Marco Bellocchio October 13th, 2006
Ce n'è per tuttiMarco Bellocchio, il vero incompreso dalla critica del cinema italiano. Colui che a suo dire sforna capolavori su capolavori senza che ne la critica e il pubblico lo capiscano. Quello che mi chiedo è… Bellocchio… ma ci sarà un motivo?
Devo dire che il mio è sicuramente un giudizio parziale, in quanto ho visto ben poco di Bellocchio. Il mio, a differenza delle altre volte, è un giudizio sulla persona.
Tra l’altro devo dire che dei film che ho visto uno mi è anche piaciucchiato. La visione dell’omicidio Moro di “Buongiorno, Notte”, molto romanzata, non mi è poi così tanto spiaciuta. L’idea di fondere realtà e il desiderio di come si volesse fosse la realtà è un’idea, forse banale, ma ben strutturata all’interno del film.
Ecco invece “L’ora di Religione” sono palesamente due ore della mia vita che Bellocchio mi ha rubato e non mi restituirà mai più. Sono due ore perse che non avrà mai più, va beh è nei rischi di chi ha la passione per il Cinema.
Quindi sul regista di per se, che purtroppo o per fortuna non prescinde dall’uomo , mi riservo un giudizio incompleto ma una mezza idea già ce l’ho, visto che sicuramente Bellocchio non sarà mai un Fellini o un Monicelli.
Quello che giuro mi infastidisce particolarmente è il suo atteggiamento vittimista e autoreferenziale. Del tipo “Io sono un genio voi dei cretini. Non potete capire il mio cinema.”.
Ora non è che me la sono sognata di notte sta cosa.
Quando fu l’invitato speciale di una rassegna di corti cinematografica, alle curiosità dei giovani cineasti in erba, rispondeva sempre svogliato, come se i suoi interlocutori fossero tutti degli incapaci, fino ad arrivare a dire “Mi sembra di aver risposto abbastanza ora io me ne andrei”.
Ora, a sottolineare il suo egocentrismo e il suo sentimento da vittima e incompreso che lo contraddistingue, ricordiamoci di quel che è successo proprio al Festival di Venezia, proprio con Buongiorno, Notte.
Il film, che aveva tutte le carte in regola per vincere il Leone d’oro, non vinse solo perchè legato solo ad una logica troppo italiana e quindi non internazionale, essendo Venezia un festival di cinema internazionale la motivazione non faceva una piega che fosse una.
Ma si sa che se non si fanno delle polemiche inutili in Italia non siamo contenti. Bellocchio se ne andò indignato dicendo che non voleva più avere niente a che fare con un festival del genere. (Non farà riferimenti alla volpe e all’uva).
Convinse la Rai Cinema a dire che non avrebbe più inviato film al festival di Venezia.
Quello che mi diede grande soddisfazione fu che la Rai l’anno dopo mandò senza problemi i suoi film.
E che Mario Monicelli, presidente della giuria del Festival di Venezia 2003, alla domanda “Non si poteva dare nulla di più che il premio miglior sceneggiatura a Bellocchio?” lui rispose con la calma e la perfezione che lo ha sempre contraddistinto “Per me è già tanto così”.








Ciao,
sono Marco
Ciao,
sono Marco Bellocchio.
Ho letto quanto dici di me e mi ritrovo abbastanza. E sono molto, molto spiaciuto del fatto che un mio film abbia potuto rubare due preziose ore del tuo tempo.
Mi spiace molto.
E sono qui per rimediare.
Quanto? Dieci? Quindici???
Quanto valgono due ore della tua vita?
Te ne mando 20.
Tieni pure il resto!!!
Cordialmente,
Marco
credo che quella sola serata
credo che quella sola serata al reggio film festival, quando io e il prode teo abbiamo avuto a che fare con questo personaggio, sia stata veramente una pessima pubblicita’ per lui…
se dopo anni sia teo (appassionato di cinema) che il sottoscritto (che il cinema gli piace poco) lo ricordiamo con orrore, temo si sia inimicato un sacco di gente.
btw, e’ stato davvero sgradevole. del tipo “ci vorrebbe troppo tempo per rispondere a questa domanda. Il prossimo?”
-fra