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	<title>Cinema Blog &#187; Venezia 2009</title>
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		<title>Chi vincera&#8217; il Leone d&#8217;Oro a Venezia 66</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 14:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Venezia 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[E siamo giunti alla fine di Venezia 66. Se la Mostra Internazionale di Venezia fosse una squadra di calcio sarebbe a tutti gli effetti la Roma del campionato 2008/2009: una squadra dalle grandissime promesse ma che ha fallito i suoi obiettivi primari. Ha fatto in realta&#8217; una prima parte di campionato deludente riprendendosi poi, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cinemablog.org/wp-content/uploads/2009/09/venezia66.jpg" alt="venezia66" title="venezia66" width="250" height="154" class="alignleft size-full wp-image-828" />E siamo giunti alla fine di Venezia 66. Se la Mostra Internazionale di Venezia fosse una squadra di calcio sarebbe a tutti gli effetti la Roma del campionato 2008/2009: una squadra dalle grandissime promesse ma che ha fallito i suoi obiettivi primari.<br />
Ha fatto in realta&#8217; una prima parte di campionato deludente riprendendosi poi, ma sempre arracando un po&#8217;, nel girone di ritorno.<br />
La qualita&#8217; media dei film quest&#8217;anno era forse un pelino migliore dell&#8217;anno scorso. Ma mancavano i grandi film, le grandi emozioni. Con una line up stellare presentata a Cannes quest&#8217;anno mi aspettavo, dopo aver visto i film in concorso, che il Festival facesse in realta&#8217; il Festival: trovasse percio&#8217; dei registi magari non conosciutissimi e li portasse alla ribalta, trovasse dei film capolavori, come l&#8217;anno scorso The Wrestler.<br />
E diciamo che quest&#8217;anno Venezia ha fallito il suo compito piu&#8217; importante, rifacendosi nella seconda settimana di concorso con qualche bel film.<br />
E adesso parliamo del capitolo Cinema Italiano. Un film come Baaria o un film come Il Grande Sogno non sarebbero mai stati accettati a Cannes ad esempio.<br />
Placido ad esempio ha fatto un film degno di essere una Fiction di Canale 5. Tornatore non ha creato ancora quella magia di qualche suo capolavoro del passato.<br />
Discorso diverso per la Comencini che ha portato un film che riporta alcuni dei difetti tipici del Cinema Italiano di questo periodo, eccessivamente didascalico a volte e con personaggi forse un po&#8217; inutili all&#8217;interno della storia, ma dalla forza interpretativa veramente interessante e con una Margherita Buy che come al solito e&#8217; impeccabile.<br />
La doppia ora e&#8217; stata invece la sorpresa della delegazione italiana. Al Lido si diceva che non sembrava nemmeno un film italiano, come se fosse un complimento quasi.<br />
Filippo Timi sempre piu&#8217; convincente e sempre piu&#8217; una conferma ha trovato nella Rapperport una compagnia perfetta.<br />
Ma vediamo un po&#8217;. Chi vincera&#8217; il Leone d&#8217;Oro per Venezia 66?<br />
Fosse per me c&#8217;e&#8217; solo un nome Michael Moore e il suo &#8220;Capitalism: a love story&#8221; che ha veramente emozionato il Lido facendo ridere, piangere e arrabbiare.<br />
Certo ci sono anche altri Papabili come &#8220;Life During Wartime&#8221; una commedia molto cinica e interessante che ha riscosso molti apprezzamenti o anche Lola il secondo film a Sorpresa del regista filippino Brillante Mendoza, che vedo molto nelle corde di Ang Lee.<br />
Lebanon non credo abbia le carte per vincere. Ne sarei molto contento a dire il vero ma credo che il premio della critica sara&#8217; sicuramente del film Israeliano.<br />
Coppa Volpi per il personaggio maschile: sarebbe bello fosse consegnato a Filippo Timi per la doppia ora ma vedo in pole position Colin Firth per &#8220;A Single Man&#8221;. Un outsider potrebbe essere Roman Duris  protagonista principale di Persécution.<br />
Per la coppa Volpi per la migliore attrice credo che la prova di Margherita Buy sia inarrivabile. Anche se la Rapperport e&#8217; stata molto brava nella doppia ora e sarebbe un premio ad un&#8217;outsider molto gradito.<br />
Il premio alla migliore regia fu dato l&#8217;anno scorso inspiegabilmente a Paper Soldier, film noiosamente russo su Gagarin. Quest&#8217;anno Women Without a Man sarebbe un modo per farsi perdonare dell&#8217;errore dell&#8217;anno scorso.</p>
<p>L&#8217;anno scorso il concorso parallelo &#8220;orizzonti&#8221; aveva fatto scelte se vogliamo coraggiose ma che avevano pagato. Orizzonti l&#8217;anno scorso aveva portato al Lido la scelta migliore di film con film che sono stati ampiamente distribuiti com &#8220;Parada&#8221; o &#8220;Machan&#8221;. Quest&#8217;anno la scelta migliore e&#8217; stata fatta dalla &#8220;Settimana della critica&#8221; &#8211; Venice Days che ha portato al lido delle piccole perle cinematografiche che sono sicuro gireranno molto per i cinema italiani: &#8220;Good Morning Aman&#8221; con Valerio Mastandrea, &#8220;Desert Flower&#8221;, Metropia pronto per diventare un vero e proprio cult e su tutti Videocracy che ha gia&#8217; fatto parlare molto.</p>
<p>Un ultimo commento. Mi raccomando Ang Lee. La scelta quest&#8217;anno non e&#8217; difficile.</p>
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		<title>Romero e un&#8217;allegoria sulla Sinistra Italiana</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 11:39:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Venezia 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto mi sarei aspettato da Romero tranne che una conoscenza del sistema politico italiano cosi&#8217; approfondita. Si perche&#8217; Survival of the Dead e&#8217; nient&#8217;altro che un perfetta allegoria dello stato dell&#8217;Italia e della Sinistra in generale. La storia evolve essenzialmente su un&#8217;isola che una volta era un bellissimo posto dove vivere e morire. Fino a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cinemablog.org/wp-content/uploads/2009/09/romero-202x300.jpg" alt="romero" title="romero" width="202" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-825" />Tutto mi sarei aspettato da Romero tranne che una conoscenza del sistema politico italiano cosi&#8217; approfondita.<br />
Si perche&#8217; Survival of the Dead e&#8217; nient&#8217;altro che un perfetta allegoria dello stato dell&#8217;Italia e della Sinistra in generale.<br />
La storia evolve essenzialmente su un&#8217;isola che una volta era un bellissimo posto dove vivere e morire. Fino a quando non e&#8217; arrivata questa strana piaga che fa rivivere i morti.<br />
Gli zombie sono sempre di piu, aumentano sempre e tutti ne sono affetti: amici, familiari, conoscenti&#8230; Nessun nucleo familiare si salva. Tutti dicono di non conoscere nessuno che sia diventato uno Zombie. Eppure gli Zombie aumentano. Ed e&#8217; chiaro come il sole che nell&#8217;allegoria gli Zombie sono gli elettori del centro-destra.<br />
Questa isola felice e&#8217; in realta&#8217; governata da due famiglie gli O&#8217;Flynn e i Muldoon . Una volta convivenano quasi felicemente ma in realta&#8217; si sono sempre odiati.<br />
Il capo degli Muldoon fa del fanatismo religioso la sua bandiera ma e&#8217; solo una scusa. Infatti l&#8217;unica cosa che gli interessa e&#8217; la supremazia della sua famiglia (che potremmo iniziare a chiamare corrente) per prendere il poter<br />
e sulla bellissima isola.<br />
I due si odiano in modo feroce e si vogliono uccidere a vicenda fino a quando Muldoon riesce a far esiliare dall&#8217;isola O&#8217;Flynn.<br />
Beh anche qui l&#8217;allegoria e&#8217; chiara. Molduun e O&#8217;Flynn  sono i due piu&#8217; grandi contendenti della sinistra italiana ovvero rispettivamente D&#8217;Alema e Veltroni.<br />
Il capo degli O&#8217;Flynn invece ha un numero di seguaci molto minore ma ha due figlie Janet e Jane. Una delle due diventa immediatamente una zombie mentre l&#8217;altra riesce a rimanere sull&#8217;isola senza diventare una zombie e riesce a<br />
parlare con i Muldoon nonostante la sua discendenza. Sono in realta&#8217; le due presenze femminili piu&#8217; forti della sinistra italiana ovvero la Binetti, offuscata anche lei dall&#8217;essere una zombie anche se ancora legata agli O&#8217;Flynn<br />
, e la Serracchiani.<br />
Ma le coincidenze non si fermano qui. O&#8217;Flynn esule dalla sua bella isola lancia dei messaggi su internet per adescare dei piccoli pesci, ma uno di questi pesci in realta&#8217; e&#8217; un piccolo commando della guardia civile diventati d<br />
ei predatori alla ricerca di provviste, soldi e un&#8217;isola felice dove vivere.<br />
Un gruppo di persone in realta&#8217; poco coeso anche se hanno un grande rispetto uno dell&#8217;altro. Anche qui la metafora e&#8217; elementare: questo commando e&#8217; in realta&#8217; la Sinistra extraparlamentare italiana.<br />
Il fatto che O&#8217;Flynn utilizzera&#8217; le poche ma determinate forze del commando per tornare sull&#8217;isola e avere una temporanea vittoria, beh non vi ricorda nulla?<br />
Ma vediamo un po&#8217; i personaggi del commando. C&#8217;e&#8217; il capetto che fa il duro ma in realta&#8217; non sa bene che strada prendere. Spara molto bene ha un&#8217;ottima mira. Beh tana per Bertinotti.<br />
C&#8217;e&#8217; un pelato che ricorda tanto Rizzo per il taglio ardito di capelli, poveretto fa anche una brutta fine.<br />
Poi la presenza femminile di una lesbica che e&#8217; la corrente &#8220;gay Pride&#8221; un po&#8217; trasversale in tutta la sinistra, proporrei in realta&#8217; Nichi Vendola.<br />
Un ispanico che in realta&#8217; e&#8217; il piu&#8217; sfigato di tutti perche&#8217; nel tentativo di salvare i suoi compagni morde uno Zombie inghiottendo il sangue e diventando lentamente e inesorabilmente una testa morta mi ricorda il disperato tentativo di Sinistra Democratica.<br />
Infine c&#8217;e&#8217; un giovane. Il giovane e&#8217; l&#8217;allegoria dei movimentisti che non sanno bene perche&#8217; sono li, non sanno come faranno ad uscirne e non sanno il perche&#8217; ma ci sono. Appena il giovane movimentista vedra&#8217; la figlia di O&#8217;Fl<br />
ynn non capira&#8217; piu&#8217; niente e le proporra&#8217; di scappare via con un milione di dollari.<br />
Quindi il piano politico e&#8217; completo. Ci sono proprio tutti.<br />
Il risultato finale qual e&#8217;? I due capi O&#8217;Flynn e Muldoon cercheranno di ammazzarsi a vicenda. Riuscendoci. Diventando entrambi zombie e consegnando l&#8217;isola agli zombie.<br />
L&#8217;immagine finale ci mostra ancora loro due che, oramai zombie, cercano ancora di uccidersi: pero&#8217; con pistole scariche.<br />
Paura eh?</p>
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		<title>Lebanon</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 19:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Muller ci ha abituati oramai a mettere delle piccole perle in concorso. L&#8217;anno scorso Teza aveva affascinato pubblico e critica. E io, nemmeno tanto segretamente tifavo per quel film così intenso. Quest&#8217;anno forse il livello medio dei film e&#8217; piu&#8217; alto ma mancano i capolavori. Solo con due film sono uscito dalla sala veramente emozionato: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cinemablog.org/wp-content/uploads/2009/09/lebanon-300x200.jpg" alt="lebanon" title="lebanon" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-823" />Muller ci ha abituati oramai a mettere delle piccole perle in concorso. L&#8217;anno scorso Teza aveva affascinato pubblico e critica. E io, nemmeno tanto segretamente tifavo per quel film così intenso.<br />
Quest&#8217;anno forse il livello medio dei film e&#8217; piu&#8217; alto ma mancano i capolavori. Solo con due film sono uscito dalla sala veramente emozionato: la prima volta con il film di Michael Moore, &#8220;Capitalism: a love story&#8221;, la seconda<br />
con Lebanondi Samuel Maoz.<br />
Lebanon e&#8217; a suo modo un film innovativo. Viene girato tutto all&#8217;interno di un carrarmato e il mondo esterno viene visto solo attraverso il filtro del binocolo del tiratore scelto.<br />
Il mondo esterno in realta&#8217; non esiste. Esiste solo quello che c&#8217;e&#8217; dentro il carrarmato e la guerra in Libano, prima di essere fuori del carrarmato, prima di essere fra i componenti dell&#8217;equipaggio, e&#8217; dentro ad ogni singolo p<br />
rotagonista.<br />
Il tiratore scelto su tutti vive la sua personale guerra interiore, non avendo mai sparato ad anima viva, ma solamente a botti inermi, si sente terrorizzato dal suo potere e cerca di usarlo con parsimonia non capendo come quest<br />
a sua scelta possa ricadere sugli altri elementi del battaglione.<br />
La regia e&#8217; semplice scarna ma evidentemente molto efficace. Per tutto il film lo spettatore ha la sensazione di essere parte dell&#8217;equipaggio. La camera che sobbalza alle vibrazioni del carramato in movimento, il rumore assorda<br />
nte della ferraglia che sobbalza, il fumo che si espande nella cabina ogni volta che il veicolo e&#8217; in movimento, i colpi di mitragliatore che rimbalzano sulla corazza del carrarmato creano un&#8217;atmosfera di grande realismo.<br />
La fotografia poi, cosi&#8217; netta, caratterizzata da forti chiaroscuri e fortemente giocata sui riflessi del liquido oleoso che si trova sul pavimento dell&#8217;abitacolo rende l&#8217;intero film molto crudo.<br />
Non credo che questo film possa ambire al leone d&#8217;oro. Mi stupirebbe a dire il vero. Piacevolmente.<br />
Credo che il premio che portera&#8217; a casa sia lo stesso che ebbe l&#8217;anno scorso Teza, il premio della critica, che forse, ogni anno, diventa il piu&#8217; ambito fra gli outsider.</p>
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		<title>Michael Moore e Capitalism a love story: la rivoluzione inizia da Venezia</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 20:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Michael Moore non aveva pienamente convinto con gli ultimi suoi lavori. Sicko apriva gli occhi sul problema della sanita&#8217; negli Stati Uniti ma era indirizzato solo al pubblico a stelle e strisce e Farheneit 9/11 era a tratti fin troppo melenso. Poi Moore si presenta a Venezia con un titolo che mi ha colpito fin [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cinemablog.org/wp-content/uploads/2009/09/capitalismalovestory-203x300.jpg" alt="capitalismalovestory" title="capitalismalovestory" width="203" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-820" />Michael Moore non aveva pienamente convinto con gli ultimi suoi lavori. Sicko apriva gli occhi sul problema della sanita&#8217; negli Stati Uniti ma era indirizzato solo al pubblico a stelle e strisce e Farheneit 9/11 era a tratti fin troppo melenso.<br />
Poi Moore si presenta a Venezia con un titolo che mi ha colpito fin da subito: Capitalism a love story.<br />
Moore, famoso per le sue provocazioni, ha in realta&#8217; iniziato in tutto un altro modo: porta dati su dati, fatti concreti per portare avanti la sua tesi.<br />
E la sua tesi e&#8217; forte e importante. Siamo sicuri che il Capitalismo sia il sistema migliore? La risposta e&#8217; data chiara e tonda. No, il capitalismo come lo concepiamo adesso e&#8217; il male assoluto.<br />
E&#8217; uno stesso documento della &#8220;City Bank&#8221;, una delle piu&#8217; importanti e influenti banche del paese a porre il problema. Gli Stati Uniti d&#8217;America si sono trasformati da una democrazia ad una plutocrazia in cui chi ha il potere decisionale e&#8217; solo 1%.<br />
E nello stesso documento della city bank si pone una nota preoccupante: cosa succederebbe se il 99% rimanente decidesse di votare al di fuori di quello che decidono le lobby? Una rivoluzione?<br />
Naturalmente non e&#8217; tutto cosi&#8217; semplice ma il punto di Moore e&#8217; interessante. Finita la generazione dell&#8217;odio comunista e del maccartismo fra i giovani statunitensi c&#8217;e&#8217; un 30% che pensa che il socialismo sia migliore del capitalismo. E&#8217; evidente che un certo tipo di propaganda legata al fondamentalismo religioso non attecchisce piu&#8217;. Quando mai Gesu&#8217; ha mai parlato di libero mercato?<br />
Ma e&#8217; anche normale. &#8220;Definisci Ricchezza&#8221; &#8220;5 Milioni di Dollari&#8221; risponde uno dei tanti invitati ad un salotto televisivo.<br />
No io credo che la ricchezza sia per lo piu&#8217; relativa. Piu&#8217; una persona e&#8217; ricca piu&#8217; e&#8217; il divario con altre persone. Si e&#8217; maggiormente ricchi quanti piu&#8217; poveri ci sono.<br />
E questa cosa non e&#8217; legata solo al vil denaro.<br />
Gli esempi negli Stati Uniti d&#8217;America sono molteplici. Su tutti l&#8217;educazione. Per avere un master in america bisogna indebitarsi per centomila dollari. Naturalmente con le banche. E le menti piu&#8217; eccelse, quelle che hanno sfruttato meglio i loro studi si trovano, finito il loro percorso universitario, a dover ripagare il debito alla banca. E qual e&#8217; la via migliore? Lavorare per la banca stessa, a Wall Street.<br />
Quindi ci si trova in una situazione che le migliori menti prodotte dallo stato, invece che lavorare per la comunita&#8217; per migliorare la vita di tutti, invece di produrre, si trovano a lavorare per le banche stesse e molto probabilmente per Wall Street che viene definito come il processo distruttivo per eccellenza.<br />
L&#8217;intero sistema e&#8217; marcio ed e&#8217; tutto basato sulle grandi lobby che stanno dietro al potere legislativo a Washington.<br />
Con Regan, per iniziare, per poi continuare con Clinton e per finire con il preferito di Moore, George Bush. Non che Obama sia differente, tanto e&#8217; che ha accettato 17 Milioni di dollari da uno dei piu&#8217; grandi lobbysti americani, ma, pare, che ci sia un vero cambiamento.<br />
Quello che infatti mi ha colpito di piu&#8217; e&#8217; che Obama sia stato minimamente toccato da Moore. Troppo difficile e troppo presto per criticare il neo eletto Obama che sembra veramente voler portare la svolta.<br />
Ma facciamo un passo indietro.<br />
Fino agli anni 70 l&#8217;america viveva il periodo d&#8217;oro. Non aveva rivali nell&#8217;industria anche perche&#8217; Germania e Giappone dovevano ricostruire completamente un paese e i loro impianti industriali erano stati completamente distrutti.<br />
Ma i tempi cambiano e arrivano i competitori industriali. Il periodo d&#8217;oro americano finisce e arriva Regan che viene dipinto proprio come un vero fantoccio di Wall Street.<br />
Le depenalizzazioni per il sistema bancario hanno dato in realta&#8217; la possibilita&#8217; di rubare a milioni di americani i risparmi per farli entrare nelle gia&#8217; gonfie tasche delle banche. Moore riporta una serie di mosse fiscali e legislative atte a lasciare che le banche e Wall Street facessero un po&#8217; come meglio credevano.<br />
Poi pero&#8217; arriva l&#8217;uficializzazione di Obama come candidato democratico e serpeggia la paura fra i grandi lobbysti. La grande crisi scoppiata ad Ottobre viene vista come l&#8217;ultima grande mossa per rubare quanto piu&#8217; si poteva.<br />
Chi era ricco e&#8217; diventato incredibilmente piu&#8217; ricco dopo questa mossa e chi era povero ancora di piu&#8217;.<br />
Il risultato? Intere citta&#8217; vengono pignorate e famiglie ridotte sul lastrico si trovano a dormire in furgoni. Fabbriche chiuse con solo tre giorni di preavviso.<br />
Ma siamo sicuri che un altro sistema economico non sia possibile? Eppure ci sono fabbriche in california che producono e gli operai come il CEO sono tutti soci alla pari. Con un sistema che mi ricorda tanto tanto le nostre care cooperative italiane.<br />
Lo stesso CEO di questa azienda si fa una domanda che frulla anche a me da tanti anni. A cosa serve guadagnare cosi tanto? Quante macchine puoi possedere nella vita? Di quante case hai bisogno per vivere?<br />
E&#8217; una domanda che non ha una risposta razionale nel mondo capitalista.<br />
Ed e&#8217; una domanda che negli Stati Uniti, tramontato definitivamente il sogno americano, in tanti si fanno.<br />
E la risposta e&#8217; chiara e forte.<br />
Una senatrice dice davanti al congresso che tutte le famiglie che vengono sfrattate devono occupare illegalmente le case che sono state di loro proprieta&#8217; e non andarsene.<br />
Famiglie si riprendono quello che e&#8217; sempre stato loro e che le banche hanno truffadinalmente carpito.<br />
Gli operai di una fabbrica la occupano iniziando una battaglia feroce con la banca.<br />
La cosa commovente e&#8217; che, appena saputa la notizia, un&#8217;intera citta&#8217;ha cominciato a portare viveri e supporto a quegli operai che stavano combattendo per i loro diritti. E non solo i loro.<br />
Il socialismo e&#8217; sbagliato? Cosa ha di sbagliato? Il fatto che si sia tutti uguali? Il fatto che nessuno debba possedere piu&#8217; di quanto ha realmente bisogno?<br />
Cosa c&#8217;e&#8217; di sbagliato in una sana redistribuzione del reddito? E&#8217; cosi sbagliato tassare chi ha generi di lusso? Questo 1% che governa l&#8217;america (e il mondo) e&#8217; consapevole che ci sono famiglie costrette a dormire in furgoni?<br />
Sono tante, tantissime le domande che nascono da questo film.<br />
E quello che mi ha piu&#8217; colpito e&#8217; stata una scelta stilistica.<br />
Moore sul finale del film si presenta a Wall Street per fare una delle sue dimostrazioni provocatorie. Urla con un megafono a Wall Street che all&#8217;interno del palazzo si sta consumando un crimine.<br />
Ma poi si ferma e dice di essere stanco e di non volere piu&#8217; fare queste cose. Si rivolge direttamente al pubblico e dice:<br />
Se mi date una mano insieme ci riusciremo.</p>
<p>Capitalism a love story e&#8217; assolutamente il film che al momento mi ha colpito di piu&#8217;. Forte, crudo a tratti, emozionante. Ha fatto partire differenti applausi a meta&#8217; proiezione commuovendo e facendo arrabbiare il pubblico.<br />
Per me e&#8217;, fino ad ora, l&#8217;unico che ha le carte in regole per poter vincere il Leone d&#8217;Oro per Venezia 66.</p>
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		<title>Dejavu a Venezia 66: due film di Herzog</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 16:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Venezia 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri sera sono riuscito a intrufolarmi nella prima proiezione del primo film a sorpresa in Concorso a Venezia 66. Volevo fare lo scoop e&#8217; vero&#8230; Volevo essere il primo nella blogosfera ad annunciarlo. Ero convinto. Per altro si chiedeva ai vari addetti alla mostra, chi con piu&#8217; chi con meno potere, quale potesse essere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cinemablog.org/wp-content/uploads/2009/09/herzog-294x300.jpg" alt="herzog" title="herzog" width="294" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-815" />Ieri sera sono riuscito a intrufolarmi nella prima proiezione del primo film a sorpresa in Concorso a Venezia 66. Volevo fare lo scoop e&#8217; vero&#8230; Volevo essere il primo nella blogosfera ad annunciarlo. Ero convinto.<br />
Per altro si chiedeva ai vari addetti alla mostra, chi con piu&#8217; chi con meno potere, quale potesse essere il film a sorpresa.<br />
Muller ha in realta&#8217; blindato la notizia. &#8220;Lo saprete tutti alle 19.05 in sala&#8221;.<br />
Dicevo, riesco ad intrufolarmi in sala Darsena fra 1290 pass industry e pass press (odiatissimi entrambi&#8230;) ed ero pronto con il mio bel cellulare a scrivere un post al volo.<br />
Ma, in sala Darsena non c&#8217;e&#8217; copertura e quindi niente scoop.<br />
Ma uno scoop c&#8217;e&#8217; stato, partono i titoli di coda ed ecco svelato il Mistero: David Lynch presenta un film di Werner Herzog &#8220;My son, my son, what have you done?&#8221;.<br />
Herzog? ancora? due film in concorso?<br />
Per altro il film inizia e ha tutte le caratteristiche di un film di Lynch. Una bella ora e mezza dilatata solo come Lynch riesce a fare. Con quelle riprese senza alcun dialogo con i personaggi che si guardano dubbiosi (so gia&#8217; di qualcuno che si lamentera&#8217; su questa frase). Insomma quel bel cinema Malato che lo contraddistingue.  C&#8217;e&#8217; addirittura il personaggio della madre che e&#8217; interpretato da una delle attrici feticcio di Lynch.<br />
Mah&#8230; avro&#8217; letto male? Herzog ha messo la firma ad un film di Lynch perche&#8217; Lynch e&#8217; strambo e magari aveva paura del mostro della laguna? No, non puo&#8217; essere un film di Lynch qui c&#8217;e&#8217; addirittura una trama&#8230;<br />
Insomma un bell&#8217;intrecciarsi fra la realta&#8217; dei personaggi e una tragedia greca che sfocieranno entrambi nella stessa conclusione. Lungi da me farne una recensione che so di gente che potrebbero pelarmi vivo sia sul cinema di L<br />
ynch che sulle tragedie greche.<br />
Un film strano per Herzog comunque, distante anni luce dai suoi precedenti lavori.<br />
Ho pensato, sara&#8217; un esercizio di stile.<br />
Ma la cosa che mi ha colpito di piu&#8217; e&#8217; stata proprio la sorpresa. Fra tutti i registi che potevano essere chiamati Muller decide di portare un secondo film di Herzog. Ancora in concorso. Insomma Herzog ha il doppio delle probabilita&#8217; di vincere rispetto agli altri. Per lo meno inusuale.<br />
L&#8217;altro film in concorso e&#8217; &#8220;Il Cattivo Tenente&#8221; con Nicholas Cage e Eva Mendes, che in realta&#8217; ha ben poco del film di Abel Ferrara. E&#8217; un bel Noir basato sul personaggio sciancato e dipendente da vicodin e droghe interpretato<br />
 da Nicholas Cage.<br />
Divertente a tratti.<br />
Onirico in altri.<br />
Ma anche questo non ha convinto pienamente il pubblico in sala.<br />
Sto apprezzando molto lo sperimentalismo che Herzog ha deciso di intraprendere in questi anni proponendo storie e tecniche in realta&#8217; distanti dal cinema che lo ha reso famoso.</p>
<p>Aspetto trepidante la prossima sorpresa di Muller (settimana prossima) ricordando ancora a tutti che c&#8217;e&#8217; una persona che ha fatto piu&#8217; volte la storia del cinema, fra i miei preferiti, che ha un film pronto che non ha portato<br />
a Venezia e che era dato PER SICURO al Lido. Fino a quando non se ne e&#8217; piu&#8217; parlato.<br />
Ora Muller se vuole fare il botto esagerato, dopo una prima sorpresa inaspettata e gustosa, potrebbe veramente stupirci, potrebbe veramente far girare tutti i media al Lido, magari chiamando in concorso proprio lui&#8230; che nella<br />
 vita voleva fare altro&#8230;</p>
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		<title>Videocracy</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 11:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Venezia 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[La tesi di Erik Gandini e&#8217; tanto semplice quanto ineluttabile, siamo in una societa&#8217; in cui l&#8217;immagine e&#8217; potere e chi detiene gli organi di informazione detiene il potere. Ma facciamo un passettino indietro. Videocracy viene proposto per Venezia 66 e per Orizzonti ma non viene accettato per fortuna ci sono quei furbacchioni della settimana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cinemablog.org/wp-content/uploads/2009/09/videocracy.jpg" alt="videocracy" title="videocracy" width="254" height="300" class="alignleft size-full wp-image-812" />La tesi di Erik Gandini e&#8217; tanto semplice quanto ineluttabile, siamo in una societa&#8217; in cui l&#8217;immagine e&#8217; potere e chi detiene gli organi di informazione detiene il potere.<br />
Ma facciamo un passettino indietro. Videocracy viene proposto per Venezia 66 e per Orizzonti ma non viene accettato per fortuna ci sono quei furbacchioni della settimana della critica che se lo accaparrano e lo mettono in programmazione al Lido.<br />
Alché, Procacci, patron della Fandango che distribuisce Videocracy, che e&#8217; un furbacchione cosa fa? Propone il trailer alla Rai nella matematica certezza che possa essere respinto. E infatti viene respinto.<br />
Quindi cosa succede, Procacci, che fa di necessita&#8217; virtù, urla, anche non tanto a dire il vero, allo scandalo, alla censura e cosa succede? Che il popolo della sinistra, che quando sente &#8220;censura&#8221; e &#8220;Berlusconi&#8221; nella stessa frase si imbizzarisce peggio di un toro davanti ad un drappo rosso, comincia a far passare il trailer tramite gli organi di informazione al momento ancora liberi: ovvero internet, blog, facebbok, twitter.<br />
Il trailer viene visto da tutti e Videocracy ha un ritorno molto molto piu&#8217; grande di quello che avrebbe potuto avere con un passaggio rai: risultato? Prima proiezione tutta esaurita e replica in tarda nottata in quel del Lido.<br />
Procacci e&#8217; un genio, ma sono soprattuto dei geni in Rai che hanno deciso di fare un favore così immenso a Videocracy.<br />
Ma forse la frase migliore su questa storia e&#8217; stata detta dallo stesso Gandini che ha sentenziato &#8220;finalmente Videocracy non e&#8217; più un trailer, non è più un caso politica ma è solamente un film, che è quello che mi interessa fare&#8221;.<br />
Ora tutto il popolo della sinistra, pronto ad ascoltare l&#8217;ennesima distruzione Berlusconiana, si era tutta dato appuntamento in Sala Perla 2.<br />
Ma quello che si è trovato davanti è un documentario vero che da un&#8217;analisi seria della societa&#8217; italiana prendendone in considerzione tutti gli aspetti e parlando, solo marginalmente e solo perche&#8217; inevitabile, anche di Silvio Berlusconi.<br />
Apparire in televisione nella societa&#8217; italiana e&#8217; il sogno di tutti, avere il proprio momento di celebrita&#8217;, diventare famosi, diventare un personaggio.<br />
E il creatore di personaggi per eccellenza, Lele Mora, e&#8217; un capitolo importante del documentario. Molto preoccupato della sua stessa immagine (appena si accorge di essere in campo si ferma e sorride in una posa plastica da copertina) piu&#8217; che dei suoi assistiti, Lele Mora racconta la sua amicizia con Silvio Berlusconi, che non e&#8217;, dice lo stesso Mora, come Mussolini.<br />
Si perche&#8217; Lele Mora e&#8217; mussoliniano. Nel 2009. In Italia. Con tanto di canzoni del fascio sul cellulare che Lele Mora tiene tanto a far vedere alle telecamere. Canzoni con simboli fascisti E nazzisti.<br />
Ora questa parte del documentario ha suscitato risate in sala. E su tutto questo mi ha fatto pensare.<br />
Se il popolo della Sinistra, che tanto vuole dei documentari come Videocracy, poi si trova a ridacchiare ad un Lele Mora mussoliniano dall&#8217;alto della loro Elite Culturale, beh signori, siamo tutti complici di Berlusconi.<br />
Non si puo&#8217; far passare una cosa tanto grave come questa come un piccolo personaggio divertente beh, e&#8217; un errore che la Sinistra Italiana sta facendo da troppo tempo.<br />
Sono gli stessi identici errori che si sono fatti con Berlusconi.<br />
E&#8217; ora forse di cambiare registro e non ridere piu&#8217; difronte ai personaggi come Lele Mora mussoliniano o come Berlusconi ma e&#8217; ora di incazzarci veramente.<br />
Ma torniamo al film che poi continua con un parallelismo a tre. Berlusconi da una parte, visto come l&#8217;esempio di chi ha creato la societa&#8217; della televisione italiana, di cui e&#8217; idolo indiscusso, Lele Mora, il maestro che ha cre<br />
ato tanti personaggi e che vive nel suo stesso mito. Infine l&#8217;alunno, il nuovo che avanza (per usare una terminologia adeguata): Fabrizio Corona.<br />
Corona, divenuto famoso per lo scandalo di vallettopoli, scontati i suoi 80 giorni di carcere per estorsione, e&#8217; diventato forse il personaggio piu&#8217; personaggio di tutti quanti.<br />
Famoso, ricco, contornato da belle ragazze Corona dice di aver pianificato tutto, di aver fatto i suoi 80 giorni di carcere per lanciare la sua carriera nello star system. E come dargli torto.<br />
Da quel momento infatti Corona e&#8217;, agli occhi degli spettatori, chi ha capito e utilizzato meglio le logiche che si nascondono dietro alla Videocracy.<br />
Mentre Berlusconi e&#8217; oramai alla fine del suo regno (per una pura questione di eta&#8217;), Lele Mora non e&#8217; in grado di accentrare gli sguardi su se stesso in quanto e&#8217; sempre stato uno che lavorava dietro le quinte, Corona si prese<br />
nta al pubblico come il futuro della Videocrazia: la metafora del novello Robin Hood, che ruba ai ricchi per dare a se stesso ha un che di inquetante.<br />
Corona chi ruba ai ricchi per dare a se stesso non e&#8217; un Robin Hood ma un ladro. E i ladri esistono da molto tempo&#8230; addirittura prima della Videocrazia.<br />
Ma fa parte di questo personaggio che Corona si e&#8217; costruito e che lui stesso porta avanti: un gangster, uno scarface, che odia tutte le icone dello star system ma ne diventa parte come ragazzaccio cattivo.<br />
Quello che piu&#8217; preoccupa e&#8217; il risultato finale: ancora uan volta l&#8217;elite intellettuale del popolo della sinistra si sente superiore schernendo e irridendo il &#8220;nemico&#8221;; sbagliando ancora una volta.<br />
Eric Gandini finalmente viene apprezzato in Italia con una vera e propria acclamazione al Lido. Mi fa piacere sinceramente che Gandini sia dovuto espatriare per poter conorare il suo sogno di diventare documentarista (che in italia e&#8217; gia&#8217; difficile fare cinema figuriamoci i documentari!) e che sia tornato facendo il botto.<br />
Videocracy e&#8217; un documentario che tutti quelli che si considerano di sinistra dovrebbero vedere. Ma lasciando a casa quelli che sono i difetti della sinistra e cercando di capire dove si e&#8217; sbagliato fino ad ora.</p>
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		<title>Baaria</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 16:20:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Venezia 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[I brutti film sono diversi ma mi aspettavo di piu&#8217; da Tornatore che accetta di essere il film di apertura di Venezia 66 e accetta di essere in concorso qualcosa di piu&#8217;. Il film dura due ore e mezzo ma ha un ritmo sostenuto e passa abbastanza velocemente. Ma quello che ci troviamo davanti sembra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cinemablog.org/wp-content/uploads/2009/09/Baaria-Poster-Italia_mid-210x300.jpg" alt="Baaria-Poster-Italia_mid" title="Baaria-Poster-Italia_mid" width="210" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-808" />I brutti film sono diversi ma mi aspettavo di piu&#8217; da Tornatore che accetta di essere il film di apertura di Venezia 66 e accetta di essere in concorso qualcosa di piu&#8217;.<br />
Il film dura due ore e mezzo ma ha un ritmo sostenuto e passa abbastanza velocemente. Ma quello che ci troviamo davanti sembra tanto un &#8220;Nuovo Cinema Paradiso&#8221; senza il Cinema.<br />
Manca infatti quella magia che aveva portato all&#8217;Oscar. O forse essenzialmente manca solo Philippe Noiret e la sua personale magia di attore.<br />
Peppino e&#8217; un personaggio puro. Cresce nel fascismo ma fa del Partito Comunista Italiano la sua personale religione. Crea la sua famiglia e crede veramente negli ideali che il Partito Comunista portava avanti.<br />
Prodotto dalla Medusa, con tanto di apprezzamento di Silvio Berlusconi in persona, che lo ha definito il capolavoro di Tornatore, Baaria e&#8217; costato ben venticinque milioni di euro e c&#8217;e&#8217; stata una vera e propria guerra da parte di tutti i maggior attori italiani per fare pure un piccolo cameo.<br />
La stampa italiana lo definisce come uno dei favoriti, ma qui al lido si respire molta delusione su questo film. Insomma Tornatore gira di nuovo un film sulla storia completa di un uomo e della sua famiglia ma perde quel tocco magico di &#8220;Nuovo Cinema Paradiso&#8221;.<br />
Senza parlare del finale poi, che rimane proprio appicicato al resto del film con &#8220;la sputazza&#8221;.<br />
Peccato. Speravo veramente di cantarne le lodi.</p>
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		<title>Twitterami da venezia</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 16:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie Cinematografiche]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Ok ci siamo&#8230; Venezia 66 e&#8217; qui&#8230; domani mattina prendo il treno e mi reco in quel del Lido. Tenda al campeggio San Nicolo&#8217;, speriamo nel bel tempo, e tanti tanti film. Ci saranno post come al mio solito&#8230; ma riempiro&#8217; di minicommmenti il mio twitter (che potete leggere qui di fianco) quindi seguite su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cinemablog.org/wp-content/uploads/2009/09/venezia-66-126536-150x150.jpg" alt="venezia-66-126536" title="venezia-66-126536" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-803" />Ok ci siamo&#8230; Venezia 66 e&#8217; qui&#8230; domani mattina prendo il treno e mi reco in quel del Lido.<br />
Tenda al campeggio San Nicolo&#8217;, speriamo nel bel tempo, e tanti tanti film.</p>
<p>Ci saranno post come al mio solito&#8230; ma riempiro&#8217; di minicommmenti il mio twitter (che potete leggere qui di fianco)</p>
<p>quindi seguite su twitter!</p>
<p>http://twitter.com/cinemablog_org</p>
<p>Sono sempre piu&#8217; 2.0!</p>
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		<title>Venezia 2009: tutti i film in concorso</title>
		<link>http://www.cinemablog.org/2009/07/30/venezia-2009-tutti-i-film-in-concorso/</link>
		<comments>http://www.cinemablog.org/2009/07/30/venezia-2009-tutti-i-film-in-concorso/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 12:45:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Teo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Venezia 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Sorpresa, ecco quello che mi e&#8217; venuto fuori appena visti i film in concorso. Mancano i grandissimi nomi che un po&#8217; tutti si auspicavano dopo un Cannes scopiettante. Naturalmente i nomi ci sono, Tornatore su tutti (che non mi aspettavo in concorso, faccio ufficialmente un applauso a Tornatore che decide di mettersi in gioco), Herzog [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cinemablog.org/wp-content/uploads/2009/07/marco-muller-direttore-della-65esima-mostra-del-cinema-di-venezia-86638-300x182.jpg" alt="marco-muller-direttore-della-65esima-mostra-del-cinema-di-venezia-86638" title="marco-muller-direttore-della-65esima-mostra-del-cinema-di-venezia-86638" width="300" height="182" class="alignleft size-medium wp-image-775" />
<p>Sorpresa, ecco quello che mi e&#8217; venuto fuori appena visti i film in concorso. Mancano i grandissimi nomi che un po&#8217; tutti si auspicavano dopo un Cannes scopiettante.<br />
Naturalmente i nomi ci sono, Tornatore su tutti (che non mi aspettavo in concorso, faccio ufficialmente un applauso a Tornatore che decide di mettersi in gioco), Herzog e Michael Moore con un documentario che ha un nome molto molto promettente &#8220;Capitalism: a love story&#8221;.<br />
Poi ci sono anche Placido, con un film che sembrerebbe la fotocopia di &#8220;Mio fratello e&#8217; figlio unico&#8221;, e la comencini.<br />
Buona presenza italiana quindi, con ben quattro film di cui un esordiente, Giuseppe Capotondi, predominanti gli Stati Uniti con ben sei film. Francia ben rappresentata con quattro film, come e&#8217; giusto che sia visto il periodo d&#8217;oro del cinema d&#8217;oltralpe, e ben tre film Tedeschi.<br />
Ritorna al lido il cinema cinese, grande assente della scorsa edizione. Conoscendo Ang Lee si rischia il leone d&#8217;oro ancora in Asia.<br />
Insomma una line up non dai grandi nomi, come quella di Cannes, ma sicuramente interessante.<br />
Marco Müller ci ha abituato in questi anni a piccole perle cinematografiche, magari non dalla risonanza mediatica rilevante, ma di sicuro impatto artistico.<br />
E poi, un film a sorpresa. Che sia *veramente* una sorpresa visto che qualche tempo fa si parlava di un Movie Brats che ha fatto la storia del cinema che poteva approdare al Lido? Difficile. Ma sognare non costa nulla</p>
<p>Eccovi la completa lista:</p>
<li>
<p>FATIH AKIN &#8211; SOUL KITCHEN<br />
Germania, 99′<br />
Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Uenel</p>
</li>
<li>
<p>GIUSEPPE CAPOTONDI &#8211; LA DOPPIA ORA<br />
Italia, 95′<br />
Ksenia Rappoport, Filippo Timi, Giorgio Colangeli</p>
</li>
<li>
<p>POU-SOI CHEANG &#8211; YI NGOI (ACCIDENT)<br />
Cina-Hong Kong, 89′<br />
Louis Koo, Richie Jen, Michelle Ye</p>
</li>
<li>
<p>PATRICE CHÉREAU &#8211; PERSÉCUTION<br />
Francia, 100′<br />
Romain Duris, Charlotte Gainsbourg, Jean Hugues Anglade, Alex Descas</p>
</li>
<li>
<p>FRANCESCA COMENCINI &#8211; LO SPAZIO BIANCO<br />
Italia, 96′<br />
Margherita Buy, Guido Caprino, Salvatore Cantalupo</p>
</li>
<li>
<p>CLAIRE DENIS &#8211; WHITE MATERIAL<br />
Francia, 100′<br />
Isabelle Huppert, Nicolas Duvauchelle, Isaach De Bankolé</p>
</li>
<li>
<p>JACO VAN DORMAEL &#8211; MR. NOBODY<br />
Francia,<br />
Jared Leto, Diane Kruger, Sarah Polley</p>
</li>
<li>
<p>TOM FORD &#8211; A SINGLE MAN<br />
Usa, 99′<br />
Colin Firth, Julianne Moore, Matthew Goode</p>
</li>
<li>
<p>JESSICA HAUSNER &#8211; LOURDES<br />
Austria, 99′<br />
Sylvie Testud, Léa Seydoux, Bruno Todeschini</p>
</li>
<li>
<p>WERNER HERZOG &#8211; BAD LIEUTENANT: PORT OF CALL NEW ORLEANS<br />
Usa, 121′<br />
Nicolas Cage, Eva Mendes, Val Kilmer, Michael Shannon</p>
</li>
<li>
<p>JOHN HILLCOAT &#8211; THE ROAD<br />
Usa, 112′<br />
Charlize Theron, Viggo Mortensen, Guy Pearce, Robert Duvall</p>
</li>
<li>
<p>VIMUKHTI JAYASUNDARA &#8211; AHASIN WETEI (BETWEEN TWO WORLDS)<br />
Sri Lanka, 80′<br />
Thusitha Laknath, Kaushalya Fernando, Huang Lu</p>
</li>
<li>
<p>AHMED MAHER &#8211; EL MOSAFER (THE TRAVELLER)<br />
Egitto, 125′<br />
Omar Sharif, Cyrine AbdelNour, Khaled El Nabawy</p>
</li>
<li>
<p>SAMUEL MAOZ &#8211; LEVANON (LEBANON)<br />
Israele, 92′<br />
Yoav Donat, Itay Tiran, Oshri Cohen</p>
</li>
<li>
<p>MICHAEL MOORE &#8211; CAPITALISM: A LOVE STORY<br />
Usa, 120′<br />
(documentario)</p>
</li>
<li>
<p>SHIRIN NESHAT &#8211; ZANAN-E BEDUN-E MARDAN (WOMEN WITHOUT MEN)<br />
Germania, 95′<br />
Pegah Feridon, Shabnam Tolouei, Orsi Tóth, Arita Shahrzad</p>
</li>
<li>
<p>MICHELE PLACIDO &#8211; IL GRANDE SOGNO<br />
Italia, 101′<br />
Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Luca Argentero, Laura Morante, Silvio Orlando</p>
</li>
<li>
<p>JACQUES RIVETTE &#8211; 36 VUES DU PIC SAINT LOUP<br />
Francia, 84′<br />
Jane Birkin, Sergio Castellitto, André Marcon, Jacques Bonnaffé</p>
</li>
<li>
<p>GEORGE ROMERO &#8211; SURVIVAL OF THE DEAD<br />
Usa, 90′<br />
Alan Van Sprang, Kenneth Walsh, Devon Bostick, Kathleen Munroe</p>
</li>
<li>
<p>TODD SOLONDZ &#8211; LIFE DURING WARTIME<br />
Usa, 92′<br />
Ciarán Hinds, Emma Hinz, Charlotte Rampling</p>
</li>
<li>
<p>GIUSEPPE TORNATORE &#8211; BAARÌA<br />
Italia, 150′<br />
Francesco Scianna, Margareth Madè, Raoul Bova, Enrico Lo Verso, Michele Placido, Vincenzo Salemme, Monica Bellucci, Laura Chiatti</p>
</li>
<li>
<p>SHINYA TSUKAMOTO &#8211; TETSUO THE BULLET MAN<br />
Giappone, 80′<br />
Eric Bossick, Akiko Monou, Shinya Tsukamoto</p>
</li>
<li>
<p>YONFAN &#8211; LEI WANGZI (PRINCE OF TEARS)<br />
Cina &#8211; Taiwan, Hong Kong, 120′<br />
Chih-Wei Fan, Terri Kwan, Joseph Chang, Kenneth Tsang</p>
</li>
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