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	<title>Cinema Blog &#187; Mo&#8217;s Two Cents</title>
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		<title>INLAND EMPIRE</title>
		<link>http://www.cinemablog.org/2007/07/26/inland-empire/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jul 2007 11:58:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mo's Two Cents]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre più convinto dal guest posting oggi Mo vi parlerà di INLAND EMPIRE. Come già fatto più volte su queste pagine Mo si lancia su cose che io non toccherei nemmeno per sbaglio. D&#8217;altra parte &#8220;Ubi maior minor cessat&#8221;.
Un giorno magari anche io inserirò una ricetta di cucina sul suo sito!
buona lettura.
Teo

INLAND EMPIRE&#8230; maiuscolo, perchè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sempre più convinto dal guest posting oggi <a href="http://viapecchio.wordpress.com">Mo</a> vi parlerà di INLAND EMPIRE. Come già fatto più volte su queste pagine Mo si lancia su cose che io non toccherei nemmeno per sbaglio. D&#8217;altra parte &#8220;Ubi maior minor cessat&#8221;.</p>
<p>Un giorno magari anche io inserirò una ricetta di cucina sul suo sito!</p>
<p>buona lettura.</p>
<p>Teo</p>
<hr />
<p>INLAND EMPIRE&#8230; maiuscolo, perchè Lynch ha voluto così. Ovviamente non è questa l&#8217;unica cosa strana.<br />
IE è un film che si guarda con delle aspettative: vogliamo vedere cosa si inventa dopo il terrificante Lost Highways (nel senso che a me ha messo una paura tremenda) e il, secondo me, troppo edulcorato Mulholland Drive.<br />
Ci aspettiamo di ri-partire da L.A. visto il titolo nuovamente &#8220;stradale&#8221;, ma si parte con una citazione: la famiglia di conigli di Rabbits (con il doppiaggio di Laura Harring e Naomi Watts, la mora e la bionda di Mulholland Drive). Si prosegue con una prostituta polacca che discute con un cliente, una spettatrice in lacrime di fronte al nonsense dei conigli&#8230; Dopo i fuochi d&#8217;artificio iniziali si ritorna in carreggiata e conosciamo il personaggio principale: Nikki Grace, professione attrice, interpretata da una stupefacente Laura Dern (vi ricorderete di lei in Cuore Selvaggio, o forse in Jurassic Park&#8230;). Nikki riceve un&#8217;inquietante nuova vicina, interpretata da Grace Zabriskie (a.k.a. la mamma di laura Palmer) che snocciola una serie di incomprensibili profezie alla disorientata Nikki. La nostra attrice viene ingaggiata per una parte in un film, nel cui cast troviamo Jeremy Irons nella parte del regista, Justin Theroux (Mulholland Drive) come attore protagonista e Harry Dean Stanton (Una storia vera, Fuoco cammina con me,  Cuore selvaggio) nella parte di un buffo assistente alla regia, che passa il suo tempo chiedendo spiccioli a chi gli capita sotto tiro.<br />
Il cast del film (il film, non il film nel film) tanto per cambiare è ricco di attori di fiducia del buon Lynch. La storia del film nel film, che è a sua volta il remake di una pellicola la cui realizzazione fu interrotta in circostanze misteriose, è abbastanza semplice: un innamoramento tra un uomo e una donna sposati, la più classica delle tentazioni e dei tradimenti. Ben presto il confine tra il recitato e la vita dei due protagonisti si fa sottile, ma rimane scandito dal cambio di costumi e di sottofondo musicale.<br />
Aperta parentesi: per la prima volta dopo molti film si interrompe il fortunato sodalizio tra Lynch e Angelo Badalamenti; il visionario del Montana questa volta decide di farsi la colonna sonora tutto da solo. Il vero e il recitato continuano ad avvicinarsi. Diceva qualcuno che “nessun sogno è mai soltanto sogno”, in questo caso nessun film è mai soltanto un film e se ne accorge anche la protagonista, che appare inquieta come chi nei sogni sa che sta per mettersi nei guai, ma sa anche che non c’è via di scampo, nei guai ci si finisce per forza.<br />
Lo spettatore esperto capisce che ormai ci siamo, fin’ora è stato tutto troppo semplice, quasi lineare.<br />
In effetti puntualmente arriva il cambio di passo. Questa volta basta un graffio nella pellicola che non c’è (il film è girato in digitale) per lasciare intendere che per adesso abbiamo scherzato, è ora di mischiare le carte: lo spettatore esperto si frega le mani, il principiante della fila davanti sta ancora commentando col vicino “speriamo che prima della fine si capisce qualcosa”.<br />
Ingenuo, da qui in avanti è tutto delirio…<br />
La nostra Nikki (o forse è Susan, quella del film) viene proiettata in un diabolico gioco di scatole cinesi: sembra cadere da un posto all’altro, da un punto all’altro di una linea temporale che inizia a ritorcersi su se stessa.<br />
Il mistero si infittisce con qualcuno che deve uccidere qualcun altro, si salta dalla Polonia a Los Angeles, dal vero al finto e al nonsense. In questa dimensione dove tutto è relativo troviamo il tempo per riconoscere molti ritratti d’America di un’efficacia sorprendente.<br />
L’America ricca e l’America “media” si confondo nelle stesse facce e nelle stesse storie, apparentemente diverse ma ugualmente mostruose.<br />
Non c’è differenza tra le pin-up spensierate e le prostitute sulla strada, tra il ricco marito geloso e il becero mangiatore di hamburger del Mid-West. Solo chi li vede da fuori se ne rende conto, e non le resta che piangere.<br />
Sarà una mia impressione, ma questa volta Lynch è più diretto, più concreto. Si contorce oltre ogni limite, si rivolta contro tutti, fa tutto da solo e coglie nel segno.<br />
Nel finale si fa più evidente anche l’attacco all’<em>establishment</em> hollywoodiano. Hollywood Boulevard diventa la scena della lunga e straziante sequenza finale. Le pin-up canterine si mostrano per quello che sono veramente e assistono impassibili alla morte della protagonista, che si consuma sotto lo sguardo indifferente di due grotteschi interlocutori: una nera e un asiatica.<br />
Lynch chiude citando le sue origini (Six Men Getting Sick, il suo primo cortometraggio). Fermi tutti, non si chiude proprio così, ma dei molteplici finali non vi dico nulla, guardate il film e poi ne riparliamo.<br />
Dico solo che trovo geniale l’ultima scena, il finale dei finali, che dimostra che in fondo era un po’ tutta una messa in scena, che dietro le quinte rosse il burattinaio si diverte alle nostre spalle con i suoi nani, le sue scimmie e le sue ballerine.</p>
<p>Concludendo: nella carriera di Lynch questo film segna un passo importante.<br />
Finalmente è riuscito a fare quello che voleva, lavorando da solo dall’inizio alla fine, dalla non-sceneggiatura alla produzione e alla distribuzione (infatti in Italia ne sono state distribuite ben 25 copie… mica come il compagno Moore che poverino lo censurano tutti).<br />
INLAND EMPIRE segna un punto d’arrivo, speriamo che possa essere anche un punto di partenza, l’inizio di qualcosa di importante che possa legittimare definitivamente una carriera premiata troppo in fretta.</p>
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		<title>Mo&#8217;s Two Cents &#8211; Una monetina commemorativa&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mo's Two Cents]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari lettori, vi disturbo nuovamente con una nuova edizione straordinaria. Questa volta non si tratta di una recensione; oggi cade una ricorrenza particolare, che in pochi avranno notato (non si tratta della festa della donna). Il 7 Marzo del 1999 ci lasciava il Maestro, spegnendosi all�et� di 70 anni nella sua villa di Harpenden.
Kubrick mor� all�improvviso, pochi giorni dopo aver ultimato Eyes Wide Shut, che per molti versi sembra assumere, involontariamente, le caratteristiche di un film di congedo. Potrebbe far pensare il titolo, e i gli attenti conoscitori del regista sottoineano che, pochi giorni prima della sua scomparsa, Kubrick invi� negli USA una copia del film non ancora rimasterizzata e mixata in modo definitivo, affinch� fosse visionata dagli attori e da altri addetti ai lavori (non accadeva mai, soprattutto negli ultimi film, che le opere di Kubrick fossero mostrate a qualcuno prima che l�attento lavoro di cesello fosse ultimato).
Le voci un po� superstiziose e cabalistiche sono tante, cos� come tanti furono i pettegolezzi e le leggende che accompagnarono gli ultimi anni di vita del regista, e che trovarono pieno sfogo dopo la sua morte. Kubrick viene spesso dipinto come un folle, misogino, affetto da manie di grandezza e di perfezionismo, burbero e scostante, ma chi lo conosceva e lo apprezzava sa che queste sono solo voci alimentate da un suo essere atipico e fuori dagli schemi dello show business.
Kubrick curava ogni dettaglio delle sue produzioni in prima persona, non lasciava nulla al caso, ma si avvaleva di una larghissima schiera di fidati collaboratori in tutto il mondo, con i quali comunicava al telefono, in rete, per posta o di persona. Amava parlare e discutere a lungo con chi lavorava con lui e con le persone fidate. La moglie Christiane dice che Stanley avrebbe dovuto vivere ancora vent�anni; in effetti quei vent�anni sarebbero serviti per regalarci le due grandi opere che mancano a completare una filmografia ineguagliabile: A.I. e il progetto a lungo studiato e mai realizzato del film su Napoleone.

Parlando del mito di Icaro, Kubrick diceva che l�insegnamento che dobbiamo trarne non � che non bisogna volare verso il sole, ma che bisogna lasciare da parte piume e colla, e costruire ali migliori. Ce ne fosse di gente che vola alto come te, Stanley.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori, vi disturbo nuovamente con una nuova edizione straordinaria. Questa volta non si tratta di una recensione; oggi cade una ricorrenza particolare, che in pochi avranno notato (non si tratta della festa della donna). Il 7 Marzo del 1999 ci lasciava il Maestro, spegnendosi all�et� di 70 anni nella sua villa di Harpenden.<br />
Kubrick mor� all�improvviso, pochi giorni dopo aver ultimato Eyes Wide Shut, che per molti versi sembra assumere, involontariamente, le caratteristiche di un film di congedo. Potrebbe far pensare il titolo, e i gli attenti conoscitori del regista sottoineano che, pochi giorni prima della sua scomparsa, Kubrick invi� negli USA una copia del film non ancora rimasterizzata e mixata in modo definitivo, affinch� fosse visionata dagli attori e da altri addetti ai lavori (non accadeva mai, soprattutto negli ultimi film, che le opere di Kubrick fossero mostrate a qualcuno prima che l�attento lavoro di cesello fosse ultimato).<br />
Le voci un po� superstiziose e cabalistiche sono tante, cos� come tanti furono i pettegolezzi e le leggende che accompagnarono gli ultimi anni di vita del regista, e che trovarono pieno sfogo dopo la sua morte. Kubrick viene spesso dipinto come un folle, misogino, affetto da manie di grandezza e di perfezionismo, burbero e scostante, ma chi lo conosceva e lo apprezzava sa che queste sono solo voci alimentate da un suo essere atipico e fuori dagli schemi dello show business.<br />
Kubrick curava ogni dettaglio delle sue produzioni in prima persona, non lasciava nulla al caso, ma si avvaleva di una larghissima schiera di fidati collaboratori in tutto il mondo, con i quali comunicava al telefono, in rete, per posta o di persona. Amava parlare e discutere a lungo con chi lavorava con lui e con le persone fidate. La moglie Christiane dice che Stanley avrebbe dovuto vivere ancora vent�anni; in effetti quei vent�anni sarebbero serviti per regalarci le due grandi opere che mancano a completare una filmografia ineguagliabile: A.I. e il progetto a lungo studiato e mai realizzato del film su Napoleone.</p>
<p>Parlando del mito di Icaro, Kubrick diceva che l�insegnamento che dobbiamo trarne non � che non bisogna volare verso il sole, ma che bisogna lasciare da parte piume e colla, e costruire ali migliori. Ce ne fosse di gente che vola alto come te, Stanley.</p>
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		<title>Mo&#8217;s Two Cents Special Edition &#8211; La notte degli Oscar</title>
		<link>http://www.cinemablog.org/2006/03/05/mos_two_cents_special_edition_-_la_notte_degli_oscar/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari lettori, questa settimana vi propongo un�edizione particolare dei Mo�s Two Cents, con una collocazione temporale un po� diversa dal solito. I lettori attenti ed appassionati di cinema sapranno bene che questa notte si terr� la 78esima edizione degli Academy Awards, manifestazione che non ho mai apprezzato particolarmente. Per non essere accecato dal pregiudizio (i pi� maliziosi potrebbero osservare che disprezzo gli Oscar perch� Kubrick fu ripetutamente ignorato dall�accademia, ma non � cos�, non solo almeno) decido di prendere visione di qualcuno dei film che rischiano di fare incetta di statuette. La scelta cade su un film molto discusso e sull�unico �grande nome� dell�edizione di quest�anno.
Il film molto discusso � �I segreti di Brokeback Mountain� (Brokeback Mountain e basta non piaceva come titolo, e come spesso accade in Italia l�hanno cambiato). Sulla locandina leggiamo �Dal regista premio Oscar Ang Lee�, mi documento e trovo due nominations per �La Tigre e il Dragone�, come miglior film e miglior regia. Approfondisco e scopro che il suddetto film vinse gli Oscar per Direzione Artistica, Fotografia, Film Straniero e Colonna sonora Originale, ma nessuno di questi porta il nome di Lee, quindi credo che sia improprio parlare di Regista Premio Oscar. Sottigliezze a parte, Brokeback Mountain � la storia di due cowboy che si scoprono omosessuali e vivono una relazione molto travagliata, nascosti dietro a due relazioni coniugali �tradizionali�, che non possono che finire male. La storia � nel complesso ben costruita, ma se si esclude l�omosessualit� dei due, non � molto diversa da una qualsiasi storia d�amore sofferta. L�interpretazione dei protagonisti e discreta e vale a tutti la nomination: attore protagonista, non protagonista e attrice non protagonista (Michelle Williams aka Jen di Dawson�s Creek, che un po� mi ha sorpreso, ma � ancora lontana dall�essere una grande attrice). 
Ho apprezzato la fotografia, soprattutto per le esterne. I paesaggi sono stupefacenti e sono rimasto impressionato soprattutto dai colori, forse la cosa pi� sorprendente del film (ovviamente nomination per la fotografia). La regia non � nulla di che, abbastanza anonima, e vale la nomination al �regista premio Oscar� di Taiwan. Abbiamo citato cinque nominations, mancano all�appello la colonna sonora originale, fatta di discrete musichette di sottofondo con una spruzzatina di country nelle scene pi� movimentate, la sceneggiatura e, ovviamente, il miglior film. 
Nel complesso � un film che si pu� vedere (una volta) senza pentirsene troppo, se gradite il genere, non � particolarmente impegnativo e strapper� qualche lacrima alle fanciulle.
Non contento continuo ad analizzare la lista dei film in nomination e mi chiedo: �Possibile che Lee sia il regista pi� famoso da candidare?� Scorro la lista e trovo: due (per me) sconosciuti, George Clooney (regista??) e�. eccolo l� il �grande regista� di quest�anno, il Re Mida di Hollywood�. El se�or Spilbergo!! Steve ha all�attivo due Oscar per la regia e uno per il Miglior Film, vinti con Schindler�s List e Salvate il Soldato Ryan. Per vincere l�ambito premio serve quindi una film serio, impegnato, che parli di olocausto o di guerra. 
Steve, che brilla sempre per originalit�, sceglie una storia che parla di ebrei e di gente che muore e ci propone Munich, film che parla della strage di Monaco �72, del Settembre Nero e di come il Mossad diede la caccia ai Palestinesi. L�idea tutto sommato � buona, come spesso accade per i film di Steve, ma ovviamente viene realizzata in modo discutibile.
Spilbergo ci racconta che il Mossad prende un suo uomo senza nessuna esperienza sul campo, gli affianca quattro incapaci (un bombarolo che non ha mai fatto una bomba, un fanatico, un antiquario riflessivo che fa documenti falsi e uno che non si sa bene cosa faccia, a parte morire) e lo manda in giro per l�Europa a cercare i terroristi palestinesi. Per rendere drammatici i momenti di tensione, Steve fa ricorso a una violenza cruda, ostentata senza motivo, non necessaria. In due ore e mezza di film assistiamo a una serie di operazioni da spy-story mal condotte, imbarazzanti a volte per come sono maldestri gli uomini migliori del Mossad. L�evoluzione dei personaggi � terribilmente lenta e prevedibile, qualcuno si pone qualche domanda del tipo: �Ma sar� giusto uccidere tutta questa gente?� �Ma perch� facciamo tutto questo?�. La questione viene posta solamente dal lato degli Israeliani, l�altra campana si fa sentire solo con le parole di qualche terrorista e con qualche immagine televisiva. Non aspettatevi quindi un fim che ponga questioni particolarmente scottanti o che offra riflessioni fuori dal pensare comune, purtroppo Steve si rivolge ad un pubblico adulto con considerazioni da pre-adolescente, come suo solito. 
Per non parlare solo male di questo film vi dir� che nel complesso � un prodotto ben confezionato, grazie anche ai mezzi a disposizione. Belli i costumi e i vari set in giro per il mondo, a volte un po� eccessivi: per farci capire che siamo in Italia ci vengono mostrate una squadriglia di vespe e lambrette in primo piano, una selva di ombrelloni con scritto Martini e qualche enorme stendardo tricolore. La regia �, anche in questo caso, piuttosto lineare e anonima, ma � meglio cos�. Quando Spilbergo decide di farsi notare mette insieme delle trovate poco originali: una toccante pozza di sangue misto latte, tre o quattro secondi di macchina a mano e poco altro.
Anche questo, volendo, � un film che si pu� vedere, ma tra i due forse � meglio Brokeback Mountain. Molto probabilmente questi due film si aggiudicheranno alcune delle statuette principali, confermandomi che gli Oscar non valgono molto di pi� delle sorprese dell�ovetto Kinder.
Non contento ho frugato un po� tra gli Oscar del passato, per scoprire che i registi pi� titolati (parliamo di premio per la regia) sono quasi tutti preistorici: guidano la classifica John Ford con 4 premi e Frank Capra a 3. Su questi non mi pronuncio perch� non li conoscono, ma sono sicuramente pezzi di storia del cinema mica da ridere. Tra i pi� moderni chi ha vinto di pi� ha vinto 2 statuine, e qui le cose si fanno pi� inquietanti. Tra i degni di nota metterei Kazan, Wilder, Forman e Stone, ma troviamo anche nomi discutibili come Spielberg e Clint Eastwood (!!)
Tra chi non ha mai vinto cito cos�, per gradire; Hitchcock, Altman, Kubrick, Lynch, Fellini, Bergman e chi pi� ne ha pi� ne metta.
Parliamo dei film pi� quotati? Se insistete vi cito i tre film che hanno vinto di pi� (11 premi): Ben Hur, Titanic e Il Ritorno del Re. Traete voi le vostre conclusioni.
Per oggi mi fermo qui, in attesa di vedere se i due film che ho scelto sbancheranno la festa degli omini dorati, se avete visto questi o altri film in nomination vi invito a commentare e a dire la vostra. 

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori, questa settimana vi propongo un�edizione particolare dei Mo�s Two Cents, con una collocazione temporale un po� diversa dal solito. I lettori attenti ed appassionati di cinema sapranno bene che questa notte si terr� la 78esima edizione degli Academy Awards, manifestazione che non ho mai apprezzato particolarmente. Per non essere accecato dal pregiudizio (i pi� maliziosi potrebbero osservare che disprezzo gli Oscar perch� Kubrick fu ripetutamente ignorato dall�accademia, ma non � cos�, non solo almeno) decido di prendere visione di qualcuno dei film che rischiano di fare incetta di statuette. La scelta cade su un film molto discusso e sull�unico �grande nome� dell�edizione di quest�anno.<br />
Il film molto discusso � �I segreti di Brokeback Mountain� (Brokeback Mountain e basta non piaceva come titolo, e come spesso accade in Italia l�hanno cambiato). Sulla locandina leggiamo �Dal regista premio Oscar Ang Lee�, mi documento e trovo due nominations per �La Tigre e il Dragone�, come miglior film e miglior regia. Approfondisco e scopro che il suddetto film vinse gli Oscar per Direzione Artistica, Fotografia, Film Straniero e Colonna sonora Originale, ma nessuno di questi porta il nome di Lee, quindi credo che sia improprio parlare di Regista Premio Oscar. Sottigliezze a parte, Brokeback Mountain � la storia di due cowboy che si scoprono omosessuali e vivono una relazione molto travagliata, nascosti dietro a due relazioni coniugali �tradizionali�, che non possono che finire male. La storia � nel complesso ben costruita, ma se si esclude l�omosessualit� dei due, non � molto diversa da una qualsiasi storia d�amore sofferta. L�interpretazione dei protagonisti e discreta e vale a tutti la nomination: attore protagonista, non protagonista e attrice non protagonista (Michelle Williams aka Jen di Dawson�s Creek, che un po� mi ha sorpreso, ma � ancora lontana dall�essere una grande attrice).<br />
Ho apprezzato la fotografia, soprattutto per le esterne. I paesaggi sono stupefacenti e sono rimasto impressionato soprattutto dai colori, forse la cosa pi� sorprendente del film (ovviamente nomination per la fotografia). La regia non � nulla di che, abbastanza anonima, e vale la nomination al �regista premio Oscar� di Taiwan. Abbiamo citato cinque nominations, mancano all�appello la colonna sonora originale, fatta di discrete musichette di sottofondo con una spruzzatina di country nelle scene pi� movimentate, la sceneggiatura e, ovviamente, il miglior film.<br />
Nel complesso � un film che si pu� vedere (una volta) senza pentirsene troppo, se gradite il genere, non � particolarmente impegnativo e strapper� qualche lacrima alle fanciulle.<br />
Non contento continuo ad analizzare la lista dei film in nomination e mi chiedo: �Possibile che Lee sia il regista pi� famoso da candidare?� Scorro la lista e trovo: due (per me) sconosciuti, George Clooney (regista??) e�. eccolo l� il �grande regista� di quest�anno, il Re Mida di Hollywood�. El se�or Spilbergo!! Steve ha all�attivo due Oscar per la regia e uno per il Miglior Film, vinti con Schindler�s List e Salvate il Soldato Ryan. Per vincere l�ambito premio serve quindi una film serio, impegnato, che parli di olocausto o di guerra.<br />
Steve, che brilla sempre per originalit�, sceglie una storia che parla di ebrei e di gente che muore e ci propone Munich, film che parla della strage di Monaco �72, del Settembre Nero e di come il Mossad diede la caccia ai Palestinesi. L�idea tutto sommato � buona, come spesso accade per i film di Steve, ma ovviamente viene realizzata in modo discutibile.<br />
Spilbergo ci racconta che il Mossad prende un suo uomo senza nessuna esperienza sul campo, gli affianca quattro incapaci (un bombarolo che non ha mai fatto una bomba, un fanatico, un antiquario riflessivo che fa documenti falsi e uno che non si sa bene cosa faccia, a parte morire) e lo manda in giro per l�Europa a cercare i terroristi palestinesi. Per rendere drammatici i momenti di tensione, Steve fa ricorso a una violenza cruda, ostentata senza motivo, non necessaria. In due ore e mezza di film assistiamo a una serie di operazioni da spy-story mal condotte, imbarazzanti a volte per come sono maldestri gli uomini migliori del Mossad. L�evoluzione dei personaggi � terribilmente lenta e prevedibile, qualcuno si pone qualche domanda del tipo: �Ma sar� giusto uccidere tutta questa gente?� �Ma perch� facciamo tutto questo?�. La questione viene posta solamente dal lato degli Israeliani, l�altra campana si fa sentire solo con le parole di qualche terrorista e con qualche immagine televisiva. Non aspettatevi quindi un fim che ponga questioni particolarmente scottanti o che offra riflessioni fuori dal pensare comune, purtroppo Steve si rivolge ad un pubblico adulto con considerazioni da pre-adolescente, come suo solito.<br />
Per non parlare solo male di questo film vi dir� che nel complesso � un prodotto ben confezionato, grazie anche ai mezzi a disposizione. Belli i costumi e i vari set in giro per il mondo, a volte un po� eccessivi: per farci capire che siamo in Italia ci vengono mostrate una squadriglia di vespe e lambrette in primo piano, una selva di ombrelloni con scritto Martini e qualche enorme stendardo tricolore. La regia �, anche in questo caso, piuttosto lineare e anonima, ma � meglio cos�. Quando Spilbergo decide di farsi notare mette insieme delle trovate poco originali: una toccante pozza di sangue misto latte, tre o quattro secondi di macchina a mano e poco altro.<br />
Anche questo, volendo, � un film che si pu� vedere, ma tra i due forse � meglio Brokeback Mountain. Molto probabilmente questi due film si aggiudicheranno alcune delle statuette principali, confermandomi che gli Oscar non valgono molto di pi� delle sorprese dell�ovetto Kinder.<br />
Non contento ho frugato un po� tra gli Oscar del passato, per scoprire che i registi pi� titolati (parliamo di premio per la regia) sono quasi tutti preistorici: guidano la classifica John Ford con 4 premi e Frank Capra a 3. Su questi non mi pronuncio perch� non li conoscono, ma sono sicuramente pezzi di storia del cinema mica da ridere. Tra i pi� moderni chi ha vinto di pi� ha vinto 2 statuine, e qui le cose si fanno pi� inquietanti. Tra i degni di nota metterei Kazan, Wilder, Forman e Stone, ma troviamo anche nomi discutibili come Spielberg e Clint Eastwood (!!)<br />
Tra chi non ha mai vinto cito cos�, per gradire; Hitchcock, Altman, Kubrick, Lynch, Fellini, Bergman e chi pi� ne ha pi� ne metta.<br />
Parliamo dei film pi� quotati? Se insistete vi cito i tre film che hanno vinto di pi� (11 premi): Ben Hur, Titanic e Il Ritorno del Re. Traete voi le vostre conclusioni.<br />
Per oggi mi fermo qui, in attesa di vedere se i due film che ho scelto sbancheranno la festa degli omini dorati, se avete visto questi o altri film in nomination vi invito a commentare e a dire la vostra. </p>
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		<title>Qualcuno volo sul nido del cuculo &#8211; Mo&#8217;s Two Cent n 6</title>
		<link>http://www.cinemablog.org/2006/02/25/qualcuno_vol%ef%bf%bd_sul_nido_del_cuculo_-_mos_two_cent_n%ef%bf%bd_6/</link>
		<comments>http://www.cinemablog.org/2006/02/25/qualcuno_vol%ef%bf%bd_sul_nido_del_cuculo_-_mos_two_cent_n%ef%bf%bd_6/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari lettori, bentornati all�appuntamento con i Mo�s Two Cents. Dopo una settimana di pausa, ritorno tra voi ed inauguro la nuova versione del sito con un film che parla di matti, un genere che ho sempre apprezzato. Trattasi di �Qualcuno vol� sul nido del cuculo�, di Milos Forman, anno 1975, un film che quasi tutti conosceranno, almeno per sentito dire. Il regista, nativo della repubblica ceca, non � tra i pi� produttivi, lo possiamo ricordare per Amadeus, Hair e Larry Flint. Il cast � di tutto rispetto, con uno straordinario Jack Nicholson a guidare le fila, seguito da Danny de Vito (Martini) e molti altri, tra i quali cito Scatman Crothers (il custode notturno) che di certo ricorderete nella parte del nero di Shining e Christopher Lloyd (Taber) che ben conoscerete nella versione con capelli bianchi e spettinati di Ritorno al Futuro.
Espletate le informazioni tecniche, passiamo a parlare del film. Vi � mai capitato di porvi domande del tipo: �Ma sono io che non sono normale o sono tutti gli altri e io sono l�unico che ce la fa?� A me, confesso, capita abbastanza di frequente, e non � facile trovare una risposta, che passa inevitabilmente per la definizione di �normale�. Se vi � capitato di scontrarvi con questo amletico quesito, questo � il film che fa per voi, in caso contrario, il film � bello lo stesso, quindi guardatelo comunque, non si sa mai che vi venga qualche dubbio.
Come avrete intuito, la vicenda � ambientata in un manicomio, dove il protagonista R.P. McMurphy (Nicholson) viene trasferito da un penitenziario. Nel dialogo iniziale di Mac con il direttore del manicomio Forman ci pone subito uno dei quesiti che fanno da filo conduttore al film: McMurphy � pazzo, fa finta di essere pazzo o, come sostiene lui, � una persona normale? Mac � un facinoroso, un violento, uno che non disdegna la compagnia di una ragazza troppo giovane e che ama farsi giustizia da solo, un antieroe fatto e finito. McMurphy viene quindi ricoverato in manicomio, per �vagliare� la sua pazzia, cio� per capire se sia realmente malato di mente o se abbia finto per essere allontanato dalla prigione. 
Il nostro (anti)eroe viene quindi gettato in una specie di bolgia dantesca dipinta di bianco e popolata di matti, passandoli in rassegna vediamo l�insicuro, l�iracondo, il timido e via dicendo. Gli altri abitanti dell�ospedale sembrano decisamente matti, a giudicare loro sembra di andare abbastanza sul sicuro, mentre il giudizio su McMurphy viene lasciato in sospeso, spetta a noi farci un�idea. Il nuovo arrivato si inserisce senza difficolt� nel gruppo dei �picchiatelli�, prendendoli sotto la sua ala protettrice e scuotendoli dal torpore in cui vengono mantenuti dall�infermiera Ratched. L�impatto di McMurphy � travolgente, coinvolge tutti con una specie di sua personale terapia, e col passare del tempo ci rendiamo conto che forse anche i pi� matti tra i matti non sono altro che persone normali con dei difetti, pi� o meno pronunciati. Questa riflessioni sono accompagnate da momenti di grande umorismo, ma sempre con una grande amarezza di fondo, e in questo Forman � eccellente nel bilanciare le emozioni. 
Pi� volte veniamo trascinati in uno slancio di riscatto, e i picchiateli sembrano essere a un passo dalla libert�, ma manca sempre qualcosa, manca l�ultimo passo (memorabile la scena del pullmino con Mac al volante e l�uscita in barca). C�� qualcosa che n� noi n� McMurphy riusciamo a capire, finch� non ci troviamo di fronte all�evidenza: la prigione del manicomio in realt� � per molti una scelta, non una costrizione. Anche questo pu� essere argomento di molte riflessioni: vi � mai capitato di lamentarvi di qualcosa che in realt� non vi � stato imposto, ma ve lo siete scelti voi? In questo caso credo che non possiate dire di no, altrimenti negate l�evidenza (non preoccupatevi, nel film troverete anche i matti che mentono a s� stessi perch� si vergognano ad ammettere i loro problemi, ce n�� per tutti) .
Questo senso di angoscia, la volont� di fuggire mai portata fino in fondo tormentano tutta la seconda parte del film. McMurphy avrebbe la possibilit� di scappare, e sembra volerlo fare, ma d�altro canto non sembra voler abbandonare i suoi compagni di avventure, ai quali � ormai profondamente legato. Insomma: Mac vuole scappare perch� in fondo non � come loro, o rester� in manicomio perch� ormai � come gli altri? Ancora una volta il dubbio la fa da padrone, e il confine tra il matto e il non matto � sempre pi� sottile. 
Se sperate di trovare risposte nel finale, ovviamente non le troverete, altrimenti il film non mi sarebbe piaciuto. L�epilogo sintetizza alla perfezione quel senso di ambivalenza che pervade tutto il film. Il divertimento e l�ironia lasciano posto all�amarezza e alla drammaticit�. La favola dei matti non sembra avere un lieto fine, ma qualcuno in fondo trova il suo riscatto, e quindi in un certo senso un po� di lieto fine c��. C�� qualcuno che trova la forza di cercare la libert� e qualcun altro che cade combattendo. Non sapremo mai chi erano i matti e chi erano quelli normali, ma forse non � davvero importante saperlo.
Chiudo questa recensione, che sembra pi� un delirio che un�analisi critica, con un canonico babba bia, e aspetto i vostri commenti (dai che adesso c�� anche la raccolta punti, e si vince un Vitolani in scala 1:12, che tirando la cordicella cita un sacco di film a memoria!!)
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori, bentornati all�appuntamento con i Mo�s Two Cents. Dopo una settimana di pausa, ritorno tra voi ed inauguro la nuova versione del sito con un film che parla di matti, un genere che ho sempre apprezzato. Trattasi di �Qualcuno vol� sul nido del cuculo�, di Milos Forman, anno 1975, un film che quasi tutti conosceranno, almeno per sentito dire. Il regista, nativo della repubblica ceca, non � tra i pi� produttivi, lo possiamo ricordare per Amadeus, Hair e Larry Flint. Il cast � di tutto rispetto, con uno straordinario Jack Nicholson a guidare le fila, seguito da Danny de Vito (Martini) e molti altri, tra i quali cito Scatman Crothers (il custode notturno) che di certo ricorderete nella parte del nero di Shining e Christopher Lloyd (Taber) che ben conoscerete nella versione con capelli bianchi e spettinati di Ritorno al Futuro.<br />
Espletate le informazioni tecniche, passiamo a parlare del film. Vi � mai capitato di porvi domande del tipo: �Ma sono io che non sono normale o sono tutti gli altri e io sono l�unico che ce la fa?� A me, confesso, capita abbastanza di frequente, e non � facile trovare una risposta, che passa inevitabilmente per la definizione di �normale�. Se vi � capitato di scontrarvi con questo amletico quesito, questo � il film che fa per voi, in caso contrario, il film � bello lo stesso, quindi guardatelo comunque, non si sa mai che vi venga qualche dubbio.<br />
Come avrete intuito, la vicenda � ambientata in un manicomio, dove il protagonista R.P. McMurphy (Nicholson) viene trasferito da un penitenziario. Nel dialogo iniziale di Mac con il direttore del manicomio Forman ci pone subito uno dei quesiti che fanno da filo conduttore al film: McMurphy � pazzo, fa finta di essere pazzo o, come sostiene lui, � una persona normale? Mac � un facinoroso, un violento, uno che non disdegna la compagnia di una ragazza troppo giovane e che ama farsi giustizia da solo, un antieroe fatto e finito. McMurphy viene quindi ricoverato in manicomio, per �vagliare� la sua pazzia, cio� per capire se sia realmente malato di mente o se abbia finto per essere allontanato dalla prigione.<br />
Il nostro (anti)eroe viene quindi gettato in una specie di bolgia dantesca dipinta di bianco e popolata di matti, passandoli in rassegna vediamo l�insicuro, l�iracondo, il timido e via dicendo. Gli altri abitanti dell�ospedale sembrano decisamente matti, a giudicare loro sembra di andare abbastanza sul sicuro, mentre il giudizio su McMurphy viene lasciato in sospeso, spetta a noi farci un�idea. Il nuovo arrivato si inserisce senza difficolt� nel gruppo dei �picchiatelli�, prendendoli sotto la sua ala protettrice e scuotendoli dal torpore in cui vengono mantenuti dall�infermiera Ratched. L�impatto di McMurphy � travolgente, coinvolge tutti con una specie di sua personale terapia, e col passare del tempo ci rendiamo conto che forse anche i pi� matti tra i matti non sono altro che persone normali con dei difetti, pi� o meno pronunciati. Questa riflessioni sono accompagnate da momenti di grande umorismo, ma sempre con una grande amarezza di fondo, e in questo Forman � eccellente nel bilanciare le emozioni.<br />
Pi� volte veniamo trascinati in uno slancio di riscatto, e i picchiateli sembrano essere a un passo dalla libert�, ma manca sempre qualcosa, manca l�ultimo passo (memorabile la scena del pullmino con Mac al volante e l�uscita in barca). C�� qualcosa che n� noi n� McMurphy riusciamo a capire, finch� non ci troviamo di fronte all�evidenza: la prigione del manicomio in realt� � per molti una scelta, non una costrizione. Anche questo pu� essere argomento di molte riflessioni: vi � mai capitato di lamentarvi di qualcosa che in realt� non vi � stato imposto, ma ve lo siete scelti voi? In questo caso credo che non possiate dire di no, altrimenti negate l�evidenza (non preoccupatevi, nel film troverete anche i matti che mentono a s� stessi perch� si vergognano ad ammettere i loro problemi, ce n�� per tutti) .<br />
Questo senso di angoscia, la volont� di fuggire mai portata fino in fondo tormentano tutta la seconda parte del film. McMurphy avrebbe la possibilit� di scappare, e sembra volerlo fare, ma d�altro canto non sembra voler abbandonare i suoi compagni di avventure, ai quali � ormai profondamente legato. Insomma: Mac vuole scappare perch� in fondo non � come loro, o rester� in manicomio perch� ormai � come gli altri? Ancora una volta il dubbio la fa da padrone, e il confine tra il matto e il non matto � sempre pi� sottile.<br />
Se sperate di trovare risposte nel finale, ovviamente non le troverete, altrimenti il film non mi sarebbe piaciuto. L�epilogo sintetizza alla perfezione quel senso di ambivalenza che pervade tutto il film. Il divertimento e l�ironia lasciano posto all�amarezza e alla drammaticit�. La favola dei matti non sembra avere un lieto fine, ma qualcuno in fondo trova il suo riscatto, e quindi in un certo senso un po� di lieto fine c��. C�� qualcuno che trova la forza di cercare la libert� e qualcun altro che cade combattendo. Non sapremo mai chi erano i matti e chi erano quelli normali, ma forse non � davvero importante saperlo.<br />
Chiudo questa recensione, che sembra pi� un delirio che un�analisi critica, con un canonico babba bia, e aspetto i vostri commenti (dai che adesso c�� anche la raccolta punti, e si vince un Vitolani in scala 1:12, che tirando la cordicella cita un sacco di film a memoria!!)</p>
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		<title>Porcile &#8211; Mo&#8217;s Two Cents n 5</title>
		<link>http://www.cinemablog.org/2006/02/11/porcile_-_mo%ef%bf%bds_two_cents_n%ef%bf%bd_5/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mo's Two Cents]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari lettori, l�appuntamento di questa settimana � dedicato al film che ho dovuto accantonare la settimana scorsa: Porcile di P.P.Pasolini. Tanto per cambiare la scelta cade su un regista poco conosciuto sul quale non si � detto molto, e quindi potrebbe sembrare una scelta banale. Umorismo a parte Porcile �, secondo me, uno dei film meno acclamati della produzione di Pasolini e se ne sente parlare veramente poco, correggetemi se sbaglio.
Partendo dal presupposto che molti di voi avranno visto Sal� o il Vangelo Secondo Matteo, ma in pochi avranno visto Porcile, vi do qualche notizia sul film. Le riprese avvengono in due momenti: il Novembre del 1968 e il Febbraio del 1969, prima sull�Etna e poi in una villa veronese. Cambiano anche il cast e gli addetti alla fotografia.
Questo vi fa capire che in Porcile vediamo due film in uno, completamente disgiunti, fatta eccezione per l�apparizione di Ninetto Davoli, il contadino Maracchione, nel finale di entrambe le storie. Per quanto riguarda il cast abbiamo Pierre Clementi e Franco Citti nel primo episodio, e l�incredibile trio Alberto Lionello, Ugo Tognazzi e Marco Ferreri nel secondo.
Parliamo di primo e secondo episodio facendo riferimento a quando sono stati girati, ma in realt� i due episodi sono intrecciati tra loro: il primo � ambientato sulle pendici di un vulcano (l�Etna) in un epoca che definirei di fine-medioevo (ma i lettori che sanno la storia ci daranno indicazioni pi� precise, magari dai costumi) e ci mostra un uomo selvaggio, che inizialmente uccide serpenti e si nutre di erba, per poi degenerare nel cannibalismo, riunendo attorno a s� una piccola trib� di individui barbari e primitivi. Questo episodio � assolutamente privo di dialoghi, sono le immagini a parlare, descrivendo uomini che vivono come bestie selvagge, privi di ogni valore e senza alcun rispetto per la vita umana. Il secondo episodio � ambientato nella campagna attorno a Colonia, e ci descrive le vicissitudini della ricca famiglia borghese dell�industriale Signor Klotz (Lionello). Si parte con l�ambiguo rapporto tra il rampollo della famiglia Julian e la sua ragazza Ida. Julian � un giovane apatico e svogliato, che sembra interessarsi soltanto ad una sua misteriosa passione, alla quale allude di continuo. Ida, al contrario, incarna lo spirito dei giovani sessantottini, ed � piena di voglia di manifestare e di cambiare il mondo (e Pasolini, come suo solito, ironizza aspramente sui giovani rivoluzionari borghesi). Ida vorrebbe anche amare Julian, ma si scontra con la sua misteriosa passione, della quale non riesce a capire quasi nulla.
Confrontando le due sorie vediamo che all�assenza di dialogo del primo episodio si contrappone il continuo, sterile dialogo della famiglia borghese. Nel secondo episodio l�azione � praticamente assente, tutto � incentrato attorno al dialogo. L�immobilit� di questi personaggi � sottolineata dalla catalessi in cui cade Julian, all�apice della sua incapacit� di agire, e dalla paralisi alle gambe del Signor Klotz. I dialoghi alternano citazioni e modi di esprimersi elevati a ridicole esclamazioni infantili, diventando spesso ridicoli, quasi grotteschi, che richiamano alla mente certe caratteristiche del surrealismo e di Bu�uel, che in quegli anni si preparava a chiudere la sua produzione con i suoi ultimi tre film. La firma di Pasolini � comunque ben presente in tutto il film, e la regia �, secondo me, eccezionale.
Il primo episodio prosegue in una successione di atti di violenza, cannibalismo, stupri, e chi pi� ne ha pi� ne metta, finch� gli abitanti del villaggio, allarmati, non decidono di organizzare una spedizione per catturare il manipolo di selvaggi. Nella villa dei borghesi, invece, Julian � ormai ridotto ad un vegetale, e assistiamo ad un bellissimo scambio di battute tra Ida e la signora Klotz, con quest�ultima che si ostina a dare una descrizione decisamente distorta del proprio figlio, che � in realt� molto pi� simile a come lo descrive la ragazza.
L�attenzione si sposta poi sul signor Klotz, e sul suo rivale in affari: il Signor Herdhitze. In pochi minuti Pasolini cala due assi: dapprima vediamo entrare in scena il signor Hans Guenther (il grande Ferreri), investigatore ingaggiato da Klotz per spiare il misterioso Herdhitze. Dalla relazione di Guenther scopriamo che Herditze � in realta il signor Hirt, compagno di studi di Klotz, che si � macchiato di crimini efferati durante la seconda guerra mondiale. Quando siamo ormai convinti che un dialogo non possa diventare pi� bizzarro di cos�, ecco entrare in scena Herdihitze in persona (l�inarrivabile Tognazzi) e tra i due ex-amici inizia un faccia a faccia a base di frecciatine. Klotz punzecchia il rivale mostrando di sapere cosa sia successo con i �commissari bolscevichi ebrei�, e Herdhitze risponde a tono facendo leva sulla perversione nascosta di Julian. Questo batti e ribatti � veramente eccezionale e non credo di essere in grado di descriverlo degnamente, quindi guardatevi il film e vi assicuro che non ve ne pentirete.
La vicenda dei cannibali si chiude con la loro cattura e con una dura condanna a morte, il �capo cannibale� rifiuta di pentirsi anche di fronte al crocefisso e ci lascia pronunciando l�unica battuta di questo episodio. Il secondo episodio non pu� che chiudersi continuando il contrappunto che ha accompagnato tutto il film: i due rivali in affari diventano soci, mettendo a tacere le reciproche vergogne. La perversione di Julian ci viene infine svelata (dopo aver visto il film due volte direi che si capiva gi� da un bel po�, ma la prima volta avevo faticato a capire), ma, dopo tanto parlare, anche questa viene messa sotto silenzio.
Mi fermo qui, e attendo i vostri commenti. Se non avete visto il film ve lo consiglio vivamente: Pasolini, Tognazzi e Ferreri (che vedremo prima o poi su questi schermi) insieme non vi capitano tutti i giorni.

    Ho ucciso mio padre, mangiato carne umana e sto tremando di gioia

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori, l�appuntamento di questa settimana � dedicato al film che ho dovuto accantonare la settimana scorsa: Porcile di P.P.Pasolini. Tanto per cambiare la scelta cade su un regista poco conosciuto sul quale non si � detto molto, e quindi potrebbe sembrare una scelta banale. Umorismo a parte Porcile �, secondo me, uno dei film meno acclamati della produzione di Pasolini e se ne sente parlare veramente poco, correggetemi se sbaglio.<br />
Partendo dal presupposto che molti di voi avranno visto Sal� o il Vangelo Secondo Matteo, ma in pochi avranno visto Porcile, vi do qualche notizia sul film. Le riprese avvengono in due momenti: il Novembre del 1968 e il Febbraio del 1969, prima sull�Etna e poi in una villa veronese. Cambiano anche il cast e gli addetti alla fotografia.<br />
Questo vi fa capire che in Porcile vediamo due film in uno, completamente disgiunti, fatta eccezione per l�apparizione di Ninetto Davoli, il contadino Maracchione, nel finale di entrambe le storie. Per quanto riguarda il cast abbiamo Pierre Clementi e Franco Citti nel primo episodio, e l�incredibile trio Alberto Lionello, Ugo Tognazzi e Marco Ferreri nel secondo.<br />
Parliamo di primo e secondo episodio facendo riferimento a quando sono stati girati, ma in realt� i due episodi sono intrecciati tra loro: il primo � ambientato sulle pendici di un vulcano (l�Etna) in un epoca che definirei di fine-medioevo (ma i lettori che sanno la storia ci daranno indicazioni pi� precise, magari dai costumi) e ci mostra un uomo selvaggio, che inizialmente uccide serpenti e si nutre di erba, per poi degenerare nel cannibalismo, riunendo attorno a s� una piccola trib� di individui barbari e primitivi. Questo episodio � assolutamente privo di dialoghi, sono le immagini a parlare, descrivendo uomini che vivono come bestie selvagge, privi di ogni valore e senza alcun rispetto per la vita umana. Il secondo episodio � ambientato nella campagna attorno a Colonia, e ci descrive le vicissitudini della ricca famiglia borghese dell�industriale Signor Klotz (Lionello). Si parte con l�ambiguo rapporto tra il rampollo della famiglia Julian e la sua ragazza Ida. Julian � un giovane apatico e svogliato, che sembra interessarsi soltanto ad una sua misteriosa passione, alla quale allude di continuo. Ida, al contrario, incarna lo spirito dei giovani sessantottini, ed � piena di voglia di manifestare e di cambiare il mondo (e Pasolini, come suo solito, ironizza aspramente sui giovani rivoluzionari borghesi). Ida vorrebbe anche amare Julian, ma si scontra con la sua misteriosa passione, della quale non riesce a capire quasi nulla.<br />
Confrontando le due sorie vediamo che all�assenza di dialogo del primo episodio si contrappone il continuo, sterile dialogo della famiglia borghese. Nel secondo episodio l�azione � praticamente assente, tutto � incentrato attorno al dialogo. L�immobilit� di questi personaggi � sottolineata dalla catalessi in cui cade Julian, all�apice della sua incapacit� di agire, e dalla paralisi alle gambe del Signor Klotz. I dialoghi alternano citazioni e modi di esprimersi elevati a ridicole esclamazioni infantili, diventando spesso ridicoli, quasi grotteschi, che richiamano alla mente certe caratteristiche del surrealismo e di Bu�uel, che in quegli anni si preparava a chiudere la sua produzione con i suoi ultimi tre film. La firma di Pasolini � comunque ben presente in tutto il film, e la regia �, secondo me, eccezionale.<br />
Il primo episodio prosegue in una successione di atti di violenza, cannibalismo, stupri, e chi pi� ne ha pi� ne metta, finch� gli abitanti del villaggio, allarmati, non decidono di organizzare una spedizione per catturare il manipolo di selvaggi. Nella villa dei borghesi, invece, Julian � ormai ridotto ad un vegetale, e assistiamo ad un bellissimo scambio di battute tra Ida e la signora Klotz, con quest�ultima che si ostina a dare una descrizione decisamente distorta del proprio figlio, che � in realt� molto pi� simile a come lo descrive la ragazza.<br />
L�attenzione si sposta poi sul signor Klotz, e sul suo rivale in affari: il Signor Herdhitze. In pochi minuti Pasolini cala due assi: dapprima vediamo entrare in scena il signor Hans Guenther (il grande Ferreri), investigatore ingaggiato da Klotz per spiare il misterioso Herdhitze. Dalla relazione di Guenther scopriamo che Herditze � in realta il signor Hirt, compagno di studi di Klotz, che si � macchiato di crimini efferati durante la seconda guerra mondiale. Quando siamo ormai convinti che un dialogo non possa diventare pi� bizzarro di cos�, ecco entrare in scena Herdihitze in persona (l�inarrivabile Tognazzi) e tra i due ex-amici inizia un faccia a faccia a base di frecciatine. Klotz punzecchia il rivale mostrando di sapere cosa sia successo con i �commissari bolscevichi ebrei�, e Herdhitze risponde a tono facendo leva sulla perversione nascosta di Julian. Questo batti e ribatti � veramente eccezionale e non credo di essere in grado di descriverlo degnamente, quindi guardatevi il film e vi assicuro che non ve ne pentirete.<br />
La vicenda dei cannibali si chiude con la loro cattura e con una dura condanna a morte, il �capo cannibale� rifiuta di pentirsi anche di fronte al crocefisso e ci lascia pronunciando l�unica battuta di questo episodio. Il secondo episodio non pu� che chiudersi continuando il contrappunto che ha accompagnato tutto il film: i due rivali in affari diventano soci, mettendo a tacere le reciproche vergogne. La perversione di Julian ci viene infine svelata (dopo aver visto il film due volte direi che si capiva gi� da un bel po�, ma la prima volta avevo faticato a capire), ma, dopo tanto parlare, anche questa viene messa sotto silenzio.<br />
Mi fermo qui, e attendo i vostri commenti. Se non avete visto il film ve lo consiglio vivamente: Pasolini, Tognazzi e Ferreri (che vedremo prima o poi su questi schermi) insieme non vi capitano tutti i giorni.</p>
<p>    Ho ucciso mio padre, mangiato carne umana e sto tremando di gioia</p>
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		<title>Il settimo sigillo &#8211; Il quarto Mo&#8217;s Two Cents</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mo's Two Cents]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari lettori, benvenuti ad una puntata un po� travagliata dei Mo�s Two Cents. Per non annoiarvi avevo deciso di cambiare ragista, ma un problema tecnico mi ha impedito di recensire il film che avevo scelto (lo tengo in caldo per la settimana prossima).
Il film di oggi � quindi �Il settimo sigillo� di Bergman, del 1957, scelto, visionato e recensito senza pensarci troppo, vediamo cosa ne esce fuori. Su Bergman vi posso dire poco, dato che � un autore che non ho conosco in modo approfondito. La cosa che pi� mi preme sottolineare � che Bergman appartiene alla categoria degli �autori�, cio� di quei registi che curano la propria opera in prima persona sotto tutti gli aspetti.
Parlando del film, anche chi non l�ha visto ne avr� sicuramente sentito parlare, probabilmente riassunto in �c�� un tipo che gioca a scacchi con la morte�. In effetti il film si apre proprio cos�: un cavaliere stanco con insegne da crociato giace su una spiaggia, assieme al suo scudiero, e la morte si avvicina a lui per annunciargli che la sua ora � giunta. Il cavaliere ha al suo fianco una scacchiera e sorprende la morte sfidandola, mettendo in palio la propria vita. Le intenzioni di Antonius Block (il crociato interpretato da Max von Sydow) sono di temporeggiare, ritardando il momento della sua morte, in modo da poter risolvere alcune questioni, trovare risposte ad alcune domande che nella sua vita da combattente ha troppo spesso trascurato.
L�inizio del film � decisamente particolare, cos� come la struttura della pellicola, che sembra organizzata come un�opera teatrale. I personaggi sono pochi e sappiamo poco di loro, il poco che si sa lo apprendiamo dalle loro parole. I luoghi in cui si svolge la vicenda sono ridotti al minimo: la spiaggia, il villaggio, la foresta e il castello e gli stacchi da un luogo all�altro sono netti, come in un cambio di scenografia teatrale. Anche la regia segue questa tendenza: lunghi piani sequenza e pochi, anzi pochissimi, movimenti di macchina. Le inquadrature sono spesso �pittoriche� con i personaggi fermi sulla scena, disposti con estrema cura come in un quadro, l�azione � minima, tutto � incentrato sui dialoghi.
Dopo il cavaliere e lo scudiero, viene introdotto il personaggio dell�attore-saltimbanco, accompagnato dalla moglie. Jof � un personaggio chiave del racconto: � un attore, un prestigiatore, un giocoliere, un visionario, ma di lui parleremo tra poco. Quando la vicenda si sposta nel villaggio il quadro dei personaggi si completa. Ai quattro che abbiamo gi�  nominato si aggiungono una ragazza, concupita in modo un po� brusco dallo scudiero Jons, il fabbro del paese e sua moglie, che lo tradisce con un attore.
La compagnia particolarmente eterogenea si muove sullo sfondo di un villaggio popolato da beceri villani e soldati, dediti alla caccia alle streghe e agli untori, e terrorizzati da un giorno del giudizio che sembra sempre pi� vicino, annunciato dalla peste.
In questa ambientazione pre-apocalittica Bergman affronta i grandi temi della fede e della religione, mostrando due personaggi opposti tra loro. Antonius Block, il cavaliere, � riflessivo, distaccato da ci� che accade attorno a lui (notate come non entri quasi mai in contatto fisico con nessuno). Antonius cerca risposte dentro di s�, provando rabbiosamente a convincersi dell�esistenza di un Dio che non si manifesta, ma senza trovare una fede sicura. Antonius affronta i suoi dubbi senza paura, sfidando la morte e riuscendo a tratti a tenerle testa, spingendosi anche a cercare il diavolo, dato che non riesce a trovare un Dio. Dall�altra parte troviamo lo scudiero Jons, uomo disilluso e concreto. Jons non sembra interessato alla fede e non ha alcun interesse nella vita oltre la morte, sembra pi� interessato a combattere il male terreno, infatti lo troviamo spesso coinvolto in scontri fisici. I due rappresentano due modi diversi di distinguersi dalla fede cieca e fanatica che troviamo invece sullo sfondo del villaggio, tra la giustizia sommaria dei roghi e le disperate flagellazioni di chi cerca di esorcizzare la peste.
Definito il quadro dei personaggi (sono sette, sar�  un caso?) si parte per un viaggio che porter� al castello di Antonius, passando per una foresta maledetta, che viene presentata come luogo orribile e popolato da mostri. Nella foresta si svolge una scena molto particolare, che ho gradito molto: il fabbro incontra l�attore che gli ha rubato la moglie e i due si affrontano in un duello verbale, ancora una volta molto teatrale, al quale assistono Jof e Jons. Nel dialogo tra i due, con la moglie del fabbro che �rimbalza� dall�uno all�altro, si concentrano le banalit� della vita di coppia, puntualmente anticipate dal cinico scudiero, che siede dietro ai due contendenti e commenta l�azione dall�esterno, come uno spettatore. Il duello di eloquenza sembra volgere, ovviamente, a favore dell�attore, che sembra poter sopraffare il fabbro sempliciotto, per giunta accecato dalla rabbia, ma ora Jons si trasforma da spettatore in suggeritore, aiutando il fabbro ad avere la meglio, grazie a frasi non sue. La scena si chiude con il finto suicidio dell�attore, che inganna soltanto il fabbro.
Nella foresta vediamo anche la conclusione della partita a scacchi (che non vi racconter�) e l�attore decide di abbandonare il gruppo, destando la perplessit� della moglie che non crede alle sue visioni.
Il film si conclude con l�arrivo al castello, dove Antonius ritrova la moglie e il gruppo affronta la morte per la resa dei conti (e con la moglie e la morte si torna di nuovo a sette personaggi). Ancora una volta il cavaliere e lo scudiero si contrappongono in atteggiamenti opposti, il primo prega, avendo forse trovato la fede, e l�altro affronta il nemico a testa alta, senza mai vacillare nella sua sicurezza.
Concludendo, spendo ancora due parole sul personaggio dell�attore, che nel finale commenta gli avvenimenti dall�esterno, e per la prima volta si vede la figura di un narratore. I fatti, fino ad ora, non erano mai stati commentati o raccontati da nessuno. Aggiungiamo che l�attore � anche colui che vede ci� che gli altri non possono vedere, e per questo viene deriso ed emarginato, e tiriamo le somme: credo che ci sia una forte proiezione del regista in questo personaggio, considerando che Bergman era un personaggio abbastanza emarginato dalla societ�, spesso ossessionato dalla spiritualit� e dalla religione.

Oggi niente citazione finale, perch� non saprei proprio quale scegliere, babba bia a tutti!!
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori, benvenuti ad una puntata un po� travagliata dei Mo�s Two Cents. Per non annoiarvi avevo deciso di cambiare ragista, ma un problema tecnico mi ha impedito di recensire il film che avevo scelto (lo tengo in caldo per la settimana prossima).<br />
Il film di oggi � quindi �Il settimo sigillo� di Bergman, del 1957, scelto, visionato e recensito senza pensarci troppo, vediamo cosa ne esce fuori. Su Bergman vi posso dire poco, dato che � un autore che non ho conosco in modo approfondito. La cosa che pi� mi preme sottolineare � che Bergman appartiene alla categoria degli �autori�, cio� di quei registi che curano la propria opera in prima persona sotto tutti gli aspetti.<br />
Parlando del film, anche chi non l�ha visto ne avr� sicuramente sentito parlare, probabilmente riassunto in �c�� un tipo che gioca a scacchi con la morte�. In effetti il film si apre proprio cos�: un cavaliere stanco con insegne da crociato giace su una spiaggia, assieme al suo scudiero, e la morte si avvicina a lui per annunciargli che la sua ora � giunta. Il cavaliere ha al suo fianco una scacchiera e sorprende la morte sfidandola, mettendo in palio la propria vita. Le intenzioni di Antonius Block (il crociato interpretato da Max von Sydow) sono di temporeggiare, ritardando il momento della sua morte, in modo da poter risolvere alcune questioni, trovare risposte ad alcune domande che nella sua vita da combattente ha troppo spesso trascurato.<br />
L�inizio del film � decisamente particolare, cos� come la struttura della pellicola, che sembra organizzata come un�opera teatrale. I personaggi sono pochi e sappiamo poco di loro, il poco che si sa lo apprendiamo dalle loro parole. I luoghi in cui si svolge la vicenda sono ridotti al minimo: la spiaggia, il villaggio, la foresta e il castello e gli stacchi da un luogo all�altro sono netti, come in un cambio di scenografia teatrale. Anche la regia segue questa tendenza: lunghi piani sequenza e pochi, anzi pochissimi, movimenti di macchina. Le inquadrature sono spesso �pittoriche� con i personaggi fermi sulla scena, disposti con estrema cura come in un quadro, l�azione � minima, tutto � incentrato sui dialoghi.<br />
Dopo il cavaliere e lo scudiero, viene introdotto il personaggio dell�attore-saltimbanco, accompagnato dalla moglie. Jof � un personaggio chiave del racconto: � un attore, un prestigiatore, un giocoliere, un visionario, ma di lui parleremo tra poco. Quando la vicenda si sposta nel villaggio il quadro dei personaggi si completa. Ai quattro che abbiamo gi�  nominato si aggiungono una ragazza, concupita in modo un po� brusco dallo scudiero Jons, il fabbro del paese e sua moglie, che lo tradisce con un attore.<br />
La compagnia particolarmente eterogenea si muove sullo sfondo di un villaggio popolato da beceri villani e soldati, dediti alla caccia alle streghe e agli untori, e terrorizzati da un giorno del giudizio che sembra sempre pi� vicino, annunciato dalla peste.<br />
In questa ambientazione pre-apocalittica Bergman affronta i grandi temi della fede e della religione, mostrando due personaggi opposti tra loro. Antonius Block, il cavaliere, � riflessivo, distaccato da ci� che accade attorno a lui (notate come non entri quasi mai in contatto fisico con nessuno). Antonius cerca risposte dentro di s�, provando rabbiosamente a convincersi dell�esistenza di un Dio che non si manifesta, ma senza trovare una fede sicura. Antonius affronta i suoi dubbi senza paura, sfidando la morte e riuscendo a tratti a tenerle testa, spingendosi anche a cercare il diavolo, dato che non riesce a trovare un Dio. Dall�altra parte troviamo lo scudiero Jons, uomo disilluso e concreto. Jons non sembra interessato alla fede e non ha alcun interesse nella vita oltre la morte, sembra pi� interessato a combattere il male terreno, infatti lo troviamo spesso coinvolto in scontri fisici. I due rappresentano due modi diversi di distinguersi dalla fede cieca e fanatica che troviamo invece sullo sfondo del villaggio, tra la giustizia sommaria dei roghi e le disperate flagellazioni di chi cerca di esorcizzare la peste.<br />
Definito il quadro dei personaggi (sono sette, sar�  un caso?) si parte per un viaggio che porter� al castello di Antonius, passando per una foresta maledetta, che viene presentata come luogo orribile e popolato da mostri. Nella foresta si svolge una scena molto particolare, che ho gradito molto: il fabbro incontra l�attore che gli ha rubato la moglie e i due si affrontano in un duello verbale, ancora una volta molto teatrale, al quale assistono Jof e Jons. Nel dialogo tra i due, con la moglie del fabbro che �rimbalza� dall�uno all�altro, si concentrano le banalit� della vita di coppia, puntualmente anticipate dal cinico scudiero, che siede dietro ai due contendenti e commenta l�azione dall�esterno, come uno spettatore. Il duello di eloquenza sembra volgere, ovviamente, a favore dell�attore, che sembra poter sopraffare il fabbro sempliciotto, per giunta accecato dalla rabbia, ma ora Jons si trasforma da spettatore in suggeritore, aiutando il fabbro ad avere la meglio, grazie a frasi non sue. La scena si chiude con il finto suicidio dell�attore, che inganna soltanto il fabbro.<br />
Nella foresta vediamo anche la conclusione della partita a scacchi (che non vi racconter�) e l�attore decide di abbandonare il gruppo, destando la perplessit� della moglie che non crede alle sue visioni.<br />
Il film si conclude con l�arrivo al castello, dove Antonius ritrova la moglie e il gruppo affronta la morte per la resa dei conti (e con la moglie e la morte si torna di nuovo a sette personaggi). Ancora una volta il cavaliere e lo scudiero si contrappongono in atteggiamenti opposti, il primo prega, avendo forse trovato la fede, e l�altro affronta il nemico a testa alta, senza mai vacillare nella sua sicurezza.<br />
Concludendo, spendo ancora due parole sul personaggio dell�attore, che nel finale commenta gli avvenimenti dall�esterno, e per la prima volta si vede la figura di un narratore. I fatti, fino ad ora, non erano mai stati commentati o raccontati da nessuno. Aggiungiamo che l�attore � anche colui che vede ci� che gli altri non possono vedere, e per questo viene deriso ed emarginato, e tiriamo le somme: credo che ci sia una forte proiezione del regista in questo personaggio, considerando che Bergman era un personaggio abbastanza emarginato dalla societ�, spesso ossessionato dalla spiritualit� e dalla religione.</p>
<p>Oggi niente citazione finale, perch� non saprei proprio quale scegliere, babba bia a tutti!!</p>
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		<title>Arancia Meccanica &#8211; Mo&#8217;s Two Cents n 3</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mo's Two Cents]]></category>

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		<description><![CDATA[    E� buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo

Cari lettori, eccoci giunti al terzo appuntamento con i Mo�s Two Cents, con il quale proseguiamo l�itinerario dedicato al cinema di Kubrick. Oggi vi parler�, come l�osservatore attento avr� gi� intuito, di Arancia Meccanica, uno dei film pi� discussi, criticati e censurati (in Inghilterra ne fu vietata la proiezione fino a non molto tempo fa) del cinema moderno.
Non vorrei dire sempre le stesse cose, ma se avete ben presente il film vi renderete perfettamente conto di come questo affronti temi che sono ancora estremamente attuali, pur essendo un film del 1971. Si parla di violenza nella societ�, di come questa violenza venga trattata da chi comanda, di controllo della personalit�, si accenna al tema dell�utilizzo dei mezzi di informazione (che verr� affrontato pi� ampiamente da Full Metal Jacket).
Arancia Meccanica � tratto da un breve romanzo di Anthony Burgess, pubblicato una decina d�anni prima, del quale Kubrick aveva acquistato da alcuni anni i diritti, in attesa di trarne un soggetto per un film (tanto per cambiare la sceneggiatura se la scrive lui).
Una caratteristica assolutamente geniale di questo film � la colonna sonora, che alterna brani di musica classica nelle loro versioni tradizionali agli arrangiamenti elettronici di Walter/Wendy Carlos (all�epoca era ancora Walter, mi pare), che ritmano e fanno da contrappunto alle scene di ultraviolenza. La particolarit� dell�accompagnamento musicale, unita all�uso magistrale della macchina da presa che alterna inquadrature statiche e �fotografiche� a lunghi tratti di macchina a mano, creando quel tono ironico e dissacrante, che spesso si ritrova nei film di Kubrick, e che ha molto irritato l�osservatore bigotto e superficiale, inducendolo a puntare il dito contro questa presunta istigazione alla violenza.
Se voi osservatori un po� pi� arguti ed attenti avete visionato tutto il film, non vi sarete certo lasciati sfuggire la sua struttura, perfettamente simmetrica e funzionale.
La prima parte del film ci presenta Alex e i suoi Drughi, e le loro malefatte quotidiane. E� lo stesso Alex a presentare s� stesso e i suoi compari, ed � lui che commenta spesso l�azione. L�alternanza delle inquadrature, soprattutto nella scena a casa di Mr.Alexander, ci porta ad avere il punto di vista ora di Alex, ora delle sue vittime. La violenza � presentata come un balletto, accompagnato dalla musica (non a caso la rissa iniziale � ambientata in un teatro), e tutto sembra quasi una finzione, la violenza vera ci appare come una �messa in scena�, un po� buffa e ridicola.
Tutto cambia quando Alex viene arrestato e viene scelto per la cura Ludovico. Ora la violenza proposta � quella della cura, una violenza fatta di immagini, che appaiono per� �veramente vere�. Ancora una volta siamo portati ad assumere il punto di vista del protagonista, e questa cura ci appare molto pi� violenta dei reati che abbiamo visto commettere fino a poco prima.
Con la presunta guarigione di Alex arriviamo all�asse di simmetria del film. In rapida sequenza vengono riproposti i luoghi e i personaggi della prima met� della storia, ma ora Alex � la vittima, e la societ� � il suo carnefice. Il predatore � ora la preda, � diventato pi� debole dei deboli che era abituato a vessare per puro divertimento.
In queste fasi la critica sociale di Kubrick raggiunge, secondo me, i momenti pi� aspri: trovo esemplare la scena in cui persino il cappellano della prigione, che ci era stato presentato come il solito prete sempliciotto e un po� ottuso, si accorge che la cura ha annientato la personalit?  di Alex, e quindi non c�� stata nessuna redenzione, ma soltanto un brutale lavaggio del cervello. A questo aggiungete la polizia che recluta tra le sue fila i due ex malviventi e la famiglia che non esita a rimpiazzare il figlio degenere, anche se �forse � anche un po� colpa nostra�, e capite bene che ce n�� per tutti.
Alex barcolla da un pestaggio all�altro, incapace di reagire, e finisce nelle mani di Mr.Alexander, scrittore sinistrorso e progressista, che non si lascia sfuggire l�occasione di sfruttare il ragazzo per scopi politici. Anche il democratico scrittore, per�, si trasforma in una belva feroce (ottima interpretazione di Patrick Magee) e consuma la sua truce vendetta, torturando crudelmente il suo aggressore.
Nel finale vi viene proposta la seconda guarigione di Alex, ovviamente opposta alla prima. Sta a noi decidere se sia tornato tutto come prima o meno, e quale sia l�Alex migliore; sta a noi decidere se sia meglio �Mi hanno rimesso in sesto� o �Ero guarito, eccome!�

Ci sarebbero un sacco di altre cose da dire, ma purtroppo sono in ritardo e quindi per ora chiudo qui, ovviamente il dibattito � aperto. Se vi interessa vi consiglio una lettura di approfondimento: �Stanley Kubrick: L�Arancia Meccanica� di G.Cremonini, editrice Lindau, ottimo ed economico libercolo.

Babba bia a tutti!!
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>    E� buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo</p>
<p>Cari lettori, eccoci giunti al terzo appuntamento con i Mo�s Two Cents, con il quale proseguiamo l�itinerario dedicato al cinema di Kubrick. Oggi vi parler�, come l�osservatore attento avr� gi� intuito, di Arancia Meccanica, uno dei film pi� discussi, criticati e censurati (in Inghilterra ne fu vietata la proiezione fino a non molto tempo fa) del cinema moderno.<br />
Non vorrei dire sempre le stesse cose, ma se avete ben presente il film vi renderete perfettamente conto di come questo affronti temi che sono ancora estremamente attuali, pur essendo un film del 1971. Si parla di violenza nella societ�, di come questa violenza venga trattata da chi comanda, di controllo della personalit�, si accenna al tema dell�utilizzo dei mezzi di informazione (che verr� affrontato pi� ampiamente da Full Metal Jacket).<br />
Arancia Meccanica � tratto da un breve romanzo di Anthony Burgess, pubblicato una decina d�anni prima, del quale Kubrick aveva acquistato da alcuni anni i diritti, in attesa di trarne un soggetto per un film (tanto per cambiare la sceneggiatura se la scrive lui).<br />
Una caratteristica assolutamente geniale di questo film � la colonna sonora, che alterna brani di musica classica nelle loro versioni tradizionali agli arrangiamenti elettronici di Walter/Wendy Carlos (all�epoca era ancora Walter, mi pare), che ritmano e fanno da contrappunto alle scene di ultraviolenza. La particolarit� dell�accompagnamento musicale, unita all�uso magistrale della macchina da presa che alterna inquadrature statiche e �fotografiche� a lunghi tratti di macchina a mano, creando quel tono ironico e dissacrante, che spesso si ritrova nei film di Kubrick, e che ha molto irritato l�osservatore bigotto e superficiale, inducendolo a puntare il dito contro questa presunta istigazione alla violenza.<br />
Se voi osservatori un po� pi� arguti ed attenti avete visionato tutto il film, non vi sarete certo lasciati sfuggire la sua struttura, perfettamente simmetrica e funzionale.<br />
La prima parte del film ci presenta Alex e i suoi Drughi, e le loro malefatte quotidiane. E� lo stesso Alex a presentare s� stesso e i suoi compari, ed � lui che commenta spesso l�azione. L�alternanza delle inquadrature, soprattutto nella scena a casa di Mr.Alexander, ci porta ad avere il punto di vista ora di Alex, ora delle sue vittime. La violenza � presentata come un balletto, accompagnato dalla musica (non a caso la rissa iniziale � ambientata in un teatro), e tutto sembra quasi una finzione, la violenza vera ci appare come una �messa in scena�, un po� buffa e ridicola.<br />
Tutto cambia quando Alex viene arrestato e viene scelto per la cura Ludovico. Ora la violenza proposta � quella della cura, una violenza fatta di immagini, che appaiono per� �veramente vere�. Ancora una volta siamo portati ad assumere il punto di vista del protagonista, e questa cura ci appare molto pi� violenta dei reati che abbiamo visto commettere fino a poco prima.<br />
Con la presunta guarigione di Alex arriviamo all�asse di simmetria del film. In rapida sequenza vengono riproposti i luoghi e i personaggi della prima met� della storia, ma ora Alex � la vittima, e la societ� � il suo carnefice. Il predatore � ora la preda, � diventato pi� debole dei deboli che era abituato a vessare per puro divertimento.<br />
In queste fasi la critica sociale di Kubrick raggiunge, secondo me, i momenti pi� aspri: trovo esemplare la scena in cui persino il cappellano della prigione, che ci era stato presentato come il solito prete sempliciotto e un po� ottuso, si accorge che la cura ha annientato la personalit?  di Alex, e quindi non c�� stata nessuna redenzione, ma soltanto un brutale lavaggio del cervello. A questo aggiungete la polizia che recluta tra le sue fila i due ex malviventi e la famiglia che non esita a rimpiazzare il figlio degenere, anche se �forse � anche un po� colpa nostra�, e capite bene che ce n�� per tutti.<br />
Alex barcolla da un pestaggio all�altro, incapace di reagire, e finisce nelle mani di Mr.Alexander, scrittore sinistrorso e progressista, che non si lascia sfuggire l�occasione di sfruttare il ragazzo per scopi politici. Anche il democratico scrittore, per�, si trasforma in una belva feroce (ottima interpretazione di Patrick Magee) e consuma la sua truce vendetta, torturando crudelmente il suo aggressore.<br />
Nel finale vi viene proposta la seconda guarigione di Alex, ovviamente opposta alla prima. Sta a noi decidere se sia tornato tutto come prima o meno, e quale sia l�Alex migliore; sta a noi decidere se sia meglio �Mi hanno rimesso in sesto� o �Ero guarito, eccome!�</p>
<p>Ci sarebbero un sacco di altre cose da dire, ma purtroppo sono in ritardo e quindi per ora chiudo qui, ovviamente il dibattito � aperto. Se vi interessa vi consiglio una lettura di approfondimento: �Stanley Kubrick: L�Arancia Meccanica� di G.Cremonini, editrice Lindau, ottimo ed economico libercolo.</p>
<p>Babba bia a tutti!!</p>
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		<title>2001 Odissea nello Spazio &#8211; Mo&#8217;s Two Cents n2</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mo's Two Cents]]></category>

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		<description><![CDATA[    �How much would we appreciate LA GIOCONDA today if Leonardo had written at the bottom of the canvas: �This lady is smiling slightly because she has rotten teeth� � or �because she�s hiding a secret from her lover.� It would shut off the viewer�s appreciation and shackle him to a �reality� other than his own. I don�t want that to happen to 2001.�

Cari lettori, questa difficile recensione (che mi fa un po� paura, ma il Capo Redattore ci teneva tanto) non poteva iniziare che con le parole dello stesso Kubrick, che ci spiega come sia inutile scervellarsi con questioni del tipo �chiss� cosa voleva dire con questo� �io questo film non lo capisco� �tu il film non l�hai capito�, ecc.
SK, nella bellissima intervista a Playboy da cui ho tratto la citazione iniziale, definisce il suo film �esperienza non verbale� e �esperienza visiva�.

Fatte queste doverose premesse ovviamente non mi cimenter� con ardite interpretazioni del film, visto che sono stati scritti quintali di libri e articoli a riguardo. Non � importante cercare di capire 2001 associandolo a Nietzsche, alla religione, alla vita extraterrestre e via dicendo, io vi consiglio di affrontarne la visione in tranquillit� , facendovi una vostra idea e dando ai simboli che ci vengono proposti il significato che preferite.

2001: Odissea nello spazio divide l�esistenza dell�uomo in tre �capitoli�, e i passaggi tra una fase e l�altra sono scanditi dalle apparizioni del monolito nero, al quale sono stati attribuiti i significati pi� vari. �L�alba dell�uomo� inizia con i primati che, al cospetto del monolito, diventano uomini soltanto quando scoprono la prima rudimentale tecnologia, subito sfruttata per imporsi sugli altri in modo violento. Da questo si passa, con una brutale ellissi, all�uomo dei viaggi spaziali che si avvicina nuovamente, incuriosito e spaventato, all�incognita del monolito, icona di ci� che l�uomo ancora non riesce a spiegare, nemmeno all�apice del suo progresso tecnologico. La storia dell�uomo dalla preistoria al terzo millennio non � particolarmente rilevante ai fini del nostro viaggio, e sembra essere servita solamente a produrre i dialoghi sterili, pieni di luoghi comuni e atteggiamenti di circostanza che scandiscono le sequenze ambientate sulla base spaziale e sulla luna. Con la seconda apparizione del monolito si parte per il viaggio �verso l�infinito e oltre�, nel quale l�uomo (rappresentato dall�astronauta David Bowman, personaggio del quale non sappiamo assolutamente nulla) si trova ad affrontare la macchina HAL9000. Kubrick affronta uno dei temi classici della fantascienza: la possibilit� di creare una macchina perfetta, che possa prendere vita appropriandosi delle emozioni umane, diventando cos� migliore dell�uomo che l�ha creata. In 2001 � proprio la capacit�  di sconfiggere questa creatura sfuggita al controllo che permette a Bowman di ultimare il suo viaggio, spingendosi oltre l�infinito.
Con la terza apparizione del monolito, dal bianco silenzioso dell�astronave Discovery che viaggia nel vuoto interplanetario veniamo gettati in un tunnel di colori e suoni stridenti, in un viaggio extradimensionale. Questa astratta esperienza sensoriale ci proietta su quello che dovrebbe essere il pianeta Giove, anche se, a mio modo di vedere, ci troviamo ormai in un non-luogo, fuori dallo spazio e dal tempo che noi conosciamo, nuovamente avvolti da un ambiente candido, ovattato e silenzioso. Qui si chiude il lungo viaggio dell�uomo, in un�atmosfera onirica, con un gioco di cambi di punti di vista. La quarta apparizione del monolito sancisce la fine di un ciclo vitale, seguito da una rinascita, con il feto astrale che ci osserva, come vi accennavo nella puntata precedente.

Abbiamo visto che il monolito appare per quattro volte, e si inserisce come quarto oggetto nella triade di sfere terra-luna-sole: potrebbe quindi rappresentare la quarta dimensione, la dimensione del tempo. Il monolito � per� anche un oggetto alieno, inspiegabile e inattaccabile, che sembra essere in grado di dare e togliere la vita, non potrebbe quindi trattarsi di un manufatto proveniente da un�altra civilt�, o di una rappresentazione di Dio.
Kubrick ci dice (sempre nell�intervista a Playboy) che � probabile che esista una vita extraterrestre, ed � altrettanto probabile che sia una civilt� molto pi� antica della nostra. Queste forme di vita potrebbero essere passate dalla fragile forma di organismi biologici, a macchine immortali, cos� come potrebbero aver superato la necessit� di un involucro materiale, trasformandosi in entit� di puro spirito ed energia.

Sperando di aver scritto qualcosa di comprensibile e non troppo banale, passo a voi la parola: attendo i vostri commenti sul film e sono a disposizione per curiosit� e aneddoti sul film.
Chiudo con una chicca: 2001 � stato girato in 70 mm. Normalmente i film in 70mm (il Cinerama, se non erro) erano girati usando 3 macchine da presa che riprendevano la stessa scena, per evitare che l�immagine risultasse distorta ai margini. Kubrick ha girato 2001 con una sola macchina da presa, adattando delle speciali lenti della Zeiss, che permisero di ottenere un immagine sufficientemente �grandangolare� e non distorta.

�Giro giro tondo, io giro intorno al mondo�� Babba bia!!
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>    �How much would we appreciate LA GIOCONDA today if Leonardo had written at the bottom of the canvas: �This lady is smiling slightly because she has rotten teeth� � or �because she�s hiding a secret from her lover.� It would shut off the viewer�s appreciation and shackle him to a �reality� other than his own. I don�t want that to happen to 2001.�</p>
<p>Cari lettori, questa difficile recensione (che mi fa un po� paura, ma il Capo Redattore ci teneva tanto) non poteva iniziare che con le parole dello stesso Kubrick, che ci spiega come sia inutile scervellarsi con questioni del tipo �chiss� cosa voleva dire con questo� �io questo film non lo capisco� �tu il film non l�hai capito�, ecc.<br />
SK, nella bellissima intervista a Playboy da cui ho tratto la citazione iniziale, definisce il suo film �esperienza non verbale� e �esperienza visiva�.</p>
<p>Fatte queste doverose premesse ovviamente non mi cimenter� con ardite interpretazioni del film, visto che sono stati scritti quintali di libri e articoli a riguardo. Non � importante cercare di capire 2001 associandolo a Nietzsche, alla religione, alla vita extraterrestre e via dicendo, io vi consiglio di affrontarne la visione in tranquillit� , facendovi una vostra idea e dando ai simboli che ci vengono proposti il significato che preferite.</p>
<p>2001: Odissea nello spazio divide l�esistenza dell�uomo in tre �capitoli�, e i passaggi tra una fase e l�altra sono scanditi dalle apparizioni del monolito nero, al quale sono stati attribuiti i significati pi� vari. �L�alba dell�uomo� inizia con i primati che, al cospetto del monolito, diventano uomini soltanto quando scoprono la prima rudimentale tecnologia, subito sfruttata per imporsi sugli altri in modo violento. Da questo si passa, con una brutale ellissi, all�uomo dei viaggi spaziali che si avvicina nuovamente, incuriosito e spaventato, all�incognita del monolito, icona di ci� che l�uomo ancora non riesce a spiegare, nemmeno all�apice del suo progresso tecnologico. La storia dell�uomo dalla preistoria al terzo millennio non � particolarmente rilevante ai fini del nostro viaggio, e sembra essere servita solamente a produrre i dialoghi sterili, pieni di luoghi comuni e atteggiamenti di circostanza che scandiscono le sequenze ambientate sulla base spaziale e sulla luna. Con la seconda apparizione del monolito si parte per il viaggio �verso l�infinito e oltre�, nel quale l�uomo (rappresentato dall�astronauta David Bowman, personaggio del quale non sappiamo assolutamente nulla) si trova ad affrontare la macchina HAL9000. Kubrick affronta uno dei temi classici della fantascienza: la possibilit� di creare una macchina perfetta, che possa prendere vita appropriandosi delle emozioni umane, diventando cos� migliore dell�uomo che l�ha creata. In 2001 � proprio la capacit�  di sconfiggere questa creatura sfuggita al controllo che permette a Bowman di ultimare il suo viaggio, spingendosi oltre l�infinito.<br />
Con la terza apparizione del monolito, dal bianco silenzioso dell�astronave Discovery che viaggia nel vuoto interplanetario veniamo gettati in un tunnel di colori e suoni stridenti, in un viaggio extradimensionale. Questa astratta esperienza sensoriale ci proietta su quello che dovrebbe essere il pianeta Giove, anche se, a mio modo di vedere, ci troviamo ormai in un non-luogo, fuori dallo spazio e dal tempo che noi conosciamo, nuovamente avvolti da un ambiente candido, ovattato e silenzioso. Qui si chiude il lungo viaggio dell�uomo, in un�atmosfera onirica, con un gioco di cambi di punti di vista. La quarta apparizione del monolito sancisce la fine di un ciclo vitale, seguito da una rinascita, con il feto astrale che ci osserva, come vi accennavo nella puntata precedente.</p>
<p>Abbiamo visto che il monolito appare per quattro volte, e si inserisce come quarto oggetto nella triade di sfere terra-luna-sole: potrebbe quindi rappresentare la quarta dimensione, la dimensione del tempo. Il monolito � per� anche un oggetto alieno, inspiegabile e inattaccabile, che sembra essere in grado di dare e togliere la vita, non potrebbe quindi trattarsi di un manufatto proveniente da un�altra civilt�, o di una rappresentazione di Dio.<br />
Kubrick ci dice (sempre nell�intervista a Playboy) che � probabile che esista una vita extraterrestre, ed � altrettanto probabile che sia una civilt� molto pi� antica della nostra. Queste forme di vita potrebbero essere passate dalla fragile forma di organismi biologici, a macchine immortali, cos� come potrebbero aver superato la necessit� di un involucro materiale, trasformandosi in entit� di puro spirito ed energia.</p>
<p>Sperando di aver scritto qualcosa di comprensibile e non troppo banale, passo a voi la parola: attendo i vostri commenti sul film e sono a disposizione per curiosit� e aneddoti sul film.<br />
Chiudo con una chicca: 2001 � stato girato in 70 mm. Normalmente i film in 70mm (il Cinerama, se non erro) erano girati usando 3 macchine da presa che riprendevano la stessa scena, per evitare che l�immagine risultasse distorta ai margini. Kubrick ha girato 2001 con una sola macchina da presa, adattando delle speciali lenti della Zeiss, che permisero di ottenere un immagine sufficientemente �grandangolare� e non distorta.</p>
<p>�Giro giro tondo, io giro intorno al mondo�� Babba bia!!</p>
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		<title>Il Dottor Stranamore &#8211; Il mio primo nichelino</title>
		<link>http://www.cinemablog.org/2006/01/13/il_dottor_stranamore_-_il_mio_primo_nichelino/</link>
		<comments>http://www.cinemablog.org/2006/01/13/il_dottor_stranamore_-_il_mio_primo_nichelino/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mo's Two Cents]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari lettori, essendo stato colto da invidia per le interessanti recensioni di questo blog, ci provo anche io a parlare di un film, e di un regista, che ho sempre adorato. Il regista, purtroppo per me, � Stanley Kubrick, uno dei maestri pi� discussi della storia del cinema, quindi non sar� facile parlarne in modo dignitoso. Dato che non me la sento di affrontare le opere pi� conosciute del Maestro, mi oriento su un film che mi sembra leggermente sottovalutato da molti anche se offre innumerevoli spunti di discussione, e un sacco di aneddoti interessanti.
Scopro le mie carte: vi parler� de �Il Dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba�, che avrebbe dovuto essere coetaneo di 8 e �, ultimo film recensito dal Vitolani. L�uscita fu per� ritardata ai primi mesi del 1964, a causa dell�omicidio del presidente Kennedy. Il Dr. Stranamore si colloca, nella produzione di Kubrick, dopo Lolita, film che ha segnato la �fuga� del regista dagli USA all�Inghilterra. Questa pellicola d� anche inizio ad una trilogia nella quale Kubrick ci illustra la sua visione sulla natura dell�uomo, con tre film apparentemente diversi tra loro, ma legati da un forte filo conduttore. Si parla, ovviamente, di 2001 (1968) e Arancia Meccanica (1971).
Visto che mi sto gi� dilungando troppo, passiamo a parlare del cast: come attore protagonista Kubrick richiama Peter Sellers, il �trasformista� Quilty di Lolita, al quale viene richiesto di interpretare ben quattro ruoli: il Presidente Muffley, il Capitano Mandrake, il Dr. Stranamore e il Maggiore T.J. �King� Kong. Sellers �, assieme a Sterling Hayden (il Generale Jack D. Ripper) uno dei pochi attori che Kubrick ripropone in pi� di un film.
Fin dalle prime immagini capiamo che il Dr. Stranamore � ricco di buffe allusioni sessuali, infatti i titoli di testa appaiono sulle immagini di due B-52 che �copulano� nel cielo. Subito dopo una seria voce fuori campo ci spiega come il mondo, durante la guerra fredda, sia sotto la costante minaccia di una guerra nucleare, e ci viene spiegato che i bombardieri americani sono sempre pronti a convergere sull�Unione Sovietica con le loro testate devastanti. Le allusioni alla sfera sessuale tornano a farsi largo quando ci vengono presentati i personaggi, tutti introdotti nei primi minuti del film, con i loro nomi decisamente buffi, che vi ho gi� anticipato.
L�osservatore attento a questo punto alzerebbe la mano: �Ma come, il Maggiore Kong non � Peter Sellers, hai sbagliato!� Ed ecco pronto l�aneddoto: Sellers inizia le riprese interpretando anche il pilota, e si fa addirittura fare un corso accelerato di accento Texano, ma poi si rompe una gamba, e non pu� pi� recitare negli spazi angusti dell�abitacolo del bombardiere. Come ci dice lo stesso Kubrick, Sellers non poteva essere sostituito da un altro attore, nessuno sarebbe all�altezza, deve essere sostituito da un uomo. Ecco quindi che viene chiamato a recitare Slim Pickens, cowboy nei film e nella vita, che interpreta quasi il ruolo di s� stesso.
Vi riassumo brevemente la trama: il generale Ripper, ossessionato dalla minaccia dei comunisti, che secondo lui stanno cercando di inquinare i fluidi vitali e le essenze della popolazione mondiale, riesce ad inviare un ordine d�attacco nucleare ai bombardieri americani. Il Generale si isola nella sua base, assieme al Capitano Mandrake della RAF, in modo che nessuno possa accedere al codice per revocare l�attacco, che solo Ripper conosce. La scena si sposta nella war room, dove il Presidente Muffley riunisce il suo stato maggiore, che d� vita ad un�improbabile riunione d�emergenza. Come in tutto il film, nella war room si alternano momenti di solenne seriet�  a scene grottesche ed esilaranti, in un uso magistrale della satira. Il presidente � l�unico personaggio che si mantiene quasi sempre serio, ma deve affrontare situazioni incredibili: la rissa tra il Generale Turgidson, fervente patriota, e l�ambasciatore russo, ovviamente fiero comunista, la telefonata al presidente russo ubriaco, la reticenza del Generale e le rivalit� interne tra i capi dell�esercito. La satira geniale di Kubrick come sempre non risparmia nessuno, da entrambe le parti. Anche il presidente, infatti, non � privo di colpe, dato che � stato lui ad approvare i piani d�attacco che hanno consentito al folle Ripper di scatenare la minaccia nucleare.
In tutto questo io vedo una grande attualit�, anche se il film ha ormai pi� di 40 anni. Non lasciatevi ingannare dall�argomento della guerra fredda, che sembra essere ormai morta e sepolta. I personaggi messi in scena da Kubrick, le loro fobie e i loro pregiudizi, sono tranquillamente riportabili al nostro terzo millennio. Il Maestro, come sempre, ci illustra i difetti e le contraddizioni insiti nella natura umana e chi si ferma alla trama e alla descrizione degli eventi magari si diverir� lo stesso a vedere il film, ma si accontenta di poco.
Il terzo ambiente in cui gli eventi si svolgono � il B-52, perfettamente ricostruito, alla faccia dell�esecito americano che rifiuta a Kubrick ogni aiuto, temendo la natura satirica del film, per poi rimanere a bocca aperta di fronte a una riproduzione impeccabile. L�equipaggio eterogeneo guidato dal Maggiore Kong si dirige inesorabile verso l�obiettivo e anche qui si alternano momenti di zelo e professionalit� militare a scenette buffe, a tratti grottesche, che culminano nella celeberrima cavalcata fallica del cowboy texano sulla bomba.
Memorabile � anche il delirio finale del Dottor Stranamore, che cade in preda al suo nazismo mal represso e propone il suo folle piano per sfuggire all��ordigno fine di mondo�.
Per non svelare troppo a chi non ha visto il film, mi fermo qui e spendo ancora qualche parola per l�interpretazione di Peter Sellers, che secondo me incarna esattamente l�attore che Kubrick voleva. Il regista, infatti, era di certo un maniaco del dettaglio, ma amava stravolgere le cose sul set, all�ultimo momento, e voleva che gli attori prendessero l�iniziativa, anche distaccandosi dal copione. Sellers non si fa pregare, e delle battute del copione ripete si e no tre righe in tutto improvvisando totalmente, e qui gli aneddoti si sprecano. Il raffreddore del Presidente � un�invenzione dell�attore, e il guanto di pelle del Dottor Stranamore era uno dei guanti che Kubrick usava per svitare le lampade del set, che gli viene sottratto e usato per la mano incontrollabile dello scienziato tedesco.
Sellers a parte, di tutto il resto si occupa Kubrick in prima persona, come sempre. Regia, sceneggiatura, scenografia (la sala ovale era stata progettata in modo diverso, e stravolta da Stanley all�ultimo momento), fotografia, alcune delle riprese, la colonna sonora come sempre ottima e fondamentale per lo sviluppo del film.
E� proprio con la colonna sonora che Kubrick ci saluta dandoci appuntamento al prossimo episodio della sua opera, con la canzonetta anni �40 �We�ll meet again�, che accompagna le immagini delle esplosioni nucleari. Lui lo ritrovate quattro anni dopo, quando all�olocausto atomico segue l�alba dell�uomo di 2001, io per ora mi congedo, se la mia opera sar�  gradita ho tenuto da parte un sacco di aneddoti gustosi, se possono interessare (non ho neanche parlato della scena finale tagliata).
La prima puntata dei Mo�s Two Cents si conclude qui�.

Mein Fuehrer, I can walk!!! Babba bia!!
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori, essendo stato colto da invidia per le interessanti recensioni di questo blog, ci provo anche io a parlare di un film, e di un regista, che ho sempre adorato. Il regista, purtroppo per me, � Stanley Kubrick, uno dei maestri pi� discussi della storia del cinema, quindi non sar� facile parlarne in modo dignitoso. Dato che non me la sento di affrontare le opere pi� conosciute del Maestro, mi oriento su un film che mi sembra leggermente sottovalutato da molti anche se offre innumerevoli spunti di discussione, e un sacco di aneddoti interessanti.<br />
Scopro le mie carte: vi parler� de �Il Dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba�, che avrebbe dovuto essere coetaneo di 8 e �, ultimo film recensito dal Vitolani. L�uscita fu per� ritardata ai primi mesi del 1964, a causa dell�omicidio del presidente Kennedy. Il Dr. Stranamore si colloca, nella produzione di Kubrick, dopo Lolita, film che ha segnato la �fuga� del regista dagli USA all�Inghilterra. Questa pellicola d� anche inizio ad una trilogia nella quale Kubrick ci illustra la sua visione sulla natura dell�uomo, con tre film apparentemente diversi tra loro, ma legati da un forte filo conduttore. Si parla, ovviamente, di 2001 (1968) e Arancia Meccanica (1971).<br />
Visto che mi sto gi� dilungando troppo, passiamo a parlare del cast: come attore protagonista Kubrick richiama Peter Sellers, il �trasformista� Quilty di Lolita, al quale viene richiesto di interpretare ben quattro ruoli: il Presidente Muffley, il Capitano Mandrake, il Dr. Stranamore e il Maggiore T.J. �King� Kong. Sellers �, assieme a Sterling Hayden (il Generale Jack D. Ripper) uno dei pochi attori che Kubrick ripropone in pi� di un film.<br />
Fin dalle prime immagini capiamo che il Dr. Stranamore � ricco di buffe allusioni sessuali, infatti i titoli di testa appaiono sulle immagini di due B-52 che �copulano� nel cielo. Subito dopo una seria voce fuori campo ci spiega come il mondo, durante la guerra fredda, sia sotto la costante minaccia di una guerra nucleare, e ci viene spiegato che i bombardieri americani sono sempre pronti a convergere sull�Unione Sovietica con le loro testate devastanti. Le allusioni alla sfera sessuale tornano a farsi largo quando ci vengono presentati i personaggi, tutti introdotti nei primi minuti del film, con i loro nomi decisamente buffi, che vi ho gi� anticipato.<br />
L�osservatore attento a questo punto alzerebbe la mano: �Ma come, il Maggiore Kong non � Peter Sellers, hai sbagliato!� Ed ecco pronto l�aneddoto: Sellers inizia le riprese interpretando anche il pilota, e si fa addirittura fare un corso accelerato di accento Texano, ma poi si rompe una gamba, e non pu� pi� recitare negli spazi angusti dell�abitacolo del bombardiere. Come ci dice lo stesso Kubrick, Sellers non poteva essere sostituito da un altro attore, nessuno sarebbe all�altezza, deve essere sostituito da un uomo. Ecco quindi che viene chiamato a recitare Slim Pickens, cowboy nei film e nella vita, che interpreta quasi il ruolo di s� stesso.<br />
Vi riassumo brevemente la trama: il generale Ripper, ossessionato dalla minaccia dei comunisti, che secondo lui stanno cercando di inquinare i fluidi vitali e le essenze della popolazione mondiale, riesce ad inviare un ordine d�attacco nucleare ai bombardieri americani. Il Generale si isola nella sua base, assieme al Capitano Mandrake della RAF, in modo che nessuno possa accedere al codice per revocare l�attacco, che solo Ripper conosce. La scena si sposta nella war room, dove il Presidente Muffley riunisce il suo stato maggiore, che d� vita ad un�improbabile riunione d�emergenza. Come in tutto il film, nella war room si alternano momenti di solenne seriet�  a scene grottesche ed esilaranti, in un uso magistrale della satira. Il presidente � l�unico personaggio che si mantiene quasi sempre serio, ma deve affrontare situazioni incredibili: la rissa tra il Generale Turgidson, fervente patriota, e l�ambasciatore russo, ovviamente fiero comunista, la telefonata al presidente russo ubriaco, la reticenza del Generale e le rivalit� interne tra i capi dell�esercito. La satira geniale di Kubrick come sempre non risparmia nessuno, da entrambe le parti. Anche il presidente, infatti, non � privo di colpe, dato che � stato lui ad approvare i piani d�attacco che hanno consentito al folle Ripper di scatenare la minaccia nucleare.<br />
In tutto questo io vedo una grande attualit�, anche se il film ha ormai pi� di 40 anni. Non lasciatevi ingannare dall�argomento della guerra fredda, che sembra essere ormai morta e sepolta. I personaggi messi in scena da Kubrick, le loro fobie e i loro pregiudizi, sono tranquillamente riportabili al nostro terzo millennio. Il Maestro, come sempre, ci illustra i difetti e le contraddizioni insiti nella natura umana e chi si ferma alla trama e alla descrizione degli eventi magari si diverir� lo stesso a vedere il film, ma si accontenta di poco.<br />
Il terzo ambiente in cui gli eventi si svolgono � il B-52, perfettamente ricostruito, alla faccia dell�esecito americano che rifiuta a Kubrick ogni aiuto, temendo la natura satirica del film, per poi rimanere a bocca aperta di fronte a una riproduzione impeccabile. L�equipaggio eterogeneo guidato dal Maggiore Kong si dirige inesorabile verso l�obiettivo e anche qui si alternano momenti di zelo e professionalit� militare a scenette buffe, a tratti grottesche, che culminano nella celeberrima cavalcata fallica del cowboy texano sulla bomba.<br />
Memorabile � anche il delirio finale del Dottor Stranamore, che cade in preda al suo nazismo mal represso e propone il suo folle piano per sfuggire all��ordigno fine di mondo�.<br />
Per non svelare troppo a chi non ha visto il film, mi fermo qui e spendo ancora qualche parola per l�interpretazione di Peter Sellers, che secondo me incarna esattamente l�attore che Kubrick voleva. Il regista, infatti, era di certo un maniaco del dettaglio, ma amava stravolgere le cose sul set, all�ultimo momento, e voleva che gli attori prendessero l�iniziativa, anche distaccandosi dal copione. Sellers non si fa pregare, e delle battute del copione ripete si e no tre righe in tutto improvvisando totalmente, e qui gli aneddoti si sprecano. Il raffreddore del Presidente � un�invenzione dell�attore, e il guanto di pelle del Dottor Stranamore era uno dei guanti che Kubrick usava per svitare le lampade del set, che gli viene sottratto e usato per la mano incontrollabile dello scienziato tedesco.<br />
Sellers a parte, di tutto il resto si occupa Kubrick in prima persona, come sempre. Regia, sceneggiatura, scenografia (la sala ovale era stata progettata in modo diverso, e stravolta da Stanley all�ultimo momento), fotografia, alcune delle riprese, la colonna sonora come sempre ottima e fondamentale per lo sviluppo del film.<br />
E� proprio con la colonna sonora che Kubrick ci saluta dandoci appuntamento al prossimo episodio della sua opera, con la canzonetta anni �40 �We�ll meet again�, che accompagna le immagini delle esplosioni nucleari. Lui lo ritrovate quattro anni dopo, quando all�olocausto atomico segue l�alba dell�uomo di 2001, io per ora mi congedo, se la mia opera sar�  gradita ho tenuto da parte un sacco di aneddoti gustosi, se possono interessare (non ho neanche parlato della scena finale tagliata).<br />
La prima puntata dei Mo�s Two Cents si conclude qui�.</p>
<p>Mein Fuehrer, I can walk!!! Babba bia!!</p>
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