Sostiene Pereira - Numero 26 December 11th, 2006
Integralismi cinematograficiTratto dal libro di Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira è uno di quei film che tutti dovrebbero vedere, per legge. In gioventù, mi ricordo, avevo adorato il libro, con quel sintagma “Sostiene Pereira” che prende le distanze dalla storia ma avvicina in modo impressionante al personaggio. E quando lo avevo letto, come al mio solito, mi ero arrovellato alla ricerca di una faccia, del Pereira perfetto.
E, cavoli, Faenza lo ha fatto con una facilità che ha del spettacolare: Mastroianni, oramai lontano dal “Marcello, Come here” della Dolce Vita, è a tutti gli effetti Pereira.
Pereira, forse un po’ vigliacco, forse molto impaurito è in realtà smarrito dalla perdita della moglie. E Mastroianni è così, smarrito, perso, con un’inerzia che lo spinge a farsi scivolare addosso tutto quello che succede, fare il suo compitino a casa e non chiedere troppo.
Pereira poi ha dei dialoghi fantastici con la foto della moglie defunta. Ci parla proprio come se fosse li e gli rispondesse. Sono veri e propri dialoghi. Quello di cui molti non si sono accorti è che la foto della moglie cambia. Commenta le frasi del marito con il suo sorriso, a volte sarcastico, a volte preoccucato a volte sollevato.
Mastroianni è quindi perfetto e tutto il film è denso di una strana atmosfera. Da una parte abbiamo l’imporsi del totalitarismo e le sue ingiustizie. Dall’altra per tutto il film cresce questa voglia di rivalsa, questo odio e malsopportazione per le ingiustizie.
Naturalmente tutto è sottolineato dalla colonna sonora di un sempre perfetto e geniale Ennio Morricone. La canzone simbolo del film è di una forza e un sentimento fuori dal normale e si adatta in modo perfetto alle atmosfere create da Faenza.
Non è un caso che Pereira sia così attratto dalla morte. La dittatura che si sta instaurando intorno a se la glorifica e lui, che della vita è sempre più stufo e annoiato, la trova preoccupantemente interessante.
Ma la vita gli prepara uno scherzetto e gli fa incontrare Monteiro Rossi, giovane e innamorato. Dal primo momento che lo vede Pereira si trova davanti ad uno specchio che per magia lo riporta indietro nel tempo. Monteiro Rossi ama la vita, è innamorato e mette in tutto quello che fa quella passione particolare. E ha la stessa ciocca di capelli ribelli, che continua a cadere sulla fronte, proprio come Pereira quando era giovane.
Da quel momento in poi Pereira avrà l’impressione di aiutare quel giovane un po scapestrato. In realtà non è così. Sarà Monteiro Rossi che con la sua passione, quasi contagiosa, tirerà fuori dall’ignavia e della codardia Pereira.
Intorno tutta la nazione va a rotoli. Le libertà vengono massacrate e negate in nome del patriottismo e della sicurezza e chi ha la forza e il coraggio di opporsi viene massacrato dalla polizia. A Pereira questo non piace o almeno lo sostiene. Ma non riesce a fare niente per impedirlo.
In realtà, nella sua congregazione di anime sta per nascere un nuovo Io Dominante, come il Dottor Cardoso gli ha spiegato. Un nuovo Pereira sta crescendo e lui stesso non se ne accorge. Lui, giornalista e responsabile della pagina culturale del Lisboa, giornale fintamente indipendente, non vede come sarebbe semplice denunciare le brutture dell’instaurazione di una dittatura. Ma capisce che dovrebbe farlo quando incontra una signora ebrea di origini tedesche sul treno, in attesa di poter scappare negli Stati Uniti.
“Ma cosa vuole che faccia?”
“Lei che può scrivere sul giornale, racconti quel che succede, faccia sentire che non è d’accordo.”
“Si, signora, ma io non sono Thomas Mann, traduco racconti dal francese, non saprei fare di più.”
“Lo crede davvero? Forse tutto si può fare, basta averne la volontà”
Queste parole faranno breccia nel nuovo Io Dominante di Pereira che farà un primo passo verso il suo riscatto: pubblicherà la traduzione di quel racconto breve che finisce con Viva La Francia.
Sarà il sacrificio di Monteiro Rossi a far sì che il suo Io Dominante prevalga. Con un trucco degno del migliore ingegnere sociale farà pubblicare in prima pagina un articolo che denuncia le malefatte degli sgherri del potere.
Di colpo si sentirà di nuovo giovane. Non si può stare in disparte quando sono in ballo le libertà, non si può delegare dicendo e dicendosi che non si può fare niente per cambiare le cose.
Lascerà a casa il suo bastone e uscirà per strada, pronto ad una nuova vita, con ancora la voglia di sognare. La camminata finale, sulle note di “A Brisa Do Coraca” di Ennio Morricone canta da Dulce Pontes mette la pelle d’oca e si sente tutto il fervore politico che nella pancia si rimescola.
“Sostiene Pereira che mentre si allontanava tra la folla aveva la sensazione che la sua età non gli pesasse più. Come se fosse tornato un ragazzo, agile e svelto con una gran voglia di vivere. E allora ripensò alla spiaggia della Grange e ad una fragile ragazze che gli aveva dato gli anni migliori della sua vita. E per ricordare tutto ciò ebbe voglia di fare un sogno, un sogno bellissimo ad occhi aperti, ma di questo sogno non vuole parlare Pereira perchè lo avrebbe raccontato di persona a colui che vi ha narrato questa storia”







