Maradona - La mano de D10s - Numero 29 October 2nd, 2007
Integralismi cinematografici“Voi pensate al Maradona giocatore, che al Maradona uomo ci penso io”
Marco Risi si ferma, e fa il completo contrario. Marco Risi non ha il minimo intento di fare un tributo al più grande calciatore della storia. Decide invece di dipingere l’uomo che sta dietro, fragile, infantile a volte, pieno di eccessi, ma soprattutto un uomo buono.
Tutto il film si basa su una metafora, di lui bambino. Il piccolo Diego cade in un pozzo per andare a recuperare il suo pallone tanto caro.
E ogni momento difficile della sua vita è un grido di aiuto lanciato dal Maradona-Bambino, finito nel pozzo.
Maradona è a tutti gli effetti un uomo buono. La gente se ne è aprofittata e lo ha portato alla distruzione.
A partire dal Barcellona che lo consacrò al grande calcio ma non lo accettò mai fino alla FIFA che lo ha utilizzato e distrutto.
Passando per Napoli.
Napoli ha dato tutto quello che aveva a Maradona. Lo ha consacrato Re e padrone. Napoli ha fatto un grosso sbaglio. Ha amato troppo Maradona.
E come lo stesso Diego ci insegna, gli eccessi non portano mai a qualcosa di buono.
Il troppo amore di Napoli ha fatto in modo che venisse nascosta la sua dipendenza alla cocaina. Per troppo amore non si è difeso l’uomo Maradona che a Napoli ha trovato le cattive amicizie e le strade sbagliate.
Napoli, sempre per troppo amore, ha sfruttato Maradona fino a quando lui non decise che era il momento di andarsene.
E qualcuno molto in alto, qualcuno che deteneva il potere e che (nonostante tutto) per fortuna non lo detenie più, decise di non coprirlo più e la polizia arrivò a prendere Maradona e lo portarono in galera.
Colui che aveva donato sorrisi, lacrime di gioia, due scudetti, una coppa Uefa e tante rivalse verso chi del Napoli pensava solo ad una squadra di seconda categoria fu costretto a scappare, come un criminale, a darsi alla macchia.
Ma chi si aprofittò di più del Maradona-Simbolo fu la FIFA.
USA ‘94, si prospetta un mondiale di calcio sottotono. La FIFA ha grossi problemi a far digerire quello strano sport agli statunitensi.
Chiamano Maradona. Simbolo del calcio giocato come nessuno mai. Nemmeno Pelè ha mai fatto quello che fa Maradona.
Lui accetta, perde quindici chili, torna alla forma di un ventenne. Il piede è lì e nonostante gli infortuni, le caviglie malandate, gli anni passati, è ancora accarezzato da Dio.
Contro la Grecia Maradona torna quello di una volta. Illumina la squadra dell’argentina con i suoi tocchi e segna. Come quando giocava per divertirsi.
Come quando giocava a Napoli e lo stadio impazziva di gioia.
Come quando era bambino e giocava nei campetti polverosi di Villa Fiorito.
Ma nessuno mi leva dalla testa che, chi deteneva il potere, chi aveva la possibilità di farlo, decise che in una visione di show business, di vendite, di “controversy creates cash”, un Maradona che gioca e illumina gli sguardi dei tifosi fosse meno proficuo di un Maradona che si droga. Ancora una volta.
Fu Efedrina. E lui nemmeno sapeva di averla presa.
Da quel momento la Fifa uccide il Maradona-calciatore per sempre e condanna all’autodistruzione il Maradona-uomo.
Maradona ha sempre giocato per divertirsi. Il toccare il pallone per lui era una cosa inevitabile.
Quando i tifosi avversari gli lanciavano arance ne prendeva una e si prendeva gioco di tutti loro dimostrando la sua abilità in improbabili palleggi.
Maradona è colui che segna di mano all’inghilterra nel mondiale di Messico ‘86. E va sotto la curva festeggiando con il pugno alzato.
Si prende gioco degli inglesi e dopo dirà, con tutta la spocchiosità che lo ha sempre contraddistinto, con tutta quella forza che lo ha sempre caratterizzato, che era stata la mano di Dio, e non la sua.
Quello che venne dopo quell’azione fu la più bella azione della storia del calcio. Maradona prende la palla nella sua metà campo e si fa beffe di tutta la squadra inglese.
Il pallone incollato al piede, nascosto agli occhi degli avversari.
Ballava da solo su quel campo in messico e, ancora una volta, accompagnato da Dio, direbbe lui.
Marco Risi dipinge perfettamente quest’uomo fragile. E per chi, come me, è cresciuto con il mito di Maradona, per chi come me il regalo più bello da bambino fu un completo del Napoli con il numero 10 stampato dietro questo film è emozionalmente perfetto.
Fino alle lacrime.
Senza parlare dei montaggi delle azioni di Maradona che vengono messe a cornice della sua storia, quasi a sottolineare la separazione fra le magie del Maradona-giocatore e i problemi e gli eccessi del Maradona-uomo.
Per una volta concludo diversamente, citando questa volta, mio padre:
“Maradona non è stato grande grazie alla droga, Maradona è stata grande NONOSTANTE la droga”








Bravo teo! vedrò il film sicuramente, grazie soprattutto alla tua recensione!
P
agiografia calcistica capitolo uno
E’ giunta l’ora di ricambiare il tuo commento sul mio sito… ce n’ho messo di tempo, eh?
Ho letto un po’ di recensioni, belle, complimenti!
Questa è molto interessante: devo vedere il film, mentre continuo ad aspettare (con ansia) quello di Kusturica sull’argomento… (quanto ci vuole ancora?!?)
Ciaociao
Alessandra
mamma mia teo…quanto miele..nemmeno per una ragazza sei mai stato così preso…
cerco di capire com’è il film attraverso le ultime tre righe della tua “recensione”
:-)))))
(sei unico..)
@Alessandra: uh è vero il film di Kusturica su Maradona… ma non doveva essere per il 2007? guardo scavo navigo e scopro che lo stesso Kusturica sul sito ufficiale scrive: “2008 ?”. Con il punto di domanda! Nel mondo del Cinema! Io quell’uomo lo adoro!
@Silvia: allora… chi non è stato tifoso del Napoli non può capire questa cosa. Me ne rendo conto.
Semplicemente è una sensazione, un’emozione, un sentimento che chi non ha tifato Napoli in quegli anni non può capire perchè non l’ha provata e, ci aggiungo, non la proverà mai più.