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…there’s a new movie sheriff in town…

Michael Moore e Capitalism a love story: la rivoluzione inizia da Venezia September 7th, 2009

Venezia 2009

capitalismalovestoryMichael Moore non aveva pienamente convinto con gli ultimi suoi lavori. Sicko apriva gli occhi sul problema della sanita’ negli Stati Uniti ma era indirizzato solo al pubblico a stelle e strisce e Farheneit 9/11 era a tratti fin troppo melenso.
Poi Moore si presenta a Venezia con un titolo che mi ha colpito fin da subito: Capitalism a love story.
Moore, famoso per le sue provocazioni, ha in realta’ iniziato in tutto un altro modo: porta dati su dati, fatti concreti per portare avanti la sua tesi.
E la sua tesi e’ forte e importante. Siamo sicuri che il Capitalismo sia il sistema migliore? La risposta e’ data chiara e tonda. No, il capitalismo come lo concepiamo adesso e’ il male assoluto.
E’ uno stesso documento della “City Bank”, una delle piu’ importanti e influenti banche del paese a porre il problema. Gli Stati Uniti d’America si sono trasformati da una democrazia ad una plutocrazia in cui chi ha il potere decisionale e’ solo 1%.
E nello stesso documento della city bank si pone una nota preoccupante: cosa succederebbe se il 99% rimanente decidesse di votare al di fuori di quello che decidono le lobby? Una rivoluzione?
Naturalmente non e’ tutto cosi’ semplice ma il punto di Moore e’ interessante. Finita la generazione dell’odio comunista e del maccartismo fra i giovani statunitensi c’e’ un 30% che pensa che il socialismo sia migliore del capitalismo. E’ evidente che un certo tipo di propaganda legata al fondamentalismo religioso non attecchisce piu’. Quando mai Gesu’ ha mai parlato di libero mercato?
Ma e’ anche normale. “Definisci Ricchezza” “5 Milioni di Dollari” risponde uno dei tanti invitati ad un salotto televisivo.
No io credo che la ricchezza sia per lo piu’ relativa. Piu’ una persona e’ ricca piu’ e’ il divario con altre persone. Si e’ maggiormente ricchi quanti piu’ poveri ci sono.
E questa cosa non e’ legata solo al vil denaro.
Gli esempi negli Stati Uniti d’America sono molteplici. Su tutti l’educazione. Per avere un master in america bisogna indebitarsi per centomila dollari. Naturalmente con le banche. E le menti piu’ eccelse, quelle che hanno sfruttato meglio i loro studi si trovano, finito il loro percorso universitario, a dover ripagare il debito alla banca. E qual e’ la via migliore? Lavorare per la banca stessa, a Wall Street.
Quindi ci si trova in una situazione che le migliori menti prodotte dallo stato, invece che lavorare per la comunita’ per migliorare la vita di tutti, invece di produrre, si trovano a lavorare per le banche stesse e molto probabilmente per Wall Street che viene definito come il processo distruttivo per eccellenza.
L’intero sistema e’ marcio ed e’ tutto basato sulle grandi lobby che stanno dietro al potere legislativo a Washington.
Con Regan, per iniziare, per poi continuare con Clinton e per finire con il preferito di Moore, George Bush. Non che Obama sia differente, tanto e’ che ha accettato 17 Milioni di dollari da uno dei piu’ grandi lobbysti americani, ma, pare, che ci sia un vero cambiamento.
Quello che infatti mi ha colpito di piu’ e’ che Obama sia stato minimamente toccato da Moore. Troppo difficile e troppo presto per criticare il neo eletto Obama che sembra veramente voler portare la svolta.
Ma facciamo un passo indietro.
Fino agli anni 70 l’america viveva il periodo d’oro. Non aveva rivali nell’industria anche perche’ Germania e Giappone dovevano ricostruire completamente un paese e i loro impianti industriali erano stati completamente distrutti.
Ma i tempi cambiano e arrivano i competitori industriali. Il periodo d’oro americano finisce e arriva Regan che viene dipinto proprio come un vero fantoccio di Wall Street.
Le depenalizzazioni per il sistema bancario hanno dato in realta’ la possibilita’ di rubare a milioni di americani i risparmi per farli entrare nelle gia’ gonfie tasche delle banche. Moore riporta una serie di mosse fiscali e legislative atte a lasciare che le banche e Wall Street facessero un po’ come meglio credevano.
Poi pero’ arriva l’uficializzazione di Obama come candidato democratico e serpeggia la paura fra i grandi lobbysti. La grande crisi scoppiata ad Ottobre viene vista come l’ultima grande mossa per rubare quanto piu’ si poteva.
Chi era ricco e’ diventato incredibilmente piu’ ricco dopo questa mossa e chi era povero ancora di piu’.
Il risultato? Intere citta’ vengono pignorate e famiglie ridotte sul lastrico si trovano a dormire in furgoni. Fabbriche chiuse con solo tre giorni di preavviso.
Ma siamo sicuri che un altro sistema economico non sia possibile? Eppure ci sono fabbriche in california che producono e gli operai come il CEO sono tutti soci alla pari. Con un sistema che mi ricorda tanto tanto le nostre care cooperative italiane.
Lo stesso CEO di questa azienda si fa una domanda che frulla anche a me da tanti anni. A cosa serve guadagnare cosi tanto? Quante macchine puoi possedere nella vita? Di quante case hai bisogno per vivere?
E’ una domanda che non ha una risposta razionale nel mondo capitalista.
Ed e’ una domanda che negli Stati Uniti, tramontato definitivamente il sogno americano, in tanti si fanno.
E la risposta e’ chiara e forte.
Una senatrice dice davanti al congresso che tutte le famiglie che vengono sfrattate devono occupare illegalmente le case che sono state di loro proprieta’ e non andarsene.
Famiglie si riprendono quello che e’ sempre stato loro e che le banche hanno truffadinalmente carpito.
Gli operai di una fabbrica la occupano iniziando una battaglia feroce con la banca.
La cosa commovente e’ che, appena saputa la notizia, un’intera citta’ha cominciato a portare viveri e supporto a quegli operai che stavano combattendo per i loro diritti. E non solo i loro.
Il socialismo e’ sbagliato? Cosa ha di sbagliato? Il fatto che si sia tutti uguali? Il fatto che nessuno debba possedere piu’ di quanto ha realmente bisogno?
Cosa c’e’ di sbagliato in una sana redistribuzione del reddito? E’ cosi sbagliato tassare chi ha generi di lusso? Questo 1% che governa l’america (e il mondo) e’ consapevole che ci sono famiglie costrette a dormire in furgoni?
Sono tante, tantissime le domande che nascono da questo film.
E quello che mi ha piu’ colpito e’ stata una scelta stilistica.
Moore sul finale del film si presenta a Wall Street per fare una delle sue dimostrazioni provocatorie. Urla con un megafono a Wall Street che all’interno del palazzo si sta consumando un crimine.
Ma poi si ferma e dice di essere stanco e di non volere piu’ fare queste cose. Si rivolge direttamente al pubblico e dice:
Se mi date una mano insieme ci riusciremo.

Capitalism a love story e’ assolutamente il film che al momento mi ha colpito di piu’. Forte, crudo a tratti, emozionante. Ha fatto partire differenti applausi a meta’ proiezione commuovendo e facendo arrabbiare il pubblico.
Per me e’, fino ad ora, l’unico che ha le carte in regole per poter vincere il Leone d’Oro per Venezia 66.

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3 Responses to “Michael Moore e Capitalism a love story: la rivoluzione inizia da Venezia”

  1. Giulia says:

    Grazie per il link alla recensione… :-) Cercherò di vederlo, in fondo Michael Moore mi è sempre piaciuto abbastanza, anche se è vero che a volte si sbrodola un po’ addosso.
    Se posso… Teo metti degli a capo tra i paragrafi ogni tanto, altrimenti i tuoi articoli sono poco leggibili!!!
    Ciaoo ciaooo :)

  2. 2009 Teo’s Awards | Cinema Blog says:

    [...] Miglior Film – Capitalism a Love story – Michael Moore A venezia quest’anno si e’ vissuta la rivoluzione. Fra [...]

  3. 2009 Teo’s Awards | Streaming Film says:

    [...] Miglior Film – Capitalism a Love story – Michael Moore A venezia quest’anno si e’ vissuta la rivoluzione. Fra [...]

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