Into the Wild March 14th, 2008
...al Cinema, Varie CinematograficheE la libertà cos’è? La libertà è felicità? La libertà è la verità?
Sean Penn indaga, basandosi sulla storia vera di Christopher Mccandless, sulla nostra società corrotta, sull’ipocrisia e sulla cattiveria, sul non amore e su come tutte queste pieghe inspiegabili dell’animo umano abbiano contaminato, in modo forse irreparabile, la capacità di essere felici.
Mi ricorda, per molti aspetti, Easy Rider. La ricerca della liberta’ per essere felici, il continuo distacco dalla realta’ e dalla societa’.
L’introspezione di Alexander Supertramp è in realtà diversa. Mentre Billy e Wyatt andavano alla ricerca di una società libera e felice, erano convinti, almeno all’inizio, che avere i soldi fosse sinonimo di essere liberi e felici, Chistopher Mccandless fin da subito rifiuta qualsiasi tipo di società. Riesce ad interfacciarsi con un modello di convivenza solo quando estremamente diluito (come il campo hyppie di slab city o la sua breve ma significativa amicizia con Ron Franz).
Chi dei due avesse ragione non ha importanza. In effetti entrambe le visuali di società sono giuste e sbagliate e Sean Penn, come lo stesso Mccandless scrive, ne è cosciente.
L’uomo in quanto animale sociale vive in comunità e la felicità può essere raggiunta solo attraverso la condivisione. L’estraniarsi, il diventare un asceta, un solitario ha i suoi vantaggi. Ma preclude il raggiungimento della vera felicità.
Alex parte, alla ricerca di una non società, di una vita terrena e alla base, fatta di caccia e di sopravvivenza quotidiana a stretto contatto con la natura. Scappa dal suo passato di ragazzo per bene amato ma non troppo, dai genitori non adatti ad essere tali e dalla vita legata ad un’ipocrisia di perbenismo sociale.
Scopro un Sean Penn regista che è in grado di far emozionare con le sue immagini che riescono a prendere perfettamente lo spettacolo della natura in Alaska. Il suo montaggio del ritorno di Chris alla civiltà dove non riesce più a vivere è perfetta. Il montaggio e la fotografia regalano perfettamente il sentimento di alienazione che Chris prova e la forte necessità di fuga.
E poi che colonna sonora signori! Eddie Vedder. Geniale!
Insomma la tematica è la solita della fuga dalla civiltà, della ricerca della libertà e della felicità. In Easy Rider non c’era una conclusione. Billy e Wyatt non raggiungevano una consapevolezza della libertà e venivano uccisi. Venivano liberati in qualche modo dalla loro ricerca spirituale senza essere giunti ad una conclusione.
Alexander Supertramp, nome che aveva scelto per rinnegare le sue origini, torna ad essere Christopher McCandless, capisce parte di un meccanismo sociale e che la felicità può essere raggiunta nella vita. Proprio nel momento di difficoltà finale, mentre muore avvelenato conosce paura e solitudine che fino a quel momento non aveva mai visto. Gli ultimi momenti sono di ricordo verso i suoi parenti oramai lontani (nell’anima non più ora solo nello spazio). Raggiunge quindi alla fine della sua ricerca e capisce la verità e la libertà possono essere raggiunti solo nella vita reale e non in quella ascetica. E’ alla fine della sua vita e raggiunta questa verità utilizza tutta le sue forze rimaste per scrivere, lettera dopo lettera:
Happyness real only when shared (la felicità è reale sono quando condivisa)







… il film nn l’ho ancora visto (rimediero’) ma la colonna sonora e’ bella davvero.
specie l’ultimo pezzo, guaranteed… mi fa venire davvero i brividi sulla nuca
uh, ma muore? spoiler!! :-p
curioso che muoia proprio avvelenato
e cmq, secondo me non è vero che i due di easy rider non trovano la felicità, secondo me quel finale vuol chiaramente dire che hanno perso, in tutto; i loro ideali da fricchettoni hanno perso. easy rider è un film estremamente negativo…
ciao!
Lo sai cosa penso. E per la voce di Eddie Vedder… arrrrrgggggggggghhhhhh!
Bella recensione.
Bravo Teo.
Regia e fotografia emozionanti.
Colonna sonora ciliegina sulla torta!
ma soprattutto bella storia!
P o meglio Z