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…there’s a new movie sheriff in town…

Mio fratello è figlio unico. April 24th, 2007

Varie Cinematografiche

Lucchetti è bravo. E’ un mediano del cinema, di quelli che corrono sulla fascia e ti fa muovere tutta la squadra.

E “Mio fratello è figlio unico” è un gran bel film. Si va al cinema pensando di trovarsi davanti un bel dualismo classico fra fascista e comunista e invece Lucchetti stravolge tutto.

Innanzitutto nel gioco delle parti: Accio (Elio Germano) è si il fascista e Marrico (Riccardo Scamarcio) è il comunista. Ma, come nella vita vera, non è tutto così semplice.

Quindi in realtà Accio non è diventato fascista perchè crede in quegli ideali. Lui cerca un modo per stare dalla parte degli ultimi, dalla parte degli indifesi. Vuole fare la sua rivoluzione.
Non è un caso che Accio passi tutte le fedi del film, parte dal seminario, passa per il fascismo e conclude nel più astratto dei movimenti comunisti.
Il suo è un personaggio nettamente positivo, che pensa con la sua testa e si oppone non solo all’azione dimostrativa dei suoi camerati contro la macchina del fratello ma anche contro qualsiasi altra azione dimostrativa.

Marrico invece, per stessa voce di Accio, è uno stronzo. Nell’ottica del discorso è dalla parte giusta ma lo fa per un puro sentimento di vanità. Adora essere il centro gravitazionale del discorso e adora che le donne si innamorino di lui.
Questo lato viene sottolineato più volte dal regista e viene anche detto a chiare lettere dopo il discorso che Marrico pronuncia davanti alla fabbrica.

Insomma chi dei due fratelli è il figlio unico? Chi rinnega l’altro fratello? Chi lo ama alla pazzia ma non ne accetta i comportamenti?

Chi è andato a vedere il film per Scamarcio rimarrà deluso. C’è poco Scamarcio come i media lo stanno dipingendo in questo periodo. E’ più un ritorno all’attore che avevamo visto e apprezzato in Texas. Non particolarmente solido ma molto apprezzabile.

Invece fantastico e sempre di più il vero volto del cinema giovane è Elio Germano. Dipinge un personaggio complesso e articolato. Gli da una tridimensionalità completa.
Accio è l’unico, in una Italia sconvolta dal binomio fascismo-comunismo, con gli scontri in piazza e gli sconvolgimenti del ‘68, a fare quello che ricercava veramente.
Schifato dal partitismo, da un’ottica del combatto perchè il nemico è dall’altra parte, è l’unico che fa veramente una rivoluzione e si pone, come sempre ha voluto fare, dalla parte degli ultimi.

Vorrei inoltre menzionare le piccole ma perfette parti di Luca Zingaretti e Angela Finocchiaro. Quest’ultima in particolarmodo parrebbe aver trovato la sua vera vocazione nei personaggi drammatici portando quella punta di comicità ereditata dalla sua storia artistica. I suoi personaggi, e questo particolarmente, vengono alleggeriti dalla sua verve comica senza perdere il minimo di drammaticità.

Il film nel suo totale è molto ben scritto e la scelta della macchina a mano, se ben utilizzata coinvolge molto lo spettatore. Sembra proprio di essere lì a litigare con Accio e Marrico e non è mai fastidiosa.

Questo film andrà a Cannes nella sezione ‘Un certain regard’. Scelta ottima in quanto troppo “locale” e legato alla logica italiana per vincere la palma d’oro come miglior pellicola.

One Response to “Mio fratello è figlio unico.”

  1. Trom says:

    Bello. il film mi è proprio piaciuto. sentendo quello che se ne dice sui media ero un po’ prevenuto. mi aspettavo uno dei soliti film di sinistra in cui i fascisti sono cattivi e i rossi sono buoni, un po’ di canzoni di guccini e qualche eskimo. invece no. poco bianco, poco nero ma tante sfumature. tante persone reali e concrete.
    anche se alla fine il regista sa benissimo chi sono per lui i buoni e chi i cattivi (gli scontri iniziano sempre a causa dei fascisti…) ci comunica la sua idea senza troppa retorica e con una buona dose di ironia e autoironia. onestamente il personaggio di scamarcio, che chiamerei manrico, sta proprio sui coglioni proprio perchè si prende troppo sul serio. come dice il buon vitolani, ho trovato ottimi gli attori non protagonisti: la scena della mancata assegnazione delle case con la rabbia della finocchiaro sembra un servizio di santoro per quanto è reale.
    insomma, film da vedere per capire il recente passato e il contrasto fra le idee e la vita di ogni giorno.

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