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	<title>Cinema Blog &#187; Integralismi cinematografici</title>
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		<title>Fortapàsc &#8211; Numero 31</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 07:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inevitabile il paragone di questo film con Gomorra. Entrambi parlano della Camorra e sono usciti nello stesso periodo. Ma devo dire che questo film mi ha convinto molto piu&#8217; di Gomorra. Gomorra e&#8217; si un film che rivede il concetto di neorealismo riportandolo ai giorni nostri con una forza devastante. Ma credo che questo film [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-792" title="fortapasc" src="http://www.cinemablog.org/wp-content/uploads/2009/08/fortapasc-210x300.jpg" alt="fortapasc" width="210" height="300" />Inevitabile il paragone di questo film con Gomorra. Entrambi parlano della Camorra e sono usciti nello stesso periodo. Ma devo dire che questo film mi ha convinto molto piu&#8217; di Gomorra.<br />
Gomorra e&#8217; si un film che rivede il concetto di neorealismo riportandolo ai giorni nostri con una forza devastante. Ma credo che questo film di Marco Risi abbia un potenziale in realta&#8217; molto piu&#8217; alto.<br />
Libero di Rienzo, che mi aveva colpito in entrambi i film di Pont, A/R Andata + Ritorno e il bellissimo Santa Maradona, entra perfettamente nel personaggio di Giancarlo Siani, giovane giornalista precario (abusivo come lui stesso amava definirsi) de &#8220;Il Mattino&#8221;, che aveva il brutto vizio di amare la verita&#8217;.<br />
Marco Risi si sofferma molto sugli aspetti quotidiani di Giancarlo Siani, della sua vita di ventiseenne, che ama la sua Daniela ma vede anche le altre ragazze, che combatte per il suo amico Rico e piange spaventato quando lo vede ridotto in fin di vita per la droga, che si spaventa quando la sua fidanzata gli annuncia di avere un ritardo di due settimane.<br />
Giancarlo Siani, prima di essere un giornalista, un amante della verita&#8217;, e&#8217; un ragazzo che vuole in realta&#8217; vivere la sua vita, con i suoi amori e le sue paure.<br />
In questo personaggio Libero di Rienzo e&#8217; entrato veramente in modo perfetto. Disegna un ragazzo semplice e tenace in modo molto convincente. A volte si vedono ancora quei riflessi da stronzetto presente in &#8220;Bart&#8221; di Santa Maradona, ma non disturbano perche&#8217; fanno ancora piu&#8217; suo il personaggio.<br />
Forse questo e&#8217; veramente il personaggio, sia a livello di storia sia per immedesimazione e credibilita&#8217;, riuscito meglio a Libero di Rienzo che rilancia la sua carriera d&#8217;attore facendo capire a tutti le sue vere qualita&#8217;.<br />
Per quel che mi riguarda devo dire che questa storia mi ha colpito molto di piu&#8217; rispetto a Gomorra. La decisione di raccontare di un martire della verita&#8217;, perche&#8217; di questo si tratta, con tutte le sue sfaccettature, con i suoi amori, e le sue paure, perche&#8217; Siani aveva paura a scrivere certe cose, avvicina emozionalmente lo spettatore al protagonista.<br />
Tutto cio&#8217; viene fatto senza avere la paura di citare, tramite stereotipi e tecniche registiche quelli che sono i capisaldi del cinema di mafia.<br />
Marco Risi torna, dopo una bellissima biopic di Diego Armando Maradona, al cinema sociale. E devo dire che continua a convincermi sempre di piu&#8217;. Forse ancora sottovalutato (essere &#8220;figlio di&#8221; in Italia e&#8217; al contempo pregio e difetto) puo&#8217;, a mio parere arrivare ad essere un regista importante in questi anni di sbando cinematografico.<br />
La scena finale di Fortapàsc, come al solito, mi ha colpito in modo particolare. Appena prima di essere ammazzato dalla camorra, Siani ascolta la radio una canzone di Vasco, &#8220;Ogni Volta&#8221;, dimenticandosi per un attimo le sue paure e godendosi il mondo che lo circonda.<br />
Vede affascinato una festa con gente che balla, un bambino che lo saluta. E&#8217; felice in quel momento perche&#8217; si e&#8217; dimenticato della Camorra e delle intimidazioni. E&#8217; di nuovo solo un ragazzo di ventisei anni che sta andando a casa a prepararsi per un incontro con la ragazza che ama.<br />
Quando arrivera&#8217; il sicario si riesce a leggere sul volto di Siani una folgore di paura che viene immediatamente soppiantata da un sorriso e dalla sicurezza che a perdere non e&#8217; lui.<br />
Giancarlo Siani Muore il 23 Settembre 1985 a soli 26 anni. Questo film serve a non farci dimenticare la sua lezione e il suo sacrificio.</p>
<blockquote><p><em>Quella pioggia poteva fare pulizia, ma anche la pioggia a Torre Annunziata diventava subito fango</em></p></blockquote>
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		<title>L&#8217;arte del sogno &#8211; Numero 30</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Oct 2007 12:25:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vivere in quel periodo in cui non si distingue più la differenza fra sogno e realtà con i sogni sono così reali e la realtà così fantasiosa che la differenza fra i due mondi diventa impalpabile, è forse la cosa più strana e curiosa che può succedere. Perchè si rimane lì, fermi e inermi a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vivere in quel periodo in cui non si distingue più la differenza fra sogno e realtà con i sogni sono così reali e la realtà così fantasiosa che la differenza fra i due mondi diventa impalpabile, è forse la cosa più strana e curiosa che può succedere.</p>
<p>Perchè si rimane lì, fermi e inermi a pensare se quella determinata cosa sia successa veramente oppure se è stato tutto un sogno.</p>
<p>Stéphane Miroux è giovane e non è mai cresciuto veramente. Ha conservato nel suo modo di essere quello strano modo di essere bambino, di ficcarsi nei guai in modo apparentemente stupido, di combattere per la sua felicità.</p>
<p>E soprattutto vive perennemente nello stato di chi non sa se si trova nella realtà o in un sogno. Non credo sia del tutto una sfortuna, una cosa accidentale o un problema.<br />
&#8220;<cite>Nei sogni sei sopraffatto dalle emozioni</cite>&#8221; si vive quello che non si ha il coraggio di vivere nella vita reale, quello che la società con le sue regole ci impone come sconveniente e sbagliato.</p>
<p>Torna, dopo tempo, a vivere in Francia, nella casa dove è cresciuto e scopre che nell&#8217;appartamento di fianco si è appena trasferita una ragazza dal profetico nome Stéphanie.</p>
<p>All&#8217;inizio Stéphanie è attratta dall&#8217;estro e dalla stranezza di Stèphane. Iniziano a giocare, a divertirsi a costruire cose insieme. Una Barca con dentro un bosco che naviga in un mare di cellophane. Le nuvole fatte di ovatta che vengono lanciate in aria e rimangono sospese solo grazie agli accordi di un pianoforte rotto che le fa entrare in risonanza.</p>
<p>L&#8217;amore però non è una cosa semplice da gestire. Lei è bella ed è la somma di tutte le donne che lo hanno ferito. E non è tutto semplice come nei sogni dove è lei stessa a spiegare cosa non va, cosa deve fare lui. A consigliarlo e a mostrargli la via giusta.<br />
La realtà è molto più complessa e le persone hanno paura di essere sopraffatte dalle emozioni. Hanno paura di farsi male e si difendono come possono.</p>
<p>Stephane è essenzialmente un insicuro, una persona inabile all&#8217;amore. Ma forse anche Stephanie è la stessa cosa. In un modo femminile e duale a Stephane. Ma anche lei soffre di forti insicurezze e ha essenzialmente paura di lasciarsi andare.</p>
<p>Michel Gondry, sceneggiatore e regista, fa ancora una volta delle sue pazzie cinematografiche la forza del film. I sogni sono disegnati in un modo perfetto fra mure di cartapesta, di cartone, acqua di cellophane e luoghi surreali e desolati, dove ogni particolare sembra impalpabile e finto per poi diventare nel momento stesso in cui lo si guarda, nel momento stesso in cui lo si mette a fuoco, più reale della realtà.</p>
<p>I suoi personaggi, nella realtà sono come nei sogni. Si vestono sempre uguale, soprattutto quelli a margine e si comportano sempre nello stesso modo. Solo chi è in primo piano, solo chi è messo a fuoco ha più gioco. E Stephanie è il personaggio principale dei sogni e della realtà di Stephane.</p>
<p>Perchè ogni sogno deve essere per forza influenzato dalla realtà, in modo netto e a volte inequivocabile e la realtà non può essere influenzata dai sogni? Perchè non è il sogno a contaminare la realtà?<br />
Nel sogno tutto funziona a perfezione, tutto è naturale e semplice: la ricerca, la vittoria, il bacio anelato, la tenerezza dell&#8217;amore. E&#8217; tutto come dovrebbe essere.</p>
<p>La stessa storia che Gondry ci racconta disegna la dura differenza fra realtà e sogno. La grande confusione che caratterizza Stephane spaventa e ferisce Stephanie.  La realtà  farebbe finire qui la storia. Con Stephane che anche un po&#8217; stizzito entra in casa di Stephanie e comincia a trattarla male, dicendole cose solo per farla star male, per provocarle dolore.<br />
Alchè capisce i suoi errori. Chiude gli occhi e lascia la realtà per costruire insieme a Stephanie la loro storia. Salgono sul loro cavallo e con lei che abbraccia lui salgono insieme sulla barca che loro hanno costruito. In un sogno che non è, per la prima volta nel film, un miscuglio con la realtà, ma solamente sogno.<br />
Cosa succederà nella realtà non ci interessa veramente. Magari lei deciderà di cacciare a pedate quel bambino viziato mai cresciuto, oppure si accorgerà dell&#8217;inevitabile destino a cui i due sono legati.<br />
Ma non è questo quello che vogliamo sapere.<br />
Nel sogno, e li è chiaro, loro si trovano finalmente e cavalcano insieme. Perchè dovremmo sapere altro?</p>
<p><cite>Close your eyes. Open your heart.</cite></p>
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		<title>Maradona &#8211; La mano de D10s &#8211; Numero 29</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Oct 2007 11:37:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Integralismi cinematografici]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Voi pensate al Maradona giocatore, che al Maradona uomo ci penso io&#8221; Marco Risi si ferma, e fa il completo contrario. Marco Risi non ha il minimo intento di fare un tributo al più grande calciatore della storia. Decide invece di dipingere l&#8217;uomo che sta dietro, fragile, infantile a volte, pieno di eccessi, ma soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><cite>&#8220;Voi pensate al Maradona giocatore, che al Maradona uomo ci penso io&#8221;</cite></p>
<p>Marco Risi si ferma, e fa il completo contrario. Marco Risi non ha il minimo intento di fare un tributo al più grande calciatore della storia. Decide invece di dipingere l&#8217;uomo che sta dietro, fragile, infantile a volte, pieno di eccessi, ma soprattutto un uomo buono.</p>
<p>Tutto il film si basa su una metafora, di lui bambino. Il piccolo Diego cade in un pozzo per andare a recuperare il suo pallone tanto caro.<br />
E ogni momento difficile della sua vita è un grido di aiuto lanciato dal Maradona-Bambino, finito nel pozzo.</p>
<p>Maradona è a tutti gli effetti un uomo buono. La gente se ne è aprofittata e lo ha portato alla distruzione.<br />
A partire dal Barcellona che lo consacrò al grande calcio ma non lo accettò mai fino alla FIFA che lo ha utilizzato e distrutto.<br />
Passando per Napoli.<br />
Napoli ha dato tutto quello che aveva a Maradona. Lo ha consacrato Re e padrone. Napoli ha fatto un grosso sbaglio. Ha amato troppo Maradona.<br />
E come lo stesso Diego ci insegna, gli eccessi non portano mai a qualcosa di buono.<br />
Il troppo amore di Napoli ha fatto in modo che venisse nascosta la sua dipendenza alla cocaina. Per troppo amore non si è difeso l&#8217;uomo Maradona che a Napoli ha trovato le cattive amicizie e le strade sbagliate.<br />
Napoli, sempre per troppo amore, ha sfruttato Maradona fino a quando lui non decise che era il momento di andarsene.<br />
E qualcuno molto in alto, qualcuno che deteneva il potere e che (nonostante tutto) per fortuna non lo detenie più, decise di non coprirlo più e la polizia arrivò a prendere Maradona e lo portarono in galera.<br />
Colui che aveva donato sorrisi, lacrime di gioia, due scudetti, una coppa Uefa e tante rivalse verso chi del Napoli pensava solo ad una squadra di seconda categoria fu costretto a scappare, come un criminale, a darsi alla macchia.</p>
<p>Ma chi si aprofittò di più del Maradona-Simbolo fu la FIFA.<br />
USA &#8217;94, si prospetta un mondiale di calcio sottotono. La FIFA ha grossi problemi a far digerire quello strano sport agli statunitensi.<br />
Chiamano Maradona. Simbolo del calcio giocato come nessuno mai. Nemmeno Pelè ha mai fatto quello che fa Maradona.<br />
Lui accetta, perde quindici chili, torna alla forma di un ventenne. Il piede è lì e nonostante gli infortuni, le caviglie malandate, gli anni passati, è ancora accarezzato da Dio.<br />
Contro la Grecia Maradona torna quello di una volta. Illumina la squadra dell&#8217;argentina con i suoi tocchi e segna. Come quando giocava per divertirsi.<br />
Come quando giocava a Napoli e lo stadio impazziva di gioia.<br />
Come quando era bambino e giocava nei campetti polverosi di Villa Fiorito.<br />
Ma nessuno mi leva dalla testa che, chi deteneva il potere, chi aveva la possibilità di farlo, decise che in una visione di show business, di vendite, di &#8220;controversy creates cash&#8221;, un Maradona che gioca e illumina gli sguardi dei tifosi fosse meno proficuo di un Maradona che si droga. Ancora una volta.<br />
Fu Efedrina. E lui nemmeno sapeva di averla presa.<br />
Da quel momento la Fifa uccide il Maradona-calciatore per sempre e condanna all&#8217;autodistruzione il Maradona-uomo.</p>
<p>Maradona ha sempre giocato per divertirsi. Il toccare il pallone per lui era una cosa inevitabile.<br />
Quando i tifosi avversari gli lanciavano arance ne prendeva una e si prendeva gioco di tutti loro dimostrando la sua abilità in improbabili palleggi.<br />
Maradona è colui che segna di mano all&#8217;inghilterra nel mondiale di Messico &#8217;86. E va sotto la curva festeggiando con il pugno alzato.<br />
Si prende gioco degli inglesi e dopo dirà, con tutta la spocchiosità che lo ha sempre contraddistinto, con tutta quella forza che lo ha sempre caratterizzato, che era stata la mano di Dio, e non la sua.<br />
Quello che venne dopo quell&#8217;azione fu la più bella azione della storia del calcio. Maradona prende la palla nella sua metà campo e si fa beffe di tutta la squadra inglese.<br />
Il pallone incollato al piede, nascosto agli occhi degli avversari.<br />
Ballava da solo su quel campo in messico e, ancora una volta, accompagnato da Dio, direbbe lui.</p>
<p>Marco Risi dipinge perfettamente quest&#8217;uomo fragile. E per chi, come me, è cresciuto con il mito di Maradona, per chi come me il regalo più bello da bambino fu un completo del Napoli con il numero 10 stampato dietro questo film è emozionalmente perfetto.<br />
Fino alle lacrime.</p>
<p>Senza parlare dei montaggi delle azioni di Maradona che vengono messe a cornice della sua storia, quasi a sottolineare la separazione fra le magie del Maradona-giocatore e i problemi e gli eccessi del Maradona-uomo.</p>
<p>Per una volta concludo diversamente, citando questa volta, mio padre:<br />
<cite>&#8220;Maradona non è stato grande grazie alla droga, Maradona è stata grande NONOSTANTE la droga&#8221;</cite></p>
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		<title>Vero come la finzione &#8211; numero 28</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 13:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte ci si immagina protagonisti di un romanzo e ci si diverte a invertarsi una voce narrante che descrive, interpreta e predice quello che la nostra vita ha in serbo per noi. Ma cosa succederebbe se fossimo davvero i protagonisti di un romanzo? E soprattutto saremmo in una Commedia o in una Tragedia? Vero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte ci si immagina protagonisti di un romanzo e ci si diverte a invertarsi una voce narrante che descrive, interpreta e predice quello che la nostra vita ha in serbo per noi.</p>
<p>Ma cosa succederebbe se fossimo davvero i protagonisti di un romanzo? E soprattutto saremmo in una Commedia o in una Tragedia?</p>
<p>Vero come la finzione, Stranger than Fiction, parla proprio di questo. Harold Crick, interpretato da un convincente Will Ferrel, è una persona che non vive. Che per non soffrire, per non combattere con la vita ha impostato tutti i suoi giorni con una precisione matematica. Una routine basata su tempi, numeri e precisione. Cosa c&#8217;è di più sicuro nella vita della matematica? I numeri, da che mondo e mondo, sono sempre stati uguali e per chi non vuole più sorprese sono la tranquillità e la sicurezza che la vita normale non è in grado di dargli. Chi non ha più voglia di giocare fa della sua vita una routine perfetta, ogni giorno uguale e preciso agli altri.<br />
Harold si trova in questo stato mentale e non si chiede se la sua vita potrebbe essere migliore o peggiore. Lui la vuole così o almeno ha smesso di chiederselo.</p>
<p>Poi un giorno Harold sente la sua voce narrante. E gli preannuncia la sua morte.</p>
<p>Preso dal terrore va da una psichiatra che gli diagnostica la più classica delle schizzofrenie. Il problema è che lui non sente una voce che gli dice cosa fare; è solo una voce narrante.<br />
&#8220;Beh allora le consiglierei un esperto in letteratura.&#8221;</p>
<p>Harold quindi va da un professore universitario, Jules Hilbert, che lo introduce alle complicate e stravaganti leggi della letteratura. Ma la domanda basilare che Hilbert pone a Harold è: siamo in una commedia o in una tragedia?<br />
Dustin Hoffman ci regala un Jules Hilbert spettacolare strano ed eccentrico come tutti ci immaginiamo un professore universitario che accetti di aiutare una persona che dice di sentire la voce narrante del libro della sua vita. Caffeinomane e a piedi scalzi. Pressochè perfetto.</p>
<p>Nel frattempo incontra Ava Pascal. Panettiera bella e tenace, convinta delle sue idee politiche e decisa a non pagare quel ventidue percento di tasse che il governo americano stanzia per l&#8217;esercito e Maggie Gyllenhaal interpreta perfettamente questo ruolo. Facendo innamorare ogni spettatore di sesso maschile.<br />
Ora fermiamoci un attimo: come si fa a non innamorarsi di una così?<br />
Bella, fiera e decisa. Quel pizzico di pazzia che male non fa.</p>
<p>Harold appena la vede non riesce più a pensare e la sua voce narrante esplicita le sue fantasie lasciandolo imbabolato a guardarle il decoltè.<br />
La conquisterà regalandole fior di farina. Quale regalo più azzecato e romantico?</p>
<p>Ma chi sta scrivendo la storia? Potrebbe essere questo il bandolo della matassa. </p>
<p>Ed ecco subentrare Emma Thompson che interpreta Karen Eiffel, scrittrice di tragedie con il blocco dello scritto e affetta da visioni nichiliste.<br />
Altro personaggio perfetto che dipinge una figura di artista depressa e schiava del suo talento.<br />
Harold riuscirà a contattarla ma il suo finale è già scritto. Lo leggerà e, per stessa voce di Hilbert, rende il libro un vero capolavoro.<br />
La vita di un uomo vale una pietra miliare nella storia dell&#8217;arte? Questo è un interrogativo che in realtà nel film è solo marginale.<br />
La forza del film è proprio nel rimanere semplice. Uno scivolare nel meta testo avrebbe voluto dire rovinare l&#8217;intera opera che nella sua semplicità trova la sua perfezione.<br />
Il libro verrà trasformato da Eiffeil in una commedia riscrivendo il finale. E il libro magicamente diventa il film. Come può un uomo andare incontro alla sua morte nella piena consapevolezza del suo gesto? Per magia escono fuori tante piccole incongruenze nella narrazione.<br />
Ma Karen Eiffel racconta ad Hilbert della presenza di tutte queste incongruenze e di come sarà costretta a rivedere l&#8217;intero libro. E anche il finale. Che non è più un capolavoro ma è &#8220;Ok&#8221; come lo stesso Hilbert lo definisce.</p>
<p>Così come nel libro anche il finale del film è solamente &#8220;ok&#8221;. Non è niente di strepitoso. Ma in fondo tutti noi volevamo il lietofine e tutti non ce la sentiamo di condannare alla morte Harold che è cresciuto ed è pronto ad affrontare una nuova vita.</p>
<p>Il finale è ok, non è geniale, ma ci piace così.</p>
<p>Grande esordio alla sceneggiatura dell&#8217;elvetico Zach Helm che ci racconta questo strano intreccio di storia in un modo molto interessante.</p>
<p>Tutti noi vorremo che la nostra vita fosse, ovviamente, una commedia. Forse basterebbe svilupparla così?</p>
<p><I>L&#8217;ultima cosa da decidere definitivamente è se si trova in una commedia o in una tragedia. Per citare Italo Calvino &#8220;il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti sono la continuità della vita l&#8217;inevitabilità della morte&#8221;. Tragedia lei muore, commedia si accasa. La maggior parte degli eroi comici si innamorano di personaggi introdotti nel corso della narrazione. Personaggi che inizialmente odiano il protagonista. Ora non riesco ad immaginare chi possa odiare lei, Harold</p>
<p>Professore sono un agente del fisco. Tutto il mondo mi odia.</p>
<p>Giusto già bene&#8230; ha conosciuto qualcuno di recente che potrebbe odiarla dal profondo del cuore?</p>
<p>Sto controllando le tasse di una donna che mi ha detto va a spasso.</p>
<p>Beh direi che questa è una commedia, cerchi di svilupparla così..&#8221;</p>
<p></i></p>
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		<title>THX 1138 &#8211; Numero 27</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Feb 2007 17:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[George Lucas è, a mio parere, uno di quei pochi registi, produttore e imprenditori che con il suo lavoro è riuscito a rivoluzionare completamente il concetto di film, come per altro hanno fatto tutti i Movie Brats, chi da &#8220;dentro il sistema&#8221;, chi invece imponendo le proprie immagini ad un pubblico sempre più sbigottito dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>George Lucas è, a mio parere, uno di quei pochi registi, produttore e imprenditori che con il suo lavoro è riuscito a rivoluzionare completamente il concetto di film, come per altro hanno fatto tutti i Movie Brats, chi da &#8220;dentro il sistema&#8221;, chi invece imponendo le proprie immagini ad un pubblico sempre più sbigottito dalla rivoluzione.</p>
<p>THX 1138 è il primo film che Lucas dirige e lo fa grazie al suo amico e produttore Coppola. Coppola poi non ebbe fortuna con la sua casa di produzione American Zoetrope, fu proprio questo film e il suo inspiegabile insuccesso ad affondarla. Ma Coppola era destinato ad altro, lasciamo fare ora i produttori a Spielberg e allo stesso Lucas.</p>
<p>Siamo nel Venticinquesimo secolo e il mondo non è più come oggi lo conosciamo. Vagamente tratto da 1984 di George Orwell Lucas ci dipenge in mondo futuro in cui la vita si è sviluppata completamente sotto terra. Le persone non sono più tali ma sono solo ed esclusivamente delle sigle.<br />
Drogato dallo stato per raggiungere una maggiore produttività ogni uomo vive in una completa assenza di emozioni. Il sesso è un crimine, in quanto l&#8217;amore di per se è stato debellato dall&#8217;uso di droghe, come è un crimine non assumere le gli stupefacenti che lo stato impone.</p>
<p>Inoltre tutti, in questo stato non emozione, non si fermano mai a pensare. Non si fermano proprio. Tutti sono in movimento da un posto all&#8217;altro e solo THX, preso da una profonda crisi, si ferma.<br />
Tra l&#8217;altro si trova anche una feroce critica alle trasformazioni della chiesa e delle religioni in generale. THX si ferma in una specie di confessionale automatico in cui una foto retroilluminata di Cristo ascolta i problemi e i dubbi degli uomini per poi rispondere sempre le stesse cose in modo automatizzato, concludendo e rassicurando il fedele ricordandogli che deve produrre e deve comprare.<br />
Le pareti sono poi di un bianco accecante e ipocrita. Mentre di solito il bianco viene utilizzato per rappresentare purezza e candore in questo caso Lucas lo utilizza come metafora di un&#8217;asetticità malata e deviata. Tutti i personaggi sono vestiti in modo uniformato e tutti sono rasati a zero, appunto ad aumentare questo claustrofobico senso di uniformità.<br />
L&#8217;amore è, a tutti gli effetti, il peggiore dei crimini. E quasi non contemplato: è il sesso il crimine, quindi l&#8217;incarnazione materiale del sentimento e non l&#8217;amore stesso. THX verrà infatti imputato per &#8220;trasgressione e perversione sessuale&#8221;.<br />
THX e LUH (che si pronunciano Theex molto simile a Sex e Lu, molto simile a love) escono dal tunnel delle drogate ed entrano in un turbinio di sentimenti, emozioni, carezze, profumi, sapori e odori che fino a quell&#8217;instante non sapevano di poter provare.</p>
<p>Ma vengono scoperti, deportati e incarcerati. LUH dirà a THX di essere incinta dopodiché sparirà e non la si vedrà più per il resto del film: lui scapperà per cercarla, ma troverà solo la libertà verso il mondo esterno.<br />
La Fuga, atto conclusivo dell&#8217;opera, è la vera parte geniale del film. Come tutte le cose che accadono tutto viene monitorato e comparato ad un costo. La stessa fuga di THX e il suo inseguimento hanno un costo e un budget previsto di spesa. E tutta l&#8217;inseguimento è scandito in modo ossessionante da una voce femminile che informa quanto costa il recupero di THX. THX sarà libero quando il costo supererà il budget previsto.<br />
Il montaggio di queste scene è, a differenza del resto del film che è lento e riflessivo, straordinariamente veloce e incalzante. Corriamo anche noi con lui e anche noi aspettiamo che il calore della macchina scenda prima che le guardie ci possano prendere.<br />
Siamo completamente coinvolti dalla storia. E questa è una vittoria per il regista.</p>
<p>Tratto vagamente da 1984 in realtà questo film si rifà molto di più a 2001 odissea nello spazio. Soprattutto nella prima parte vediamo grosse influenze da parte di Lucas che cerca di rifarsi a Kubrick, con un suo personale stile e una sua personale rivisitazione. Ripercorre in qualche modo 2001 odissea nello spazio fino a quando THX riesce ad uscire dal mondo sotterraneo e vedere con i suoi occhi il sole che sta tramontando. Tutto quello che era irrimediabilmente bianco e asettico adesso ha un colore vivo e pieno. È una nuova vita.</p>
<p>Robert Duvall, indimenticabile Tom Hagen in &#8220;Il Padrino&#8221; di Coppola, ci regala un&#8217;interpretazione perfetta, forse superiore a quella della saga dei Corleone.</p>
<p><i>&#8220;Buck Rogers nel ventesimo secolo. Buck Rogers si sta avventurando nel favoloso mondo del ventesimo secolo. Basta ruotare una manopola per proiettarci avanti nel tempo. Ed eccoci in compagnia di Buck e dei suoi amici nel mondo del futuro. Un mondo che vede i nostri sogni scentifici trasformati in realtà. Non c&#8217;è niente di soprannaturale in Buck e non è che un comune essere umano nel pieno delle sue facoltà.&#8221;</i></p>
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		<title>Sostiene Pereira &#8211; Numero 26</title>
		<link>http://www.cinemablog.org/2006/12/11/sostiene_pereira_-_numero_26/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Integralismi cinematografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Tratto dal libro di Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira � uno di quei film che tutti dovrebbero vedere, per legge. In giovent�, mi ricordo, avevo adorato il libro, con quel sintagma "Sostiene Pereira" che prende le distanze dalla storia ma avvicina in modo impressionante al personaggio. E quando lo avevo letto, come al mio solito, mi ero arrovellato alla ricerca di una faccia, del Pereira perfetto.
E, cavoli, Faenza lo ha fatto con una facilit� che ha del spettacolare: Mastroianni, oramai lontano dal "Marcello, Come here" della Dolce Vita, � a tutti gli effetti Pereira.
Pereira, forse un po' vigliacco, forse molto impaurito � in realt� smarrito dalla perdita della moglie. E Mastroianni � cos�, smarrito, perso, con un'inerzia che lo spinge a farsi scivolare addosso tutto quello che succede, fare il suo compitino a casa e non chiedere troppo.
Pereira poi ha dei dialoghi fantastici con la foto della moglie defunta. Ci parla proprio come se fosse li e gli rispondesse. Sono veri e propri dialoghi. Quello di cui molti non si sono accorti � che la foto della moglie cambia. Commenta le frasi del marito con il suo sorriso, a volte sarcastico, a volte preoccucato a volte sollevato.
Mastroianni � quindi perfetto e tutto il film � denso di una strana atmosfera. Da una parte abbiamo l'imporsi del totalitarismo e le sue ingiustizie. Dall'altra per tutto il film cresce questa voglia di rivalsa, questo odio e malsopportazione per le ingiustizie.
Naturalmente tutto � sottolineato dalla colonna sonora di un sempre perfetto e geniale Ennio Morricone. La canzone simbolo del film � di una forza e un sentimento fuori dal normale e si adatta in modo perfetto alle atmosfere create da Faenza.


Non � un caso che Pereira sia cos� attratto dalla morte. La dittatura che si sta instaurando intorno a se la glorifica e lui, che della vita � sempre pi� stufo e annoiato, la trova preoccupantemente interessante.
Ma la vita gli prepara uno scherzetto e gli fa incontrare Monteiro Rossi, giovane e innamorato. Dal primo momento che lo vede Pereira si trova davanti ad uno specchio che per magia lo riporta indietro nel tempo. Monteiro Rossi ama la vita, � innamorato e mette in tutto quello che fa quella passione particolare. E ha la stessa ciocca di capelli ribelli, che continua a cadere sulla fronte, proprio come Pereira quando era giovane.
Da quel momento in poi Pereira avr� l'impressione di aiutare quel giovane un po scapestrato. In realt� non � cos�. Sar� Monteiro Rossi che con la sua passione, quasi contagiosa, tirer� fuori dall'ignavia e della codardia Pereira.
Intorno tutta la nazione va a rotoli. Le libert� vengono massacrate e negate in nome del patriottismo e della sicurezza e chi ha la forza e il coraggio di opporsi viene massacrato dalla polizia. A Pereira questo non piace o almeno lo sostiene. Ma non riesce a fare niente per impedirlo.
In realt�, nella sua congregazione di anime sta per nascere un nuovo Io Dominante, come il Dottor Cardoso gli ha spiegato. Un nuovo Pereira sta crescendo e lui stesso non se ne accorge. Lui, giornalista e responsabile della pagina culturale del Lisboa, giornale fintamente indipendente, non vede come sarebbe semplice denunciare le brutture dell'instaurazione di una dittatura. Ma capisce che dovrebbe farlo quando incontra una signora ebrea di origini tedesche sul treno, in attesa di poter scappare negli Stati Uniti.
"Ma cosa vuole che faccia?"
"Lei che pu� scrivere sul giornale, racconti quel che succede, faccia sentire che non � d'accordo."
"Si, signora, ma io non sono Thomas Mann, traduco racconti dal francese, non saprei fare di pi�."
"Lo crede davvero? Forse tutto si pu� fare, basta averne la volont�"
Queste parole faranno breccia nel nuovo Io Dominante di Pereira che far� un primo passo verso il suo riscatto: pubblicher� la traduzione di quel racconto breve che finisce con Viva La Francia.
Sar� il sacrificio di Monteiro Rossi a far s� che il suo Io Dominante prevalga. Con un trucco degno del migliore ingegnere sociale far� pubblicare in prima pagina un articolo che denuncia le malefatte degli sgherri del potere.
Di colpo si sentir� di nuovo giovane. Non si pu� stare in disparte quando sono in ballo le libert�, non si pu� delegare dicendo e dicendosi che non si pu� fare niente per cambiare le cose.
Lascer� a casa il suo bastone e uscir� per strada, pronto ad una nuova vita, con ancora la voglia di sognare. La camminata finale, sulle note di  "A Brisa Do Coraca" di Ennio Morricone canta da Dulce Pontes mette la pelle d'oca e si sente tutto il fervore politico che nella pancia si rimescola.

<i>"Sostiene Pereira che mentre si allontanava tra la folla aveva la sensazione che la sua et� non gli pesasse pi�. Come se fosse tornato un ragazzo, agile e svelto con una gran voglia di vivere. E allora ripens� alla spiaggia della Grange e ad una fragile ragazze che gli aveva dato gli anni migliori della sua vita. E per ricordare tutto ci� ebbe voglia di fare un sogno, un sogno bellissimo ad occhi aperti, ma di questo sogno non vuole parlare Pereira perch� lo avrebbe raccontato di persona a colui che vi ha narrato questa storia"</i>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tratto dal libro di Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira è uno di quei film che tutti dovrebbero vedere, per legge. In gioventù, mi ricordo, avevo adorato il libro, con quel sintagma &#8220;Sostiene Pereira&#8221; che prende le distanze dalla storia ma avvicina in modo impressionante al personaggio. E quando lo avevo letto, come al mio solito, mi ero arrovellato alla ricerca di una faccia, del Pereira perfetto.<br />
E, cavoli, Faenza lo ha fatto con una facilità che ha del spettacolare: Mastroianni, oramai lontano dal &#8220;Marcello, Come here&#8221; della Dolce Vita, è a tutti gli effetti Pereira.<br />
Pereira, forse un po&#8217; vigliacco, forse molto impaurito è in realtà smarrito dalla perdita della moglie. E Mastroianni è così, smarrito, perso, con un&#8217;inerzia che lo spinge a farsi scivolare addosso tutto quello che succede, fare il suo compitino a casa e non chiedere troppo.<br />
Pereira poi ha dei dialoghi fantastici con la foto della moglie defunta. Ci parla proprio come se fosse li e gli rispondesse. Sono veri e propri dialoghi. Quello di cui molti non si sono accorti è che la foto della moglie cambia. Commenta le frasi del marito con il suo sorriso, a volte sarcastico, a volte preoccucato a volte sollevato.<br />
Mastroianni è quindi perfetto e tutto il film è denso di una strana atmosfera. Da una parte abbiamo l&#8217;imporsi del totalitarismo e le sue ingiustizie. Dall&#8217;altra per tutto il film cresce questa voglia di rivalsa, questo odio e malsopportazione per le ingiustizie.<br />
Naturalmente tutto è sottolineato dalla colonna sonora di un sempre perfetto e geniale Ennio Morricone. La canzone simbolo del film è di una forza e un sentimento fuori dal normale e si adatta in modo perfetto alle atmosfere create da Faenza.</p>
<p>Non è un caso che Pereira sia così attratto dalla morte. La dittatura che si sta instaurando intorno a se la glorifica e lui, che della vita è sempre più stufo e annoiato, la trova preoccupantemente interessante.<br />
Ma la vita gli prepara uno scherzetto e gli fa incontrare Monteiro Rossi, giovane e innamorato. Dal primo momento che lo vede Pereira si trova davanti ad uno specchio che per magia lo riporta indietro nel tempo. Monteiro Rossi ama la vita, è innamorato e mette in tutto quello che fa quella passione particolare. E ha la stessa ciocca di capelli ribelli, che continua a cadere sulla fronte, proprio come Pereira quando era giovane.<br />
Da quel momento in poi Pereira avrà l&#8217;impressione di aiutare quel giovane un po scapestrato. In realtà non è così. Sarà Monteiro Rossi che con la sua passione, quasi contagiosa, tirerà fuori dall&#8217;ignavia e della codardia Pereira.<br />
Intorno tutta la nazione va a rotoli. Le libertà vengono massacrate e negate in nome del patriottismo e della sicurezza e chi ha la forza e il coraggio di opporsi viene massacrato dalla polizia. A Pereira questo non piace o almeno lo sostiene. Ma non riesce a fare niente per impedirlo.<br />
In realtà, nella sua congregazione di anime sta per nascere un nuovo Io Dominante, come il Dottor Cardoso gli ha spiegato. Un nuovo Pereira sta crescendo e lui stesso non se ne accorge. Lui, giornalista e responsabile della pagina culturale del Lisboa, giornale fintamente indipendente, non vede come sarebbe semplice denunciare le brutture dell&#8217;instaurazione di una dittatura. Ma capisce che dovrebbe farlo quando incontra una signora ebrea di origini tedesche sul treno, in attesa di poter scappare negli Stati Uniti.<br />
&#8220;Ma cosa vuole che faccia?&#8221;<br />
&#8220;Lei che può scrivere sul giornale, racconti quel che succede, faccia sentire che non è d&#8217;accordo.&#8221;<br />
&#8220;Si, signora, ma io non sono Thomas Mann, traduco racconti dal francese, non saprei fare di più.&#8221;<br />
&#8220;Lo crede davvero? Forse tutto si può fare, basta averne la volontà&#8221;<br />
Queste parole faranno breccia nel nuovo Io Dominante di Pereira che farà un primo passo verso il suo riscatto: pubblicherà la traduzione di quel racconto breve che finisce con Viva La Francia.<br />
Sarà il sacrificio di Monteiro Rossi a far sì che il suo Io Dominante prevalga. Con un trucco degno del migliore ingegnere sociale farà pubblicare in prima pagina un articolo che denuncia le malefatte degli sgherri del potere.<br />
Di colpo si sentirà di nuovo giovane. Non si può stare in disparte quando sono in ballo le libertà, non si può delegare dicendo e dicendosi che non si può fare niente per cambiare le cose.<br />
Lascerà a casa il suo bastone e uscirà per strada, pronto ad una nuova vita, con ancora la voglia di sognare. La camminata finale, sulle note di  &#8220;A Brisa Do Coraca&#8221; di Ennio Morricone canta da Dulce Pontes mette la pelle d&#8217;oca e si sente tutto il fervore politico che nella pancia si rimescola.</p>
<p><i>&#8220;Sostiene Pereira che mentre si allontanava tra la folla aveva la sensazione che la sua età non gli pesasse più. Come se fosse tornato un ragazzo, agile e svelto con una gran voglia di vivere. E allora ripensò alla spiaggia della Grange e ad una fragile ragazze che gli aveva dato gli anni migliori della sua vita. E per ricordare tutto ciò ebbe voglia di fare un sogno, un sogno bellissimo ad occhi aperti, ma di questo sogno non vuole parlare Pereira perchè lo avrebbe raccontato di persona a colui che vi ha narrato questa storia&#8221;</i></p>
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		<title>Marie Antoinette &#8211; Numero 25</title>
		<link>http://www.cinemablog.org/2006/12/05/marie_antoinette_-_numero_25/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Integralismi cinematografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Sofia Coppola. Non sono tante le registe nel strano mondo del Cinema. Il perch� sinceramente non lo so. Ma il massimo che fino a questo momento sono riuscito ad apprezzare sono dei film appena decenti. Al massimo pi� che sufficienti.
Sofia Coppola no. Sar� che � cresciuta a pane e Cinema. Sar� che ha sempre bazzicato i set dei film di suo padre. Sar� per osmosi o per semplice genetica ma Sofia Coppola invece mi convince.
E la cosa che mi convince ancora di pi� � che il suo Cinema � completamente diverso da quello del padre (Francis Ford Coppola). Il suo � un Cinema fatto da grandi silenzi. Lunghi ma mai noiosi e pesanti. Riesce, vi giuro, non so come, a raccontare intere storie con scene senza nemmeno una parola. A volte, come pi� spesso accadeva in Lost in Traslation, senza nemmeno la musica di sottofondo.
In Marie Antoinette lunghi momenti di stasi e di silenzio vengono contrapposti in scene in cui il ritmo si fa frenetico e incalzante. Condensa in pochi attimi molte immagini e tutto il film � caratterizzato da questo dilatarsi e addensarsi del ritmo e del tempo. Potrei dire che � una tecnica che ha un che di ipnotico, anche perch� le due ore e tre minuti del film sembrano volare.
Molto coraggiosa e molto azzeccata a mio parere � stata la modernizzazione dell'ambientazione. Non era facile fare un film in costume, ambientato nel 1789, e rendere i personaggi  attuali senza scadere nell'anacronismo.
In pi� la colonna sonora prettamente rock anni 70 si pone in completa contrapposizione con l'ambientazione ma, sar� per il forte contrasto, si sposa perfettamente con l'idea del film. Musica che rimane sempre in sottofondo, quasi fosse un commento di Sofia.
Maria Antonietta � interpretata da una bellissima e veramente brava Kirsten Dunst. La Maria Antonietta che esce � bella e forse un po' eterea, quasi svampita in alcuni tratti, ma comunque sempre in buona fede e, per buona pace di un impotente Re Luigi, molto sensuale. Una caratterizzazione che va un po' contro la storiografia ufficiale che la dipingeva come la classica "cattiva".
Questa Maria Antonietta � una ragazza prettamente sola: mandata alla corte francese a quattordici anni si ritrova in un covo di vipere in cui fatica un po' a destreggiarsi, lei che � innocente e pura.
Insomma un film pi� che piacevole. Un film che � stato tanto elogiato quanto fischiato. Perch�? Perch� la storia non c'� in questo film, � appena accennata. Perch� il personaggio � un po' lontano da quello che realmente fu. Perch� troppo simile a Lost in Traslation.
Cosa ne fa un Bel Film? La fotografia perfetta con predominanza di colori pastello forse, oppure i costumi e l'ambientazione nettamente perfetta. Kirsten Dunst sicuramente � una carta vicente come alcuni personaggi minori del calibro di Jason Schwartzman o Asia Argento. Un Francis Ford Coppola produttore esecutivo? Una colonna sonoro molto azzeccata?
O semplicemente la regia e le provocazioni di Sofia?
Vi lascio con la frase emblema di Maria Antonietta che, in questo film, scopriamo non aver mai pronunciato:

<i>il popolo non ha pane? Mangino le brioches</i>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sofia Coppola. Non sono tante le registe nel strano mondo del Cinema. Il perchè sinceramente non lo so. Ma il massimo che fino a questo momento sono riuscito ad apprezzare sono dei film appena decenti. Al massimo più che sufficienti.<br />
Sofia Coppola no. Sarà che è cresciuta a pane e Cinema. Sarà che ha sempre bazzicato i set dei film di suo padre. Sarà per osmosi o per semplice genetica ma Sofia Coppola invece mi convince.<br />
E la cosa che mi convince ancora di più è che il suo Cinema è completamente diverso da quello del padre (Francis Ford Coppola). Il suo è un Cinema fatto da grandi silenzi. Lunghi ma mai noiosi e pesanti. Riesce, vi giuro, non so come, a raccontare intere storie con scene senza nemmeno una parola. A volte, come più spesso accadeva in Lost in Traslation, senza nemmeno la musica di sottofondo.<br />
In Marie Antoinette lunghi momenti di stasi e di silenzio vengono contrapposti in scene in cui il ritmo si fa frenetico e incalzante. Condensa in pochi attimi molte immagini e tutto il film è caratterizzato da questo dilatarsi e addensarsi del ritmo e del tempo. Potrei dire che è una tecnica che ha un che di ipnotico, anche perchè le due ore e tre minuti del film sembrano volare.<br />
Molto coraggiosa e molto azzeccata a mio parere è stata la modernizzazione dell&#8217;ambientazione. Non era facile fare un film in costume, ambientato nel 1789, e rendere i personaggi  attuali senza scadere nell&#8217;anacronismo.<br />
In più la colonna sonora prettamente rock anni 70 si pone in completa contrapposizione con l&#8217;ambientazione ma, sarà per il forte contrasto, si sposa perfettamente con l&#8217;idea del film. Musica che rimane sempre in sottofondo, quasi fosse un commento di Sofia.<br />
Maria Antonietta è interpretata da una bellissima e veramente brava Kirsten Dunst. La Maria Antonietta che esce è bella e forse un po&#8217; eterea, quasi svampita in alcuni tratti, ma comunque sempre in buona fede e, per buona pace di un impotente Re Luigi, molto sensuale. Una caratterizzazione che va un po&#8217; contro la storiografia ufficiale che la dipingeva come la classica &#8220;cattiva&#8221;.<br />
Questa Maria Antonietta è una ragazza prettamente sola: mandata alla corte francese a quattordici anni si ritrova in un covo di vipere in cui fatica un po&#8217; a destreggiarsi, lei che è innocente e pura.<br />
Insomma un film più che piacevole. Un film che è stato tanto elogiato quanto fischiato. Perchè? Perchè la storia non c&#8217;è in questo film, è appena accennata. Perchè il personaggio è un po&#8217; lontano da quello che realmente fu. Perchè troppo simile a Lost in Traslation.<br />
Cosa ne fa un Bel Film? La fotografia perfetta con predominanza di colori pastello forse, oppure i costumi e l&#8217;ambientazione nettamente perfetta. Kirsten Dunst sicuramente è una carta vicente come alcuni personaggi minori del calibro di Jason Schwartzman o Asia Argento. Un Francis Ford Coppola produttore esecutivo? Una colonna sonoro molto azzeccata?<br />
O semplicemente la regia e le provocazioni di Sofia?<br />
Vi lascio con la frase emblema di Maria Antonietta che, in questo film, scopriamo non aver mai pronunciato:</p>
<p><i>il popolo non ha pane? Mangino le brioches</i></p>
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		<title>The Departed &#8211; Numero 24</title>
		<link>http://www.cinemablog.org/2006/11/06/the_departed_-_numero_24/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Integralismi cinematografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Una volta insegnavano nelle scuole di cinema che una buona storia doveva passare in modo imprescindibile attraverso gli stadi di premessa, sviluppo, tesi, antitesi, scontro, soluzione, morale. Ne uno di pi�, ne uno di meno.
Poi per�, si sa, la dissoluzione dei costumi, quando c'era lui queste cose non succedevano e non ci sono pi� le mezze stagioni e quella che era la regola diventa a tutti gli effetti un'eccezione.
Eh s� perch� un film come si faceva una volta non viene pi� prodotto. Perch�? Perch� se la storia � intricata, senza un inizio, senza una fine, senza una morale vende di pi�. Perch� stuzzica, in qualche modo.

Chi ci potr� salvare da tutto ci�? Chi alza la manina e il mono sopracciglio con fare intelligente e dice �Ok torniamo al Cinema!�?. Ci vorrebbe uno che ha un amore maniacale per il cinema. Uno di quelli che il Cinema, si si con la C maiuscola ancora una volta, lo ha sempre fatto e ci si � sempre sporcato le mani fino agli avambracci! Arriva Martin Scorsese e ci presenta un film da manuale del Cinema pagina tre. E la cosa che sconvolge � che ci sembra una mosca bianca.
Comunque... l'ho sempre detto, io sono uno di quelli che se Scorsese decidesse di filmare per due ore uno sconosciuto sul trono di ceramica acclamerebbe ad un nuovo miracolo Cinematografico.
Ma perch� � cos�. Martin Scorsese ha questo amore per il Cinema, questa cura maniacale dei particolari, questa adorazioni per le sue storie che la pellicola ha sempre quel valore aggiunto dato solo da chi fa le cose con quella passione speciale.

Comunque parliamo del film. Un film di specchi dove il bene si intreccia con il male e vice versa. La polizia ha i suoi infiltrati nella malavita e la malavita ha i suoi infiltrati nella polizia.
Da una parte Colin Sullivan, un magistrale Matt Damon, che fin da bambino entra alla corte di Frank Costello, capo della malavita di Boston, interpretato da Jack Nicholson, viene fatto crescere e mandato alla scuola di polizia.
Dall'altra parte Billy Costigan Jr, Leonardo di Caprio, ha una vita dissoluta, difficile da inquadrare, uno strano poliziotto, sicuramente non convenzionale. E proprio per queste motivazioni mandato a fare l'infiltrato alla corte di Costello.
Il bene si specchia nel male e viceversa. Le due entit� si guardano e si contaminano, quasi si amalgamano.
<i>�Se decidi sul serio di diventare qualcuno ci diventi, � questa la cosa che non ti dicono in chiesa. Quando avevo la tua et� i preti ci dicevano che potevamo diventare o poliziotti o criminali. Oggi quello che ti dico io � questo: quando hai davanti una pistola carica	qual � la differenza?�</i>
Eccola. Come sempre Scorsese ci regala la sua visione della storia e lo fa per bocca del personaggio meglio riuscito della storia, il capo della malavita Frank Costello.
Questo insegnamento regalato ad un giovanissimo Colin Sullivan in realt� � la chiave di lettura del film. Martin Scorsese, cresciuto a little Italy a fianco della criminalit� pi� feroce e violenta non ha mai dato un giudizio, non ha mai giudicato l'operato dei suoi personaggi. Nel senso sembra quasi dire che ognuno di loro combatte la propria guerra personale. Da che parte la fa non � molto importante. Anche perch� � solo una battaglia fra due squadre che oramai hanno perso la finalit� ultima della guerra e sono arrivati ad un punto che ci si combatte perch� lo si deve fare.
E poi abbiamo la guerra che ogni personaggio fa con se stesso e con la maschera che � costretto a portare ogni giorno. Colin Sullivan � completamente distrutto dallo stress causato dal dover impersonare quello che dovrebbe essere l'assassino di se stesso e Billy Costigan Jr vive nel terrore di essere scoperto con il risultato che non dorme non mangia e tira a campare grazie ai psicofarmaci.

Film veramente piacevole e ben fatto e soprattuto caratterizzato da un cast stellare. Innanzitutto c'� uno spettacoloso Matt Damon che oramai si pu� dire non sbagliare nemmeno un film.
E poi mi soffermerei un attimo su Di Caprio. Ora, erano anni che dicevo che questo ragazzo cresceva bene. Che lui si che ci aveva la stoffa dell'attore. Aveva solo bisogno di un grande regista che lo facesse crescere e lo consacrasse al Grande Cinema. Martin Scorsese, che ci vede lungo, lo ha subito preso sotto la sua ala protettiva e ogni film che sforna con lui, Di Caprio migliora sempre di pi�.
E poi Jack Nicholson. Come si fa a non adorare quella recitazione tronfia, fiera, possente. Quel ghigno che si porta dietro quasi a sbeffeggiare chi lo guarda. �Guarda come sto recitando�, sembra dire, �solo io lo posso fare�.
Ed � proprio con le parole di Frank Costello che concludo questo integralismo:
<i>�Io non voglio essere un prodotto del mio ambiente,  voglio che il mio ambiente sia un mio prodotto. Anni fa avevamo la chiesa. Era solo un modo per dire che eravamo uniti. I cavalieri di Colombo erano autentici facinorosi. Veri italiani e dominavano la loro fetta di citt�. A quei tempi un irlandese non trovava un cazzo di lavoro. Anni dopo abbiamo avuto un presidente che riposi in pace. � questo che i negri non capiscono. Se c'� una cosa che non mi va degli amici neri � proprio questa. Nessuno ti regala niente, te lo devi prendere.�</i> ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta insegnavano nelle scuole di cinema che una buona storia doveva passare in modo imprescindibile attraverso gli stadi di premessa, sviluppo, tesi, antitesi, scontro, soluzione, morale. Ne uno di più, ne uno di meno.<br />
Poi però, si sa, la dissoluzione dei costumi, quando c&#8217;era lui queste cose non succedevano e non ci sono più le mezze stagioni e quella che era la regola diventa a tutti gli effetti un&#8217;eccezione.<br />
Eh sì perchè un film come si faceva una volta non viene più prodotto. Perchè? Perchè se la storia è intricata, senza un inizio, senza una fine, senza una morale vende di più. Perchè stuzzica, in qualche modo.</p>
<p>Chi ci potrà salvare da tutto ciò? Chi alza la manina e il mono sopracciglio con fare intelligente e dice &#8220;Ok torniamo al Cinema!&#8221;?. Ci vorrebbe uno che ha un amore maniacale per il cinema. Uno di quelli che il Cinema, si si con la C maiuscola ancora una volta, lo ha sempre fatto e ci si è sempre sporcato le mani fino agli avambracci! Arriva Martin Scorsese e ci presenta un film da manuale del Cinema pagina tre. E la cosa che sconvolge è che ci sembra una mosca bianca.<br />
Comunque&#8230; l&#8217;ho sempre detto, io sono uno di quelli che se Scorsese decidesse di filmare per due ore uno sconosciuto sul trono di ceramica acclamerebbe ad un nuovo miracolo Cinematografico.<br />
Ma perchè è così. Martin Scorsese ha questo amore per il Cinema, questa cura maniacale dei particolari, questa adorazioni per le sue storie che la pellicola ha sempre quel valore aggiunto dato solo da chi fa le cose con quella passione speciale.</p>
<p>Comunque parliamo del film. Un film di specchi dove il bene si intreccia con il male e vice versa. La polizia ha i suoi infiltrati nella malavita e la malavita ha i suoi infiltrati nella polizia.<br />
Da una parte Colin Sullivan, un magistrale Matt Damon, che fin da bambino entra alla corte di Frank Costello, capo della malavita di Boston, interpretato da Jack Nicholson, viene fatto crescere e mandato alla scuola di polizia.<br />
Dall&#8217;altra parte Billy Costigan Jr, Leonardo di Caprio, ha una vita dissoluta, difficile da inquadrare, uno strano poliziotto, sicuramente non convenzionale. E proprio per queste motivazioni mandato a fare l&#8217;infiltrato alla corte di Costello.<br />
Il bene si specchia nel male e viceversa. Le due entità si guardano e si contaminano, quasi si amalgamano.<br />
<i>&#8220;Se decidi sul serio di diventare qualcuno ci diventi, è questa la cosa che non ti dicono in chiesa. Quando avevo la tua età i preti ci dicevano che potevamo diventare o poliziotti o criminali. Oggi quello che ti dico io è questo: quando hai davanti una pistola carica	qual è la differenza?&#8221;</i><br />
Eccola. Come sempre Scorsese ci regala la sua visione della storia e lo fa per bocca del personaggio meglio riuscito della storia, il capo della malavita Frank Costello.<br />
Questo insegnamento regalato ad un giovanissimo Colin Sullivan in realtà è la chiave di lettura del film. Martin Scorsese, cresciuto a little Italy a fianco della criminalità più feroce e violenta non ha mai dato un giudizio, non ha mai giudicato l&#8217;operato dei suoi personaggi. Nel senso sembra quasi dire che ognuno di loro combatte la propria guerra personale. Da che parte la fa non è molto importante. Anche perchè è solo una battaglia fra due squadre che oramai hanno perso la finalità ultima della guerra e sono arrivati ad un punto che ci si combatte perchè lo si deve fare.<br />
E poi abbiamo la guerra che ogni personaggio fa con se stesso e con la maschera che è costretto a portare ogni giorno. Colin Sullivan è completamente distrutto dallo stress causato dal dover impersonare quello che dovrebbe essere l&#8217;assassino di se stesso e Billy Costigan Jr vive nel terrore di essere scoperto con il risultato che non dorme non mangia e tira a campare grazie ai psicofarmaci.</p>
<p>Film veramente piacevole e ben fatto e soprattuto caratterizzato da un cast stellare. Innanzitutto c&#8217;è uno spettacoloso Matt Damon che oramai si può dire non sbagliare nemmeno un film.<br />
E poi mi soffermerei un attimo su Di Caprio. Ora, erano anni che dicevo che questo ragazzo cresceva bene. Che lui si che ci aveva la stoffa dell&#8217;attore. Aveva solo bisogno di un grande regista che lo facesse crescere e lo consacrasse al Grande Cinema. Martin Scorsese, che ci vede lungo, lo ha subito preso sotto la sua ala protettiva e ogni film che sforna con lui, Di Caprio migliora sempre di più.<br />
E poi Jack Nicholson. Come si fa a non adorare quella recitazione tronfia, fiera, possente. Quel ghigno che si porta dietro quasi a sbeffeggiare chi lo guarda. &#8220;Guarda come sto recitando&#8221;, sembra dire, &#8220;solo io lo posso fare&#8221;.<br />
Ed è proprio con le parole di Frank Costello che concludo questo integralismo:<br />
<i>&#8220;Io non voglio essere un prodotto del mio ambiente,  voglio che il mio ambiente sia un mio prodotto. Anni fa avevamo la chiesa. Era solo un modo per dire che eravamo uniti. I cavalieri di Colombo erano autentici facinorosi. Veri italiani e dominavano la loro fetta di città. A quei tempi un irlandese non trovava un cazzo di lavoro. Anni dopo abbiamo avuto un presidente che riposi in pace. È questo che i negri non capiscono. Se c&#8217;è una cosa che non mi va degli amici neri è proprio questa. Nessuno ti regala niente, te lo devi prendere.&#8221;</i></p>
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		<title>Clerks II &#8211; Numero 23</title>
		<link>http://www.cinemablog.org/2006/10/30/clerks_ii_-_numero_23/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Integralismi cinematografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Torno a parlare di Kevin Smith perch� attendevo da tempo il suo ritorno e soprattutto perch� questo nuovo film mi ha convinto molto. In realt� non � solo il film ad avermi convinto � l'intero progetto che Kevin Smith sta portando avanti. Infatti quando uno vede un film di solito si affeziona al personaggio principale. Diventa un amico, un personaggio conosciuto e lo spettatore vorrebbe sapere quello che gli capita dopo.
Ed ecco che Kevbn Smith ci tira fuori la genialata: porta avanti contemporaneamente tutti i personaggi che crescono in tutti i suoi film. Quindi in "Jay e Silent Bob fermate Holywood" quando i protagonisti entrano in un Mooby's chi trovano come commessi? Ma naturalmente i nostri affezionati Dante e Randal! E gli esempi sono svariati in tutta la filmografia di Kevin Smith.

La ricetta � la stessa del primo Clerks ed � la stessa che ha caratterizzato i primi film di Kevin Smith. Tutta la storia � ambientata nello stesso posto, ai tempi di Clerks era il "Quick Stop" ora � il Mooby's, parodia estrema e abbastanza cattiva di uno strano ibrido fra Disney e Mac Donald, di cui i dirigenti, in un altro film, venivano uccisi da un angelo della morte caduto in terra. Insomma i tempi cambiano e la globalizzazione arriva anche per Randal e Dante che avevamo lasciato dodici anni fa al Quick Stop.
Ed � proprio li che ritroviamo Dante, davanti al suo amato Quick Stop. Peccato che stia andando in fiamme e la vita di Dante cambia. Ho apprezzato molto l'inizio in bianco e nero a sottolineare un legame fortissimo con il primo film.
Ma sono passati anche dodici anni. Il Kevin Smith di allora era un appassionato di fumetti, sceneggiatore, con il pallino del cinema. Ora Kevin Smith � un regista affermato e conosciuto a livello mondiale. I due film risultano stilisticamente vicini, ma in un certo modo molto diversi. Il secondo in particolare ha una trama ben chiara e decisa, con la presentazione del personaggio la crescita e l'evoluzione finale. Il primo era privo di un filo conduttore e questo era stato forse il punto di forza dell'intero film: non succedeva niente e succedeva tutto e lo avevo trovato geniale. Il secondo � completamente diverso. Ma vi assicuro che non rimarrete delusi.
I personaggi sono gli stessi, Dante, il commesso responsabile e coscienzioso che ci tiene che tutto vada nel modo giusto e Randal, un adolescente sboccato e dispettoso in un corpo di un trentenne fatto e finito.
Senza parlare di Jay e Silent Bob personaggi fondamentali e irrinunciabili nell'economia di ogni storia scritta da Kevin Smith. Ormai passo ogni film ad aspettare l'unica e sola frase di Silent Bob che ci aprir�, ancora una volta la mente. E la lancio l�. Jay e Silent Bob oscar come miglior attori non protagonisti.
Infine come non parlare di Rosario Dawson. Brava, molto brava. Ammiccante nel modo e nella quantit� giusta e recita perfettamente la ragazza della porta a fianco. Senza contare che � una delle attrici pi� belle e sexy di hoolywood.
Non � Dogma, ne Chasing Amy ma mi assicuro che chi ha amato il primo film di Clerks non potr� non adorare anche questo.
E poi questo nostalgico finale con il ritorno in bianco e nero e una scena presa identica da Clerks con l'avventrice che controlla tutte le scadenze dei cartoni del latte, beh � molto in stile Kevin Smith che richiama e cita se stesso in tutti i film.

E poi Jay (con una canottiera con sopra disegnato il Cristo Compagnone, protagonista di Dogma) e Silent Bob si sono convertiti al Cattolicesimo, the new and improved Jay e Silent Bob:
<i>"Sai ogni tanto penso, potevo fare qualcosa di pi� nella vita che stare contro un muro a vendere erba e merda varia.  Tipo il medico degli animali. Scusa perch� no? Adoro foche e tartarughe! O magari l'astronauta. Si il primo bastardo rottoinculo che scopre una galassia. O una nuova forma di vita aliena t'immagini? E poi se la fa! E dopo la gente! Eccolo la che si � scopato anche i marziani! Cazzo i primi clienti dopo il nostro trionfale ritorno: fai il duro!"</i>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torno a parlare di Kevin Smith perchè attendevo da tempo il suo ritorno e soprattutto perchè questo nuovo film mi ha convinto molto. In realtà non è solo il film ad avermi convinto è l&#8217;intero progetto che Kevin Smith sta portando avanti. Infatti quando uno vede un film di solito si affeziona al personaggio principale. Diventa un amico, un personaggio conosciuto e lo spettatore vorrebbe sapere quello che gli capita dopo.<br />
Ed ecco che Kevbn Smith ci tira fuori la genialata: porta avanti contemporaneamente tutti i personaggi che crescono in tutti i suoi film. Quindi in &#8220;Jay e Silent Bob fermate Holywood&#8221; quando i protagonisti entrano in un Mooby&#8217;s chi trovano come commessi? Ma naturalmente i nostri affezionati Dante e Randal! E gli esempi sono svariati in tutta la filmografia di Kevin Smith.</p>
<p>La ricetta è la stessa del primo Clerks ed è la stessa che ha caratterizzato i primi film di Kevin Smith. Tutta la storia è ambientata nello stesso posto, ai tempi di Clerks era il &#8220;Quick Stop&#8221; ora è il Mooby&#8217;s, parodia estrema e abbastanza cattiva di uno strano ibrido fra Disney e Mac Donald, di cui i dirigenti, in un altro film, venivano uccisi da un angelo della morte caduto in terra. Insomma i tempi cambiano e la globalizzazione arriva anche per Randal e Dante che avevamo lasciato dodici anni fa al Quick Stop.<br />
Ed è proprio li che ritroviamo Dante, davanti al suo amato Quick Stop. Peccato che stia andando in fiamme e la vita di Dante cambia. Ho apprezzato molto l&#8217;inizio in bianco e nero a sottolineare un legame fortissimo con il primo film.<br />
Ma sono passati anche dodici anni. Il Kevin Smith di allora era un appassionato di fumetti, sceneggiatore, con il pallino del cinema. Ora Kevin Smith è un regista affermato e conosciuto a livello mondiale. I due film risultano stilisticamente vicini, ma in un certo modo molto diversi. Il secondo in particolare ha una trama ben chiara e decisa, con la presentazione del personaggio la crescita e l&#8217;evoluzione finale. Il primo era privo di un filo conduttore e questo era stato forse il punto di forza dell&#8217;intero film: non succedeva niente e succedeva tutto e lo avevo trovato geniale. Il secondo è completamente diverso. Ma vi assicuro che non rimarrete delusi.<br />
I personaggi sono gli stessi, Dante, il commesso responsabile e coscienzioso che ci tiene che tutto vada nel modo giusto e Randal, un adolescente sboccato e dispettoso in un corpo di un trentenne fatto e finito.<br />
Senza parlare di Jay e Silent Bob personaggi fondamentali e irrinunciabili nell&#8217;economia di ogni storia scritta da Kevin Smith. Ormai passo ogni film ad aspettare l&#8217;unica e sola frase di Silent Bob che ci aprirà, ancora una volta la mente. E la lancio lì. Jay e Silent Bob oscar come miglior attori non protagonisti.<br />
Infine come non parlare di Rosario Dawson. Brava, molto brava. Ammiccante nel modo e nella quantità giusta e recita perfettamente la ragazza della porta a fianco. Senza contare che è una delle attrici più belle e sexy di hoolywood.<br />
Non è Dogma, ne Chasing Amy ma mi assicuro che chi ha amato il primo film di Clerks non potrà non adorare anche questo.<br />
E poi questo nostalgico finale con il ritorno in bianco e nero e una scena presa identica da Clerks con l&#8217;avventrice che controlla tutte le scadenze dei cartoni del latte, beh è molto in stile Kevin Smith che richiama e cita se stesso in tutti i film.</p>
<p>E poi Jay (con una canottiera con sopra disegnato il Cristo Compagnone, protagonista di Dogma) e Silent Bob si sono convertiti al Cattolicesimo, the new and improved Jay e Silent Bob:<br />
<i>&#8220;Sai ogni tanto penso, potevo fare qualcosa di più nella vita che stare contro un muro a vendere erba e merda varia.  Tipo il medico degli animali. Scusa perchè no? Adoro foche e tartarughe! O magari l&#8217;astronauta. Si il primo bastardo rottoinculo che scopre una galassia. O una nuova forma di vita aliena t&#8217;immagini? E poi se la fa! E dopo la gente! Eccolo la che si è scopato anche i marziani! Cazzo i primi clienti dopo il nostro trionfale ritorno: fai il duro!&#8221;</i></p>
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		<title>Anything Else &#8211; Numero 22</title>
		<link>http://www.cinemablog.org/2006/10/22/anything_else_-_numero_22/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Integralismi cinematografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Se i vecchi potessero e i giovani sapessero dice un vecchio adagio. Cosa direbbe il vecchio Allen al giovane Allen della sua vita se potesse parlargli? Cosa direbbe il nostro IO anziano al nostro IO giovane? Woody Allen si butta in questo gioco con se stesso in Anything Else. Tutto condito dal solito e pregnante amore per la citt� di New York. Woody Allen � l'unico che riesce a dipingere una citt� cosmolipolita come New York nel modo pi� romantico e intenso.

La parte del giovane Allen, il personaggio di Jerry Falk, � interpretato da colui che � considerato il vero erede di Allen, Jason Biggs, che molti di noi ricorderanno alle prese con una calda torta di mele.
Ed � importante che sia lui perch� come sempre Woody Allen ci racconta storie tratte dalla sua vita. Non � un mistero che molti dei suoi film siano i risultati della sua lunghissima esperienza di analisi. E quindi decide di giocare pi� e pi� volte con la realt�. Ed � facile che pi� di una volta il personaggio Woody Allen si estranei dalla storia e guardando direttamente in camera, guardando negli occhi lo spettatore non esclami qualcosa del tipo "non sarebbe fantastico se la realt� fosse veramente cos�?".
Il risultato � ottimo come in gran parte dei film di Woody Allen. Ottima comicit�, ottima fotografia, ottimo montaggio, la storia � accattivante e ci inchioda alla poltrona. Cosa chiedere di pi�?

E quindi Woody Allen gioca con se stesso, accarezzando e consigliando nel modo migliore il suo alter ego giovane.
<i>Una volta ero in un taxi, era parecchi anni fa, stavo cianciando con il tassista a proposito di queste cose di cui blateravi tu poco fa:  la vita, la morte, il vuoto universo, il significato dell'esistenza, l'umana sofferenza. E il tassista mi disse: "Guardi, � come tutto il resto".  Riflettici.</i>
Tutto il film � impreziosito da queste scenette in cui Dobel regala queste piccole perle di saggezza a Falk. Al momento sembrano messe l� in modo estemporaneo, senza un senso ma per il semplice e puro piacere di dirle. Regalano colore all'intera pellicola e, diciamocelo, molte fanno proprio ridere. Ma sono tutte messe l� per un determinato motivo. Sono tutte propedeutiche alla crescita del giovane Woody Allen che non potrebbe accettare una soluzione chiara e decisa della realt�. Pu� solo arrivarci con tanti piccoli indizi.

Da un lato Falk, cerca di combattere per il suo lavoro, scrittore umoristico per comici gi� affermati, come fece lo stesso Allen in giovent�, � sfruttato e legato al suo strambo manager interpretato magistralmente da un ottimo, come al solito, Danny de Vito.
Dobel, il vecchio Woody Allen, lo convince e lo aiuta a crescere e accettare quel lavoro in California, dicendogli che lavoreranno insieme. Dobel non partir� per una strana storia fatta di macchine veloci, poliziotti e una pistola. Che sia vero o no Dobel non partir� con Falk. Il dubbio che fosse una cosa vera o no rimarr� al giovane Woody Allen.

Mentre parallelamente Falk vive una malata storia con la sua ragazza. Christina Ricci, Amanda, � una ragazza complessata. Problemi di autostima, fortemente incentrata su se stessa, egoista forse � la parola giusta. Uno di quei egoisti che antepongono se stessi a chiunque, anche alla persona che si presuppone sia il proprio amato.
� forse il peggiore dei personaggi della storia. Altamente irritante Amanda maltratta il povero Falk che accecato dall'amore non riesce a vedere la realt� dei fatti. L'immagine di donna perfetta che Falk ha proiettato su di lei lo acceca e non gli da la possibilit� di vederla per quello che. Viziata, egoista e profondamente infelice.
Falk decider� alla fine di lasciarla. Troppo difficile, troppo stancante. Ha davanti a se una nuova avventura e non vuole che, come sempre, sia bloccata da quello strano amore che gli porta solo fatica e dolore.
Ma, come direbbe qualche giovane filosofo pavese, se la battaglia pu� averla vinta Falk la guerra la vince la bella Amanda. Infatti trover� un altro imbecille da stordire con la sua bellezza e la sua femminilit�. Proprio quel dottore che l'aveva visitata e di cui il buon Falk era geloso. Oh beh, questo mondo forse � ingiusto, ma almeno Falk � cresciuto e ha imparato.
Falk non ha pi� bisogno di Dobel che sparir� nel nulla da dove � arrivato. E lo capisce esattamente nel finale. Prende il taxi e parte per la sua nuova vita.
<i>"La battuta perfetta su Dobel � quella vecchia freddura che anche un orologio fermo due volte al giorno dice l'ora esatta. Dobel era dotato di ironia e avrebbe apprezzato molto che io avessi una, per usare una sua parola, furtuita visione di Amanda lasciando la citt� andando all'aereoporto. Eh il medico... sapevo che il medico era pazzo di lei... "
"Che ha detto?" [il tassista]
"Eh... Uh... Stavo solo dicendo come � strana la vita e quanto � piena di inesplicabile mistero."
"Beh guardi... � come tutto il resto"</i>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se i vecchi potessero e i giovani sapessero dice un vecchio adagio. Cosa direbbe il vecchio Allen al giovane Allen della sua vita se potesse parlargli? Cosa direbbe il nostro IO anziano al nostro IO giovane? Woody Allen si butta in questo gioco con se stesso in Anything Else. Tutto condito dal solito e pregnante amore per la città di New York. Woody Allen è l&#8217;unico che riesce a dipingere una città cosmolipolita come New York nel modo più romantico e intenso.</p>
<p>La parte del giovane Allen, il personaggio di Jerry Falk, è interpretato da colui che è considerato il vero erede di Allen, Jason Biggs, che molti di noi ricorderanno alle prese con una calda torta di mele.<br />
Ed è importante che sia lui perchè come sempre Woody Allen ci racconta storie tratte dalla sua vita. Non è un mistero che molti dei suoi film siano i risultati della sua lunghissima esperienza di analisi. E quindi decide di giocare più e più volte con la realtà. Ed è facile che più di una volta il personaggio Woody Allen si estranei dalla storia e guardando direttamente in camera, guardando negli occhi lo spettatore non esclami qualcosa del tipo &#8220;non sarebbe fantastico se la realtà fosse veramente così?&#8221;.<br />
Il risultato è ottimo come in gran parte dei film di Woody Allen. Ottima comicità, ottima fotografia, ottimo montaggio, la storia è accattivante e ci inchioda alla poltrona. Cosa chiedere di più?</p>
<p>E quindi Woody Allen gioca con se stesso, accarezzando e consigliando nel modo migliore il suo alter ego giovane.<br />
<i>Una volta ero in un taxi, era parecchi anni fa, stavo cianciando con il tassista a proposito di queste cose di cui blateravi tu poco fa:  la vita, la morte, il vuoto universo, il significato dell&#8217;esistenza, l&#8217;umana sofferenza. E il tassista mi disse: &#8220;Guardi, è come tutto il resto&#8221;.  Riflettici.</i><br />
Tutto il film è impreziosito da queste scenette in cui Dobel regala queste piccole perle di saggezza a Falk. Al momento sembrano messe lì in modo estemporaneo, senza un senso ma per il semplice e puro piacere di dirle. Regalano colore all&#8217;intera pellicola e, diciamocelo, molte fanno proprio ridere. Ma sono tutte messe lì per un determinato motivo. Sono tutte propedeutiche alla crescita del giovane Woody Allen che non potrebbe accettare una soluzione chiara e decisa della realtà. Può solo arrivarci con tanti piccoli indizi.</p>
<p>Da un lato Falk, cerca di combattere per il suo lavoro, scrittore umoristico per comici già affermati, come fece lo stesso Allen in gioventù, è sfruttato e legato al suo strambo manager interpretato magistralmente da un ottimo, come al solito, Danny de Vito.<br />
Dobel, il vecchio Woody Allen, lo convince e lo aiuta a crescere e accettare quel lavoro in California, dicendogli che lavoreranno insieme. Dobel non partirà per una strana storia fatta di macchine veloci, poliziotti e una pistola. Che sia vero o no Dobel non partirà con Falk. Il dubbio che fosse una cosa vera o no rimarrà al giovane Woody Allen.</p>
<p>Mentre parallelamente Falk vive una malata storia con la sua ragazza. Christina Ricci, Amanda, è una ragazza complessata. Problemi di autostima, fortemente incentrata su se stessa, egoista forse è la parola giusta. Uno di quei egoisti che antepongono se stessi a chiunque, anche alla persona che si presuppone sia il proprio amato.<br />
È forse il peggiore dei personaggi della storia. Altamente irritante Amanda maltratta il povero Falk che accecato dall&#8217;amore non riesce a vedere la realtà dei fatti. L&#8217;immagine di donna perfetta che Falk ha proiettato su di lei lo acceca e non gli da la possibilità di vederla per quello che. Viziata, egoista e profondamente infelice.<br />
Falk deciderà alla fine di lasciarla. Troppo difficile, troppo stancante. Ha davanti a se una nuova avventura e non vuole che, come sempre, sia bloccata da quello strano amore che gli porta solo fatica e dolore.<br />
Ma, come direbbe qualche giovane filosofo pavese, se la battaglia può averla vinta Falk la guerra la vince la bella Amanda. Infatti troverà un altro imbecille da stordire con la sua bellezza e la sua femminilità. Proprio quel dottore che l&#8217;aveva visitata e di cui il buon Falk era geloso. Oh beh, questo mondo forse è ingiusto, ma almeno Falk è cresciuto e ha imparato.<br />
Falk non ha più bisogno di Dobel che sparirà nel nulla da dove è arrivato. E lo capisce esattamente nel finale. Prende il taxi e parte per la sua nuova vita.<br />
<i>&#8220;La battuta perfetta su Dobel è quella vecchia freddura che anche un orologio fermo due volte al giorno dice l&#8217;ora esatta. Dobel era dotato di ironia e avrebbe apprezzato molto che io avessi una, per usare una sua parola, furtuita visione di Amanda lasciando la città andando all&#8217;aereoporto. Eh il medico&#8230; sapevo che il medico era pazzo di lei&#8230; &#8220;<br />
&#8220;Che ha detto?&#8221; [il tassista]<br />
&#8220;Eh&#8230; Uh&#8230; Stavo solo dicendo come è strana la vita e quanto è piena di inesplicabile mistero.&#8221;<br />
&#8220;Beh guardi&#8230; è come tutto il resto&#8221;</i></p>
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