Kill Bill Volume I e Volume II - Numero 16 May 2nd, 2006
Integralismi cinematograficiIl pericolo che fosse un grosso fiasco c’era ed era palpabile. D’altra parte e’ piena la storia del cinema di giovani registi emergenti con idee brillanti che creano film furbi a bassissimo costo a cui vengono date ingenti somme di denaro e girano una pellicola inutile.
E per questo film la Miramax ha dato a Tarantino qualcosa come sessanta milioni di dollari. Molti, molti di piu’ di quanto siano costati gli altri tre precedenti film messi insieme.
E poi c’era anche una difficolta’ in piu’. Essendo diventato un punto fermo, un punto di riferimento del cinema mondiale Tarantino avrebbe avuto di sicuro una quantita’ di critiche negative solo perche’ e’ famoso. Cosa inaccettabile… Le famose critiche preventive di cui parlava un noto regista italiano.
La Miramax tira fuori il borsellino e scuce sessanta milioni sull’unghia pretendendo la divisione del film in due volumi. Scelta opinabile, anche perche’ il primo film e’ solo un riscaldamento diciamo, una preparazione al secondo.
Comunque il timore era la’, presente. Poteva distruggere la sua carriera e mi sarebbe dispiaciuto anche perche’ ho sempre apprezzato quel modo di girare un po’ arrogante e beffardo.
Inizia il film e gia’ dalla prima scena si capisce che Tarantino non si e’ venduto per un po’ di vil denaro. La faccia di Uma Thurman rovinata dal pestaggio e ricoperta di sangue in un primo piano in bianco e nero che fa risaltare i contrasti e’ la’ cruda e cattiva:
“Sai scommetto che adesso potrei friggerti un uovo in testa. Se solo volessi. Sai bimba, mi piace pensare che tu sia abbastanza lucida pesino ora da sapere che non c’e’ nulla di sadico nelle mie azioni. forse nei confronti di tutti quegli altri buffoni. Ma non con te. [...] In questo momento sono proprio io all’apice del mio… masochismo”
E proprio quando ci si cominciava ad abituare a quella faccia distrutta dalle botte, proprio quando si cominciava a prendere respiro. Bang! Uno sparo e Tarantino che ci dice “I’m Back”.
Le immagini crude stridono con Bang Bang cantata in un modo estremamente sensuale da Nancy Sinatra. Sei anni dall’ultimo suo film ed eccolo li’ un inizio con il botto.
Per tutto il film si respira il profumo della vendetta subito ed ad ogni costo, quella vendetta che non nasce dalla testa ma dentro ed e’ di corsa e forsennata.
Ne risente tutta la sceneggiatura: i dialoghi, punto di forza del cinema di Tarantino, lasciano spazio a combattimenti nel salotto di Pasadina a forza di cazzotti e coltellate o a combattimenti-balletti contro mezza yakuza.
Non e’ per forza un difetto. Anzi, e’ anche questo che ci si aspetta da un film di vendetta no?
E poi adoro questa violenza posticcia, finta, estremamente scenografica che si contrappone invece al profondo realismo che pervade il cartone che racconta l’infanzia tormentata di O-Ren Ishii (Lucy Liu). La realta’ che sembra un cartone e il cartone estremamente simile alla realta’. Fantastico.
I due volumi sono in realta’ molto diversi. Nel secondo film Tarantino lascia da parte il suo amore i kung-fu movies e ritorna a regalarci piccole perle di pulp e noir. Il dialogo ne fa ancora da padrone ed ecco far capolino vecchie conoscenze del suo cinema.
Innanzitutto ci tengo a sottolineare il fantastico e piccolo cammeo che Samuel L. Jackson ci regala: il personaggio di Rufus dice due battute, e’ ripreso in controluce e fuma una sigaretta, ma regala alla scena della preparazione del matrimonio quel non so che di indispensabile.
E poi c’e’ la fantastica parte che recita Michael Madsen. Budd e’ il fratello di Bill (interpretato da un degno Carradine), stanco depresso e annoiato fa l’inutile buttafuori di un locale di una citta’ sperduta nel deserto.
“Quella donna, merita la sua vendetta e noi meritiamo di morire. Ma la cosa vale anche per lei e quindi staremo a vedere… non e’ così?”
Tutti hanno la loro vendetta chi la ha attuata e chi non ancora. Budd vuole uccidere Beatrix Kiddo (uno dei tanti pseudonimi che ha il personaggio di Uma Thurman) perche’ ha spezzato il cuore di suo fratello. E allo stesso tempo vuole uccidere Beatrix Kiddo per vendicarsi di suo fratello per una colpa che non ci e’ dato sapere.
Stessa cosa vale per Elle Driver (Daryl Hannah) che vuole la sua vendetta per essere stata per troppo, troppo tempo la seconda nella lista del suo amato Bill e probabilmente lo e’ ancora.
Comunque i due film, per quanto diversi e opposti su alcuni lati come quello recitativo e registico, a mio parere vanno a sfumare e intrecciarsi sul finale del primo volume. Dopo la scena del combattimento con i crazy 88 e dopo aver dato il meglio di se come regista d’azione e di combattimento ecco il finale a sorpresa che ci apre un intero mondo.
Bill, che per tutto il primo film non si vede in faccia, accarezza le spalle Sofie Fatale, aiutante e migliore amica di O-Ren Ishii, mutilata e umiliata da Beatrix che ha deciso di lasciarla in vita solo per usarla come messaggio di vendetta. Ma ecco che esce quello che non ci aspettavamo. Beatrix non sa che sua figlia e’ ancora viva. E Tarantino finisce il primo volume con questa atmosfera di attesa e incredulita’ che lascia lo spettatore a meta’.
Nel secondo Tarantino ci regala momenti di lunga attesa e di calma, molte volte anche di silenzio che pero’ non risultano mai, e ripeto mai, pesanti, per poi passare con estrema velocita’ e semplicita’ a momenti veloci e pieni di azioni. E’ così anche nel primo ma nel secondo volume tutto e’ molto piu’ accentuato.
E Bill? Bill (Carradine) e’ solamente un uomo innamorato che ha “reagito male” al suo abbandono ficcandole un proiettile nel cranio. In realta’ e’ ancora innamorato di lei come lei in qualche modo lo e’ di lui. Come lo uccide, utilizzando una tecnica segreta che solo lei conosce, ne e’ forse la dimostrazione lampante.
Tarantino quindi crea un’altra piccola perla uguale e diversa agli altri tre film che lo rendono ancora e indiscutibilmente uno degli ultimi veri filmmaker della nostra generazione, uno di quelli che vuole raccontare una storie e non solo stupire o fare i soldi.
“L’elemento fondamentale della filosofia dei super eroi e’ che abbiamo un super eroe e il suo alter ego: Batman e’ di fatto Bruce Wayne, l’uomo ragno e’ di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino e’ Peter Parker. Deve mettersi un costume per diventare l’uomo Ragno. Ed e’ questa caratteristica che fa Superman l’unico nel suo genere. Superman non diventa Superman. Superman e’ nato Superman. Quando Superman si sveglia al mattino e’ Superman. Il suo alter ego e’ Clark Kent. Quella tutta con la grande S rossa e’ la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono. Sono quelli i suoi vestiti. Quello che indossa come Kent gli occhiali l’abito da lavoro, quello e’ il suo costume. E’ il costume che Superman indossa per mimetizzarsi fra noi. Clark Kent e’ il modo in cui Superman ci vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? E’ debole non crede in se stesso ed e’ un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana. Piu’ o meno come Beatrix Kiddo e’ la moglie di Tommy Plympton.”








Come al solito il Vitolani
Come al solito il Vitolani vede tutto rose e fiori, ma c’è anche un’altra faccia della medaglia, del medaglione d’oro che hanno appeso al collo a Tarantino. Tanto per cominciare non vedo come così tremende le “critiche preventive”, soprattutto se uno se le cerca.
Tarantino ha girato due film dall’enorme successo spendendo quattro soldi ed è diventato prontamente un idolo del cinema mondiale, e fino a qui niente di male. Fa un terzo film per dimostrare che può fare film anche un po’ diversi dai primi due, e non è che ci riesca benissimo.
Arriva il quarto film, il debutto nella società dei grandi dello show biz, la major di turno lo riempie di soldi e gli chiede di fare due film invece che uno, e Tarantino china il capo e tende la mano, e questo è già più che sufficiente per criticare. Viene poi da chiedersi dove siano finiti i 60 milioni di dollari investiti. Buona parte saranno serviti a pagare gli attori che lui ha contribuito a rendere grandi, credo. E il resto? Un po’ per pagare una casa di produzione giapponese per fargli il cartone (ah, il metafilm! compro un cartone animato e lo infilo nel mio film, anche perchè devo farne due, quindi devo allungare un po’). Poi leggo che “Quentin si circonda di un team che sa il fatto suo e spende parecchio”.
Provocazioni a parte, è innegabile che Tarantino sia diventato un marchio prima che un regista, si è ormai lanciato a pieno ritmo nel mondo della produzione: sette film prodotti negli ultimi due anni. Infila il suo nome dappertutto, fa piccole apparizioni, episodi di serie tv, ma la sua produzione come regista rimane ancora un po’ ferma agli esordi, è lontano dall’essere un regista completo.
Regista completo?
Assolutamente vero… lontanissimo dall’essere un regista completo…
Perchè in questo cinema moderno esiste un regista completo? Così su due piedi non me ne viene in mente nessuno.
Non ci sono più i Fellini i Kubrick e quelli che possono avvicinarsi di più sono coetanei del cinema che fu e che ora non è.
Non so… io trovo Tarantino ottimo perchè ha capito che coltivare il suo orticello e le sue capacità lo può far crescere.
La sua forza è in questo.
Poi su Jackie Brown possiamo parlarne… tanto male, a mio avviso, non è. È forse il meno rivoluzionario dei primi tre ma forse anche di tutti i suoi film.
E poi lo sapete… per me sono solo rose e fiori perchè vi parlo solo dei film che mi picciono… l’ultima volta che ho parlato di un attorucolo da quattro soldi è scoppiato un mezzo putiferio :P:P:P
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Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare.
Del problema generazionale
Del problema generazionale ne discutiamo spesso, sia per i registi che per gli attori. Tarantino è sicuramente uno dei migliori registi giovani in circolazione, forse il migliore, ma per ora ha dimostrato di saper fare solo un certo tipo di film. Jackie Brown non è brutto, ma è nettamente al di sotto degli altri.
Sarebbe bello che Tarantino non perdesse la forza del suo stile, trasformandolo in un prodotto commerciale e standardizzato, in un marchio da mettere su dei film qualsiasi per venderli un po’ meglio.