Cinema Blog

…there’s a new movie sheriff in town…

Archive for the 'Integralismi cinematografici' Category

L’arte del sogno - Numero 30 October 9th, 2007

Integralismi cinematografici

Vivere in quel periodo in cui non si distingue più la differenza fra sogno e realtà con i sogni sono così reali e la realtà così fantasiosa che la differenza fra i due mondi diventa impalpabile, è forse la cosa più strana e curiosa che può succedere.
Perchè si rimane lì, fermi e inermi a pensare [...]

Maradona - La mano de D10s - Numero 29 October 2nd, 2007

Integralismi cinematografici

“Voi pensate al Maradona giocatore, che al Maradona uomo ci penso io”
Marco Risi si ferma, e fa il completo contrario. Marco Risi non ha il minimo intento di fare un tributo al più grande calciatore della storia. Decide invece di dipingere l’uomo che sta dietro, fragile, infantile a volte, pieno di eccessi, ma soprattutto un [...]

Vero come la finzione - numero 28 March 20th, 2007

Integralismi cinematografici

A volte ci si immagina protagonisti di un romanzo e ci si diverte a invertarsi una voce narrante che descrive, interpreta e predice quello che la nostra vita ha in serbo per noi.
Ma cosa succederebbe se fossimo davvero i protagonisti di un romanzo? E soprattutto saremmo in una Commedia o in una Tragedia?
Vero come la [...]

THX 1138 - Numero 27 February 18th, 2007

Integralismi cinematografici

George Lucas è, a mio parere, uno di quei pochi registi, produttore e imprenditori che con il suo lavoro è riuscito a rivoluzionare completamente il concetto di film, come per altro hanno fatto tutti i Movie Brats, chi da “dentro il sistema”, chi invece imponendo le proprie immagini ad un pubblico sempre più sbigottito dalla [...]

Sostiene Pereira - Numero 26 December 11th, 2006

Integralismi cinematografici

Tratto dal libro di Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira � uno di quei film che tutti dovrebbero vedere, per legge. In giovent�, mi ricordo, avevo adorato il libro, con quel sintagma “Sostiene Pereira” che prende le distanze dalla storia ma avvicina in modo impressionante al personaggio. E quando lo avevo letto, come al mio solito, mi ero arrovellato alla ricerca di una faccia, del Pereira perfetto.
E, cavoli, Faenza lo ha fatto con una facilit� che ha del spettacolare: Mastroianni, oramai lontano dal “Marcello, Come here” della Dolce Vita, � a tutti gli effetti Pereira.
Pereira, forse un po’ vigliacco, forse molto impaurito � in realt� smarrito dalla perdita della moglie. E Mastroianni � cos�, smarrito, perso, con un’inerzia che lo spinge a farsi scivolare addosso tutto quello che succede, fare il suo compitino a casa e non chiedere troppo.
Pereira poi ha dei dialoghi fantastici con la foto della moglie defunta. Ci parla proprio come se fosse li e gli rispondesse. Sono veri e propri dialoghi. Quello di cui molti non si sono accorti � che la foto della moglie cambia. Commenta le frasi del marito con il suo sorriso, a volte sarcastico, a volte preoccucato a volte sollevato.
Mastroianni � quindi perfetto e tutto il film � denso di una strana atmosfera. Da una parte abbiamo l’imporsi del totalitarismo e le sue ingiustizie. Dall’altra per tutto il film cresce questa voglia di rivalsa, questo odio e malsopportazione per le ingiustizie.
Naturalmente tutto � sottolineato dalla colonna sonora di un sempre perfetto e geniale Ennio Morricone. La canzone simbolo del film � di una forza e un sentimento fuori dal normale e si adatta in modo perfetto alle atmosfere create da Faenza.

Non � un caso che Pereira sia cos� attratto dalla morte. La dittatura che si sta instaurando intorno a se la glorifica e lui, che della vita � sempre pi� stufo e annoiato, la trova preoccupantemente interessante.
Ma la vita gli prepara uno scherzetto e gli fa incontrare Monteiro Rossi, giovane e innamorato. Dal primo momento che lo vede Pereira si trova davanti ad uno specchio che per magia lo riporta indietro nel tempo. Monteiro Rossi ama la vita, � innamorato e mette in tutto quello che fa quella passione particolare. E ha la stessa ciocca di capelli ribelli, che continua a cadere sulla fronte, proprio come Pereira quando era giovane.
Da quel momento in poi Pereira avr� l’impressione di aiutare quel giovane un po scapestrato. In realt� non � cos�. Sar� Monteiro Rossi che con la sua passione, quasi contagiosa, tirer� fuori dall’ignavia e della codardia Pereira.
Intorno tutta la nazione va a rotoli. Le libert� vengono massacrate e negate in nome del patriottismo e della sicurezza e chi ha la forza e il coraggio di opporsi viene massacrato dalla polizia. A Pereira questo non piace o almeno lo sostiene. Ma non riesce a fare niente per impedirlo.
In realt�, nella sua congregazione di anime sta per nascere un nuovo Io Dominante, come il Dottor Cardoso gli ha spiegato. Un nuovo Pereira sta crescendo e lui stesso non se ne accorge. Lui, giornalista e responsabile della pagina culturale del Lisboa, giornale fintamente indipendente, non vede come sarebbe semplice denunciare le brutture dell’instaurazione di una dittatura. Ma capisce che dovrebbe farlo quando incontra una signora ebrea di origini tedesche sul treno, in attesa di poter scappare negli Stati Uniti.
“Ma cosa vuole che faccia?”
“Lei che pu� scrivere sul giornale, racconti quel che succede, faccia sentire che non � d’accordo.”
“Si, signora, ma io non sono Thomas Mann, traduco racconti dal francese, non saprei fare di pi�.”
“Lo crede davvero? Forse tutto si pu� fare, basta averne la volont�”
Queste parole faranno breccia nel nuovo Io Dominante di Pereira che far� un primo passo verso il suo riscatto: pubblicher� la traduzione di quel racconto breve che finisce con Viva La Francia.
Sar� il sacrificio di Monteiro Rossi a far s� che il suo Io Dominante prevalga. Con un trucco degno del migliore ingegnere sociale far� pubblicare in prima pagina un articolo che denuncia le malefatte degli sgherri del potere.
Di colpo si sentir� di nuovo giovane. Non si pu� stare in disparte quando sono in ballo le libert�, non si pu� delegare dicendo e dicendosi che non si pu� fare niente per cambiare le cose.
Lascer� a casa il suo bastone e uscir� per strada, pronto ad una nuova vita, con ancora la voglia di sognare. La camminata finale, sulle note di “A Brisa Do Coraca” di Ennio Morricone canta da Dulce Pontes mette la pelle d’oca e si sente tutto il fervore politico che nella pancia si rimescola.

“Sostiene Pereira che mentre si allontanava tra la folla aveva la sensazione che la sua et� non gli pesasse pi�. Come se fosse tornato un ragazzo, agile e svelto con una gran voglia di vivere. E allora ripens� alla spiaggia della Grange e ad una fragile ragazze che gli aveva dato gli anni migliori della sua vita. E per ricordare tutto ci� ebbe voglia di fare un sogno, un sogno bellissimo ad occhi aperti, ma di questo sogno non vuole parlare Pereira perch� lo avrebbe raccontato di persona a colui che vi ha narrato questa storia”

Marie Antoinette - Numero 25 December 5th, 2006

Integralismi cinematografici

Sofia Coppola. Non sono tante le registe nel strano mondo del Cinema. Il perch� sinceramente non lo so. Ma il massimo che fino a questo momento sono riuscito ad apprezzare sono dei film appena decenti. Al massimo pi� che sufficienti.
Sofia Coppola no. Sar� che � cresciuta a pane e Cinema. Sar� che ha sempre bazzicato i set dei film di suo padre. Sar� per osmosi o per semplice genetica ma Sofia Coppola invece mi convince.
E la cosa che mi convince ancora di pi� � che il suo Cinema � completamente diverso da quello del padre (Francis Ford Coppola). Il suo � un Cinema fatto da grandi silenzi. Lunghi ma mai noiosi e pesanti. Riesce, vi giuro, non so come, a raccontare intere storie con scene senza nemmeno una parola. A volte, come pi� spesso accadeva in Lost in Traslation, senza nemmeno la musica di sottofondo.
In Marie Antoinette lunghi momenti di stasi e di silenzio vengono contrapposti in scene in cui il ritmo si fa frenetico e incalzante. Condensa in pochi attimi molte immagini e tutto il film � caratterizzato da questo dilatarsi e addensarsi del ritmo e del tempo. Potrei dire che � una tecnica che ha un che di ipnotico, anche perch� le due ore e tre minuti del film sembrano volare.
Molto coraggiosa e molto azzeccata a mio parere � stata la modernizzazione dell’ambientazione. Non era facile fare un film in costume, ambientato nel 1789, e rendere i personaggi attuali senza scadere nell’anacronismo.
In pi� la colonna sonora prettamente rock anni 70 si pone in completa contrapposizione con l’ambientazione ma, sar� per il forte contrasto, si sposa perfettamente con l’idea del film. Musica che rimane sempre in sottofondo, quasi fosse un commento di Sofia.
Maria Antonietta � interpretata da una bellissima e veramente brava Kirsten Dunst. La Maria Antonietta che esce � bella e forse un po’ eterea, quasi svampita in alcuni tratti, ma comunque sempre in buona fede e, per buona pace di un impotente Re Luigi, molto sensuale. Una caratterizzazione che va un po’ contro la storiografia ufficiale che la dipingeva come la classica “cattiva”.
Questa Maria Antonietta � una ragazza prettamente sola: mandata alla corte francese a quattordici anni si ritrova in un covo di vipere in cui fatica un po’ a destreggiarsi, lei che � innocente e pura.
Insomma un film pi� che piacevole. Un film che � stato tanto elogiato quanto fischiato. Perch�? Perch� la storia non c’� in questo film, � appena accennata. Perch� il personaggio � un po’ lontano da quello che realmente fu. Perch� troppo simile a Lost in Traslation.
Cosa ne fa un Bel Film? La fotografia perfetta con predominanza di colori pastello forse, oppure i costumi e l’ambientazione nettamente perfetta. Kirsten Dunst sicuramente � una carta vicente come alcuni personaggi minori del calibro di Jason Schwartzman o Asia Argento. Un Francis Ford Coppola produttore esecutivo? Una colonna sonoro molto azzeccata?
O semplicemente la regia e le provocazioni di Sofia?
Vi lascio con la frase emblema di Maria Antonietta che, in questo film, scopriamo non aver mai pronunciato:

il popolo non ha pane? Mangino le brioches

The Departed - Numero 24 November 6th, 2006

Integralismi cinematografici

Una volta insegnavano nelle scuole di cinema che una buona storia doveva passare in modo imprescindibile attraverso gli stadi di premessa, sviluppo, tesi, antitesi, scontro, soluzione, morale. Ne uno di pi�, ne uno di meno.
Poi per�, si sa, la dissoluzione dei costumi, quando c’era lui queste cose non succedevano e non ci sono pi� le mezze stagioni e quella che era la regola diventa a tutti gli effetti un’eccezione.
Eh s� perch� un film come si faceva una volta non viene pi� prodotto. Perch�? Perch� se la storia � intricata, senza un inizio, senza una fine, senza una morale vende di pi�. Perch� stuzzica, in qualche modo.

Chi ci potr� salvare da tutto ci�? Chi alza la manina e il mono sopracciglio con fare intelligente e dice �Ok torniamo al Cinema!�?. Ci vorrebbe uno che ha un amore maniacale per il cinema. Uno di quelli che il Cinema, si si con la C maiuscola ancora una volta, lo ha sempre fatto e ci si � sempre sporcato le mani fino agli avambracci! Arriva Martin Scorsese e ci presenta un film da manuale del Cinema pagina tre. E la cosa che sconvolge � che ci sembra una mosca bianca.
Comunque… l’ho sempre detto, io sono uno di quelli che se Scorsese decidesse di filmare per due ore uno sconosciuto sul trono di ceramica acclamerebbe ad un nuovo miracolo Cinematografico.
Ma perch� � cos�. Martin Scorsese ha questo amore per il Cinema, questa cura maniacale dei particolari, questa adorazioni per le sue storie che la pellicola ha sempre quel valore aggiunto dato solo da chi fa le cose con quella passione speciale.

Comunque parliamo del film. Un film di specchi dove il bene si intreccia con il male e vice versa. La polizia ha i suoi infiltrati nella malavita e la malavita ha i suoi infiltrati nella polizia.
Da una parte Colin Sullivan, un magistrale Matt Damon, che fin da bambino entra alla corte di Frank Costello, capo della malavita di Boston, interpretato da Jack Nicholson, viene fatto crescere e mandato alla scuola di polizia.
Dall’altra parte Billy Costigan Jr, Leonardo di Caprio, ha una vita dissoluta, difficile da inquadrare, uno strano poliziotto, sicuramente non convenzionale. E proprio per queste motivazioni mandato a fare l’infiltrato alla corte di Costello.
Il bene si specchia nel male e viceversa. Le due entit� si guardano e si contaminano, quasi si amalgamano.
�Se decidi sul serio di diventare qualcuno ci diventi, � questa la cosa che non ti dicono in chiesa. Quando avevo la tua et� i preti ci dicevano che potevamo diventare o poliziotti o criminali. Oggi quello che ti dico io � questo: quando hai davanti una pistola carica qual � la differenza?�
Eccola. Come sempre Scorsese ci regala la sua visione della storia e lo fa per bocca del personaggio meglio riuscito della storia, il capo della malavita Frank Costello.
Questo insegnamento regalato ad un giovanissimo Colin Sullivan in realt� � la chiave di lettura del film. Martin Scorsese, cresciuto a little Italy a fianco della criminalit� pi� feroce e violenta non ha mai dato un giudizio, non ha mai giudicato l’operato dei suoi personaggi. Nel senso sembra quasi dire che ognuno di loro combatte la propria guerra personale. Da che parte la fa non � molto importante. Anche perch� � solo una battaglia fra due squadre che oramai hanno perso la finalit� ultima della guerra e sono arrivati ad un punto che ci si combatte perch� lo si deve fare.
E poi abbiamo la guerra che ogni personaggio fa con se stesso e con la maschera che � costretto a portare ogni giorno. Colin Sullivan � completamente distrutto dallo stress causato dal dover impersonare quello che dovrebbe essere l’assassino di se stesso e Billy Costigan Jr vive nel terrore di essere scoperto con il risultato che non dorme non mangia e tira a campare grazie ai psicofarmaci.

Film veramente piacevole e ben fatto e soprattuto caratterizzato da un cast stellare. Innanzitutto c’� uno spettacoloso Matt Damon che oramai si pu� dire non sbagliare nemmeno un film.
E poi mi soffermerei un attimo su Di Caprio. Ora, erano anni che dicevo che questo ragazzo cresceva bene. Che lui si che ci aveva la stoffa dell’attore. Aveva solo bisogno di un grande regista che lo facesse crescere e lo consacrasse al Grande Cinema. Martin Scorsese, che ci vede lungo, lo ha subito preso sotto la sua ala protettiva e ogni film che sforna con lui, Di Caprio migliora sempre di pi�.
E poi Jack Nicholson. Come si fa a non adorare quella recitazione tronfia, fiera, possente. Quel ghigno che si porta dietro quasi a sbeffeggiare chi lo guarda. �Guarda come sto recitando�, sembra dire, �solo io lo posso fare�.
Ed � proprio con le parole di Frank Costello che concludo questo integralismo:
�Io non voglio essere un prodotto del mio ambiente, voglio che il mio ambiente sia un mio prodotto. Anni fa avevamo la chiesa. Era solo un modo per dire che eravamo uniti. I cavalieri di Colombo erano autentici facinorosi. Veri italiani e dominavano la loro fetta di citt�. A quei tempi un irlandese non trovava un cazzo di lavoro. Anni dopo abbiamo avuto un presidente che riposi in pace. � questo che i negri non capiscono. Se c’� una cosa che non mi va degli amici neri � proprio questa. Nessuno ti regala niente, te lo devi prendere.�

Clerks II - Numero 23 October 30th, 2006

Integralismi cinematografici

Torno a parlare di Kevin Smith perch� attendevo da tempo il suo ritorno e soprattutto perch� questo nuovo film mi ha convinto molto. In realt� non � solo il film ad avermi convinto � l’intero progetto che Kevin Smith sta portando avanti. Infatti quando uno vede un film di solito si affeziona al personaggio principale. Diventa un amico, un personaggio conosciuto e lo spettatore vorrebbe sapere quello che gli capita dopo.
Ed ecco che Kevbn Smith ci tira fuori la genialata: porta avanti contemporaneamente tutti i personaggi che crescono in tutti i suoi film. Quindi in “Jay e Silent Bob fermate Holywood” quando i protagonisti entrano in un Mooby’s chi trovano come commessi? Ma naturalmente i nostri affezionati Dante e Randal! E gli esempi sono svariati in tutta la filmografia di Kevin Smith.

La ricetta � la stessa del primo Clerks ed � la stessa che ha caratterizzato i primi film di Kevin Smith. Tutta la storia � ambientata nello stesso posto, ai tempi di Clerks era il “Quick Stop” ora � il Mooby’s, parodia estrema e abbastanza cattiva di uno strano ibrido fra Disney e Mac Donald, di cui i dirigenti, in un altro film, venivano uccisi da un angelo della morte caduto in terra. Insomma i tempi cambiano e la globalizzazione arriva anche per Randal e Dante che avevamo lasciato dodici anni fa al Quick Stop.
Ed � proprio li che ritroviamo Dante, davanti al suo amato Quick Stop. Peccato che stia andando in fiamme e la vita di Dante cambia. Ho apprezzato molto l’inizio in bianco e nero a sottolineare un legame fortissimo con il primo film.
Ma sono passati anche dodici anni. Il Kevin Smith di allora era un appassionato di fumetti, sceneggiatore, con il pallino del cinema. Ora Kevin Smith � un regista affermato e conosciuto a livello mondiale. I due film risultano stilisticamente vicini, ma in un certo modo molto diversi. Il secondo in particolare ha una trama ben chiara e decisa, con la presentazione del personaggio la crescita e l’evoluzione finale. Il primo era privo di un filo conduttore e questo era stato forse il punto di forza dell’intero film: non succedeva niente e succedeva tutto e lo avevo trovato geniale. Il secondo � completamente diverso. Ma vi assicuro che non rimarrete delusi.
I personaggi sono gli stessi, Dante, il commesso responsabile e coscienzioso che ci tiene che tutto vada nel modo giusto e Randal, un adolescente sboccato e dispettoso in un corpo di un trentenne fatto e finito.
Senza parlare di Jay e Silent Bob personaggi fondamentali e irrinunciabili nell’economia di ogni storia scritta da Kevin Smith. Ormai passo ogni film ad aspettare l’unica e sola frase di Silent Bob che ci aprir�, ancora una volta la mente. E la lancio l�. Jay e Silent Bob oscar come miglior attori non protagonisti.
Infine come non parlare di Rosario Dawson. Brava, molto brava. Ammiccante nel modo e nella quantit� giusta e recita perfettamente la ragazza della porta a fianco. Senza contare che � una delle attrici pi� belle e sexy di hoolywood.
Non � Dogma, ne Chasing Amy ma mi assicuro che chi ha amato il primo film di Clerks non potr� non adorare anche questo.
E poi questo nostalgico finale con il ritorno in bianco e nero e una scena presa identica da Clerks con l’avventrice che controlla tutte le scadenze dei cartoni del latte, beh � molto in stile Kevin Smith che richiama e cita se stesso in tutti i film.

E poi Jay (con una canottiera con sopra disegnato il Cristo Compagnone, protagonista di Dogma) e Silent Bob si sono convertiti al Cattolicesimo, the new and improved Jay e Silent Bob:
“Sai ogni tanto penso, potevo fare qualcosa di pi� nella vita che stare contro un muro a vendere erba e merda varia. Tipo il medico degli animali. Scusa perch� no? Adoro foche e tartarughe! O magari l’astronauta. Si il primo bastardo rottoinculo che scopre una galassia. O una nuova forma di vita aliena t’immagini? E poi se la fa! E dopo la gente! Eccolo la che si � scopato anche i marziani! Cazzo i primi clienti dopo il nostro trionfale ritorno: fai il duro!”

Anything Else - Numero 22 October 22nd, 2006

Integralismi cinematografici

Se i vecchi potessero e i giovani sapessero dice un vecchio adagio. Cosa direbbe il vecchio Allen al giovane Allen della sua vita se potesse parlargli? Cosa direbbe il nostro IO anziano al nostro IO giovane? Woody Allen si butta in questo gioco con se stesso in Anything Else. Tutto condito dal solito e pregnante amore per la citt� di New York. Woody Allen � l’unico che riesce a dipingere una citt� cosmolipolita come New York nel modo pi� romantico e intenso.

La parte del giovane Allen, il personaggio di Jerry Falk, � interpretato da colui che � considerato il vero erede di Allen, Jason Biggs, che molti di noi ricorderanno alle prese con una calda torta di mele.
Ed � importante che sia lui perch� come sempre Woody Allen ci racconta storie tratte dalla sua vita. Non � un mistero che molti dei suoi film siano i risultati della sua lunghissima esperienza di analisi. E quindi decide di giocare pi� e pi� volte con la realt�. Ed � facile che pi� di una volta il personaggio Woody Allen si estranei dalla storia e guardando direttamente in camera, guardando negli occhi lo spettatore non esclami qualcosa del tipo “non sarebbe fantastico se la realt� fosse veramente cos�?”.
Il risultato � ottimo come in gran parte dei film di Woody Allen. Ottima comicit�, ottima fotografia, ottimo montaggio, la storia � accattivante e ci inchioda alla poltrona. Cosa chiedere di pi�?

E quindi Woody Allen gioca con se stesso, accarezzando e consigliando nel modo migliore il suo alter ego giovane.
Una volta ero in un taxi, era parecchi anni fa, stavo cianciando con il tassista a proposito di queste cose di cui blateravi tu poco fa: la vita, la morte, il vuoto universo, il significato dell’esistenza, l’umana sofferenza. E il tassista mi disse: “Guardi, � come tutto il resto”. Riflettici.
Tutto il film � impreziosito da queste scenette in cui Dobel regala queste piccole perle di saggezza a Falk. Al momento sembrano messe l� in modo estemporaneo, senza un senso ma per il semplice e puro piacere di dirle. Regalano colore all’intera pellicola e, diciamocelo, molte fanno proprio ridere. Ma sono tutte messe l� per un determinato motivo. Sono tutte propedeutiche alla crescita del giovane Woody Allen che non potrebbe accettare una soluzione chiara e decisa della realt�. Pu� solo arrivarci con tanti piccoli indizi.

Da un lato Falk, cerca di combattere per il suo lavoro, scrittore umoristico per comici gi� affermati, come fece lo stesso Allen in giovent�, � sfruttato e legato al suo strambo manager interpretato magistralmente da un ottimo, come al solito, Danny de Vito.
Dobel, il vecchio Woody Allen, lo convince e lo aiuta a crescere e accettare quel lavoro in California, dicendogli che lavoreranno insieme. Dobel non partir� per una strana storia fatta di macchine veloci, poliziotti e una pistola. Che sia vero o no Dobel non partir� con Falk. Il dubbio che fosse una cosa vera o no rimarr� al giovane Woody Allen.

Mentre parallelamente Falk vive una malata storia con la sua ragazza. Christina Ricci, Amanda, � una ragazza complessata. Problemi di autostima, fortemente incentrata su se stessa, egoista forse � la parola giusta. Uno di quei egoisti che antepongono se stessi a chiunque, anche alla persona che si presuppone sia il proprio amato.
� forse il peggiore dei personaggi della storia. Altamente irritante Amanda maltratta il povero Falk che accecato dall’amore non riesce a vedere la realt� dei fatti. L’immagine di donna perfetta che Falk ha proiettato su di lei lo acceca e non gli da la possibilit� di vederla per quello che. Viziata, egoista e profondamente infelice.
Falk decider� alla fine di lasciarla. Troppo difficile, troppo stancante. Ha davanti a se una nuova avventura e non vuole che, come sempre, sia bloccata da quello strano amore che gli porta solo fatica e dolore.
Ma, come direbbe qualche giovane filosofo pavese, se la battaglia pu� averla vinta Falk la guerra la vince la bella Amanda. Infatti trover� un altro imbecille da stordire con la sua bellezza e la sua femminilit�. Proprio quel dottore che l’aveva visitata e di cui il buon Falk era geloso. Oh beh, questo mondo forse � ingiusto, ma almeno Falk � cresciuto e ha imparato.
Falk non ha pi� bisogno di Dobel che sparir� nel nulla da dove � arrivato. E lo capisce esattamente nel finale. Prende il taxi e parte per la sua nuova vita.
“La battuta perfetta su Dobel � quella vecchia freddura che anche un orologio fermo due volte al giorno dice l’ora esatta. Dobel era dotato di ironia e avrebbe apprezzato molto che io avessi una, per usare una sua parola, furtuita visione di Amanda lasciando la citt� andando all’aereoporto. Eh il medico… sapevo che il medico era pazzo di lei… ”
“Che ha detto?” [il tassista]
“Eh… Uh… Stavo solo dicendo come � strana la vita e quanto � piena di inesplicabile mistero.”
“Beh guardi… � come tutto il resto”

Dogma - Numero 21 June 20th, 2006

Integralismi cinematografici

Non c’� �Codice da Vinci� che tenga: Dogma � sicuramente il modo pi� furbo e completo per prendere in considerazione tutti i problemi che la chiesa cattolica ha e continua ad avere in questo nuovo millennio.

L’intero film � contornato da tanti piccoli colpi di genio che, in fondo, non ci si aspetta da colui che ha sempre interpretato �Silent Bob�, rinominato per questo film dai traduttori italiani �Zittino Bob�.
La carne al fuoco � veramente tanta e quello che per altri sarebbe un errore da bocciatura alla scuola di sceneggiatura diventa in realt� il punto di forza.

Un cast veramente imponente che senza contare gli stessi Jay (Jason Mesew) e Silent Bob (Kevin Smith) presenta un vero e proprio parterre de roy: Salma Hayek, Matt Damon, Ben Affleck, Linda Fiorentino, Chris Rock e Alanis Morissette. La met� di questi personaggi sarebbero un’assicurazione per uno sbanco del botteghino.

Ma questo signori � il cinema indipendente americano che in fondo preferisce di gran lunga raccontarci una storia, stupirci e farci sbellicare dalle risate.

Kevin Smith quindi si mette davanti alla sua istruzione cattolica e decide di esplorarne ogni suo lato: dalle domande pi� sciocche e giovanili a veri e proprio problemi di teologia allo stato puro Silent Bob ci regala la sua visione della religione che risulta tutto fuorch� dissacrante e eretica, agli occhi di chi non � un bigotto o un integralista cattolico.

Comunque i colpi di genio sono veramente tanti.
Metatron, ad esempio, �la voce di Dio� che si presenta alla protagonista Bethany e come se stesse parlando una persona normalissima, le spiega alcuni dogmi di fede. Cos� nella pi� completa semplicit� e buon senso.
Perch� non le parla direttamente Dio? �Gli essere umani non hanno ne la capacit� uditiva ne quella psicologica per sostenere il maestoso potere della vera voce di Dio. Sentendola la tua mente sprofonderebbe e il tuo cuore esploderebbe nel petto. Ci abbiamo rimesso cinque Adami prima di capirlo�.
Questa trovata di �umanizzare� in qualche modo gli angeli e chi viene dall’aldil� sulla terra ha un che di spettacoloso. Dipingendoli un po’ scocciati da questa ostinazione che hanno gli uomini di non capire la semplicit� del creato Kevin Smith ha probabilmente dato uno dei messaggio pi� forti dell’intero film.
Il Metatron affida a Bethany una �Santa Crociata� con il modo di fare di chi vuole in qualche modo fregarti, raccontando la parte semplice della cosa e trascurando la possibilit� che l’intera esistenza venga meno.
Bethany sar� accompagnata da due profeti che saranno gli stessi Jay e SilentBob: questa � un’altra vera e proprio genialata di Kevin Smith che si auto battezza insieme al suo compagno di avventure un profeta e per stessa voce del Metatron e quindi di Dio. Dove lo troviamo un regista pi� divertente e allo stesso tempo irriverente? E questo � solo l’inizio.

Infatti Kevin Smith ne ha per tutti. In primis naturalmente la chiesa che in un disperato quanto goffo tentativo di diventare moderna inizia una campagna dal nome �Cattolicesimo WOW� che ha come simbolo un sorridente e ammiccante �Cristo Compagnone�.
Il perseguire il numero di fedeli da portare in chiesa rispetto alla quantit� di �anime da salvare� � stata la politica che ha portato la religione allo stato di indifferenza totale in cui si trova.

Senza parlare poi dell’accusa al modo che l’uomo ha sempre usato per vivere la sua spiritualit�.
�L’unico problema che ha con l’umanit� sono le follie che continuamente vengono fatte in suo nome: guerre, fanatismo, televangelismo. Il pi� grande � per� ridurre in fazioni tutte le religioni. Ha detto che l’umanit� ha sbagliato a prendere una buona idea per costruirci sopra una rete di credi.�
�vuoi dire che avere un credo � sbagliato?�
�Secondo me � meglio avere delle idee. Insomma puoi cambiare un’idea ma cambiare un credo � tosta.�

� Rufus, il tredicesimo apostolo che non compare nelle sacre scritture perch� � nero, che ci spiega, sempre con la solita semplicit� quasi spiazzante come lo stesso Dio giudica le religioni sulla terra.

Ed infine, un Dio che ama il creato e si diverte ogni volta che torna sulla terra. E ama il flipper. Passa ore ed ore senza avvisare chi di dovere, nascosto fra le sue creature a giocarci. C’� chi ne approfitter�.
Ma ancora una volta ecco il colpo di genio. Quando Dio torner� sulla terra per sistemare tutto ci torner� nelle divertenti e sbarazzine forme di una brillante Alanis Morissette. Che gioca con i fiori e si diverte a mettersi in verticale sulle mani.
� cos� surreale che come si fa a non crederci?

Insomma di profonde riflessioni teologiche � stracolmo l’intero film la cosa che affascina di pi� � che sono sempre in parallelo e mischiate con un umorismo sempre sul confine del trash: certo io parlo di fascino, i bigotti parlano di eresia.

In realt� la storia � pi� che altro una scusa per parlare delle contraddizioni con cui la chiesa ogni giorno fa i conti e fa finta di niente.
Kevin Smith da una sua, tutta particolare, e per molti versi condivisibile visione della realt� che si relaziona con la religione e l’aldil�.
Esce fuori, come molti fanno, dai preconcetti teologici che ci sono stati inculcati a catechismo da bambini e li stravolge per puro gusto di farlo. Per dimostrare quanto siano in realt� inutili e legati ad un modo terreno di vedere le cose: quindi c’� un tredicesimo apostolo di colore, lo stesso Cristo era di colore e adorava stare intorno al fuoco a parlare di cose futili con i suoi amici, Maria e Giuseppe avrebbero avuto altri figli dopo Cristo. Insomma chi ha la mente ottenebrata da secoli di potere cattolico li potrebbe scambiare per eresie: basterebbe fermarsi un attimo per capire che sono in realt� piccole leve per darci la spinta per cercar di ragionare in un modo diverso e consapevole.

E ce lo dicono loro stessi fin dalle prime immagini del film:

�Bench� dopo dieci minuti diventi evidente, View Askew dichiara che questo film �, dall’inizio alla fine, una commedia surreale che non va presa sul serio. Insistere sul fatto che quanto segue sia incendiario o provocatorio significa fraintendere le nostre intenzioni ed emettere un giudizio inopportuno; emettere giudizi spetta solo e unicamente a Dio (questo vale anche per i critici cinematografici… scherziamo).

Quindi, per favore, prima che pensiate che questa sciocchezza di film possa nuocere a qualcuno, ricordare: anche Dio ha un senso dell’umorismo… Prendete l’Ornitorinco.

Grazie e buona visione.

P.S. Porgiamo le nostre sincere scuse a tutti gli amanti dell’Ornitorinco che si sono offesi per questo sconveniente commento. Noi di View Askew rispettiamo il nobile Ornitorinco e non � nostra intenzione mancare in qualche modo di rispetto a queste stupide creature.