Marco Bellocchio, il vero incompreso dalla critica del cinema italiano. Colui che a suo dire sforna capolavori su capolavori senza che ne la critica e il pubblico lo capiscano. Quello che mi chiedo �… Bellocchio… ma ci sar� un motivo?
Devo dire che il mio � sicuramente un giudizio parziale, in quanto ho visto ben poco di Bellocchio. Il mio, a differenza delle altre volte, � un giudizio sulla persona.
Tra l’altro devo dire che dei film che ho visto uno mi � anche piaciucchiato. La visione dell’omicidio Moro di “Buongiorno, Notte”, molto romanzata, non mi � poi cos� tanto spiaciuta. L’idea di fondere realt� e il desiderio di come si volesse fosse la realt� � un’idea, forse banale, ma ben strutturata all’interno del film.
Ecco invece “L’ora di Religione” sono palesamente due ore della mia vita che Bellocchio mi ha rubato e non mi restituir� mai pi�. Sono due ore perse che non avr� mai pi�, va beh � nei rischi di chi ha la passione per il Cinema.
Quindi sul regista di per se, che purtroppo o per fortuna non prescinde dall’uomo , mi riservo un giudizio incompleto ma una mezza idea gi� ce l’ho, visto che sicuramente Bellocchio non sar� mai un Fellini o un Monicelli.
Quello che giuro mi infastidisce particolarmente � il suo atteggiamento vittimista e autoreferenziale. Del tipo “Io sono un genio voi dei cretini. Non potete capire il mio cinema.”.
Ora non � che me la sono sognata di notte sta cosa.
Quando fu l’invitato speciale di una rassegna di corti cinematografica, alle curiosit� dei giovani cineasti in erba, rispondeva sempre svogliato, come se i suoi interlocutori fossero tutti degli incapaci, fino ad arrivare a dire “Mi sembra di aver risposto abbastanza ora io me ne andrei”.
Ora, a sottolineare il suo egocentrismo e il suo sentimento da vittima e incompreso che lo contraddistingue, ricordiamoci di quel che � successo proprio al Festival di Venezia, proprio con Buongiorno, Notte.
Il film, che aveva tutte le carte in regola per vincere il Leone d’oro, non vinse solo perch� legato solo ad una logica troppo italiana e quindi non internazionale, essendo Venezia un festival di cinema internazionale la motivazione non faceva una piega che fosse una.
Ma si sa che se non si fanno delle polemiche inutili in Italia non siamo contenti. Bellocchio se ne and� indignato dicendo che non voleva pi� avere niente a che fare con un festival del genere. (Non far� riferimenti alla volpe e all’uva).
Convinse la Rai Cinema a dire che non avrebbe pi� inviato film al festival di Venezia.
Quello che mi diede grande soddisfazione fu che la Rai l’anno dopo mand� senza problemi i suoi film.
E che Mario Monicelli, presidente della giuria del Festival di Venezia 2003, alla domanda “Non si poteva dare nulla di pi� che il premio miglior sceneggiatura a Bellocchio?” lui rispose con la calma e la perfezione che lo ha sempre contraddistinto “Per me � gi� tanto cos�”.