Come Dio Comanda December 17th, 2008
...al Cinema, Varie Cinematografiche
Aspettavo questo film da un po’. Essendo un grande fan sia di Salvatores che di Ammanniti e avendo apprezzato molto “Io non ho paura” avevo grandi aspettative.
In piu’ questo libro aveva un finale cinematografico gia’ bello e scritto. Perfetto nella sua sensazionalita’.
Ma e’ sempre la solita storia. Le trasposizioni cinematografiche di libri, soprattutto dei libri che sono piaciuti molto, sono dannatamente difficili, se non impossibili.
Poi questo era un libro particolare. Come raccontare la storia d’amore di un padre che ama suo figlio ma che ha un comportamente e delle idee nella vita che possono solo essere definite deprecabili, senza giudicare.
Quello che mi aveva affascinato di piu’ nel libro era la simpatia, intesa nell’acceziona greca del termine, che provavo per Rino Zena nonostante le sue idee e i suoi comportamenti siano degni di un gradino inferiore della scala evolutiva umana.
Nel libro poi tutti i personaggi avevano intere parti di introspezioni che davano al lettore la possibilita’ di entrare nel mondo del personaggio comprendendone completamente gli stati d’animo e le azioni.
Certo questo e’ molto molto difficile riportarlo in un film. Su un’opera dai molteplici personaggi e’ forse impossibile.
La via che pero’ ha intrapreso Salvatores non mi ha convinto per niente. Tagliata completamente gran parte del romanzo, con intere storie e interi personaggi, si e’ voluto concentrare sul rapporto Padre-Figlio fra Rino e Cristiano… il risultato e’ pero’ un affresco freddo e distaccato dei due personaggi per i quali non si riesce a provare alcuna emozione.
La scelta di tagli cosi’ drastici ha corrotto, a mio parere, la forza dei due personaggi principali, che nel libro sono molto piu’ uniti in un rapporto imprescindibile.
La colpa, a mio parere, non e’ da attribuire agli attori. Timi recita perfettamente la parte di Rino Zena. E sono contento che finalmente gli sia stata attribuita una parte importante in un film importante.
Stessa cosa per Elio Germano che non sbaglia mai un personaggio. QuattroFormaggi vive e agisce in un mondo tutto suo, con una sua logica che nel libro, ancora una volta, e’ cristallina. E Elio Germano e’ perfattamente nella parte di QuattroFormaggi.
Ma la scena dello stupro non e’ minimamente spiegata. QuattroFormaggi agisce e basta mentre nel libro lo fa perche’ nella sua logica Dio lo spinge a farlo.
Tutto e’ nel film troppo sbrigativo e non viene minimamente spiegato.
Riportare i fatti come sono successi senza entrare nei personaggi, come il libro ha fatto in modo completo e esaustivo, ha tolto tutta la forza della storia.
Tutti i personaggi, e soprattutto quelli che non vengono filmati da Salvatores, si rivolgono ad un loro Dio chiedendo perdono o consiglio. Come Dio Comanda e’ il titolo del libro e si rifa’ appunto a questa visione personalistica del Divino che trova la sua apoteosi nel dialogo a due che QuattroFormaggi ha quotidianamente con il suo Dio.
Questa cosa, fondamentale per la comprensione della storia, e’ completamente assente. O meglio ancora c’e', ma e’ nascosta molto bene anche a chi ha letto il libro.
E poi, va bene che siamo a Natale e siamo tutti piu’ buoni, ma le lacrime di Rino Zena nel finale sono completamente fuori dal personaggio.
L’ultimo vero film soddisfacente di Salvatores risale al 2003 ed e’ stato figlio dello stesso sodalizio che ha portato a questo film. Quo Vadis Baby non aveva convinto come non convice Come Dio Comanda.
Quello che spiace e’ la perdita, si spera momentanea, di un artista su alcuni lati rivoluzionario, verso il cinema e verso se stesso, che ha portato a piccole perle come Nirvana, Amnesia, Denti, Marrakesh Express. Ah si, Mediterraneo.







Non ho letto la recensione perche’ ’sto film lo voglio vedere. Ho solo intuito che non e’ al livello del libro e me ne dispiaccio, anche perche’ quel libro mi e’ piaciuto una cifrella. E tra l’altro ho ancora a casa mia la copia che mi hai prestato.
Non ho letto il libro e quindi ho una visione di questo film ristretta al solo film.. Devo dire effettivamente che, non avendo letto il libro, il titolo del film mi era sembrato un pò oscuro o poco azzeccato a conferma del fatto che la visione personalistica del divino, di cui parla Teo, non è resa per niente bene nello sviluppo del film. Oltre a questo, ci sono un paio di altre cose che non mi convincono affatto: la trama, a mio parere, risulta molto debole, blanda, lenta a tratti persino noiosa.. Il film vorrebbe essere introspettivo ma sembra mancare un’analisi psicologica dei personaggi che riesca a penetrare il loro vissuto; la colonna sonora è praticamente inesistente; le riprese risultano cupe, tetre, scure con un sottile gusto dell’orrido che, però, rimane fine a se stesso e non si incastra in un’analisi della personalità e della psicologia dei personaggi (stessa cosa avevo notato in “Io non ho paura” altro film che non mi ha convinto). Sono d’accordo con Teo quando dice che il film è molto ben recitato e ritengo che la mediocrità dello stesso derivi da scelte del regista superficiali e discutibili. Al contrario di Teo, invece, reputo “Quo Vadis Baby” un vero capolavoro con la sua trama complessa e intrigante, le musiche, le citazioni, la riflessione sulla vita e la morte che pervade tutto il film.. Incredibile ma vero Salvatores continua ad alternare capolavori (o almeno piccole perle :-p Teo non sottovalutare “Mediterraneo”) a film come questo confusi e pretenziosi..
non ero assolutamente ironico su mideterraneo… anzi! io lo adoro…
ma Quo Vadis Baby… mi ricordo ancora le facce appese a fine film.