storie. Questo � Duel il lungometraggio di esordio del “narratore di sogni” della nostra epoca Steven Spielberg.

Prodotto inizialmente per la televisione e poi ridistribuito al cinema dopo il successo straripante di E.T., Duel � una grande dichiarazione di intenti per il futuro di Spielberg regista.

Idea di per se molto originale: un commesso viaggiatore supera in macchina un’autocisterna che lo perseguiter� per tutto il suo viaggio cercando di ucciderlo, in quello che � a tutti gli effetti un vero e proprio duello.

Per tutta la lunghezza del film impera la fuga e l’inseguimento in un susseguirsi di immagini che coinvolgono lo spettatore in modo impressionante: basti dire che per tutto il film il parlato � di gran lunga in secondo piano, solo nella seconda parte del film cominciamo a sentire un quasi monologo interiore del protagonista, eppure il film continua in una scioltezza impressionante.

C’�, in una forma embrionale, quello che sar� Spielberg per il Cinema mondiale. Non racconta la storia in se ma racconta la paura assillante e il terrore che circonda la storia.

Il protagonista David Mann (Dennis Weaver) non vede mai in faccia il suo persecutore. Nella prima parte del film non parla nemmeno. Poi pi� il personaggio si sente in pericolo pi� lo spettatore entra nella sua paranoia tramite i suoi discorsi.
Non vediamo chi guida l’autocisterna e anche sul finale Spielberg ci lascia senza una risposta.
� questo stratagemma che fa aumentare in modo esponenziale il senso di persecuzione anche da parte dello spettatore.
Quando si ferma in un ristorante e capisce che il suo persecutore � l� con lui, anche lo spettatore ripassa mentalmente tutti gli indizi per scoprire chi �, ma come lo stesso protagonista non � in grado di risolvere l’enigma.
Lo spettatore viene inglobato in questo fastidioso senso di persecuzione e rimane stregato dalla storia: combatte con il protagonista e cerca di fuggire con lui.
Inoltre quando David Mann cerca di avvicinarsi a piedi, di persona, all’autocisterna per porre fine all’assurda situazione che stava vivendo, l’autista si allontana.
Era un duello fra un’autocisterna e una macchina. Le persone che li guidano non fanno parte del gioco.
La stessa autocisterna � quasi caratterizzata come se fosse un vero e proprio personaggio: i finestrini sporchi di sabbia sembrano dei grossi occhi e sul paraurti, quasi fossero delle medaglie di guerra, sono attaccate targhe di altre macchine che evidentemente avevano perso un duello.
Non esiste l’autista. Esiste solo l’autocisterna che vive quasi di una vita propria.

Cos� Spielberg gioca a disegnare un western particolarmente anomalo. Certo il concetto del duello � tipico della filosofia dei western. Anche l’ambientazione e i paesaggi: deserto, colori caldi sul marrone, la sabbia, il sole.
Anche le inquadrature: � facile sorprendere Spielberg che gioca con un “primissimo piano alla Sergio Leone”.
E per me ha avuto veramente un coraggio invidiabile a decidere di trasformare quello che era, a tutti gli effetti, un format prestabilito in un qualcosa di realmente rivoluzionario.
Inoltre Spielberg trova questa soluzione geniale per cui alterna periodi di grande terrore e di frenesia incontrollabile a momenti di pura calma apparente.
La stoffa c’era in qualche modo e si vedeva.
La voglia di stupire il pubblico, farlo terrorizzare c’� in questo film come in Jaws (Lo squalo) o aracnofobia.
Poi qualcosa � cambiato. Io ho una teoria al riguardo: la facilit� di far stupire con effetti speciali al computer secondo me lo ha un po’ impigrito, facindolo sedere pi� sulla spettacolarit� delle emozioni che sull’emozione intera del film.
Risultato? adesso cerca di stupirci con film come Munich. No grazie. Ridatemi E.T e Duel.

Trovare una citazione da questo film � molto pi� difficile, anche perch� sono solo le immagini che ci raccontano la storia ma ho molto apprezzato che man mano che la storia va avanti il protagonista si rivolge al suo persecutore sempre pi� come se fosse un dialogo a due:

“La strada � tutta tua amico, io non mi muovo di qui almeno per un’ora, forse intanto la polizia ti cercher�, oppure no.
Ma almeno sarai lontano da me. e poi stasera
-allora cara?
-hai fatto buon viaggio?
-eh S� s�, come al solito,
uhm mica tanto come al solito”

Piccola Novita March 11th, 2006

Varie su di me

Una piccola novit�

ho comprato un dominio, come potete notare: matteovitolo.com.

Perch�? per diversi motivi: innanzitutto per un fattore di sicurezza informatica… poi anche perch� cos� tutto � backuppato dai diligenti e solerti omini della webfarm di Aruba.

Poi anche perch� questo sito cominciava a rubare un po’ di banda e troppa, a dire di chi paga la bolletta della luce, energia.

Quindi… visto qualche novit� che arriver� a breve (spero) ho deciso di comprare un dominio…

aggiornate il vostro bookmark e il vostro feed rss

Teo

Mo’s Two Cents - Una monetina commemorativa… March 8th, 2006

Mo's Two Cents

Cari lettori, vi disturbo nuovamente con una nuova edizione straordinaria. Questa volta non si tratta di una recensione; oggi cade una ricorrenza particolare, che in pochi avranno notato (non si tratta della festa della donna). Il 7 Marzo del 1999 ci lasciava il Maestro, spegnendosi all�et� di 70 anni nella sua villa di Harpenden.
Kubrick mor� all�improvviso, pochi giorni dopo aver ultimato Eyes Wide Shut, che per molti versi sembra assumere, involontariamente, le caratteristiche di un film di congedo. Potrebbe far pensare il titolo, e i gli attenti conoscitori del regista sottoineano che, pochi giorni prima della sua scomparsa, Kubrick invi� negli USA una copia del film non ancora rimasterizzata e mixata in modo definitivo, affinch� fosse visionata dagli attori e da altri addetti ai lavori (non accadeva mai, soprattutto negli ultimi film, che le opere di Kubrick fossero mostrate a qualcuno prima che l�attento lavoro di cesello fosse ultimato).
Le voci un po� superstiziose e cabalistiche sono tante, cos� come tanti furono i pettegolezzi e le leggende che accompagnarono gli ultimi anni di vita del regista, e che trovarono pieno sfogo dopo la sua morte. Kubrick viene spesso dipinto come un folle, misogino, affetto da manie di grandezza e di perfezionismo, burbero e scostante, ma chi lo conosceva e lo apprezzava sa che queste sono solo voci alimentate da un suo essere atipico e fuori dagli schemi dello show business.
Kubrick curava ogni dettaglio delle sue produzioni in prima persona, non lasciava nulla al caso, ma si avvaleva di una larghissima schiera di fidati collaboratori in tutto il mondo, con i quali comunicava al telefono, in rete, per posta o di persona. Amava parlare e discutere a lungo con chi lavorava con lui e con le persone fidate. La moglie Christiane dice che Stanley avrebbe dovuto vivere ancora vent�anni; in effetti quei vent�anni sarebbero serviti per regalarci le due grandi opere che mancano a completare una filmografia ineguagliabile: A.I. e il progetto a lungo studiato e mai realizzato del film su Napoleone.

Parlando del mito di Icaro, Kubrick diceva che l�insegnamento che dobbiamo trarne non � che non bisogna volare verso il sole, ma che bisogna lasciare da parte piume e colla, e costruire ali migliori. Ce ne fosse di gente che vola alto come te, Stanley.

Mo’s Two Cents Special Edition - La notte degli Oscar March 5th, 2006

Mo's Two Cents

Cari lettori, questa settimana vi propongo un�edizione particolare dei Mo�s Two Cents, con una collocazione temporale un po� diversa dal solito. I lettori attenti ed appassionati di cinema sapranno bene che questa notte si terr� la 78esima edizione degli Academy Awards, manifestazione che non ho mai apprezzato particolarmente. Per non essere accecato dal pregiudizio (i pi� maliziosi potrebbero osservare che disprezzo gli Oscar perch� Kubrick fu ripetutamente ignorato dall�accademia, ma non � cos�, non solo almeno) decido di prendere visione di qualcuno dei film che rischiano di fare incetta di statuette. La scelta cade su un film molto discusso e sull�unico �grande nome� dell�edizione di quest�anno.
Il film molto discusso � �I segreti di Brokeback Mountain� (Brokeback Mountain e basta non piaceva come titolo, e come spesso accade in Italia l�hanno cambiato). Sulla locandina leggiamo �Dal regista premio Oscar Ang Lee�, mi documento e trovo due nominations per �La Tigre e il Dragone�, come miglior film e miglior regia. Approfondisco e scopro che il suddetto film vinse gli Oscar per Direzione Artistica, Fotografia, Film Straniero e Colonna sonora Originale, ma nessuno di questi porta il nome di Lee, quindi credo che sia improprio parlare di Regista Premio Oscar. Sottigliezze a parte, Brokeback Mountain � la storia di due cowboy che si scoprono omosessuali e vivono una relazione molto travagliata, nascosti dietro a due relazioni coniugali �tradizionali�, che non possono che finire male. La storia � nel complesso ben costruita, ma se si esclude l�omosessualit� dei due, non � molto diversa da una qualsiasi storia d�amore sofferta. L�interpretazione dei protagonisti e discreta e vale a tutti la nomination: attore protagonista, non protagonista e attrice non protagonista (Michelle Williams aka Jen di Dawson�s Creek, che un po� mi ha sorpreso, ma � ancora lontana dall�essere una grande attrice).
Ho apprezzato la fotografia, soprattutto per le esterne. I paesaggi sono stupefacenti e sono rimasto impressionato soprattutto dai colori, forse la cosa pi� sorprendente del film (ovviamente nomination per la fotografia). La regia non � nulla di che, abbastanza anonima, e vale la nomination al �regista premio Oscar� di Taiwan. Abbiamo citato cinque nominations, mancano all�appello la colonna sonora originale, fatta di discrete musichette di sottofondo con una spruzzatina di country nelle scene pi� movimentate, la sceneggiatura e, ovviamente, il miglior film.
Nel complesso � un film che si pu� vedere (una volta) senza pentirsene troppo, se gradite il genere, non � particolarmente impegnativo e strapper� qualche lacrima alle fanciulle.
Non contento continuo ad analizzare la lista dei film in nomination e mi chiedo: �Possibile che Lee sia il regista pi� famoso da candidare?� Scorro la lista e trovo: due (per me) sconosciuti, George Clooney (regista??) e�. eccolo l� il �grande regista� di quest�anno, il Re Mida di Hollywood�. El se�or Spilbergo!! Steve ha all�attivo due Oscar per la regia e uno per il Miglior Film, vinti con Schindler�s List e Salvate il Soldato Ryan. Per vincere l�ambito premio serve quindi una film serio, impegnato, che parli di olocausto o di guerra.
Steve, che brilla sempre per originalit�, sceglie una storia che parla di ebrei e di gente che muore e ci propone Munich, film che parla della strage di Monaco �72, del Settembre Nero e di come il Mossad diede la caccia ai Palestinesi. L�idea tutto sommato � buona, come spesso accade per i film di Steve, ma ovviamente viene realizzata in modo discutibile.
Spilbergo ci racconta che il Mossad prende un suo uomo senza nessuna esperienza sul campo, gli affianca quattro incapaci (un bombarolo che non ha mai fatto una bomba, un fanatico, un antiquario riflessivo che fa documenti falsi e uno che non si sa bene cosa faccia, a parte morire) e lo manda in giro per l�Europa a cercare i terroristi palestinesi. Per rendere drammatici i momenti di tensione, Steve fa ricorso a una violenza cruda, ostentata senza motivo, non necessaria. In due ore e mezza di film assistiamo a una serie di operazioni da spy-story mal condotte, imbarazzanti a volte per come sono maldestri gli uomini migliori del Mossad. L�evoluzione dei personaggi � terribilmente lenta e prevedibile, qualcuno si pone qualche domanda del tipo: �Ma sar� giusto uccidere tutta questa gente?� �Ma perch� facciamo tutto questo?�. La questione viene posta solamente dal lato degli Israeliani, l�altra campana si fa sentire solo con le parole di qualche terrorista e con qualche immagine televisiva. Non aspettatevi quindi un fim che ponga questioni particolarmente scottanti o che offra riflessioni fuori dal pensare comune, purtroppo Steve si rivolge ad un pubblico adulto con considerazioni da pre-adolescente, come suo solito.
Per non parlare solo male di questo film vi dir� che nel complesso � un prodotto ben confezionato, grazie anche ai mezzi a disposizione. Belli i costumi e i vari set in giro per il mondo, a volte un po� eccessivi: per farci capire che siamo in Italia ci vengono mostrate una squadriglia di vespe e lambrette in primo piano, una selva di ombrelloni con scritto Martini e qualche enorme stendardo tricolore. La regia �, anche in questo caso, piuttosto lineare e anonima, ma � meglio cos�. Quando Spilbergo decide di farsi notare mette insieme delle trovate poco originali: una toccante pozza di sangue misto latte, tre o quattro secondi di macchina a mano e poco altro.
Anche questo, volendo, � un film che si pu� vedere, ma tra i due forse � meglio Brokeback Mountain. Molto probabilmente questi due film si aggiudicheranno alcune delle statuette principali, confermandomi che gli Oscar non valgono molto di pi� delle sorprese dell�ovetto Kinder.
Non contento ho frugato un po� tra gli Oscar del passato, per scoprire che i registi pi� titolati (parliamo di premio per la regia) sono quasi tutti preistorici: guidano la classifica John Ford con 4 premi e Frank Capra a 3. Su questi non mi pronuncio perch� non li conoscono, ma sono sicuramente pezzi di storia del cinema mica da ridere. Tra i pi� moderni chi ha vinto di pi� ha vinto 2 statuine, e qui le cose si fanno pi� inquietanti. Tra i degni di nota metterei Kazan, Wilder, Forman e Stone, ma troviamo anche nomi discutibili come Spielberg e Clint Eastwood (!!)
Tra chi non ha mai vinto cito cos�, per gradire; Hitchcock, Altman, Kubrick, Lynch, Fellini, Bergman e chi pi� ne ha pi� ne metta.
Parliamo dei film pi� quotati? Se insistete vi cito i tre film che hanno vinto di pi� (11 premi): Ben Hur, Titanic e Il Ritorno del Re. Traete voi le vostre conclusioni.
Per oggi mi fermo qui, in attesa di vedere se i due film che ho scelto sbancheranno la festa degli omini dorati, se avete visto questi o altri film in nomination vi invito a commentare e a dire la vostra.