Cinema Blog

…there’s a new movie sheriff in town…

American Graffiti - Numero 11 March 20th, 2006

Integralismi cinematografici

Dov’eri nel 1962? George Lucas riassume nel sottotitolo tutto ciò che rappresenta questo film.
American Graffiti è infatti una summa perfetta di tutto ciò che era l’atmosfera che si respirava in quegli anni in cui non c’era ancora il Vietnam, Kennedy era ancora vivo e c’era solo tanta vita da vivere davanti a se.

Il film poteva diventare solo una pellicola generazionale per un pubblico pressochè adolescenziale. In realtà Lucas si spinge in una tematica un pochino più corposa. Quattro amici che si trovano davanti una notte che cambierà in modo radicale la loro vita. Una notte che in qualche modo si pone come separatore fra la vita da adolescente e quella da Adulto.

Questa storia ebbe in realtà molto più successo di quanto gli stessi Lucas e Coppola che fecero anche da produttore, potessero mai sperare.
American Graffiti, oltre a consacrare Lucas come regista di livello superiore, lanciò nel mondo del Cinema attori che rimangono, nel bene e nel male, sulla cresta dell’onda anche oggi: infatti Ron “Ricky Cunningham” Howard e Harrison “Han Solo” Ford iniziano da qui quella che sarà una carriera lunga e longeva nel mondo del cinema.
Ottima la prestazione di Cindy Williams che ricorderemo in futuro per essere stata la Shirley della fortunata serie televisiva spin-off di Happy Days “Shirley e Laverne”.

Quattro amici si trovano quindi davanti alla notte che li porterà a crescere e prendere nuove strade.
Le singole storie di per se non sono niente di trascendentale. Raccontano quattro avventure che potrebbero bene o male essere capitate a qualsiasi ragazzo.
C’è il bravo ragazzo innamorato Steve Bolander (Howard) e quello invece che non riesce ad accettare il ruolo di quello che ha già una vita prestabilita, studio lavoro famiglia e chiesa, John Milner (Dreyfuss). Entrambi vogliono scappare da quella città che li ingabbia e che sentono troppo stretta per loro. Ma mettere le ali e volare è molto più difficile di quanto sembri.
Poi c’è John (Lemat) che invece ha accettato il suo ruolo di “bullo”, buono, generoso, con il pacchetto di sigarette nel risvolto della maglietta e il pettine da far passare nei capelli impomatati.
Ed infine lo sfortunato e impacciato Terry (Charlie Martin Smith) che prova i suoi timidi e goffi approcci con l’altro sesso.
E’ anche qui il modo di raccontarle che fa la differenza. Ognuno di noi viene catturato dalla normalità dei personaggi e si identifica nei loro comportamenti da adolescenti.
Inoltre ho trovato particolarmente azzeccato il personaggio di Lupo Solitario: vera e propria icona della generazione tutti i personaggi si riferiscono a lui come un vero e proprio eroe, un mito da seguire e imitare.
Lui in cambio per tutto il film cura e protegge i protagonisti quasi fossero dei fratelli minori. Per tutto il film la sua trasmissione fa da sottofondo alle immagini. Tutte le canzoni tutti i commenti che fa sembrano consigli che elargisce a chi è in difficoltà in quel momento.

Insomma nel totale un film piacevole anche se lontanissimo dal Lucas di Star Wars e dell’intera saga dove predomina da un lato l’effetto speciale e dall’altra la politica.
Questo è un film legato molto ai personaggi e all’atmosfera che l’ambietazione riesce a regalare.
Infatti dopo il successo di questo film ci fu un grande ritorno alle atmosfere degli anni ‘50 che portò alla edizione di uno degli show televisivi più visti e seguiti: Happy Days!

“a dunque ho qui una dedica di un amico di lupo solitario. Lui vuole che dedichi il prossimo disco ad una ragazza bionda su una thunderbird, una thunderbird bianca. Il mio amico si chiama Curt e vuole parlare con te, pupa. Dice che o vi incontrate a Burger City o tu gli telefoni a Diamond 3132. Curt è un mio caro amico. Quindi è meglio se lo chiami se no Lupo solitario ti viene a prendere e ti porta via eh!”

Leave a Reply