Habemus Papam di Nanni Moretti April 22nd, 2011
...al Cinema, Varie Cinematografiche
Quando si parla di Nanni Moretti e’ inevitabile la polemica. E io, si sa, con la polemica ci faccio colazione. Mi piace intingere grosse fette di polemica in una bella tazza di sarcasmo.
E poi come non citare il mio sconfinato amore per Nanni Moretti che, a detta di un certo Quentin Tarantino, e’ l’unico in Italia ad essere in grado di dare respiro al suo cinema. E’, a tutti gli effetti, uno dei pochi veri registi in Italia e, forse, l’unico che possa essere considerato in un futuro come un Maestro.
Detto questo parliamo di Habemus Papam che esce venerdi 15 Aprile 2011 ma gia’ da giovedi vanta un discreto numero di recensioni preventive (termine coniato dallo stesso Moretti per il Caimano). Su tutte una penna molto vicino al vaticano che dice di non averlo visto, di non avere nessuna intenzione di vederlo e che invita tutti a boicottarlo.
Ma dico io: perche’? Basterebbe guardarlo con un minimo di apertura mentale (che so che in certi ambienti integralisti non va molto di moda), un minimo, giusto quanto basta per comprare il biglietto ed entrare in sala.
E poi ci si troverebbe davanti una bella commedia che parla di un uomo che deve diventare papa. Ma prima di essere un futuro Papa e’ un uomo. Un uomo con le sue fragilita’ e le sue insicurezze. Un uomo che scelto da Dio o dagli uomini nel conclave (e’ lo stesso Moretti a porre il dubbio al riguardo) si sente comunque inadeguato al compito. E urla. Urla dal terrore.
Credo che Moretti abbia fatto ancora la sua piccola magia. E la sua piccola magia e’ fare quello che la gente non si aspetta da lui rimanendo fedele al suo stile.
Mi spiego meglio. Tutti si aspettavano dopo Aprile un film alla Nanni Moretti, un Aprile due per intenderci. Moretti si presenta a Cannes con un film che e’ il meno Morettiano dei suoi film. Molto triste e sull’elaborazione del lutto. Un film dove la sua vena ironica e’ completamente sparita. Si presenta a Cannes e vince.
Anni dopo (e si il buon Nanni ci mette un pochino a preparare i suoi film) scrive dirige e produce Il Caimano. Tutti pensano ad un film anti Berlusconi. Tutti pensano ad un grande scandalo. E Berlusconi non c’e’. E’ completamente assente. Un film, di nuovo ironicamente morettiano, che parla di questa italia e del suo lavoro. Ma solo marginalmente di Berlusconi.
Passano altri anni e arriva un film su un Papa che non vuole essere Papa. Da un uomo di Sinistra come Moretti i piu’ si aspettano un film fortemente anticlericale. Per altro non conoscendo il Moretti regista che aveva scritto, diretto, prodotto e interpretato “La messa e’ finita” un film sulla ricerca del concetto di amore da parte di un giovane prete.
Invece Moretti scrive un film che parla dell’umanita’ dei singoli componenti della chiesa. Dal Papa prescelto immerso nel suo sentimento di inadeguatezza ai singoli componenti del conclave che vogliono vincere (che sia scopa o il torneo di pallavolo o l’elezione a Papa), che hanno incubi, che fumano di nascosto, passando per tutti i fedeli che attendono trepidanti il loro nuovo Papa, la loro nuova guida in una festa d’attesa che colma l’intera citta’ di Roma.
E questa e’ una cosa che non puo’ che far bene al clero, alla sua immagine e all’immagine della Chiesa. Basterebbe un po’ di serenita’ per ridere sull’eccessivita’ di un torneo a squadre di pallavolo fra i membri del conclave e dell’unico punto segnato dall’oceania. Basterebbe un po’ di buon senso per ridere all’ardita mossa di stordire di parole gli avversari di Moretti in una poco probabile partita a scopa con tre cardinali. Basterebbe forse un po’ di dignita’ per sorridere alla scena dell’incontro fra lo psicologo e il promesso Papa.
Ma evidentemente tutto cio’ non e’ passato nel cervello di certe penne estremiste.
In tutto questo credo che Michel Piccoli abbia creato un perfetto Papa mancato con una prova attoriale che ha dell’incredibile. Dara’ del filo da torcere per il premio come miglior attore protagonista a tutti gli altri candidati a Cannes.
E per tutte le penne estremiste che ci sono la fuori e scrivono. Non parlate mai, e dico mai, senza prima aver visto. Si rischiano figure barbine.











