L’arte del sogno - Numero 30 October 9th, 2007
Integralismi cinematograficiVivere in quel periodo in cui non si distingue più la differenza fra sogno e realtà con i sogni sono così reali e la realtà così fantasiosa che la differenza fra i due mondi diventa impalpabile, è forse la cosa più strana e curiosa che può succedere.
Perchè si rimane lì, fermi e inermi a pensare se quella determinata cosa sia successa veramente oppure se è stato tutto un sogno.
Stéphane Miroux è giovane e non è mai cresciuto veramente. Ha conservato nel suo modo di essere quello strano modo di essere bambino, di ficcarsi nei guai in modo apparentemente stupido, di combattere per la sua felicità.
E soprattutto vive perennemente nello stato di chi non sa se si trova nella realtà o in un sogno. Non credo sia del tutto una sfortuna, una cosa accidentale o un problema.
“Nei sogni sei sopraffatto dalle emozioni” si vive quello che non si ha il coraggio di vivere nella vita reale, quello che la società con le sue regole ci impone come sconveniente e sbagliato.
Torna, dopo tempo, a vivere in Francia, nella casa dove è cresciuto e scopre che nell’appartamento di fianco si è appena trasferita una ragazza dal profetico nome Stéphanie.
All’inizio Stéphanie è attratta dall’estro e dalla stranezza di Stèphane. Iniziano a giocare, a divertirsi a costruire cose insieme. Una Barca con dentro un bosco che naviga in un mare di cellophane. Le nuvole fatte di ovatta che vengono lanciate in aria e rimangono sospese solo grazie agli accordi di un pianoforte rotto che le fa entrare in risonanza.
L’amore però non è una cosa semplice da gestire. Lei è bella ed è la somma di tutte le donne che lo hanno ferito. E non è tutto semplice come nei sogni dove è lei stessa a spiegare cosa non va, cosa deve fare lui. A consigliarlo e a mostrargli la via giusta.
La realtà è molto più complessa e le persone hanno paura di essere sopraffatte dalle emozioni. Hanno paura di farsi male e si difendono come possono.
Stephane è essenzialmente un insicuro, una persona inabile all’amore. Ma forse anche Stephanie è la stessa cosa. In un modo femminile e duale a Stephane. Ma anche lei soffre di forti insicurezze e ha essenzialmente paura di lasciarsi andare.
Michel Gondry, sceneggiatore e regista, fa ancora una volta delle sue pazzie cinematografiche la forza del film. I sogni sono disegnati in un modo perfetto fra mure di cartapesta, di cartone, acqua di cellophane e luoghi surreali e desolati, dove ogni particolare sembra impalpabile e finto per poi diventare nel momento stesso in cui lo si guarda, nel momento stesso in cui lo si mette a fuoco, più reale della realtà.
I suoi personaggi, nella realtà sono come nei sogni. Si vestono sempre uguale, soprattutto quelli a margine e si comportano sempre nello stesso modo. Solo chi è in primo piano, solo chi è messo a fuoco ha più gioco. E Stephanie è il personaggio principale dei sogni e della realtà di Stephane.
Perchè ogni sogno deve essere per forza influenzato dalla realtà, in modo netto e a volte inequivocabile e la realtà non può essere influenzata dai sogni? Perchè non è il sogno a contaminare la realtà?
Nel sogno tutto funziona a perfezione, tutto è naturale e semplice: la ricerca, la vittoria, il bacio anelato, la tenerezza dell’amore. E’ tutto come dovrebbe essere.
La stessa storia che Gondry ci racconta disegna la dura differenza fra realtà e sogno. La grande confusione che caratterizza Stephane spaventa e ferisce Stephanie. La realtà farebbe finire qui la storia. Con Stephane che anche un po’ stizzito entra in casa di Stephanie e comincia a trattarla male, dicendole cose solo per farla star male, per provocarle dolore.
Alchè capisce i suoi errori. Chiude gli occhi e lascia la realtà per costruire insieme a Stephanie la loro storia. Salgono sul loro cavallo e con lei che abbraccia lui salgono insieme sulla barca che loro hanno costruito. In un sogno che non è, per la prima volta nel film, un miscuglio con la realtà, ma solamente sogno.
Cosa succederà nella realtà non ci interessa veramente. Magari lei deciderà di cacciare a pedate quel bambino viziato mai cresciuto, oppure si accorgerà dell’inevitabile destino a cui i due sono legati.
Ma non è questo quello che vogliamo sapere.
Nel sogno, e li è chiaro, loro si trovano finalmente e cavalcano insieme. Perchè dovremmo sapere altro?
Close your eyes. Open your heart.







bravo teu!mi è piaciuta proprio questa recensione, anche se il film non l’ho visto…ma questo non è importante…
bè…credo che dovrò vederlo..il tema mi interessa molto. è il tema però..non la recensione..non fraintendere…
(teo..perchè non faccio che trovare errori di grammatica?????)
:-)))))
ti abbraccio
forse perchè io do più importanza ai contenuti rispetto alla forma?
(eheheh te la sei cercata…)
Teo
Bella recensione. E molto interessante. Me lo vedo, mi sa… mi piacciono molto i film che galleggiano su una dimensione onirica.
Oh, che bella recensione. Il tema del sogno / dell’amore e il nome Gondry mi fanno pensare che forse dovrei vederlo questo film! Che dici? Grazie grazie. Ciao
bellissima recensione e ..se l’atmosfera è la stessa della recensione ..bellissimo film
alla fine è quello che vorremmo fare sempre: vivere felicemente ..far funzionare tutto senza le brutture di tutti i giorni.
mi sa proprio che me lo guardo!