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…there’s a new movie sheriff in town…

Marie Antoinette - Numero 25 December 5th, 2006

Integralismi cinematografici

Sofia Coppola. Non sono tante le registe nel strano mondo del Cinema. Il perchè sinceramente non lo so. Ma il massimo che fino a questo momento sono riuscito ad apprezzare sono dei film appena decenti. Al massimo più che sufficienti.
Sofia Coppola no. Sarà che è cresciuta a pane e Cinema. Sarà che ha sempre bazzicato i set dei film di suo padre. Sarà per osmosi o per semplice genetica ma Sofia Coppola invece mi convince.
E la cosa che mi convince ancora di più è che il suo Cinema è completamente diverso da quello del padre (Francis Ford Coppola). Il suo è un Cinema fatto da grandi silenzi. Lunghi ma mai noiosi e pesanti. Riesce, vi giuro, non so come, a raccontare intere storie con scene senza nemmeno una parola. A volte, come più spesso accadeva in Lost in Traslation, senza nemmeno la musica di sottofondo.
In Marie Antoinette lunghi momenti di stasi e di silenzio vengono contrapposti in scene in cui il ritmo si fa frenetico e incalzante. Condensa in pochi attimi molte immagini e tutto il film è caratterizzato da questo dilatarsi e addensarsi del ritmo e del tempo. Potrei dire che è una tecnica che ha un che di ipnotico, anche perchè le due ore e tre minuti del film sembrano volare.
Molto coraggiosa e molto azzeccata a mio parere è stata la modernizzazione dell’ambientazione. Non era facile fare un film in costume, ambientato nel 1789, e rendere i personaggi attuali senza scadere nell’anacronismo.
In più la colonna sonora prettamente rock anni 70 si pone in completa contrapposizione con l’ambientazione ma, sarà per il forte contrasto, si sposa perfettamente con l’idea del film. Musica che rimane sempre in sottofondo, quasi fosse un commento di Sofia.
Maria Antonietta è interpretata da una bellissima e veramente brava Kirsten Dunst. La Maria Antonietta che esce è bella e forse un po’ eterea, quasi svampita in alcuni tratti, ma comunque sempre in buona fede e, per buona pace di un impotente Re Luigi, molto sensuale. Una caratterizzazione che va un po’ contro la storiografia ufficiale che la dipingeva come la classica “cattiva”.
Questa Maria Antonietta è una ragazza prettamente sola: mandata alla corte francese a quattordici anni si ritrova in un covo di vipere in cui fatica un po’ a destreggiarsi, lei che è innocente e pura.
Insomma un film più che piacevole. Un film che è stato tanto elogiato quanto fischiato. Perchè? Perchè la storia non c’è in questo film, è appena accennata. Perchè il personaggio è un po’ lontano da quello che realmente fu. Perchè troppo simile a Lost in Traslation.
Cosa ne fa un Bel Film? La fotografia perfetta con predominanza di colori pastello forse, oppure i costumi e l’ambientazione nettamente perfetta. Kirsten Dunst sicuramente è una carta vicente come alcuni personaggi minori del calibro di Jason Schwartzman o Asia Argento. Un Francis Ford Coppola produttore esecutivo? Una colonna sonoro molto azzeccata?
O semplicemente la regia e le provocazioni di Sofia?
Vi lascio con la frase emblema di Maria Antonietta che, in questo film, scopriamo non aver mai pronunciato:

il popolo non ha pane? Mangino le brioches

One Response to “Marie Antoinette - Numero 25”

  1. bibilauri says:

    in merito alla “assenza”
    in merito alla “assenza” della trama credo il pregio del film stia proprio qui: nel decontestualizzare l’ambiente della Versailles di quell’epoca, nel dare la sensazione di una totale mancanza di senso critico nei confronti della politica e della società. Insomma: la sensazione è che nello sfarzo di quei saloni mancasse la reale coscienza di quanto stesse avvenendo a Parigi e nel mondo, che tutto si riducesse davvero ad una sequela di feste e pettegolezzi, che la gestione della macchina statale fosse davvero demandata a notabili estranei di fatto alle dinamiche di corte (ho trovato fantastica la figura del consulente di Maria Antonietta, così come alcuni passaggi con protagonista Luigi: sia quando accetta di aiutare gli indipendentisti americani, sia quando rifiuta di andare ad una festa parigina sostenendo che, in fondo, tutto ciò di cui ha bisogno è a Versailles). Per farla breve: credo il film sia molto più realistico di quanto non si creda, racconti la vicenda storica da un punto di vista assolutamente nuovo e, forse paradossalmente, ingenuamente oggettivo. Un amico mi ha fatto notare una cosa: non esiste scena che non sia ambientata in primavera o estate. Ho ripensato al Re Sole… e i conti mi sono un po’ tornati…

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