The Departed - Numero 24 November 6th, 2006
Integralismi cinematograficiUna volta insegnavano nelle scuole di cinema che una buona storia doveva passare in modo imprescindibile attraverso gli stadi di premessa, sviluppo, tesi, antitesi, scontro, soluzione, morale. Ne uno di più, ne uno di meno.
Poi però, si sa, la dissoluzione dei costumi, quando c’era lui queste cose non succedevano e non ci sono più le mezze stagioni e quella che era la regola diventa a tutti gli effetti un’eccezione.
Eh sì perchè un film come si faceva una volta non viene più prodotto. Perchè? Perchè se la storia è intricata, senza un inizio, senza una fine, senza una morale vende di più. Perchè stuzzica, in qualche modo.
Chi ci potrà salvare da tutto ciò? Chi alza la manina e il mono sopracciglio con fare intelligente e dice “Ok torniamo al Cinema!”?. Ci vorrebbe uno che ha un amore maniacale per il cinema. Uno di quelli che il Cinema, si si con la C maiuscola ancora una volta, lo ha sempre fatto e ci si è sempre sporcato le mani fino agli avambracci! Arriva Martin Scorsese e ci presenta un film da manuale del Cinema pagina tre. E la cosa che sconvolge è che ci sembra una mosca bianca.
Comunque… l’ho sempre detto, io sono uno di quelli che se Scorsese decidesse di filmare per due ore uno sconosciuto sul trono di ceramica acclamerebbe ad un nuovo miracolo Cinematografico.
Ma perchè è così. Martin Scorsese ha questo amore per il Cinema, questa cura maniacale dei particolari, questa adorazioni per le sue storie che la pellicola ha sempre quel valore aggiunto dato solo da chi fa le cose con quella passione speciale.
Comunque parliamo del film. Un film di specchi dove il bene si intreccia con il male e vice versa. La polizia ha i suoi infiltrati nella malavita e la malavita ha i suoi infiltrati nella polizia.
Da una parte Colin Sullivan, un magistrale Matt Damon, che fin da bambino entra alla corte di Frank Costello, capo della malavita di Boston, interpretato da Jack Nicholson, viene fatto crescere e mandato alla scuola di polizia.
Dall’altra parte Billy Costigan Jr, Leonardo di Caprio, ha una vita dissoluta, difficile da inquadrare, uno strano poliziotto, sicuramente non convenzionale. E proprio per queste motivazioni mandato a fare l’infiltrato alla corte di Costello.
Il bene si specchia nel male e viceversa. Le due entità si guardano e si contaminano, quasi si amalgamano.
“Se decidi sul serio di diventare qualcuno ci diventi, è questa la cosa che non ti dicono in chiesa. Quando avevo la tua età i preti ci dicevano che potevamo diventare o poliziotti o criminali. Oggi quello che ti dico io è questo: quando hai davanti una pistola carica qual è la differenza?”
Eccola. Come sempre Scorsese ci regala la sua visione della storia e lo fa per bocca del personaggio meglio riuscito della storia, il capo della malavita Frank Costello.
Questo insegnamento regalato ad un giovanissimo Colin Sullivan in realtà è la chiave di lettura del film. Martin Scorsese, cresciuto a little Italy a fianco della criminalità più feroce e violenta non ha mai dato un giudizio, non ha mai giudicato l’operato dei suoi personaggi. Nel senso sembra quasi dire che ognuno di loro combatte la propria guerra personale. Da che parte la fa non è molto importante. Anche perchè è solo una battaglia fra due squadre che oramai hanno perso la finalità ultima della guerra e sono arrivati ad un punto che ci si combatte perchè lo si deve fare.
E poi abbiamo la guerra che ogni personaggio fa con se stesso e con la maschera che è costretto a portare ogni giorno. Colin Sullivan è completamente distrutto dallo stress causato dal dover impersonare quello che dovrebbe essere l’assassino di se stesso e Billy Costigan Jr vive nel terrore di essere scoperto con il risultato che non dorme non mangia e tira a campare grazie ai psicofarmaci.
Film veramente piacevole e ben fatto e soprattuto caratterizzato da un cast stellare. Innanzitutto c’è uno spettacoloso Matt Damon che oramai si può dire non sbagliare nemmeno un film.
E poi mi soffermerei un attimo su Di Caprio. Ora, erano anni che dicevo che questo ragazzo cresceva bene. Che lui si che ci aveva la stoffa dell’attore. Aveva solo bisogno di un grande regista che lo facesse crescere e lo consacrasse al Grande Cinema. Martin Scorsese, che ci vede lungo, lo ha subito preso sotto la sua ala protettiva e ogni film che sforna con lui, Di Caprio migliora sempre di più.
E poi Jack Nicholson. Come si fa a non adorare quella recitazione tronfia, fiera, possente. Quel ghigno che si porta dietro quasi a sbeffeggiare chi lo guarda. “Guarda come sto recitando”, sembra dire, “solo io lo posso fare”.
Ed è proprio con le parole di Frank Costello che concludo questo integralismo:
“Io non voglio essere un prodotto del mio ambiente, voglio che il mio ambiente sia un mio prodotto. Anni fa avevamo la chiesa. Era solo un modo per dire che eravamo uniti. I cavalieri di Colombo erano autentici facinorosi. Veri italiani e dominavano la loro fetta di città . A quei tempi un irlandese non trovava un cazzo di lavoro. Anni dopo abbiamo avuto un presidente che riposi in pace. È questo che i negri non capiscono. Se c’è una cosa che non mi va degli amici neri è proprio questa. Nessuno ti regala niente, te lo devi prendere.”







Jack Nicholson nella parte
Jack Nicholson nella parte del gangster… Questo abbatte definitivamente il castello di carte di quelli che “si è bravo ma fa sempre il pazzo”. In attesa di Al Pacino nella parte del pazzo temo che i medesimi dovranno rivedere i loro personalissimi taccuini del miglior attore di sempre.
(questo intervento ha uno scopo puramente polemico e provocatorio, astenersi dal commentare in modo razionale e circostanziato, tanto ho ragione io)
Ridacchio divertito e
Ridacchio divertito e compiaciuto.
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Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare.
Che dire….
Io mi pagherei
Che dire….
Io mi pagherei l’abbonamento ai playoff dei lakers solo per vedere le pantomime che mette in scena il buon Jack allo Staples Center… ^_^
E diciamoci la verità che era solo Lani Vito che sminuiva le capacità recitatorie del Nicholson.
Ciau ciau!!!!
p.s.
Sfatiamo un mito…
Jack Nicholson non fa sempre il pazzo. Semplicemente lo è.
Mi è piaciuto molto il tuo articolo su the departed.Io attualmente vivo in Francia, l’ho visto due giorni fa, purtroppo doppiato in francese…un orrore, i doppiatori francesi lasciano molto a desiderare, la voce di Di Caprio era insopportabile, mai un cambiamento di tono, no sempre uguale, oddio che agonia. Spero di vederlo presto in versione originale.
Volevo chiederti la tua opinione riguardo il finale del film. Non ti ha un po deluso?Questa serie incalzante di assassinii, in pratica alla fine muoiono tutti o quasi, nel giro di 10 minuti.Non lo so non mi ha convinto, ingenuamente l’ho associato subito al film di Quentin Tarantino “Reservoir Dogs” (non ricordo più com è la versione italiana del titolo…insomma parlo del film con Mr.Pink, Mr. White etc etc), ecco, mi sono detta “ma questo è un finale alla Tarantino” quasi nel senso che solo nei film di Tarantino possiamo, o almeno io personalmente posso, accettare una conclusione del genere, voglio dire solo in un film di Tarantino questo finale sarebbe davvero “credibile” nel senso cinematografico e artistico del termine diciamo.
A proposito di Di Caprio,sono pienamente d’accordo con te.Sta maturando in maniera straordinaria il ragazzo. recentemente ho visto THE AVIATOR, ho adorato quel film, e ho trovato il bel Leo a dir poco superbo. bravo. e complimenti a Scorsese, speriamo continui a far cinema ancora a lungo (sono sicura di si).
Allora vediamo un po’.
Il finale: parliamoci chiaro. O vinceva il male o vinceva il bene… quindi, io personalmente avrei preferito un finale alla match point. Oppure poteva esserci un finale in cui vinceva il bene. Di cui e’ piena la storia del cinema…
Invece Scorsese ha percorso una terza via, un finale in cui non ci sono vinti e vincitori. Per cui adesso si comincera’ a dire un finale alla the departed.
Certo le somiglianze con Le iene di Tarantino (che io adoro in particolar modo) sono abbastanza. Il triangolo messicano (la scena in cui si puntano a vicenda la pistola in faccia tre personaggi) e’ quasi del tutto ripresa.
ma per quanto mi abbia ricordato il finale di Le iene, devo dire che lo sento un po’ diverso. Tarantino non dava un giudizio sulla storia e sulla morale. Scorsese eccome se lo fa.
E’ stato quello che definisco un finale tatticamente furbo. Poteva rifarsi ad altri film. E il paragone sarebbe stato inevitabile… si e’ rifatto solo a se stesso…
Di Caprio. alla facciazza di chi dice che sono solo invidioso perche’ non apprezzo altri pseudo atturucoli perche’ belli, e’ da un po’ che dico che Di Caprio come Matt Damon e pochi altri saranno gli attori icona di questo cinema.

Scusate la domanda. Mi spiegate il finale’ il poliziotto che uccide M.Damon era stato messo al corrente dalla lettera lasciata alla psicologa?..
[...] Scorsese invece va meglio. Dovunque il suo The Departed è stato nominato ha vinto. Vince miglior film, miglior sceneggiatura non originale e miglior [...]
L’ho visto! E adesso vi beccate la controrecensione pregna di spunti polemici.
Premettiamo che non è vero che The Departed ha vinto tutto quello per cui era nominato: Mark Wahlberg non ha vinto come Attore non Protagonista, ed è un peccato. Credo che Jack Nicholson sia stato escluso perchè è chiaramente “fuori categoria”, ma Wahlberg offre un’interpretazione validissima, all’interno di questo fantomatico cast stellare. A parte King Jack, c’è una bella apparizione di Alec Baldwin, un ottimo Martin Sheen in un piccolo ruolo, un protagonista dignitoso e uno assolutamente fallimentare.
Di Caprio è effettivamente un po’ meglio di quello che mi aspettavo: alterna bene l’espressione da cattivo (modulando il corrugamento della fronte fino a livelli a volte imbarazzanti) e quella da esaurito impasticcato, che gli viene abbastanza naturale. Di Caprio sta anche abbastanza bene nel suo ruolo, è credibile.
Disastroso e cartonato invece Matt Damon, che sfoggia un’imperturbabile faccia da giovane e ottuso sbirro americano, peccato che dovrebbe fare il doppiogiochista. Non cambia faccia neanche mentre lo prendono a pugni, è imbarazzante. Sta lì solo perchè tra gli attori sotto i 40 anni comunque non c’è niente di meglio, temo.
Rimango invece molto ben impressionato da Vera Farmiga, che sarebbe la tipa: fino a ieri ignoravo la sua esistenza, oggi l’amo, domani chissà … E’ brava e affascinante, spero che faccia strada.
Per il finale, di cosa vi stupite, il film si chiama “The Departed” mica per niente. Purtroppo, secondo me, si trascina un po’, perde un po’ di ritmo e mi sembra che scada un po’ nella sequenza di colpi di scena e di pistola per stupire n+1 volte lo spettatore.
Ok, vi sto annoiando, la smetto. A presto.
matt damon spettacoloso?!?!?!ma stiamo skerzando??????tolto will hunting dove è stato veramente bravo negli altri film nn mi dice mai niente!è sempre piatto,inespressivo e poco trascinante….la sua espressività è sempre la stessa in ogni film!in the departed è il peggiore tra tutti(di caprio nicholson sheen wahlberg)…..considerando ke avrebbe recitato in un film molto importante e considerando ke aveva un ruolo fondamentale ha perso l occasione x fare il salto d qualità e diventare uno dei + bravi!occasione invece ke nn è sfuggita a leo ke cn gli ultimi suoi 2 film è diventato un attore d primissimo livello!