Tutta la vita davanti April 1st, 2008
...al Cinema, Varie CinematograficheVirzi’ non passera’ certo alla storia per le sue scelte di regia rivoluzionarie, ma, per quel che mi riguarda, racconta delle storie che fanno sempre sorridere e pensare.
Tutti hanno apprezzato Ovosodo, N io e Napoleone, My name is Tanino. E sinceramente io ho molto apprezzato anche Tutta la vita davanti.
Una storia di precariato, di una giovane ragazza, laureata in filosofia, che si perde nel mondo del part time, in una vita da telefonista del call center.
E se qualche altro documentario, come Parole Sante si Ascanio Celestini, punta, giustamente, il dito accusatorio contro questo mondo fatto di soprusi, Virzi’ ci racconta una storia che sta tutta intorno, che descrive il mondo, la gente che ci vive e le sue non aspirazioni.
E quindi ci troviamo un Ferrilli che fa la capo telefonista , “burina arricchita” convinta che sia importane molto piu’ l’apparire che l’essere e si ritrova drammaticamente sola, un Massimo Ghini Top Sealer dell’azienda che disegna tutto un mondo di successo imprenditoriale, finto e ipocrita, basato sulla menzogna e sul raggiro di povere casalinghe ma che ha una vita fallimentare e tante tante telefoniste “ignoranti”, perche’ la societa’ le ha plasmate tali a suon di televisione e grande fratello, che credono fermamente che quello sia il migliore dei posti di lavoro e il migliore dei mondi possibili.
E poi c’e’ Marta, neo laureata in filosofia, che si sa non e’ la facolta’ con maggiori sbocchi sul mondo del lavoro, in un momento in cui nessuno la vuole si trova a lavorare in questo call center. Ed e’ anche brava. Forse la migliore.
Il mondo del call center e’ disegnato da Virzi’ come una societa’ primitiva dove uomini e donne hanno impegni ben separati, hanno i loro rituali aggregativi e come uomini primitivi difendono con la forza il loro gruppo di appartenenza, ovvero l’azienda. Ritrovano nei loro diretti superiori quelli che nelle società primitive erano i capi villaggio, vere e proprio guide con il dono dell’infallibilità, forse addirittura essere superiori.
Ed e’ proprio qui la chiave di volta che spiega tutto il film. Subentra un personaggio, Giorgio Conforti, interpretato da un sempre ottimo Valerio Mastandrea, Sindacalista della NIDIL CGIL.
E’ proprio lui che ci racconta il perche’ di questa scelta. Lui ci dice che quando suo padre, metalmeccanico a Mirafiori, lo portava agli scioperi, per lui era una festa, vedeva questi novemila operai tutti uniti e li vedeva tutti forti perche’ erano compatti.
Ora invece ci sono dei precari che vanno da Giorgio a chiedere se e’ “legale” andare due volte in bagno durante il turno. I novemila di mirafiori magari non sapevano leggere, ma sapevano tutti benissimo quali erano i propri diritti, quali avevano gia’ conquistato e quali erano ancora da conquistare.
Questa nuova forza lavoro nata dal precariato, o come direbbe qualche politicante di destra dalla “flessibilita’ del lavoro” in realta’ e’ solamente figlia dei nostri tempi e della societa’ che ha creato questa nuova generazione, ignorante e pigra.
Tanto e’ che Giorgio che volantina tutti i giorni davanti all’entrata del call center viene schernito dagli stessi precari, che non capiscono cosa lui voglia comunicare.
Una delle telefoniste lo addita come quello che “da i volantini pubblicitari, ma di politica, che tanto non li legge nessuno”.
Forse li possiamo definire, in un impeto di realismo, i nuovi schiavi. Uomini e donne che vengono sottopagati e sfruttati. Molte volte addirittura maltrattati. Sempre sotto la spada di damocle di un licenziamento. Che poi non è nemmeno licenziamento ma solo non rinnovo di un contratto di apprendistato che continua da anni.
Giorgio è a tutti gli effetti la perfetta metafora del sindacalismo di questo nuovo Secolo. La CGIL ha portato avanti e vinto battaglie importantissime nella sua storia. La sua forza era, e per alcuni campi per fortuna è ancora, l’unione dei lavoratori che si ritrovano uniti forti e compatti.
Ma come può il sindacato combattere questo nuovo mercato del lavoro dove non ci sono certezze sul futuro lavorativo degli impiegati che si sentono quindi, oltre che precari, solo di passaggio. Come può il sindacato combattere per dei lavoratori che non si sentono tali, ma liberi professionisti, e che non credono di poter unirsi per difendere i propri diritti perchè si sentono tutti diversi, e quindi non gruppo.
Come può il sindacato combattere per persone che vedono la battaglia per i propri diritti come un ostacolo alla propria vita.
Il problema è altrove. Se gli imprenditori, a livello globale e a livello italiano con la famosa “Legge Biagi”, hanno fatto un passo avanti nella “battaglia” il sindacato è rimasto fermo ad un concetto di militanza che oramai è fuori gioco.
La legge sulla “flessibilità del lavoro” ha sparigliato le carte in tavola togliendo le fondamenta che davano forza al sindacato.
Di tutta questa visione delle politiche del lavoro Giorgio ne è perfetta metafora. Come il sindacato anche lui si trova a combattere con regole impari e quindi perdenti.
Sarà la stessa protagonista a dirgli che le sue colleghe non possono pretendere e volere nulla di più di quel lavoro e che lui stesso invece di essere il filosofo che spezza le catene agli uomini rinchiusi nelle caverne di platoniana memoria è solamente un altro ipocrita.
La perfezione del personaggio di Giorgio, eroe fuori tempo, sta proprio nell’essere al di fuori del sindacato un uomo forse peggiore, un antieroe, che gioca con le donnine per un po’ di facile sesso e poi torna dalla moglie e dal figlio.
Insomma il mondo disegnato da Virzi’ è pieno di chiaroscuri e di personaggi non semplici macchiette ma veri e propri tuttotondi
Per maggiori delucidazioni, tramite film naturalmente, sul mondo del precariato vi rimando a due film che mi hanno colpito particolarmente:
Ken Loach, In questo mondo libero
Ascanio Celestini, Parole sante.








Teo!Ho pensato a quello che dicevamo oggi e sono arrivata a una conclusione che forse ti può spiegare meglio quello che dicevo sui sindacati. Il problema è il fatto che quel tipo di struttura d’impresa fa da deterrente all’azione sindacale, nel senso che fa in modo che i lavoratori siano sempre uno contro l’altro per predersi i privilegi.In più se ci sono posizioni intermedie tra l’ultimo arrivato e il datore, al lavoratore non conviene molto agire contro i suoi superiori perchè potrebbe arrivarci anche lui. Per me è una cosa terribile il fatto che le aziende siano organizzate in questo modo!
Forse mi sono espresso male su Giorgio il sindacalista. E’ sicuramente uno dei personaggi centrali del film, ma è talmente inadeguato ai tempi (e alla “nuova” organizzazione del lavoro) da fare davvero, al più, la figura della macchietta: quando gli appiccicano dietro la schiena la scritta “Tapiro de coccio” perchè è tristemente testardo nel suo insistere a distribuire “i volantini della pubblicità, però di politica, che non li legge nessuno”. Ma certo, non è soltanto una macchietta, e la sua azione non è priva di effetti: solo che il suo risultato, alla fine, non serve e non accontenta nessuno. Insomma, mi sembra che a passare sia il messaggio che va bene lottare contro la precarietà, ma una vera alternativa non c’è, e comunque non è certo il sindacato ad offrirla.
per me questo film è molto efficace… forse perchè tra pochi mesi mi troverò nella stessa condizione di marta, o peggio (almeno sui laureati in filosofia ci fanno sempre dei film, i laureati in storia non se li caga nessuno…). magari la regia non è spaziale (Non so…) però la metafora della danza l’ho trovata geniale. la cosa migliore dei film di virzì è il senso di angoscia e di sconfitta che ti lascia sempre alla fine di ogni film. come in ovosodo, dove alla fine il più brillante alunno della scuola finisce a fare l’operaio sposato con la vicina di casa: nulla di male in questo! solo che è tutto l’opposto che il protagonista aveva sognato per sè. lo stesso con marta. il pranzo finale più che un lieto fine è l’accettazione della sconfitta e del ruolo che la società ha scelto per lei.
un unico appunto. la critica all’università sarebbe stata più forte se l’università fosse stata presentata in maniera più realistica…
e poi ci sono le donne nude!!!! olè!!!