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…there’s a new movie sheriff in town…

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Duel - Numero 10 March 13th, 2006

Integralismi cinematografici

Ventiquattro anni e tanta voglia di raccontare storie. Questo � Duel il lungometraggio di esordio del “narratore di sogni” della nostra epoca Steven Spielberg.

Prodotto inizialmente per la televisione e poi ridistribuito al cinema dopo il successo straripante di E.T., Duel � una grande dichiarazione di intenti per il futuro di Spielberg regista.

Idea di per se molto originale: un commesso viaggiatore supera in macchina un’autocisterna che lo perseguiter� per tutto il suo viaggio cercando di ucciderlo, in quello che � a tutti gli effetti un vero e proprio duello.

Per tutta la lunghezza del film impera la fuga e l’inseguimento in un susseguirsi di immagini che coinvolgono lo spettatore in modo impressionante: basti dire che per tutto il film il parlato � di gran lunga in secondo piano, solo nella seconda parte del film cominciamo a sentire un quasi monologo interiore del protagonista, eppure il film continua in una scioltezza impressionante.

C’�, in una forma embrionale, quello che sar� Spielberg per il Cinema mondiale. Non racconta la storia in se ma racconta la paura assillante e il terrore che circonda la storia.

Il protagonista David Mann (Dennis Weaver) non vede mai in faccia il suo persecutore. Nella prima parte del film non parla nemmeno. Poi pi� il personaggio si sente in pericolo pi� lo spettatore entra nella sua paranoia tramite i suoi discorsi.
Non vediamo chi guida l’autocisterna e anche sul finale Spielberg ci lascia senza una risposta.
� questo stratagemma che fa aumentare in modo esponenziale il senso di persecuzione anche da parte dello spettatore.
Quando si ferma in un ristorante e capisce che il suo persecutore � l� con lui, anche lo spettatore ripassa mentalmente tutti gli indizi per scoprire chi �, ma come lo stesso protagonista non � in grado di risolvere l’enigma.
Lo spettatore viene inglobato in questo fastidioso senso di persecuzione e rimane stregato dalla storia: combatte con il protagonista e cerca di fuggire con lui.
Inoltre quando David Mann cerca di avvicinarsi a piedi, di persona, all’autocisterna per porre fine all’assurda situazione che stava vivendo, l’autista si allontana.
Era un duello fra un’autocisterna e una macchina. Le persone che li guidano non fanno parte del gioco.
La stessa autocisterna � quasi caratterizzata come se fosse un vero e proprio personaggio: i finestrini sporchi di sabbia sembrano dei grossi occhi e sul paraurti, quasi fossero delle medaglie di guerra, sono attaccate targhe di altre macchine che evidentemente avevano perso un duello.
Non esiste l’autista. Esiste solo l’autocisterna che vive quasi di una vita propria.

Cos� Spielberg gioca a disegnare un western particolarmente anomalo. Certo il concetto del duello � tipico della filosofia dei western. Anche l’ambientazione e i paesaggi: deserto, colori caldi sul marrone, la sabbia, il sole.
Anche le inquadrature: � facile sorprendere Spielberg che gioca con un “primissimo piano alla Sergio Leone”.
E per me ha avuto veramente un coraggio invidiabile a decidere di trasformare quello che era, a tutti gli effetti, un format prestabilito in un qualcosa di realmente rivoluzionario.
Inoltre Spielberg trova questa soluzione geniale per cui alterna periodi di grande terrore e di frenesia incontrollabile a momenti di pura calma apparente.
La stoffa c’era in qualche modo e si vedeva.
La voglia di stupire il pubblico, farlo terrorizzare c’� in questo film come in Jaws (Lo squalo) o aracnofobia.
Poi qualcosa � cambiato. Io ho una teoria al riguardo: la facilit� di far stupire con effetti speciali al computer secondo me lo ha un po’ impigrito, facindolo sedere pi� sulla spettacolarit� delle emozioni che sull’emozione intera del film.
Risultato? adesso cerca di stupirci con film come Munich. No grazie. Ridatemi E.T e Duel.

Trovare una citazione da questo film � molto pi� difficile, anche perch� sono solo le immagini che ci raccontano la storia ma ho molto apprezzato che man mano che la storia va avanti il protagonista si rivolge al suo persecutore sempre pi� come se fosse un dialogo a due:

“La strada � tutta tua amico, io non mi muovo di qui almeno per un’ora, forse intanto la polizia ti cercher�, oppure no.
Ma almeno sarai lontano da me. e poi stasera
-allora cara?
-hai fatto buon viaggio?
-eh S� s�, come al solito,
uhm mica tanto come al solito”

Scarface - Numero 9 February 27th, 2006

Integralismi cinematografici

Siamo nel 1983 e De Palma decide di rispondere al padrino di Coppola.

Fin dall’inizio De Palma decide di farci capire che tipo di film vuole farci vedere… “Non ci saranno ammazzamenti all’acqua di rose” questo non � il padrino.
Ed eccolo l�, fin da subito De Palma ci sbatte in faccia la violenza. Uccidere un uomo con una motosega amputando un braccio e una gamba.
Certo forse � l’apice della violenza nel film. Ma comunque per le tre ore di durata del film De Palma ci appiccica alla poltrona.

Insomma la violenza c’� ma lungi dall’essere gratuita. � un film che parla di narcotrafficanti. Non c’� violenza gratuita c’� violenza reale.
Anche se � lo stesso De Palma a dirci che voleva in qualche modo scioccare. Chi si era abituato alla violenza de “Il Padrino” dove tutto � all’acqua di rose dove i personaggi sono dei buoni che sbagliano qui si trover� fuori luogo.
Infatti gi� lo stesso Al Pacino ci regala una risposta.
Michael Corleone, interpretato dall stesso Pacino per tutta la trilogia de “Il Padrino”, era pacato tranquillo e spietato, fa di tutto per trasformare la sua famiglia da malavita a qualcosa di perfettamente legale; insomma � un buono che sbaglia, un puro che sceglie la strada sbagliata per arrivare ad una meta giusta.
Tony Montana invece � eccessivo, nella povert� come nella ricchezza. Altrettanto spietato ma violento e eccessivo.
� lo stereotipo del cattivo che pensa a se stesso e ha come suo scopo principale la sua ricchezza.

Insomma, Al Pacino riesce a disegnare in modo magistrale due facce della stessa medaglia cos� differenti ma in modo cos� perfetto.

Tony Montana scappa da Cuba alla ricerca di denaro e fortuna. Entra nel mondo dei narcotrafficanti e si fa strada diventando un boss temuto e odiato.
Ha tutto quello che vuole, tutto. E vede tutto come degli oggetti da comprare.
Anche l’affetto della madre e della sorella.
Anche l’amore di Elvira che corteggia solo perch� rappresenta il non plus ultra “dell’oggetto donna”, la porsche delle concubine.
Ma � il mondo in cui vive che � cos�. Infatti fino a quando Toni non si afferma come malavitoso, fino a quando non uccide il suo capo Elvira non prender� in considerazione le sue proposte. Ma quando Lopez morir� Elvira sar� finalmente pronta a sposare Toni.

Insomma un mondo malato, pi� drogato e autolesionista della droga che vendono. Elvira viene ripresa come bella, estramamente sensuale ma infelice.
Con il bisogno cronico di sniffare cocania, un cocktail in una mano e una sigaretta nell’altra.
Toni invece appena raggiunto il successo comincer� a essere fobico. Acquista il meglio della tecnologia sulla sicurezza ma non riesce lo stesso a dormire in pace.

In pi� c’� il rapporto con la sorella. Un rapporto morboso e molto strano per cui Toni si sente in diritto e in dovere di difendere fino all’estremo sua sorella e il suo onore. Fino, in un raptus di follia e alterazione da cocaina, ad uccidere il suo compagno, il suo miglior amico, quello che lui definiva suo “fratello”, perch� lo trova in casa di sua sorella.

Il film nel suo complesso � veramente il remake del primo Scarface, quello diretto e prodotto da Howard Hawks. Anche l� l’ottica era quella di scuotere le menti e le emozioni degli spettatori con della violenza che non era concepibile e ammessa ai tempi.
E De Palma per me ha voluto fare la stessa cosa. Ha voluto sorprendere e in qualche modo inorridire con tutta questa violenza il suo pubblico. E ci � riuscito in modo esemplare.

La scena finale di questo film � entrata nella storia del cinema proprio per la sua drammaticit� e per la sua crudezza. Toni Montana, rimasto solo, giace con la testa immersa in montagne di cocaina quando arrivano i alcuni suoi nemici per ucciderlo. Quella che segue � una delle sparatorie pi� violente e estreme della storia del cinema. Toni Montana � gi� morto. Toni Montana � morto quando ha ammazzato il suo amico di una vita e suo “fratello” Manny e sua sorella. Combatte solo perch� una tigre non smette mai di combattere.

La citazione di questa settimana � di uno splendido Al Pacino che nei panni di Toni Montana urla il suo odio e il suo schifo per tutto ci� che lo circonda:

“Siete solo una manica di coglioni! Sapete perch�? Perch� non avete il fegato per stare dove vorreste stare. Voi avete bisogno di gente come me, vi serve la gente come me, cos� potete puntare il vostro dito del cazzo e dire: “Quello � un uomo cattivo.” Beh? E dopo come vi sentite, buoni? Voi non siete buoni. Sapete solo nascondervi, solo dire bugie. Io non ho questo problema. Io dico solo la verit�, anche quando dico le bugie.”

Fight Club - Numero 8 February 20th, 2006

Integralismi cinematografici

�Sono la libert� repressa di Jack�
Questa forse � l’unica frase che non viene detta all’interno di tutto il film ma che viene letteralmente urlata per tutti i 139 minuti di film.

Jack(Norton) non riesce a dormire. Soffre di insonnia e quando uno soffre di insonnia non � mai totalmente addormentato. Ne totalmente sveglio.

� lui che ci racconta tutta la storia ci racconta da dove tutto � nato e come ha conosciuto Tyler Durden(Pitt).
Jack � il figlio perfetto dei giorni nostri. Completamente inquadrato. Lavoro casa. Figlio del consumismo. Mr Ikea che compra un tavolino a forma di Ying e Yang per sentirsi pi� completo. Completamente inscatolato nel sistema. La peggiore delle tirannie vestita a festa da libert�.

Un giorno torna a casa da uno dei suoi innumerevoli viaggi e qualcosa cambia. Incontra Tyler Durden e stringono uno strano rapporto.
�A volte era lui che parlava per me�. L’intero film � pieno zeppo di stranezze e piccole incongruenze che ci svelano in realt� quale sar� il vero finale.
E in un piccolo istante, come in un lapsus freudiano, quando Jack inconsciamente comincia a capire la verit�, fra se e se mormora:
�Sono il cuore spezzato di Tyler�. Parlando ovviamente di se.

Insomma Tyler � quello che Jack vorrebbe essere. � quello che jack vorrebbe pensare. � come Jack vorrebbe apparire. Regala in ogni momento piccole perle di saggezza metropolitana.
La cosa pi� divertente � come Fincher gioca con l’interno e l’esterno. Tyler fa quel noioso lavoro di montare i rulli nella sala di proiezione di un cinema. Per� fra un rullo e l’altro inserisce uno o due frame di un film porno. Ed eccolo li che durante un film per famiglie si vede �un gran bel cazzo�.
Fa parte del personaggio, � da Tyler, verrebbe da pensare. La genialit� sta nel fatto durante tutto il film che noi, spettatori nel mondo reale, stiamo guardando ci appaiono immagini velocissime di Tyler e di anotomie umane.
Fincher gioca con noi. Gioca con la realt� e la finzione. E questo devo dire che mi diverte molto.

Jack in fondo cerca in Tyler la figura paterna e la guida spirituale che non ha mai avuto nella sua vita. Jack migliora la sua vita. Ne trova un capo e una coda. Trova finalmente quella libert� che i media ci ostentano in modo quasi osceno ma che in realt� non c’�.
O almeno crede. Perch� in realt� Jack passa da una tirannia dei media alla tirannia di Tyler che gli dice cosa fare e cosa dire.

Personaggio fantastico � a mio parere quello di Marla(Helena Bonham Carter). Ruba i vestiti nella lavanderia per rivenderli nel negozio di usato che c’� di fronte. Si innamora del lato sensibile di Jack e si lascia travolgere dal sesso di Tyler. Jack, che nella sua vita prefabbricata dall’Ikea non aveva la concezione di una presenza femminile, si innamora di lei e, giustifacandosi con un �mi hai conosciuto in un momento un po’ strano della mia vita� le prende dolcemente la mano e si gusta il finale della storia.

Si, perch� come al solito, il finale di questo film l’ho molto apprezzato. � un vero e proprio finale. Il progetto anarchico Mayhem riesce a raggiungere i suoi obiettivi e tutti i palazzi degli istituti di credito crollano. �Se si cancella la traccia dei debiti. Siamo tutti uguali�. Oh beh da utopista di sinistra quale sono questa cosa non la posso non apprezzare.
E poi loro due che si prendeno per mano e guardano la distruzione della societ� e del mondo per come era conosciuta fino a quel momento. Beh ha un che di molto romantico.

Un film comunque piacevole. Il montaggio veloce e molto alla video clip. Molti storgono il naso ad una frase del genere ma a me non spiace il montaggio alla video clip. Veloce moderno intenso. Trasmette emozioni? S�. E allora siamo apposto.
La fotografia ha un che di eccezionale. I colori intensi il sangue cos� vivo e reale.
Per il resto il film regala troppo spesso perle di saggezza a buon mercato. Per quanto abbia apprezzato come in tutto il film non sia sempre chiaro e lampante chi dei due stia parlendo, se Jack o Tyler, devo dire che certi dialoghi sono un po’ sopravvalutati. Al limite della comicit�.

Certo Edward Norton ci regala un’interpretazione che lo piazza l� fra i grandi del cinema mondiale appena un gradino sotto dei vari Al Pacino De Niro e Dustin Hoffman.. inoltre � giovane e ha tempo di farsi vedere e raggiungerli con tutta calma.

Invece sorpresa per Brad Pitt che fino a questo film ho considerato un belloccio alla Ken di Barbie con poche pochissime capacit� recitative. Fa perfettamente il pazzo. Geniale quando lui va a prendere Marla e senza dire una parola la porta fuori di casa tutto ballando al ritmo di una musica inesistente.

Certo il film nel complesso � particolarmente sopravvalutato anche se qualcosa di buono ha.
Come la visione di Tyler dopo il suo avvento:

Nel mondo che vedo, uno si muove con gli alci tra le umide foreste dei canyon intorno alle rovine del Rockefeller Center. Indosser� abiti di pelle che gli dureranno per tutta la vita. Si arrampicher� per le liane che avvolgono la Sears Tower. E quando guarder� giu vedr� minuscole figure che pestano granoturco e posano striscie di carne di cervo sulla carreggiata vuota di qualche superstrada abbandonata.

La mia vita a Garden State - Numero 7 February 13th, 2006

Integralismi cinematografici

Zach Braff � un attore di fiction all�americana. � diventato famoso recitando la parte di un giovane dottore un po� stralunato e imbranato. In Scrubs, cos� si chiama la fiction dove recita, la comicit� ne fa da padrona. E lui � molto bravo.

Quindi quando ho visto per la prima volta questo film sono rimasto veramente sorpreso. Infatti poteva essere molto facile entrare nuovamente nel personaggio che lo ha reso famoso e portare il film intero nella banalit�. Invece il film � completamente diverso e inaspettatamente drammatico.

Iniziamo con il dire che questo film � stato scritto diretto e interpretato dallo stesso Zach Braff che risulta uno sceneggiatore particolarmente maturo e un regista avanzato, nonostante questo sia il primo film.

Ma torniamo al Film. Andrew(Braff) � un attore di Hollywood, ha fatto fortuna ma ora si arrabatta a fare provini e qualche show in televisione. Quello che colpisce di questo personaggio � la sua atarassia. Sembra non importargli di niente. Addirittura quando succede il dramma, muore la madre, lui sembra tornare a casa non spinto dal dolore ma perch� quasi portato di peso da una forza superiore.
Non vive le sue emozioni e non vive la sua vita.
Poi incontra Sam (la bellissima Natalie Portman) e qualcosa cambia. Lui viene rapito dal suo modo di fare entusiasta della vita. � il suo completo opposto vive tantissime emozioni e in modo molto accentuato. Tant�� che quando Andrew, appena conosciuto, le dice che era stato al funerale di sua madre lei piange come se fosse stato un suo amico di sempre.
Una persona normale si sarebbe innamorato di Sam immediatamente: bella, piena di vita e molto coinvolgente. Ma Andrew non vive le sue emozioni e anche se capisce che deve rimanere con lei, anche se non ne capisce il motivo, non riesce a intuire che piano piano le sue emozioni stanno crescendo dentro di lui.

La scena chiave del film � quella dell�abisso di Albert. Dopo una psichedelica caccia al tesoro Andrew, Sam e Mark arrivano alla loro meta. Una barca nel fondo di una cava in cui vivono una coppia con una bambina. La cosa pi� strana � la normalit� della coppia sia nell�habitat in cui � immersa sia all�interno della storia. Loro per arrivare a quel punto sono passati per i posti pi� strani incontrando le persone pi� strane. Ed � forse proprio tutta quella normalit� che rende il tutto ancora pi� strano.
Ed � lo stesso Albert a spiegarci tutti noi abbiamo il nostro abisso vicino a noi. E lui ha il coraggio di andarlo ad esplorarlo. Non lo conosce perch� dicono essere senza fondo. Ma ogni sera al calare della notte lui lo esplora.
Queste parole cambiano la vita a Andrew che capisce che � arrivato il momento di esplorare il suo abisso.

Andrew: ehi Albert tanti auguri per il suo abisso infinito
Albert: grazie, ehi anche a te

E non � un caso che il tanto agoniato bacio avvienga appena dopo questa frase.

Andrew decide di cambiare la sua vita.. di cominciare a vivere la sua vita. O almeno crede. Infatti fa la decisione sbagliata. Decide di tornare a Los Angeles a ricominciare la sua vita senza vivere il suo rapporto con Sam.
Per fortuna all�ultimo momento capir� e torner� indietro.

Il film finisce cos� un po� alla �The Graduate�. Si ricongiungono e si baciano. Ma fra le emozioni d�amore fa capolino la paura. �E ora cosa facciamo?� continua a ripetere Andrew come un mantra per allontanare la paura.

Film bello e intenso. Come regista Braff non � male e riempie l�intero film estremamente drammatico di piccole perle di mini comicit�. C�� gi� chi lo chiama il nuovo Woody Allen. Secondo me solo perch� anche lui � ebreo. Comunque futuro ci sar�.

Non tornerai vero? non ti rendi conto di quando questo sia importante, Andrew succede raramente nella vita. Possiamo risolvere tutti i problemi insieme. Io voglio aiutarti. Capisci? Abbiamo bisogno l�uno dell�altra. Lo sai che non dico bugie da due giorni?

Sul serio?

No

Toro Scatenato - Numero 6 February 6th, 2006

Integralismi cinematografici

Il primo approdo di un integralismo cinematografico fuori dagli italici confini avviene con quello che secondo me � il pi� talentuoso dei �movie brats�, i ragazzacci del cinema: Martin Scorsese.
Fino alla met� degli anni settanta Hollywood creava film �con lo stampino�: sempre le stesse storie che venivano girate da registi che venivano definiti degli �operai specializzati� dell�industria del Cinema.
Insomma erano gli studios che decidevano quale film, con quale storia e a chi farlo fare.
Poi sono arrivati i movie brats: Scorsese, De Palma, Spielberg, Lucas e Coppola. Stessa cultura e stessa formazione cinematografica.
Erano i rivoluzionari del cinema, avevano per un breve periodo, creato un filone di puro sperimentalismo caratterizzato da una sfrontata e frontale contestazione ai grandi Studios.
Poi, passata la spinta rivoluzionaria, loro riuscirono nell�arduo compito di unire i soldi degli Studios con la loro voglia di sperimentalismo e i risultati di critica e di pubblico.

Martin Scorsese � un figlio dei quartieri di New York. E questo traspare in tutti i suoi film. Da piccolo viveva in uno di questi quartieri a stretto contatto con miseria e terrorizzante violenza. Lui stesso ci racconta che un bambino di otto anni di fronte all�orrore scappa per� �io non potevo correre perch� avevo l�asma. Allora non fuggivo ma guardavo. � in quel periodo che ho imparato a vedere�.
Voleva diventare prete e intraprese la strada del seminario. Le sue amicizie poco raccomandabili lo fecero espellere dal eminario. Quella di Scorsese � una storia veramente da film: seminario, amicizie poco raccomandabili, droga e fallimenti coniugali. Quello che mi sorprende � che in tutto questo marasma che � stata la sua vita ecco spuntare dei film che sbocciano come fiori, di una genialit� e di un bellezza estetica fuori dal comune.

Toro Scatenato � un film che Scorsese non voleva fare. Invischiato nei problemi e con un altro divorzio passava di tutto per la mente di Scorsese fuorch� fare un film. Ma De Niro si sa, � un tipo coriaceo.
� infatti merito del buon Bob che Martin Scorsese si convinse.
La storia aveva stregato De Niro che era uscito da successi come Taxi Driver dell stesso Scorsese e il secondo capitolo della trilogia de �Il Padrino� di Coppola. La storia ci racconta l�abnegazione di De Niro come attore: passa giorni interi con Jake La Motta e sua moglie per capire a fondo i personaggi e si allena per un anno intero con il toro del Bronx. Lo stesso La Motta dopo un anno dir� che De Niro, dopo pi� di mille round di allenamento effettuati, sarebbe stato pronto per il pugilato professionistico.
Senza contare che la leggenda di questo film e di De Niro attore si � formata quando le riprese sono state fermate per quattro mesi per dar modo a Bob di ingrassare trenta chili per interpretare un Jake La Motta in declino.

Ma torniamo al film. La prima cosa che colpisce � sicuramente la scelta, ai tempi rischiosissima per i botteghini, del bianco e nero. La leggenda ci racconta come questa scelta sia stata una questione di guantoni: infatti qualcuno fece notare a Scorsese come ai tempi i guantoni non fossero rossi e che ci volevano guanti neri, lui piuttosto di girare senza guanti rossi opt� per il bianco e nero.
Da sottolineare � come questa scelta comportasse tutto un diverso modo di girare. Infatti non avendo tutta la gamma dei colori nel bianco e nero le luci e quindi la fotografia diventano ancora pi� essenziali e fondamentali di quanto lo siano normalmente.

Insomma Toro Scatenato, Raging Bull titolo originale, � la storia di questo pugile, Jake La Motta (De Niro): racconta la sua parabola, la sua ascesa al titolo dei pesi medi e il suo declino.

Jake La Motta � un personaggio un po� irritante, fastidioso a tratti. Ha un comportamento odioso. Violento anche in casa e prepotente oltre che maschilista e irrimediabilmente sospettoso. Lo stesso La Motta, quando � andato a vedere il film nelle sale un po� depresso chiese alla ex moglie Vickie �Ero veramente cos� e pare che lei abbia risposto �Tu eri peggio�.
Ma la magia di questo film � che Scorsese e De Niro riescono in qualche modo a fare affezionare lo spettatore a questo strano personaggio. Si tifa per lui in ogni match. Sia questo sul ring o nella vita.

I match sono in realt� la parte che esprime il vero genio di Scorsese. Tutti gli incontri sono fra loro diversi e unici.
Lo stesso Scorsese ci racconta: �Per le sequenze dei combattimenti io e Michael Chapman, l�operatore, trovavamo ogni giorni enormi difficolt� per sistemare fisicamente le macchine in modo da ottenere le inquadrature che volevamo�. Nonostante questo il risultato � esaltante.
Ad esempio il primo match che vediamo con Sugar Rey Robinson, suo rivale indiscusso, � molto chiaro, limpido. Il Ring � spazioso e bello largo: tutto portava a come viveva in quel momento il match Jake La Motta. Essendo un match in cui lui ha dominato, in cui lui aveva il completo controllo l�immagine � semplice.
Cosa che non avviene nel secondo match con Robinson. Qui le immagini sono molto confuse. Tutto sembra molto sfocato. Il Ring sembra inserito in un girone infernale con il fumo che lo circonda. Infatti anche qui rivediamo tramite le immagini lo stato psico-fisico del pugile. Lui credeva di aver battuto Rey dopo averlo steso due volte. Perder� ai punti.
Jake La Motta intanto aveva vinto con tutti, era diventato campione anche grazie agli aiuti della malavita del suo quartiere. Jake � pronto per prendersi il titolo che gli spetta. La tensione che viene dipinta nella scena della stanza d�albergo prima del match � pazzesca. � presente nell�aria si pu� quasi toccare. De Niro riesce con questa interpretazione a farci vedere l�enormit� del suo talento.
E in quasi in un botta e risposta Scorsese risponde con un piano sequenza perfetto nella scena dopo. Dagli spogliatoi dove Jake si sta scaldando si esce e seguiamo il pugile e il suo staff per i corridoi fino all�area e al ring in un crescendo di emozioni tensione e adrenalina fenomenale. Vincer� il titolo e coroner� il suo sogno.
A concludere il ciclo dei suoi incontri c�� il match valevole per il titolo sempre con Sugar Rey. Perder� e anche qui tutta la scena � in empatia con il pugile. I due opponenti combattono alla pari per quasi tutto il match. Fino a quando il match cambia e Sugar Rey ha la meglio. Montaggio geniale della scena con immagini ravvicinate e veloci con colpi secchi e di un realismo e crudezza impressionante. Ma la differenza di questa scena la fa il montaggio sonoro che intervalla momenti di pi� completo silenzio a momenti in cui le urla del pubblico e il rumore sordo dei pugni sono altissimi. Come gi� detto vince Robinson ma Jake si avviciner� e gli urler� in faccia la sua vittoria:� Non sono andato gi� Rey, non mi hai fatto andare gi� Rey�.

Da quel momento la vita di Jake cambia. Compra un locale e diventa un cabarettista, un uomo di spettacolo. Cosa che non mi stupisce molto in quanto anche il pugilato per lui era spettacolo. E lo si capisce quando lui si ricicler� in questa nuova forma di spettacolo. Anche se meno di successo. Infatti arriveranno i guai. I debiti e la galera. Il divorzio con sua moglie Vickie.

Personaggio fondamentale e perfettamente interpretato da Joe Pesci � il fratello di Jake La Motta. Un�interpretazione fantastica e mi spingerei a dire quasi pari a quella di De Niro che, non so per quale motivo, non gli � valsa l�oscar per miglior attore non protagonista.

Importante � da sottolineare come il montaggio di questo film, come di tutti i film di Scorsese, siano probabilmente quel valore aggiunto che rendono qualsiasi opera di questo regista arte. Tutto merito di Thelma Schoonmaker che, a mio parere, � forse una delle migliori montatrici che ci siano al mondo. Ha vinto due oscar per il miglior montaggio di Toro Scatenato e di The Aviator, entrambi di Scorsese.

Film al limite della perfezione ancora una volta Scorsese ci dimostra cosa voglia dire fare un film e fare il Regista (s� con la R maiuscola). Peccato che queste lezioni di Cinema (s� s�, con la C maiuscola) non vengano comprese dall�accademia degli Oscar che si ostina ancora a non dargli quello che � suo di diritto: l�oscar come miglior regista.

Vi lascio, anche questa settimana con un piccolo monologo tratto da Toro Scatenato:

Me li ricordo ancora gli applausi me li sento ancora nelle orecchie. E me li porter� dietro per tutta la vita. Ricordo una sera, mi tolsi l�accappatoio e casc� il mondo: avevo scordato i pantaloncini.

Mi ricordo tutti i K.O., tutti i ganci tutti i jeb, � il sistema peggiore per fare una bella cura dimagrante.
La mia non � stata una vita squallida. Anch�io ho avuto� e mi farebbe piacere sentirmi applaudire quando recito come fate con � quando recita Shakespeare. �Un cavallo un cavallo il mio regno per un cavallo� Io sono sei mesi che non ne becco uno!

Ma io non sono Oliver, anche se mi farebbe piacere. E poi lo vorrei vedere sul quadrato recitare
se con Sugar si misurasse
chiss� quante ne pigliasse.
Per cui datemi una rima
Jack il toro si scatena
Perch� oltre il pugilato
Sono attore raffinato!

QUESTO � SPETTACOLO (that�s Enterteinment)

Scusate il ritardo - Numero 5 January 30th, 2006

Integralismi cinematografici

Nel 1982 viene pubblicato Scusato il ritardo, film scritto diretto e interpretato dalla buon�anima di Massimo Troisi.

Troisi nasce nel piccolo cabaret e li sfonda. Memorabili ed esilaranti sono le scenette de �La Smorfia� con gli amici Lello Arena e Enzo Decaro, che li porter� al successo e alla notoriet�.

Chi si aspettava un film incentrato sul personaggio comico di Troisi, sulla sua comicit� e sulla sua �Napoletanit� (anche se lui stesso ci teneva a precisare che le sue origini erano di San Giorgio a Cremano), forse rimane un po� deluso. Scusate il ritardo parla di un personaggio agrodolce, dolce e pur triste, per certi versi anche svogliato.
Certo la comicit� prorompente e tutta partenopea c�� e si vede. Ma la storia che ci racconta Troisi � pi� che un semplice soppalco fatto per reggere le scenette comiche di un ex cabarettista.

Vincenzo, giovane disoccupato e nullafacente, incontra Anna (De Sio) e si sente attratto da lei. L�approccio � triviale, oserei dire quasi olimpico: attacca bottone e tenta un approccio con fini sentimentali solo perch� �l�importante � partecipare�. Mi spiego meglio. Vincenzo � molto svogliato. Apatico � la parola giusta. Provarci o non provarci in realt� non cambiava molto per il suo personaggio. Ma ci prova per tentare il gesto atletico.
L�apatia � cos� legata a questo personaggio che porta praticamente immediatamente la noia e la routine nel rapporto fra loro due. E anche se lui non fa molto Anna si butta con tutta se stessa nel rapporto e si innamora di Vincenzo.

E qui subentra il personaggio di Tonino (Arena). � stato appena lasciato dalla ragazza ed � nella disperazione fino al collo. Ma � chiaro fin dall�inizio che � quella disperazione finta, fatta per attirare l�attenzione su di se: quindi lo troviamo sotto la pioggia con Vincenzo, che si ammaler�, ad urlare �io penso sempre a lei� oppure a far finta di volersi suicidare alla stazione anche qui sotto la pioggia.

Quello che Vincenzo fa, come amico, � stargli vicino. Ma lo fa quasi come obbligo. Svogliato anche in questo non sopporta le paturnie filodrammatiche di Tonino e poco dopo si stufa di consolarlo e lo asseconda, anche nelle sue incongruenze da disperato.
Scherzi del Destino, il fato invertir� le cose e sar� poi Tonino che non si tirer� indietro e goffamente cercher� di stargli vicino.

Tutto nasce dal fatto che Anna non accetta il modo di amare di Vincenzo. Infatti Vincenzo non dimostra il suo amore e riduce il loro rapporti a incontri privati la domenica pomeriggio.
Sar� proprio Anna che dir� a Vincenzo: �� proprio inutile siamo troppo diveri io e te�.
La scena, nonostante la tragicit� dell�argomento, risulta molto divertente. Vincenzo mentre Anna parla accende la radio e quando scopre che il Cesena sta battendo il Napoli, a Napoli! Anna naturalmente si infuria non capendo che quella � una scena tipica maschile. Lui lo fa senza cattiveria e con tutte le intenzioni di continuare a sentire il discorso di Anna. Ma, come tutti i maschietti italiani avrebbero fatto, la mano innavertitamente accende la radio e innavertitamente l�orecchio percepisce il risultato del napoli.
In quel momento Anna capir� che i loro modi di amare sono troppo diversi. Anna vuole essere rassicurata. Vuole che Vincenzo le dica quanto la ama, che le faccia i complimenti, anche i pi� stupidi: �non mi hai mai detto che belle gambe che hai�. Vincenzo semplicemente vive i suoi sentimenti come tutto il resto della sua vita, in modo svogliato.
� la scena centrale del film. Tutto cambia. E Troisi riesce a crearla in modo speciale. Per tutto il tempo della scena � presente una strana unione di emozioni molto forti: da una parte il dolore per l�imminente rottura della coppia, Anna soffre e non riesce a tenere il peso del rapporto per entrambi e lo spettatore in qualche modo solidarizza con lei, dall�altra le battute di Vincenzo non riescono a non far ridere lo spettatore.
Questa scena me la ricorder� sempre per la profeticit�: Vincenzo parlando del Napoli che perde contro il Cesena dir� �se continua cos� va a finire che finisce in serie B�. Per chi non � appassionato di calcio il Napoli nella stagione 2004/2005 e nella stagione 2005/2006 ha militato in C1. E io soffro tutte le domeniche.

Tornando al film, vorrei sottolineare come siano ben riusciti i siparietti comici che avvengono nella famiglia di Vincenzo. Vincenzo vive con la madre, la sorella, il cognato e la sua nipotina. In pi� c�� anche il fratello; attore comico di successo che riceve premi ed � conosciuto in tutta italia: vi ricorda qualcuno?
Molto divertente � vedere come Vincenzo viva il conflitto con suo fratello, come la madre e la sorella difendano il fratello famoso e lo proteggano sempre.
Anna lascer� Vincenzo e lui capir� forse per la prima volta cosa vuol dire stare male per amore. Tonino, ora felicemente fidanzato e finalmente sereno, avr� il privilegio di cercar di sollervargli il morale.
Quando si rincontreranno Anna dir� �anzi guarda io sono proprio contenta che stai male�. Ora lei sa che Vincenzo teneva, in un modo tutto suo, al loro rapporto.
Ma le cose sono cambiate e Anna ormai ha preso una decisione: parte e torna a Perugia.
Vincenzo capisce che rischia di perderla veramente. E le chieder� di non partire. Quello che segue � l�espressione ultima del genio Troisi. Quanto sarebbe stato difficile o banale finire un film con un �s� rimango� e un bacio.
Anna invece inizia la sua risposta con un �se devo essere sincera�� e Vincenzo la blocca con un �No! perch� mica� puoi dire pure una bugia�.
Il film finisce cos�. Senza una fine. Cosa succeder� � non � dato saperlo.
Oh � pi� forte di me, io adoro i finali aperti.

Certo posso capire che per chi non mastica la sonorit� del dialetto partenopeo questo, come tutti i film di Massimo Troisi, pu� risultare un pochino difficile da comprendere e perdendo molto battute lo spettatore potrebbe non apprezzarlo.
Ma Troisi � fatto cos� o lo si ama o lo si odia.
E io l�ho sempre amato.

Vi lascio, come mio solito con un piccolo pezzo estratto dal film:

Tonino - Dopo tre anni ci stava un certo rapporto ci stava. Ad esempio io con lei all�inizio mi pareva brutto dirle che non mi piaceva la salsa coi semi e con le pellecchie. E me la mangiavo. Poi in tre anni una parla si capisce comunica, all�inizio le pellecchie le spostavo perch� proprio non mi piacevano poi uno parla e ci siamo trovati d�accordo. Per� ci ho messo tre anni a farle capire che non mi piaceva mo� piglio mi metto con un�altra e comincio tutto da capo� io non ce la faccio.

Vincenzo - Che significa Toni� scusa. Cio� secondo me che invece tu dovresti non lo so migliorare� � un�esperienza che t�adda fa migliorare. Cio� senza perdere pi� tempo tre anni� Mo vidi a una che pensi che su per gi� pensi che te pu� piace�� appena te presenti �piacere Tonino non mi piace la salsa coi semi e le pellecchie�� into una vota Ton� recuperi tre anni� cio� fai un passo avanti secondo me�
[�] Guarda io volevo delle cosa che tu non mi dai vado da un�altra che me le da

Anna - E certo tanto per te l�amore e la passione sono cose che non esistono proprio � vero? Funziona come quando vai dal salumerie dici �Buongiorno vorrei della mortadella� �Non ce l�ho� � e va beh non fa niente vado da un altro che me la da� Che c�entra questo tanto mica sei innamorato del salumiere tu.

Amnésia - Numero 4 January 23rd, 2006

Integralismi cinematografici

2002 Salvatores esce con un nuovo film. Produzione Italo-Spagnola. Completamente girato ad Ibiza. Ha ricominciato a scrivere i suoi soggetti gi� con Denti. E il risultato � ottimo.

Amn�sia � una storia di intrecci, una storia di due odi di due figli verso i loro padri. E di come questi due odi evolvono e crescono per poi trasformarsi.

Tutto inizia con la morte di un amico comune a tutti i personaggi del film, iniziano due storie complementari. Le due storie di intrecceranno e saranno l�una parte fondamentale dell�altra.

E qui sta la furbizia di Salvatores. Entrambe le storie sono composte da una voglia di rivincita del figlio nei confronti del padre, un odio, quasi generazionale, immotivato.
Luce (Stella) odia Sandro (Abatantuono) perch� � sempre stato assente nella sua vita. � tornata per dire a suo padre che � incinta e per farlo soffrire. Solo per questo.
Poi arriva l�eclissi di sole che copre l�intera isola con l�oscurit� e le storie cambiano il loro andamento. Infatti a causa dell�eclissi Luce scopre il vero lavoro del padre, regista pornografico, e capisce che il padre non � quel bacchettone che in fondo pensava che fosse. E quando anche Sandro scopre che la figlia non � una �stronza come la madre� capisce che sono, in fondo, molto simili e molto vicini.
Da l� iniziano a parlare di loro due di quello che � stata la loro vita fino a quel momento. Quasi volessero recuperare in una sola notte tutti quei anni lasciati indietro per quella strana incomprensione.
La figlia, conosciuto finalmente il padre, decide di svelargli il suo segreto: lei � incinta e vuole che suo padre sia anche il padre del bambino.
Una nuova vita quindi sia per lei che per Sandro che ora ha una seconda opportunit� per essere padre.

Jorge (Ochandiano) � il figlio del temuto e irreprensibile capo della polizia. Ha un vita completamente sballata: donne alcol droghe. � il capo del suo gruppettino che comanda e si lasciano comandare.
Il padre (Puigcorb�) copre le malefatte del figlio che si caccia sempre in qualche casino. Fino a quando non decide di metterlo alle strette per rimetterlo in riga.
Non riconoscendo pi� la sua autorit� disobbedisce e scopre che suo padre, l�irreprensibile capo della polizia, vive una storia omosessuale in gran segreto. Utilizzer� Jorge questa informazione per ricattarlo.
Jorge � un personaggio pressoch� perfido. Senza il minimo scrupolo non si fa problemi a vendicarsi con il padre e a ricattarlo nei peggiori dei modi solo per avere quello che vuole lui.
Interessante � una discussione che ha con i suoi amici di disavventure in cui divide il mondo femminile fra �bimbe-barbie� e le �bimbe-bomba�. E poi c�� il sogno di una bimba romantica, cosa impossibile al dire di Jorge.
In realt� poi Jorge incontrer� Luce e ne rimarr� folgorato. Importantissima la scena in cui Luce cammina tra la folla con una rosa in mano. Sembra quasi la descrizione di come Jorge rimanga impressionato da tanta bellezza.
Jorge per un secondo cambia, diventa un gentiluomo e corteggia la bella Luce, la corteggia e la impressiona. Poi un ragazzo si intromette e lo stesso Jorge dice a Luce �Ti chiedo scusa Ni�a romantica ma ora sar� violento e crudele�, e torna lo Jorge di sempre.
Non sopportando il ricatto Il padre di Jorge avr� un ictus che lo costringer� per il resto della sua vita ad uno stato vegetale. Come Luce, che comunque � un personaggio positivo, cresce perch� mette alla luce un bambino qui Jorge � costretto a crescere perch� quasi punito da un�entit� superiore.
Infatti sar� costretto a prendersi cura del padre che, nonostante tutto, ha la meglio sul figlio.

Poi ad unire le due storie in qualche modo c�� Angelino (Rubini).
Angelino trova una valigetta con quattro chili di cocaina. Pensa sia un regalo dall�alto. La possibilit� per poter svoltare nella vita. Cerca in tutti i modi di venderla a qualche grossista ma alla fine il carico viene perduto.
La prestazione di Rubini � magistrale. Uno dei migliori attori che ci sono in italia al momento. Il suo personaggio cresce. Combatte cercando di perseguire la via sbagliata per arrivare ad una meta giusta, dare una vita migliore alla sua compagna e al suo futuro figlio. Cosa che succeder� perch� vedremo poi Angelino, fiero imminente pap�, che si guarda ad uno specchio e si dice incredulo �oh hai una famiglia eh? una vera famiglia! io l�ho sempre detto che questa � una terra benedetta!�.
La genialit� del soggetto � in realt� la storia di Vincente e Virginie (Martines). La loro storia non la vediamo. Ne vediamo solo i risultati: Vincente in galera per un omicidio che non ha commesso e Virginie che gestisce un ristorante, sognando tutti i giorni di scappare via da quella terra maledetta con il suo amore.
La storia ce la raccontano per� pezzettino per pezzettino tutti i vari personaggi: scopriamo cos� che Vincente per amore ha fatto qualche cosa che non doveva fare e gli � stata affibbiata anche la colpa di qualche cosa che non aveva commesso, condannandolo a dieci anni di galera e rovinando cos�, a detta della stessa Virginie, la storia d�amore pi� intensa che lei avesse mai vissuto.
Ecco il fatto che questa storia non viene vissuta dallo spettatore ma viene solo raccontata � geniale. Come sar� stato il loro amore? Quali gli errori? Non � dato saperlo e solo la fantasia dello spettatore pu� colmare questa lacuna.

Particolare anche il personaggio del grasso smerciatore di droga. Potrebbe essere solo un cattivo e basta. O anche meno, solo un ostacolo al raggiungimento della meta di Angelino. Ma Salvatores ce lo dipinge a tuttotondo. Ha problemi con sua moglie ed � anche un padre. Si confida con una prostituta e le racconta tutti i suoi problemi, parla della sua famiglia dei suoi sogni disillusi del suo amore per i Beatles. Peccato poi la ragazza gli dica �Lo siento. No hablo ingl�s�. Solo questa scena vale il prezzo del biglietto.
Il film di per se � molto ben fatto. Dalla sceneggiatura che con questi incroci e intrecci diventa molto accantivante, alla fotografia, che nei film di Salvatores mi � sempre piaciuta, ma che in questo film � veramente eccezionale.
Menzione speciale al montaggio che � molto ben fatto: moderno, veloce quando deve essere veloce e pi� leggero e posato quando serve, in pi� con una strizzata d�occhi a certi cartoni giapponesi e al cinema pulp tarantinesco.

Vi lascio con un piccolo monologo di Jorge, personaggio perfido � vero, ma magistralmente interpretato da Rub�n Ochandiano:

La verit� cari signori � che siamo degli animali, animali fatti per stare in gruppo. Annusarsi toccarsi emozionarsi. I soldi per le discotece le caramellele canne e tutto il resto non sono un lusso sono una necessit� ! ci vogliono morti pronti per quelle loro bare schifose che chiamano uffici case famiglie. A me per� non mi avrete bastardi perch� io so volare. so volaaaare voolaaaaaaaaaaaaaaaaaree.

Santa Maradona - Numero 3 January 15th, 2006

Integralismi cinematografici

Santa Maradona � il film di esordio del giovane regista emergente Marco Ponti.

Che dire? perch� mi piace questo film?

Beh� da nostalgico tifoso del Napoli non posso non apprezzare l�apertura del film. Un montaggio a tempo di musica (dell�omonima canzone dei Mano Negra) di tutti i pi� bei gol del mitico Pibe de oro. Il film dopo poteva anche essere una boiata pazzesca ma i titoli di testa mi mettono sempre in quella situazione emozionale per cui il film mi piace di sicuro.

E poi, alla faccia dei vari Muccino e Muccinino presenti nelle sale, questo � la risposta fresca e seria del cinema giovane Italiano. Una fotografia dal colore pieno e intenso, un montaggio molto ritmato e azzeccato. E un attore, dal mio punto di vista, veramente bravo. A quei pochi che avranno pensato che sto parlando di Accorsi posso dire solo �bravi allocchi�.
Accorsi � un attore normale, decente diciamo, forse apprezzabile quando fa un personaggio tagliato apposta per lui cio� un trentenne con poca, pochissima voglia di crescere.
Io in realt� parlavo di Libero De Rienzo. Cosa deve fare un attore in poche parole? trasmettere emozioni. Bene quando c�� lui che recita le emozioni passano che sia l�ilarit� del personaggio o la rabbia.
Tornando al film c�� da dire che qualche pecca qua e l� c��, ma � lo stesso Ponti che ci dice che prima del primo ciack lui non aveva mai visto una macchina da presa 35mm. L�inesperienza rende il tutto un pochino pi� genuino e sentito, la storia � piena di amore per piccole cose ed � piena di tanti, tantissimi �se faccio mai un film questa cosa ce la metto� che rende un film, in qualche modo, unico.

Ed � cos� che un film deve essere. Deve trasmettere la voglia di raccontare una storia o di raccontare un modo di raccontare una storia.

� questo che fa Ponti. La storia di per s� non � niente di eccezionale. Ma ci racconta il suo modo di raccontare. Come in un musical americano dove dopo un po� di recitato i personaggi si fermano e cominciano a ballare, qui scopriamo Andrea e Bart che si fermano e parlano di intertestualit�, di amore, di �business del cazzo�, di cambiare le loro vite.

Due trentenni che non vedono un futuro davanti a loro, che si rendono conto che questo non � il migliore dei mondi possibili ma � proprio questa condizione che li inchioda al divano davanti alla televisione. Andrea (Accorsi) non riesce a trovare un lavoro e vive con troppa leggerezza e facilit� ogni piccola delusione che la vita gli propone. Bart (De Rienzo) d�altro canto �non ha un sogno nel cassetto�, anzi, �non ha nemmeno un cassetto in cui metterlo questo sogno�.
Post laureati con un forte voglia di non crescere. Poi arriva Dolores (Caprioli) e qualcosa cambia.
�Con Dolores � diverso� dice lo stesso Andrea poco prima che qualcosa cambi. Lei confida un segreto insospettabile e insopportabile e Andrea decide di scappare. Non tanto dal segreto ma dalla proprie responsabilit�.
C�� da dire che il personaggio di Dolores � fantastico. � comprensibile di come Andrea ci si sia innamorato al primo incontro/scontro. A parte la bellezza oggettiva di Anita Caprioli che la rende quasi eterea, il personaggio di Dolores � strano, vive un po� sulle nuvole. Ha un sogno nel cassetto e sbaglia nel cercare di perseguirlo.
Marco Ponti riesce a spiegare perfettamente con le immagini l�atto dell�innamoramento. Mentre lei parla di alcune sue fisime cinematografiche, il regista si sofferma su differenti particolari. Gli occhi, la bocca, il seno. In poche, pochissime inquadrature riesce a far innamorare anche lo spettatore di quello spettacolo che � Dolores.
La magia del personaggio Dolores esce per� fuori in tutto il suo splendore quando spiega alla sua amica Lucia cos�� per lei l�amore per Andrea. Ed ecco la trovata geniale lo spiega paragonandolo ad uno dei gol pi� incredibili dove un giocatore rimane sospeso in aria quasi volasse, ecco per lei l�amore per Andrea � la stessa cosa.

Andrea e Bart, si rendono conto che questa non � il migliore dei mondi e capiscono che non possono stare a casa e non provare a cambiarlo. Ecco, qui sta il cardine del film. Non � importante riuscire a cambiare il mondo. L�importante � provarci.
Lo capisce per primo Andrea ma � solo con la forza disperata di Bart che riescono a uscire dalla situazione. Bart urla addosso al suo amico tutta la sua frustrazione e tutta la sua rabbia.
E poi succede una cosa strana. Si siedono sul divano e guardando la televisione vedono il finale di Butch Cassidy. Il film si intreccia cos� con la storia e Andrea e Bart, che non hanno davanti un intero esercito da affrontare con sole due pistole, capiscono che i loro ostacoli sono solo verbali.
Ed ecco che Ponti, rifacendosi ad uno dei finali pi� belli della storia del cinema, ci prova anche lui. Il film finisce nel modo migliore con l�inizio della nuova vita di Bart e Andrea: �e adesso cominciamo sistemare le cose�. Un fermo immagine di loro due che si stanno alzando dal divano per andare a cambiare il mondo. Adoro i finali cos�.

�Il film si chiama Santa Maradona perch� tutti i personaggi vorrebbero essere come lui. Nel calcio si gioca in un campo con delle regole ben fissate ma che all�interno del campo di gioco non � obbligatorio seguire pedestramente le regole ma ogni tanto, una volta nella vita, si pu� avere un colpo di genio. Anche se si sa che poi la si pagher�.� Ci spiega Ponti.

Ecco Andrea ma soprattutto Bart vorrebbero essere come Maradona, che segna un gol nella sua partita pi� importante (inghilterra-argentina) di mano, per poi dire che � stata la mano di Dio.
E io ci aggiungo anche, per poi fare il gol pi� bello e famoso della storia del calcio, attraversando l�intero campo di calcio e facendosi beffe con le sue movenze da ballerino dell�intera difesa anglosassone.

E vi lascio ancora con un pezzo tratto dal film. Questo � il discorso di Bart ad Andrea. Fino a quel momento lui era stato neutrale e aveva supportato l�amico. Fino a quando sbotta in una violenza verbale e una forza recitativa veramente notevole

Sono io quello che va ai colloqui sapendo gi� che li vuole perdere? Sono io che ho incontrato una donna straordinaria e le ha ditrutto la vita? perch� mi sono cacato sotto dalla paura?[�]
se sono tutte stronzate dimmi perch� adesso non esci da quella porta e la smetti di imitare la vita e la smetti di prenderti per il culo e cominci a fare le cose sul serio e ti trovi uno schifo di lavoro e vai in ginocchio da quella donna a chiedere perdono per il male che le hai fatto e per lo stronzo che sei stato con lei.
E se la tua partita non � ancora finita cerchi di riacciuffare un�occasione rarissima che ti � capitata. Di vivere la vita da persona normale.
Me lo sai spiegare?

Otto e mezzo - Numero 2 January 9th, 2006

Integralismi cinematografici

Come si fa a parlare di un non-film? come si fa a descrivere un non-genere? Secondo me � questo che Federico Fellini ha pensato sfregandosi le mani dalla contentezza mentre progettava questo film.

Federico pensa, scrive e dirige questo film uscito nelle sale nel 1963 e, da allora, � entrato nella storia della cinematografia mondiale. � diventato un punto fermo. Un esempio che molto registi, anche i pi� famosi, non hanno mai avuto il coraggio di imitare.

Guido Anselmi (Marcello Mastroianni) � un regista alle prese con la sua ultima creatura, il suo film pi� atteso e controverso. � oggettivamente, nonostante certe �provocatorie� rivelazioni di Fellini stesso, un alter ego del regista. E lo si capisce quasi da subito.

Il film inizia con un sogno dove Guido sogna di volare e dove un signore, che si scoprir� essere poi il critico cinematografico, lo riporter� a terra facendolo precipitare. � comunque un film pieno di riferimenti, doppi sensi e ammiccamenti a quella che era il modo di pensare di Fellini, che da buon artista quale era, geniale e sorprendente, si divertiva a giocare con critici e criticini.

Tutto il film � strutturato a intrecci. Grandissimi intrecci. C�� la realt� a volte estremamente dura dalla quale Guido vuole fuggire: lo dimostra il fatto che il protagonista, come lo stesso Fellini nella Realt� (quella vera con la R maiuscola), � dipinto come un vero e proprio inguaribile bugiardo. Un buon bugiardo direbbe che lui amava raccontare storie. Fellini, che era un ottimo bugiardo, diceva che faceva Cinema.
Poi c�� la fantasia del protagonista, che vuole sfociare nel suo film. La sua fantasia cerca di sostituirsi alla grigia e, a volte, insopportabile realt�. Combatte con la realt� e la supera fin a quando la realt� vera sparisce per lasciare il posto a cio� che � il vero e proprio desiderio del protagonista�
E infine ci sono i ricordi. Fellini inizia qua un percorso che lo porter� fino ad Amarcord. I suoi ricordi di bambino di quando andava, di nascosto da tutti, a vedere la Saraghina che per pochi soldi si scopriva le spalle e ballava la rumba. Il suo primo approccio alla sessualit� completamente proibita e peccaminosa.
Questi tre filoni quindi, la realt�, l�immaginazione e il sogno e i ricordi si intrecciano in una trama fittissima. Molte volte non si � pi� in grado di capire quale delle tre emozioni sta vivendo il protagonista. Ed � questa forse uno dei punti di maggiore forza del film.
Il protagonista rimane in balia della situazione. � bloccato completamente nel suo lavoro da ben cinque mesi una crisi molto pi� profonda di quanto lui stesso voglia farci credere, ed � lui stesso che in un momento di lucidit� ce lo dice:
�Una crisi di ispiration? E se non fosse per niente passeggera signorino bello? Se fosse il crollo finale di un bugiardaccio senza pi� estro ne talento?�

Ecco in questa frase Guido ha paura di crederci. Tutti i personaggi vogliono da lui risposte, ma lui, per non doversi porre domande, scappa. L�unica voce amica non � la moglie ne l�amante ma la migliore amica della moglie che ha il coraggio di dire le cose che pensa di lui, cosa che tutti gli altri non si permettono di fare. Ed � quindi l�unica persona che cerca disperatamente per avere risposte su se stesso. Cosa che naturalmente non avviene.

La cosa che salta di pi� all�occhio � che ogni parte del film che lui pensa, immagina o racconta viene in qualche modo commentata e distrutta da un critico cinematografico. Il critico sommerge di parole e opinioni inutili Guido che ne ha chiesto la presenza evidentemente per punirsi in qualche modo. Infatti in un impeto di fantasia immaginer�, proprio quando sta visionando per l�ennesima volta i provini per il suo film, di mandare l�intellettuale all�impiccagione.
Come � facile pensare Fellini ha voluto giocare con la figura di questo critico. Se abbastanza spesso amato dalla critica e dal pubblico Fellini, come ogni persona con un minimo di lucidit� mentale, non ha mai apprezzato e ha sempre criticato tutta la schiera di intellettualoidi che giocavano a fare gli analisti con i suoi film. Ecco in questo film forse voleva mostrare (e lo ha fatto praticamente) come ogni interpretazione che il critico da fosse in realt� l�esatto opposto di quello che lui voleva comunicare, che risulta estremamente chiaro e semplice allo spettatore.

Tornando alla scena dei provini si pu� dire che Fellini ne abbia voluto fare uno dei cardini di questo film. Per la prima volta la sua immaginazione diventa realt�. I provini del cast sono la forma pi� reale della sua immaginazione che nasce e cresce dalla sua percezione della realt�. E si capisce per la prima volta il perch� di un regista nella pi� profonda delle confusioni. Il Cinema, e quindi la sua fantasia, ricopre la realt�. E il risultato � estremamente doloroso per lui e per la moglie Luisa. Da l� vuole scappare e rifugiarsi di nuovo in quella fantasia che non pu�, e questo punto non deve, diventare realt�.
Luisa, la moglie di per la prima di Guido, per la prima volta vede la realt� con gli occhi di suo marito. E decide di lasciarlo.

Quindi Guido � in questa situazione di stallo dalla quale non riesce ad uscire. Fino a quando decide che il film non si deve fare. Una scelta coraggiosa che lui stesso non si aspettava ma che probabilmente segna la maturazione del personaggio.
E mentre il critico lo innonda di inutili parole Guido rivede tutti i suoi personaggi, �le sue dolcissime creature�, tutte finalmente vestite di bianco, un bianco candido e puro.
Inizia cos� la passerella finale del film. Tutti i suoi personaggi si stringono finalmente intorno a Guido in un enorme abbraccio, un abbraccio che cerca e brama pi� di ogni altra cosa. Capisce in quel momento che lui non pu� fare a meno dei suoi personaggi, delle sue storie ne tantomeno delle sue bugie.

Ancora una volta Fellini decide di tirare fuori il suo genio e lo fa nel modo pi� sorprendente possibile. Io me lo vedo Federico Fellini che, raggiunta questa parte del copione comincia a ridacchiare pensando allo scherzetto che ha orchestrato ai suoi amici critici. Infatti fino ad un attimo prima questo film si poneva comunque come pane per i loro denti. Ne avrebbero scritto libri interi analizzando e controanalizzando la complessit� dell�essere Felliniano (lui stesso afferm� �Avevo sempre sognato, da grande, di fare l�aggettivo.�).
E lui invece decide di spiazzarli completamente facendo finire il film con un monologo dello stesso Guido e nella passerella finale che sono, a mio parere, una spiegazione chiara e lampante di tutto il film.

Per farvene rendere maggiormente conto vi lascio con la trascrizione del monologo finale del protagonista Guido Anselmi/Federico Fellini

Ma che cos�� questo lampo di felicit� che mi da forza, vita?
Vi domando scusa dolcissime creature non avevo capito, non sapevo. Com�� giusto accettarvi, amarvi.
E come � semplice, Luisa.
Mi sento come liberato tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto � vero.
Ah come vorrei sapermi spiegare. Ma non so dire.
Ecco tutto ritorna come era prima, tutto � di nuovo confuso. Ma questa confusione sono io. Io come sono non come vorrei essere. E non mi fa pi� paura dire la verit� quella che non ho ancora trovato. Solo cos� mi sento vivo e posso guardare i tuoi occhi fedeli senza vergogna.
� un festa la vita viviamola insieme.
Non so dirti altro Luisa ne a te ne agli altri.
Accettami cos� se puoi. � l�unico modo per tentare di trovarci.

C’eravamo tanto amati - Numero 1 January 2nd, 2006

Integralismi cinematografici

Inizier� con un film che ho sempre adorato. C�eravamo tanto amati. Film di Ettore Scola del �74 con Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Stefano Satta Flores e Stefania Sandrelli.

Un film pieno, denso di emozioni e significati. Tutte le parole che il regista mette in bocca ai suoi personaggi sembrano, e probabilmente � cos�, essere messe con un significato preciso.

I tre personaggi principali sono tre amici fraterni, combattenti sulle montagne durante la resistenza che hanno legato le loro vite con un�amicizia nata dalla comune sopravvivenza.

Tutto inizia con i ricordi della resistenza in montagna fino a quando �finisce la guerra ed esplode la pace�. E il dopoguerra.

La cosa che colpisce subito dall�inizio di questo film � che sono i personaggi stessi a narrare gli eventi, e lo fanno mentre vivono la storia creando questo dialogo con lo spettatore che riesce a coinvolgerlo da subito. � come se i protagonisti fossero degli amici che ci raccontano in qualche modo i fatti e i loro punti di vista.

Tre personaggi. Il bello e affascinante Gianni (Gassman), l�intellettuale amante del cinema Nicola (Satta Flores) e il buono e semplice Antonio (Manfredi). E sono tre personaggi pieni completi molto sfacettati.

Nicola ad esempio sembra quasi una macchietta. � naturalmente una denuncia dell�ottusita e dell�ignoranza della piccola borghesia di quei tempi, rappresentati dal farmacista e dal preside del liceo di Nocera Inferiore che �si chiama inferiore perch� ha dato i natali a personaggi abietti e ignoranti� come loro, che non vedono l�ora di attaccare Nicola perch� non della stessa fede politica e prendendo come spunto la critica al film �Ladri di biciclette�. (Piccola nota di colore, il giovane promettente della Democrazia Cristiana molto vicino a De Gaspari citato dal preside del liceo di Nocera Inferiore dovrebbe essere, non so se lo conoscete, un certo Giulio Andreotti).
E quindi troviamo da una parte questa feroce critica all�ottusit� del piccola Borghesia che � pronta a cambiare subito sponda quando il buon Nicola vince a �Lascia o Raddoppia�. Dall�altra parte viene preso in giro l�intellettuale in quanto tale. Troppo fiero di se e troppo pieno di se. Sono le stesse parole di Nicola a rivelarcelo: �L�intellettuale � pi� avanti, pi� su, pi� gi�. L�intellettuale � pi� oltre�. Frase che lo perseguiter� per bocca di Antonio, semplice e generoso, per tutto il film.
Tutto il film � comunque una presa in giro dell�intellettuale ed � pieno di prese in giro, messe anche in secondo piano. Ad esempio quando Antonio e Luciana escono dal Teatro due spettatori commentano cos�:
��il monologo interiore dell�Ulisse Joyciano�
�� io me sono fatta una capa �e suonno�.
Attacco abbastanza autoesplicativo.
Tornando a Nicola � forse quello dei tre che persegue maggiormente i suoi ideali. Lascia Nocera Inferiore con la finalit� , che sia una scusa o la verit� in realt� non lo sappiamo, di fondare un periodico dal nome �Cinecultura�. Rimarr� sempre fedele alla sua scelta ma si ritrover� vecchio, con un figlio che si sposa e che non conoscere, a scrivere articoli e firmarli �vice�.

Antonio � in realt� il personaggio pi� semplice. Semplice inteso in modo positivo. Si innamora subito di Luciana e capisce immediatamente che sar� la donna della sua vita.
Crede fermamente nell�amicizia e si sente legato in modo indissolubile a Gianni e a Nicola. Lo afferma lui stesso quando dice:
�quando rischi la vita con qualcuno ci rimani sempre attaccato, come se il pericolo non fosse passato mai�.
Appena dice questa frase per� inizia il pi� grosso dei tradimenti. Gianni e Luciana si innamorano al primo sguardo e la storia di pone al bivio.
�Vincer� l�amicizia o l�amore? sceglieremo di essere onesti o felici?�.
Antonio � il personaggio che rimane pi� fedele a se stesso. Non si inganna e nella sua semplicit� combatte le sue battaglie, pi� terrene di quelle di Nicola. Personaggio positivo. Un eroe di tutti i giorni. Preso a calci dalla vita combatte contro le suore che fanno promuovere i loro prediletti e lui, di un�altra fede politica, combatte per la politica del cambiamento reale e combatte con una vita che non gli regala niente.

A presentare il futuro di Gianni Perego (Gassman) non � Antonio con la sua �sono i Gianni Perego che faranno di questo mondo un posto migliore� ma � Romolo Catenacci (un magistrale Aldo Fabrizi) che dice: �negli onesti c�� quella purezza che se gli capita l�occasione diventano pi� mascalzoni dei mascalzoni veri�.
Ed � cos�. Gianni si fa corrompere dal potere e dai soldi. Sposa la figlia di un criminoso imprenditore edile e supera i piccoli crimini che Catenacci � abituato a fare accingendo a piene mani nel fangume della politica dei tempi.
Gianni tradisce la sua generazione, tradisce i suoi amici, tradisce soprattutto se stesso. Lo sa e si vergogna di quello che � diventato. Quando rimane solo con Romolo Catenacci che gli ricorda che il ricco � solo e che lui �non more� ma rimane l�, con lui, Gianni capisce di aver toccato il fondo.
Alla cena con i tre amici, oramai invecchiati, Gianni cerca in tutti i modi di dire la dura verit� ai compagni di resistenza, ma non ce la fa. Anche quando lo urla con tutta la sua forza Antonio e Nicola sono cos� impegnati a litigare per vecchi dissapori politici che non lo ascoltano.
� lui che ha tradito la loro generazione. Devono essere per lui le botte e gli insulti. Ma anche questa volta Gianni non riesce a redimersi e rimane, ancora una volta, solo nella sua solitudine di ricco.

Finir� con Luciana. Tutti e tre si innamorano di lei.
Luciana � la Donna. Luciana � la Bellezza. Non ricordo in tutta la carriera che ha avuto una Stefania Sandrelli cos� bella. Il personaggio le calza a pennello e lo interpreta con grande maestria.
Come si fa a non innamorarsi di Luciana? Bella, dolce e cos� confusa. Una donna che � capace di fare pazzie per il suo vero amore. Fa innamorare di se tutti e tre i protagonisti e si pone come una crepa nelle fondamenta della loro amicizia.

In tutto il film si ricorda il passato remoto con il bianco e nero, come se il tempo avesse cancellato le sfumature di colore. Non si ricordano pi� i sentimenti pacati ma solo quelli forti. La grande amicizia. I grandi amori. La grande Rabbia e l�Odio. Poi si torna al presente e ci si ricorda del passato con un leggero sorriso.
�Pensavo che un grande amore fosse un grande amore� dice Gianni a Luciana e lei risponde con un sorriso e un placido �beh certo, ma da allora voglio bene ad Antonio�. Quello che sembra un classico dialogo a due diventa invece un dialogo a tre. Antonio canta una canzone della resistenza ricordando i tempi che furono e cantando un verso sembra quasi rispondere a Gianni:
�il ricordo di quei giorni sempre uniti ci terr�.

Il signor Mereghetti da a questo film ben tre asterischi e mezzo. Si � sprecato!!!
Purtruppo il cinema, come ogni cosa nella vita, � soggettivo.
Io a questo film sono affezionato e mi sento legato molto alla storia e ai personaggi. Mi emoziona ogni volta che lo vedo e ogni volta scopro qualche cosa in pi� che lo rende ai miei occhi ogni volta pi� speciale�
Non dar� voti (mi ha sempre dato fastidio leggere il voto di un proto espertoide di cinema sui giornali) ma se proprio dovessi farlo a questo darei il massimo.

Voglio concludere il post con il testo della canzone che fa da sottofondo per tutto il film. � una canzone partigiana molto bella �E io ero sandokan�.

Marciavamo con l�animo in spalla
nelle tenebre lass�
Ma la lotta per la nostra libert�
il cammino ci illuminer�.
Non sapevo qual era il tuo nome
neanche il mio potevo dir
il tuo nome di battaglia era Pinin
ed io ero Sandokan.
Eravam tutti pronti a morire
ma della morte noi mai parlavam
parlavamo del futuro
se il destino ci allontana
il ricordo di quei giorni
sempre uniti ci terr�.
Mi ricordo che poi venne l�alba
e poi qualche cosa di colpo cambi�
il domani era venuto
e la notte era passata
c�era il sole su nel cielo
sorto nella libert�.