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…there’s a new movie sheriff in town…

Indie 12 - Giustizia April 9th, 2008

...al Cinema, Varie Cinematografiche

Anche quest’anno, in quel di Pavia arriva la primavera, con la primavera arrivano i pollini e Indie che ci regala quello che le nostre amate sale cinematografiche non hanno avuto il coraggio di farci vedere.

Indie, imperdibile rassegna cinematografica pavese, inizia Giovedì 10 Aprile dalle 19.30 con ben tre film con la comune tematica della “Giustizia”.

Perchè Giustizia? Perchè questi tre film sono stati accomunati da questa tematica?

Il precariato è fra le più grandi ingiustizie di questa italia del nuovo millennio. Ed è un problema che accomuna tutta l’Europa. Ci troviamo in una civiltà dove non si lavora più per vivere ma si vive per lavorare. Quando va bene, visto l’enorme numero di morti bianche che ogni giorno affliggono le pagine dei giornali.

Insomma tre film che scandagliano le nuove problematiche del lavoro e cercano una sorta di giustizia, se pur, come al solito, mai completa.

  • Parole Sante. Ascanio Celestini. ITA 2007, 75′

Ascanio Celestini è un artista a tutto tondo. Attore di teatro, cantante e musicista e, scopriamo con questo film, ottimo regista.

Mi ha sempre fatto molto pensare con i suoi monologhi, profondamente ironici e taglienti. Disegna ogni volta un cerchio logico per dimostrare una posizione inalienabile e lo fa, molte volte, con la semplicità con cui si spiega ai bambini. Le sue metafore sono, è vero, molto ironiche e divertenti, ma, se ci allontaniamo un attimo dall’ironia della scena descritta, riportano con crudezza la dura e triste realtà dei fatti.

Insomma Celestini ci fa ridere e pensare. Soprattutto con questo documentario che descrive la strana vita dei precari di un Call Center che, come uomini regrediti all’età della rivoluzione industriale, si ritrovano a dover costruire da zero un’ifrastruttura sindacale per proteggere e proteggersi.

Come in ogni buona storia i cattivi perdono e i bravi vincono. E come in ogni buona storia i cattivi non sono del tutti sconfitti.

La metafora della goccia d’acqua che Celestini usa per aprire e chiudere il film disegna perfettamente lo stato della giustizia sociale in Italia, dello stato dei sindacati e dei lavoratori, o pseudo tali.

  • It’s a free world. Ken Loach. GB/ITA 2007, 96′

Ken Loach è il non plus ultra dell’intellettuale di sinistra. Vecchia guardia e vecchi ideali di quelli che si combattevano una volta. Ora non si combatte più per niente, ma questa è un’altra storia.

Ken Loach arriva a Venezia a settembre con questo film forte e incisivo, cammina sul tappeto rosso si gira verso il pubblico e saluta con il pugno chiuso. La marmaglia di ragazzine in attesa di uno sguardo di Brad Pitt non sanno chi è quell’ometto strano che saluta in modo strano… io che ero in giro per film quando lo vengo a sapere sento tutta la sinistra che mi si rimescola dentro.

Il film è pressochè perfetto nella sua forma. Racconta perfettamente il passaggio di queste due ragazze che passano dall’essere “sotto padrone” ad essere loro “il padrone”. Ne consegue una degenerazione della protagonista che parte dalle migliori intenzioni e viene sempre più corrotta dai problemi e dal potere.

Nuovi schiavi e nuovi schiavisti. Gente che abbassa la testa e non parla di fronte ai soprusi perchè ha bisogno di lavorare. Vogliamo veramente continuare per questa strada?

Arriverà una giustizia anche in questo caso. Sommaria ma forse “più giusta” e morale delle giustizie canoniche e istituzionali.

  • La Graine e le mulet. Abdel Kechiche. FRA 2007, 151′

Doveva vincere Venezia. Tutti, pubblico e critica, hanno parlato solo bene di questo film. Poi (in)giustamente la giuria di Venezia ha premiato altre opere che dovevano avere più futuro di questa.

Tutto esaurito a Lido (non ho trovato i biglietti per vederlo) e inedito a Pavia. Prima lo vedo e poi ve ne parlo.

3 Responses to “Indie 12 - Giustizia”

  1. giulia says:

    > Il precariato è fra le più grandi ingiustizie di questa italia del nuovo millennio.

    Questa volta la “i” minuscola non te la correggo…

  2. Avvocatolaser says:

    “Ne consegue una degenerazione della protagonista che parte dalle migliori intenzioni e viene sempre più corrotta dai problemi e dal potere.”

    Parte dalle migliori intenzioni? A me sembrava che le sue intenzioni, già in partenza, fossero fare soldi e non dover rendere conto a nessuno. Niente di male in queste aspirazioni, per carità. Ma da qui a dire che siano le migliori possibili, ne corre. Specialmente perché la dinamica che il film evidenzia è che, in questo mondo libero, non c’è il grigio, ma solo il bianco o il nero: se sei padrone, sei sfruttatore. E’ quasi automatico: il riformismo non ha spazio e non ha possibilità. Del resto, si può essere d’accordo o meno (io personalmente sono molto d’accordo, e gli spiragli di mondo libero che vedo spesso nelle aule del tribunale mi confermano quest’impressione) ma questa è sempre stata l’ideologia di Ken Loach, mi pare.

  3. Teo says:

    Effettivamente la frase non è molto chiara… e forse un po’ leggera. Le loro migliori intenzioni erano quelle di fare le cose secondo le regole. Lo sfruttamento non doveva essere la parte primaria di quello che offrivano.

    E in effetti prendevano solamente lavoratori in regola, ovvero con passaporto. Beh come continua la storia potrebbe essere troppo spoiler anche per me… ma è questo quello che volevo dire…

    loro volevano giocare secondo le regole in contrapposizione a tutti quelli che giocavano sporco. E’ forse una parte secondaria della storia ma c’è anche questa.

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