Lebanon September 9th, 2009
Venezia 2009
Muller ci ha abituati oramai a mettere delle piccole perle in concorso. L’anno scorso Teza aveva affascinato pubblico e critica. E io, nemmeno tanto segretamente tifavo per quel film così intenso.
Quest’anno forse il livello medio dei film e’ piu’ alto ma mancano i capolavori. Solo con due film sono uscito dalla sala veramente emozionato: la prima volta con il film di Michael Moore, “Capitalism: a love story”, la seconda
con Lebanondi Samuel Maoz.
Lebanon e’ a suo modo un film innovativo. Viene girato tutto all’interno di un carrarmato e il mondo esterno viene visto solo attraverso il filtro del binocolo del tiratore scelto.
Il mondo esterno in realta’ non esiste. Esiste solo quello che c’e’ dentro il carrarmato e la guerra in Libano, prima di essere fuori del carrarmato, prima di essere fra i componenti dell’equipaggio, e’ dentro ad ogni singolo p
rotagonista.
Il tiratore scelto su tutti vive la sua personale guerra interiore, non avendo mai sparato ad anima viva, ma solamente a botti inermi, si sente terrorizzato dal suo potere e cerca di usarlo con parsimonia non capendo come quest
a sua scelta possa ricadere sugli altri elementi del battaglione.
La regia e’ semplice scarna ma evidentemente molto efficace. Per tutto il film lo spettatore ha la sensazione di essere parte dell’equipaggio. La camera che sobbalza alle vibrazioni del carramato in movimento, il rumore assorda
nte della ferraglia che sobbalza, il fumo che si espande nella cabina ogni volta che il veicolo e’ in movimento, i colpi di mitragliatore che rimbalzano sulla corazza del carrarmato creano un’atmosfera di grande realismo.
La fotografia poi, cosi’ netta, caratterizzata da forti chiaroscuri e fortemente giocata sui riflessi del liquido oleoso che si trova sul pavimento dell’abitacolo rende l’intero film molto crudo.
Non credo che questo film possa ambire al leone d’oro. Mi stupirebbe a dire il vero. Piacevolmente.
Credo che il premio che portera’ a casa sia lo stesso che ebbe l’anno scorso Teza, il premio della critica, che forse, ogni anno, diventa il piu’ ambito fra gli outsider.







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