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…there’s a new movie sheriff in town…

I cento Passi - Numero 17 May 9th, 2006

Integralismi cinematografici

“Non rinchiuderti partito nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada”

I cento passi e’ un film che fa guerra alla politica delle stanzette. Anzi e’ un film che non ammette la politica delle stanzette. L’unica politica possibile e’ quella delle idee e degli ideali, quella della terra e del sudore, quella che si fa in mezzo alla gente.
E Peppino era così, verace e cocciuto. Urlava che “la mafia” una montagna di merda con sprezzo del pericolo e con una voglia di comunicare in un luogo dove lo “stare muti” era una necessita’ oltre che un pregio.

Quello di Giordana e’ un film raccontato dagli occhi di chi ha visto, vissuto e pianto quei momenti, e si vede.
Non erano certamente momenti facile, il sequestro e l’omicidio Moro, le brigate rosse mai così forti, gli attentati di stato, Pinelli e quanto di peggio quegli anni hanno creato per generare la piu’ buia confusione.
In quel marasma un giovane, utopico e carismatico siciliano combatte la sua guerra privata, la sua battaglia per la giustizia.
La metafora del titolo ci spiega come sia impossibile credere in certi ideali e vivere a contatto con quella realta’ fatta di mafia e omerta’. I cento passi rappresentano allo stesso tempo l’immensita’ fra le due Sicilie, la Sicilia mafiosa e omertosa, quella che si chiede stupita dell’esistenza della mafia, e la Sicilia che combatte, e rappresentano l’impossibile vicinanza di un mafioso che abita nella stessa strada, beve il caffe’ nello stesso bar e decide della morte e della vita dell’intero paese.

Giordana ci fa affezionare allo scanzonato e irriverente Peppino della sua gioventu’, pieno si speranze e di voglia di cambiare quella Cinisi omertosa.
E ci fa affezionare anche al suo dramma di avere fra i suoi piu’ grandi nemici proprio il padre, Luigi Impastato.

Poi tutto cambia, Peppino apre “Radio Aut”, comincia a fare sempre piu’ informazione e a dare sempre piu’ fastidio a Tano Badalamenti, capo-mafia di Cinisi.
La sua spinta rivoluzionaria viene comunque ridimensionata dal tempo e dalla necessita’. Combatte sempre la Mafia ma in modi sempre meno eclatanti. Fino a quando, candidatosi, divento’ troppo scomodo.

“A unna sono gli amici? I compagni? Se scurdara a Peppino! Noi siamo acca’. A Famigghia.”
Chiede il cugino americano alla madre di Peppino. Ed ecco. Giordana decide di regalare le sue lacrime allo spettatore e ci mostra come lui ha vissuto quel momento. La manifestazione in onore di Peppino, gli amici che portano la sua bara in corteo mentre ai lati, giovani e meno giovani, salutano con il pugno alzato e lanciano sulla bara garofani rossi. In corte la madre il fratello, ma soprattutto i compagni, gli amici e migliaia di altre persone che urlano il loro dolore e il loro odio verso l’omerta’.

Questo e’ un film che ogni giovane militante, anche ai giorni nostri, dovrebbe vedere, almeno una volta l’anno. Perche’? Perche’ fa bene.

Per il resto Giordana regala comunque un film di un certo spessore. La fotografia fa risaltare quelli che sono i colori caldi e accesi della Sicilia e il montaggio ci riporta, anche grazie alla colonna sonora, in una perfetta atmosfera degli anni settanta.
Senza parlare del Cast. Oltre all’ottimo Lo Cascio che interpreta Peppino, che io continuo a considerare un ottimo interprete, degni di nota sono soprattutto gli attori non protagonisti.
Prima su tutte Lucia Sardo che interpreta la mamma; si cala perfettamente nel personaggio di questa donna nata e cresciuta in Sicilia, nata ed educata in un ambiente in cui la Mafia e’ la legge, la Mafia e’ la normalita’, che per amore del figlio cambia i suoi paradigmi culturali. E sa anche sul finire quando il cugino americano le chiede “dove sono ora i compagni?” che quello che Peppino e’ stato non sarebbe potuto essere cancellato semplicemente con la sua morte e il suo “presunto” suicidio.
Interpretazione, dicevo, perfetta sia sul piano caratteriale che su quello fisico: Lucia Sardo si trasforma effettivamente in Felicia Impastato e il risultato e’ impressionante.

Altra interpretazione superlativa e’ quella di Tony Sperandeo che e’ nel film Gaetano Badalamenti. Sperandeo, diciamocelo, ha la faccia perfetta per fare il mafioso. Ed effettivamente e’ la parte che gli riesce perfetta anche perche’ lo chiamano solo per fare il mafioso. Ma devo dire che in questo film lui da un qualcosa in piu’. Quel qualcosa in piu’ che gli e’ valso il David di Donatello per miglior attore non protagonista.

Insomma. Un film commovente e toccante. Se non lo avete visto eccovi la rabbia di Salvo (un sempre ottimo Claudio Gioè), compagno e amico di Peppino:

“Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale. Non ci sara’ nessun comizio. E non ci saranno piu’ altre trasmissioni. Peppino non c’e’ piu’. e’ morto. Si e’ suicidato. No non sorprendetevi perche’ le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri. Lo dice il magistrato. Dice che hanno trovato un biglietto. ‘Voglio abbandonare la politica e la vita’. Ecco questa sarebbe la prova del suicidio. La dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa? Se ne va alla ferrovia comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a cospargere di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l’anarchico Pinelli che vola dalla finestra della questura di Milano.
Oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’enel.
Tutti suicidi.
Questo leggerete domani sui giornali. Questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente. Perche’ domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Del ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro ammazzato come un cane dalle Brigate Rosse. E questa e’ una notizia che fa impallidire tutto il resto.
Chi se ne frega?
Del piccolo siciliano di provincia? Ma chi se ne fotte? Di questo Peppino Impastato? Adesso fate una cosa. Spegnetela questa radio. Voltatevi pure dall’altra parte. Tanto si sa come vanno a finire queste cose. Si sa che niente puo’ cambiare.
Voi avete dalla vostra la forza del buon senso che non aveva Peppino. Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci. Lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi la mafia la vogliamo. Ma non perche’ ci fa paura.
Perche’ ci da’ sicurezza. Perche’ ci identifica, perche’ ci piace.
Noi siamo la Mafia.
E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso. Tu sei stato un ingenuo. Sei stato un nuddu immiscato cun niente.”

Esattamente 28 anni fa moriva Peppino Impastato.

“Peppino e’ vivo e lotta insieme a noi, le nostre chimere non moriranno mai”

No Responses to “I cento Passi - Numero 17”

  1. vae victis says:

    ah. non una volta all’anno:
    ah. non una volta all’anno: una al giorno. per scordarsi le stanzette fumose. i giri di valzer. i compromessi e gli inciuci. il cinismo interessato e lo pseudoidealismo tendenzioso. la fame di potere e il potere della fame. insomma. per scordare la politica, per scordare questa politica. che è l’humus in cui la mafia prospera.

  2. carmen says:

    ieri ho visto i cento passi
    ieri ho visto i cento passi e oggi cercavo su internet questo discorso, bellissimo. e mi sono commossa.

    :)

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